Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 269

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia – Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda

– Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it

– e-mail: gianluca2017loda@gmail.com

 

Supplemento Straordinario al BOLLETTINO PARROCCHIALE n°269

del 15 dicembre 2018

Con dicembre si conclude l’anno centenario delle stigmate di San Pio da Pietrelcina e i cinquanta della sua morte. Il gruppo di Preghiera a lui dedicato e a Santa Restituta è per noi motivo che invita ad una preghiera più fervorosa, intensa e profonda, e all’unione con Gesù Eucaristico, almeno nella celebrazione del Rosario e dell’Adorazione prima e dopo la S. Messa, circa una volta al mese. Pochi giorni prima del Natale, mercoledì 12 dicembre scorso, abbiamo avuto l’ultimo incontro dell’anno 2018.

Il Bollettino Parrocchiale in distribuzione da sabato 15 dicembre riporta in copertina Padre Pio che presenta il Bambinello.


MA, NOI, STIAMO DAVVERO CERCANDO QUALCOSA?

MA, NOI, STIAMO DAVVERO ASPETTANDO QUALCUNO?

Condividiamo alcuni aneddoti e riflessioni…                                  il don                                                                 

 

 

L’amore di Padre Pio per il Bambinello è radicato nella sfera francescana: come San Francesco, il Padre sentiva forte il legame con il Cristo povero. Sempre sulla scia del Santo di Assisi, il mistero di un Dio che si fa piccolo bambino e si consegna nelle mani dell’umanità riempiva di commozione Padre Pio – tanto da preferire la festa del Natale alla Pasqua – ed educava i suoi figli spirituali ad accogliere la venuta di Dio.

Padre Pio da bambino aveva un amore spassionato per il Natale e, in parrocchia, insieme agli altri bambini, ogni anno, preparava il presepe con statuine modellate con la creta e le casette di cartone illuminate con delle vere e proprie lucciole. Il legame con la festa di Gesù Bambino andò ad intensificarsi con gli anni: una volta, dopo un’abbondante nevicata a San Giovanni Rotondo, andò sul coro la mattina presto e, dopo aver aperto la finestra, disse ad un frate che passava lì vicino di amare la neve perché gli ricordava il Natale, la festa di Dio che, fattosi uomo, entra nella storia dell’umanità.

C’è stato un periodo in cui Padre Pio si trovò a vivere il Natale sotto le armi. Siamo nel 1916 e da Napoli scrisse a Padre Agostino: «Gesù ha voluto anche quest’anno farmi sperimentare l’amarezza della solitudine dei confratelli». Raccontò però che la sera della vigilia di Natale altri sacerdoti come lui volevano celebrare la Santa Messa, ma la figlia del sacrestano, per non perder tempo, concesse solo un breve momento di preghiera. Padre Pio e i suoi amici sacerdoti trovarono una scaletta interna che portava alla cappellina e, di nascosto durante la notte, celebrarono la nascita del Bambinello: uno di loro faceva la guardia, l’altro diceva la Messa, un altro serviva la mensa.

Più di una volta il Bambinello si manifestò tra le braccia di Padre Pio.

Padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi raccontò: «Stavo scendendo in chiesa per la Messa di mezzanotte del Natale del 1924. Il corridoio era illuminato da un lume a petrolio. In quella penombra, vidi che anche Padre Pio era uscito dalla sua cella e camminava piano piano. Era avvolto in un alone di luce e portava tra le braccia Gesù Bambino. Rimasi immobile, folgorato, sulla porta della mia cella. Mi inginocchiai. Padre Pio passò accanto a me, raggiante, e non si accorse neppure che io ero lì ad appena due passi da lui!».

Anche Lucia Iadanza, sua figlia spirituale, scrisse nel suo diario di un simile episodio accaduto la notte del 24 dicembre 1922: «i frati avevano portato un grande braciere in sacrestia e molte persone stavano intorno per scaldarsi. Recitavamo il rosario in attesa della Messa. Padre Pio pregava in mezzo a noi. Ad un tratto, in un alone di luce, tra le sue braccia vidi apparire Gesù Bambino. Il volto del Padre era trasfigurato, i suoi occhi rivolti a quella figura di luce che aveva tra le braccia, le labbra aperte in un sorriso stupito. Quando la visione svanì, il Padre, da come lo guardavo, si rese conto che avevo visto tutto. Mi si avvicinò e mi disse di non parlare con nessuno».

 Meditazione di Padre Pio sul Natale

Quanti insegnamenti ci arrivano dalla grotta di Betlemme! Oh! come deve sentirsi acceso il cuore di amore per Gesù, il Bambino che per noi si è fatto tutto tenerezza! Oh, come dovremmo ardere dal desiderio di portare tutto il mondo a quest’umile grotta, dimora del Re dei Re, più grande di ogni reggia umana, perché trono e abitazione di Dio! Chiediamo a questo Bambino Divino di rivestirci di umiltà, perché solo con questa virtù possiamo gustare il grande mistero colmo di tenerezza divina. Tutto questo l’hai fatto per amore, e non ci inviti che all’amore, non ci parli che di amore, non ci dai che prove di amore!

 Preghiera a Gesù Bambino

(che Padre Pio recitava nel periodo di Natale)

O divinissimo Spirito

dà moto al mio cuore per adorare ed amare;

dà lume al mio intelletto

per contemplare la sublimità

del mistero di carità d’un Dio fattosi Bambino;

dà fuoco alla mia volontà,

perché possa riscaldare con essa

colui che è tremante per me sulla paglia.

Madre mia Maria,

portami con te alla grotta di Betlemme

e fammi inabissare nella contemplazione

di ciò che si svolge nel silenzio

di questa più grande e bella notte,

che il mondo abbia mai visto. Amen.

 

 39 – Il posto vuoto (Delpini – Con il dovuto rispetto, pag. 56)

 

Il signor Giuseppe ha le idee chiare. Il signor Giuseppe non ha paura di dire quello che pensa e non si lascia intimidire da nessuno, ci fosse pure il Papa. Parla con passione, ma non perde il filo; è deciso, ma anche lucido; interpreta il pensiero di molti, ma con un’incisività che non è di tutti. “Deve capire, monsignore, che qui non si può lasciare il posto vuoto. E non ci vuole uno qualsiasi: ci vuole un prete giovane o una suora giovane. Son i giovani che hanno bisogno di una guida. Noi adulti sappiamo quello che dobbiamo fare. I nostri ragazzi, invece, rischiano di crescere sbandati!”. Il signor Giuseppe riscuote il consenso dei presenti: “Ha ragione! Bravo! Hai detto bene! È proprio così: qualcuno ci vuole per i nostri giovani!”. Incoraggiato dal successo, il signor Giuseppe continua a ribadire il concetto ogni volta che se ne presenti l’occasione: “Un giovane per i giovani!”.

Il fatto che sconvolse il signor Giuseppe e lo rinchiuse in un silenzio cupo, come se gli fosse capitata una disgrazia, fu quando sua figlia Giulia, appena laureata, confidò al papà: “Sai, avrei pensato di diventare suora. Vorrei proprio dedicarmi ai bambini e ai giovani”.

 

92 – Il giudizio universale (Delpini – Con il dovuto rispetto, pag. 125)

 Non era mai riuscito a farsi un’idea precisa del giudizio universale, quando studiava teologia. Ma ascoltando prediche e chiacchiere, esperti e sapientoni, don Ivano comincia a pensare che il giudizio universale sia cominciato da un pezzo. “I giovani di oggi sono vuoti”. “Perbacco – reagisce don Ivano – e com’è che io trovo tanto interessante parlare con i giovani?”. “Ormai nelle famiglie domina l’egoismo e pensano solo a divertirsi”. “Di famiglie ne conosco poche – contesta don Ivano – ma sul sacrificio, sulla generosità, sulla preoccupazione educativa mi bagnano il naso”. “Ecco come sono i ragazzi di oggi: imparano a bere a 13 anni, fanno danni a scuola, sono violenti e volgari”. “Di ragazzi ne ho visti un bel po’ – si risente don Ivano – ma queste etichette di moda non saprei a chi appiccicarle”. “A scuola è sempre peggio: gli studenti non sanno niente”. “Non voglio insegnare niente agli insegnanti – ironizza don Ivano – però quando parlo con mia nipote di letteratura ho solo da imparare. E all’università non ero il peggiore, tanti anni fa”. Insomma don Ivano è un po’ sconcertato dal giudizio universale in atto. Si persuade però sempre di più che quello di Dio dev’essere diverso.

 

 

———    CI SCRIVONO…     ————————–

Dal Peru, 8 novembre 2018 – Arcidiocesi di Ayacucho

Salve, caro Don Gianluca,

sono lieto di potervi scrivere dopo molto tempo. Sapete che siete rimasti nel mio cuore e nella mia preghiera. Adesso il mio desiderio di ritornare in Italia almeno per quest’anno è accantonato, giacché mi hanno nominato Rettore del Seminario Maggiore, davvero è un incarico molto difficile, ma ci affidiamo alla protezione della Madonna e dei santi apostoli…

Lavoro con due preti, e purtroppo non abbiamo intenzioni di Messe, se magari ne avesse per noi la ringrazierei molto… Intanto stiamo lavorando per l’incremento delle vocazioni e per il popolo di Dio sulle Ande. L’altra volta sono salito fino 4.900 metri di altitudine… e là quasi volavo in cielo, perché i freni della macchina si sono rotti…

Ma siamo ancora vivi e con molta voglia di rimanere a lavorare per il Regno…

Un abbraccio super grande… e benedizioni…

A tutte le persone che ricordo molto e alle quali voglio tanto bene nel mio cuore di pastore…   

P. Albino Edison Zamudio Sulca 

Rector del Seminario 

—————————————————————

gli ho risposto…

Carissimo Don Albino,

caspita: che carriera!

Appena ordinato Sacerdote… da poco tempo e sei già RETTORE del SEMINARIO!

È una bella responsabilità: davanti a Dio e davanti agli uomini.

Domenica scorsa, 25 novembre 2018, a Castelletto e in tutta la diocesi di Brescia abbiamo celebrato la Giornata del Seminario. Abbiamo pregato per i nostri seminaristi e per coloro che hanno il difficile compito di formare i futuri sacerdoti e il compito ancor più difficile del discernimento delle vocazioni.

Ti ricordiamo con simpatia e con tanto affetto. Sempre.

Buon lavoro – una preghiera – il Signore ti benedica

Cordialmente

Don Gianluca Loda

Castelletto di Leno

——————————————————————————-

            

  Da Roma – Pontificia Università della Santa Croce

29 novembre 2018

Apprezzato Don Gianluca – Saluti fraterni

 

In primo luogo la ringrazio per l’opportunità di collaborare all’evangelizzazione della sua Parrocchia.  D’altra parte, vi faccio sapere i giorni che condividerò volentieri con la vostra comunità parrocchiale: arriverò venerdì 21 dicembre (alle 16:15 a Brescia) e ritornerò a Roma domenica 30 dicembre alla stessa ora. Esprimo la mia sincera gratitudine e vi auguro abbondanti benedizioni nella vostra missione pastorale. In Cristo e Maria,

Don Franklin Toapanta