Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 99

Supplemento n° 99 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – Domenica 6 ottobre 2013

Carissimi fedeli,

eccoci all’apice della Settimana Mariana, che abbiamo ripetuto quest’anno per la terza edizione, all’avvio del nuovo anno pastorale, già presentato mercoledì 23 settembre scorso ed ora affidato alla Regina del Santo Rosario.

Abbiamo riflettuto su alcuni testi bellissimi tratti dalla lettera apostolica “Rosarium Virginis Mariae” del Beato Giovanni Paolo II, che nel 2002 rilanciava con un intero anno la devozione del Rosario, all’inizio del suo venticinquesimo anno di pontificato. Proprio nei giorni scorsi abbiamo gioito all’annuncio che la canonizzazione di Papa Giovanni e di Papa Giovanni Paolo II avverrà in Vaticano domenica 27 aprile 2014 prossimo. Qualcuno mi ha già chiesto se andiamo a Roma… Calma, calma! Sicuramente la Zona Pastorale o l’unità pastorale di Leno non saranno assenti.

Abbiamo riflettuto nei giorni scorsi anche su alcuni testi della Sacra Scrittura, considerando alcune delle Dodici Donne Sante dell’Antico Testamento, che sono preludio alla figura meravigliosa di Maria. Non sono mancati alcuni testi di Apocalisse: la “guerra” furibonda nel mondo, dove il drago cerca di distruggere la donna e il bambino nato da lei… e la “pace” serena della nuova Gerusalemme del cielo. I testi di Apocalisse hanno avuto ampia risonanza con altri testi, presi dalle apparizioni della Madonna, in particolare a Fatima (dal 13 maggio al 13 ottobre 1917) e a La Salette (19 settembre 1846), con riferimenti ai segreti lì rivelati ai veggenti. Deduciamo che la vita cristiana non è qualcosa di facile, comodo… ma comporta una lotta furibonda e continua del male contro il bene. Per fortuna la sorte conclusiva è segnata: siamo sicuri che il bene trionferà sul male, ma non possiamo restare indifferenti spettatori. A questo richiama anche il Papa in continuazione: non servono cristiani in pantofole, non comodi in salotto, non da pasticceria… ma che agiscono, che si muovono, che escono…

Alla Messa conclusiva della Madonna del Rosario siamo invitati a “schierarci”, recitando una preghiera di Consacrazione personale alla Madonna. Utilizzeremo le parole del Papa, recitate da lui all’Aparecida, nella visita del 24 luglio scorso, in Brasile. Il testo è riportato sull’ultimo bollettino parrocchiale, a pagina 6.

Martedì sera il vicario zonale Don Carlo Consolati, Prevosto di Pralboino, ha celebrato la Messa Cantata, presente la Corale, alla quale erano invitati tutti i collaboratori della Parrocchia e dell’Oratorio. Alla Messa è seguita in chiesa, con tutti quelli che si sono fermati (l’invito era per tutti, cioè “a porte aperte”), la Visita Vicariale, che don Carlo non riusciva a collocare in altri momenti più comodi. Gli avete descritto per sommi capi la realtà della nostra Parrocchia, facendo emergere tanto bene, i numerosi gruppi d’impegno e di volontariato e puntando su ciò che è positivo; avete evidenziato anche alcune sofferenze in merito a scelte pastorali diocesane che comportano qualche “freno” alla Grazia di Dio (specialmente a proposito del cammino d’Iniziazione Cristiana). Don Carlo ha risposto che in tutte le parrocchie ci sono difficoltà: quella più concreta e attuale è che tanti sono ancora cristiani di nome, ma non lo sono più nei fatti. Le famiglie spesso sono preoccupate di dare i sacramenti ai figli (Prima Comunione e Cresima) ed è bene, ma la loro preoccupazione principale è quella di prenotare il ristorante, al di là del cammino di fede che s’è fatto o non s’è fatto e di quello che seguirà dopo la recezione dei sacramenti stessi. La coesione tra i fedeli ed i pastori, con l’attenzione a lavorare insieme, anche in prospettiva dell’Unità Pastorale futura, dovrebbe aiutare tutti ad essere più efficaci, proficui e graditi al Buon Dio, come il Vescovo ci suggerisce nella lettera pastorale “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi – Gv. 20,21”. La visita s’è conclusa in canonica, anche se era già un po’ tardi, con la vidimazione dei Registri parrocchiali.

Don Gianluca

VISITA del PAPA ad ASSISI – Venerdì 4 ottobre 2013

 È avvenuta nel giorno di San Francesco, Patrono d’Italia. Alla Messa delle ore 8.30 a Castelletto abbiamo benedetto il nuovo quadro con l’immagine del Santo, che è esposto in Cappella, presso la canonica. Purtroppo la gioia della visita del Papa è stata sciupata in modo grave dall’ennesima tragedia del mare avvenuta a Lampedusa il giorno precedente, dove, per l’incendio di una nave di migranti e conseguente naufragio, sono state ipotizzati oltre duecento morti nel Mar Mediterraneo. Molti risultano ancora dispersi. Una vergogna, l’ha definita il Papa… soprattutto dopo la sua visita, le sue parole forti e l’appello di quest’estate.

Gli IMMIGRATI sono persone

L’8 luglio, proprio da Lampedusa il Papa ricordava al mondo intero che siamo riusciti a fare un’immediata globalizzazione, sì, quella dell’indifferenza! Com’è possibile che ci siano persone che mercanteggiano sulla vita di altri? Com’è possibile che a livello mondiale non ci sia una “politica” che dice basta allo sfruttamento delle persone? Perché molti esseri umani sono ridotti a scelte di vita molto al di sotto della soglia della dignità umana?

Il LAVORO è DIGNITA’

La seconda visita del Papa in Italia, quella di domenica 22 settembre a Cagliari, ha avuto come attenzione il lavoro: la dignità delle persone e delle famiglie non può essere garantita se non è assicurato il diritto ad un lavoro onesto. Perché molti non possono lavorare? Perché non si affrontano con forza i problemi legati al lavoro… perché alcuni devono sempre fare sacrifici di ogni genere ed altri sono sempre esenti?

La MONDANITA’ è la ricchezza di cui ci si deve spogliare

Ad Assisi il Papa ha chiesto di spogliarsi, come San Francesco, delle ricchezze. Non per restare nudi, ma per abbracciare Cristo ed essere uniti a Lui. Diventare poveri significa lasciare ciò che è mondano, ciò che è zavorra ed appesantisce il rapporto col Signore e con i fratelli.

Papa Francesco ad Assisi – Omelia della Messa

                                           ESTRATTO – Venerdì 4 ottobre 2013

 

… Oggi anch’io, come tanti pellegrini, sono venuto per rendere lode al Padre di tutto ciò che ha voluto rivelare a uno di questi “piccoli” di cui ci parla il Vangelo: Francesco, figlio di un ricco commerciante di Assisi. L’incontro con Gesù lo portò a spogliarsi di una vita agiata e spensierata, per sposare “Madonna Povertà” e vivere da vero figlio del Padre che è nei cieli. Questa scelta, da parte di san Francesco, rappresentava un modo radicale di imitare Cristo, di rivestirsi di Colui che, da ricco che era, si è fatto povero per arricchire noi per mezzo della sua povertà (cfr 2 Cor 8,9). In tutta la vita di Francesco l’amore per i poveri e l’imitazione di Cristo povero sono due elementi uniti in modo inscindibile, le due facce di una stessa medaglia. Che cosa testimonia san Francesco a noi, oggi? Che cosa ci dice, non con le parole – questo è facile – ma con la vita?

1. La prima cosa che ci dice, la realtà fondamentale che ci testimonia è questa: essere cristiani è un rapporto vitale con la Persona di Gesù, è rivestirsi di Lui, è assimilazione a Lui.

Da dove parte il cammino di Francesco verso Cristo? Parte dallo sguardo di Gesù sulla croce. Lasciarsi guardare da Lui nel momento in cui dona la vita per noi e ci attira a Lui. Francesco ha fatto questa esperienza in modo particolare nella chiesetta di san Damiano, pregando davanti al crocifisso, che anch’io oggi potrò venerare… Ci rivolgiamo a te, Francesco, e ti chiediamo: insegnaci a rimanere davanti al Crocifisso, a lasciarci guardare da Lui, a lasciarci perdonare, ricreare dal suo amore.

2. Nel Vangelo abbiamo ascoltato queste parole: «Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,28-29).

Questa è la seconda cosa che Francesco ci testimonia: chi segue Cristo, riceve la vera pace, quella che solo Lui, e non il mondo, ci può dare. San Francesco viene associato da molti alla pace, ed è giusto, ma pochi vanno in profondità. Qual è la pace che Francesco ha accolto e vissuto e ci trasmette? Quella di Cristo, passata attraverso l’amore più grande, quello della Croce. E’ la pace che Gesù Risorto donò ai discepoli quando apparve in mezzo a loro (cfr Gv 20,19.20).

La pace francescana non è un sentimento sdolcinato. Per favore: questo san Francesco non esiste! E neppure è una specie di armonia panteistica con le energie del cosmo… Anche questo non è francescano! Anche questo non è francescano, ma è un’idea che alcuni hanno costruito! La pace di san Francesco è quella di Cristo, e la trova chi “prende su di sé” il suo “giogo”, cioè il suo comandamento: Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato (cfr Gv 13,34; 15,12). E questo giogo non si può portare con arroganza, con presunzione, con superbia, ma solo si può portare con mitezza e umiltà di cuore.

Ci rivolgiamo a te, Francesco, e ti chiediamo: insegnaci ad essere “strumenti della pace”, della pace che ha la sua sorgente in Dio, la pace che ci ha portato il Signore Gesù.

3. Francesco inizia il Cantico così: “Altissimo, onnipotente, bon Signore… Laudato sie… cun tutte le tue creature” (FF, 1820). L’amore per tutta la creazione, per la sua armonia! Il Santo d’Assisi testimonia il rispetto per tutto ciò che Dio ha creato e come Lui lo ha creato, senza sperimentare sul creato per distruggerlo; aiutarlo a crescere, a essere più bello e più simile a quello che Dio ha creato. E soprattutto san Francesco testimonia il rispetto per tutto, testimonia che l’uomo è chiamato a custodire l’uomo, che l’uomo sia al centro della creazione, al posto dove Dio – il Creatore – lo ha voluto. Non strumento degli idoli che noi creiamo! L’armonia e la pace! Francesco è stato uomo di armonia, uomo di pace. Da questa Città della Pace, ripeto con la forza e la mitezza dell’amore: rispettiamo la creazione, non siamo strumenti di distruzione! Rispettiamo ogni essere umano: cessino i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l’odio ceda il posto all’amore, l’offesa al perdono e la discordia all’unione. Sentiamo il grido di coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa della violenza, del terrorismo o della guerra, in Terra Santa, tanto amata da san Francesco, in Siria, nell’intero Medio Oriente, in tutto il mondo.

Ci rivolgiamo a te, Francesco, e ti chiediamo: ottienici da Dio il dono che in questo nostro mondo ci sia armonia, pace e rispetto per il Creato!…