Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 97

Supplemento n° 97 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – Domenica 8 settembre 2013

Carissimi fedeli,

mi ha fatto impressione vedere domenica in TV all’ANGELUS (1° Sett. 2013) l’espressione del Papa, nel giorno in cui annunciava per sabato 17 settembre un digiuno e speciali preghiere per la PACE nel mondo ed in modo specifico per la pace in Siria. Un’espressione molto seria, preoccupata, addolorata. Così ha detto, tra l’altro, il Santo Padre:

 

“… cari fratelli e sorelle, vorrei farmi interprete del grido che sale da ogni parte della terra, da ogni popolo, dal cuore di ognuno, dall’unica grande famiglia che è l’umanità, con angoscia crescente: è il grido della pace! E’ il grido che dice con forza: vogliamo un mondo di pace, vogliamo essere uomini e donne di pace, vogliamo che in questa nostra società, dilaniata da divisioni e da conflitti, scoppi la pace; mai più la guerra! Mai più la guerra! La pace è un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato.

Vivo con particolare sofferenza e preoccupazione le tante situazioni di conflitto che ci sono in questa nostra terra, ma, in questi giorni, il mio cuore è profondamente ferito da quello che sta accadendo in Siria e angosciato per i drammatici sviluppi che si prospettano.

Rivolgo un forte Appello per la pace, un Appello che nasce dall’intimo di me stesso! Quanta sofferenza, quanta devastazione, quanto dolore ha portato e porta l’uso delle armi in quel martoriato Paese, specialmente tra la popolazione civile e inerme! Pensiamo: quanti bambini non potranno vedere la luce del futuro! Con particolare fermezza condanno l’uso delle armi chimiche! Vi dico che ho ancora fisse nella mente e nel cuore le terribili immagini dei giorni scorsi! C’è un giudizio di Dio e anche un giudizio della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire! Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza!

… Una catena di impegno per la pace unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà! E’ un forte e pressante invito che rivolgo all’intera Chiesa Cattolica, ma che estendo a tutti i cristiani di altre Confessioni, agli uomini e donne di ogni Religione e anche a quei fratelli e sorelle che non credono: la pace è un bene che supera ogni barriera, perché è un bene di tutta l’umanità.

Il grido della pace si levi alto perché giunga al cuore di tutti e tutti depongano le armi e si lascino guidare dall’anelito di pace.

Per questo, fratelli e sorelle, ho deciso di indire per tutta la Chiesa, il 7 settembre prossimo, vigilia della ricorrenza della Natività di Maria, Regina della Pace, una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente, e nel mondo intero, e anche invito ad unirsi a questa iniziativa, nel modo che riterranno più opportuno, i fratelli cristiani non cattolici, gli appartenenti alle altre Religioni e gli uomini di buona volontà…

A Maria chiediamo di aiutarci a rispondere alla violenza, al conflitto e alla guerra, con la forza del dialogo, della riconciliazione e dell’amore. Lei è madre: che Lei ci aiuti a trovare la pace; tutti noi siamo i suoi figli! Aiutaci, Maria, a superare questo difficile momento e ad impegnarci a costruire ogni giorno e in ogni ambiente un’autentica cultura dell’incontro e della pace. ..

Maria, Regina della Pace, prega per noi! Maria, Regina della Pace, prega per noi!”

 

Anche a Castelletto abbiamo pregato col rosario e l’adorazione venerdì e sabato sera, dalle 20.30 alle 21.30, coscienti della drammaticità del momento.

Il Parroco – Don Gianluca


Il grido di Francesco per la pace in Siria

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Quel richiamo al giudizio di Dio da un padre buono

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“Ho ancora fisse nella mente e nel cuore le terribili immagini dei giorni scorsi.

C’è un giudizio di Dio e anche un giudizio della storia sulle nostre azioni,

a cui non si può sfuggire” (Papa Francesco)
Da Avvenire – martedì 3 settembre 2013 – pag. 2

Ci eravamo abituati al tono sempre caldo, cordiale, del Papa. Domenica nell’ascoltarlo qualcuno di noi ha sussultato: per la prima volta forse abbiamo sentito un Francesco severo; nell’accento, e in quel suo volto ormai familiare. A fronte del ricordo delle terribili immagini da Goutha, di uomini e bambini agonizzanti nei gas lanciati  – dal regime di Assad o dai ribelli, ma comunque, pare ormai, veramente lanciati dai siriani sul loro stesso popolo – il Papa ha cambiato voce e tono. Lui, che dal suo primo giorno a San Pietro ci ha parlato della misericordia immensa di Dio, davanti alle immagini di quei bambini lividi, e al disperato contrarsi dei loro piccoli toraci nel tentativo di respirare, è stato preso dallo sdegno di chi assiste al massacro di un indifeso. Quelle immagini, ha detto, gli si sono fissate nella mente e nel cuore – e con la mano si è toccato il petto, a indicare un groppo di dolore, duro, che gli è rimasto dentro, dal 21 agosto, giorno della strage di Goutha.

C’è, un giudizio di Dio sulle nostre azioni, ci ha ricordato Francesco. E quest’uomo che da subito ci ha chiamati fratelli e sorelle, e sempre ci è apparso sorridente, domenica si è mostrato grave. Eppure, anche questa sua gravità ci ha confortati: perchè ha segnato la misura di una indignazione umana e santa di fronte al male assoluto; di un non poter tollerare, o consolarsi, delle facce, degli occhi di quei bambini.

Ci sono mali la cui memoria resta, viva e cocente, e tenace nel tempo. Mali così grandi, che proprio non riusciamo a farcene una ragione. E se li vediamo, come spesso in mille guerre lontane capita, passare impuniti, ci può prendere uno scoraggiamento che confina con la disperazione: allora il male vince per sempre, allora non esiste alcuna giustizia? Per questo le parole dell’Angelus di un Francesco dolente tuttavia ci hanno dato un conforto: esiste un giudizio di Dio. Non dimenticherà, Dio, l’angoscia sulla faccia della gente di Goutha; e quella bambina inerte, scossa con rabbia da un soccorritore che non riusciva a farla respirare; e quei giovani immobili e supini, a terra, le braccia spalancate come Cristo in croce.

Ci è stato caro, il Papa, l’altroieri, in quella gravità che non gli avevamo ancora visto; nel suo mostrarsi ferito da tanto dolore; nell’insorgere in un monito drammatico e vero. C’è, un giudizio di Dio. Quella improvvisa severità sulla faccia buona di Bergoglio ci ha fatto venire in mente il fra’ Cristoforo del dialogo con don Rodrigo. Quando il frate, che si è prefisso di essere mite, davanti al dileggio della sofferenza di Lucia lascia tracimare una sacrosanta ira: «State a vedere – grida a Don Rodrigo – che la giustizia di Dio avrà riguardo a quattro pietre, e soggezione di quattro sgherri…. ». E poi, con un’autorità che trascende la modestia del suo saio: «Sentite bene quel ch’io vi prometto. Verrà un giorno…».

C’è, un giudizio di Dio sul nostro male: sulla violenza cui assistiamo atterriti, come in Siria, o in Nigeria, o in altre terre martoriate di cui nemmeno sappiamo. Non è perduto nel nulla, il sangue dei vinti, dei calpestati. Dio ci sta a guardare.

Ci ha fatto bene, la faccia del Papa per una volta severa. Come in una casa fa bene ai figli, sapere che un padre buono si può anche arrabbiare. Che c’è il bene e c’è il male, e la scelta non è indifferente. Che una strage di indifesi rimane col suo scandalo aperta, davanti a Dio, come una lacerazione  che non si rimargina.

E noi? Noi non possiamo restare indifferenti, ma possiamo caricarci un poco di quell’immane peso.

Pregando: per le vittime, e perfino per gli assassini: perchè aprano gli occhi, e si fermino. Digiunando, come faremo sabato. Certi di un disegno in cui il non – senso non esiste, e ogni capello del capo è contato. Ci è stato molto caro, Francesco, anche nell’improvviso oscurarsi del suo sorriso; anzi forse di più, come quando sulla faccia di un padre riconosciamo il dolore.     

         Marina Corradi


La pace – Dalla Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”

di Giovanni Paolo II – anno 2002
40. Le difficoltà che l’orizzonte mondiale presenta in questo avvio di nuovo Millennio ci inducono a pensare che solo un intervento dall’Alto, capace di orientare i cuori di quanti vivono situazioni conflittuali e di quanti reggono le sorti delle Nazioni, può far sperare in un futuro meno oscuro.

Il Rosario è preghiera orientata per sua natura alla pace, per il fatto stesso che consiste nella contemplazione di Cristo, Principe della pace e « nostra pace » (Ef 2,14). Chi assimila il mistero di Cristo – e il Rosario proprio a questo mira –, apprende il segreto della pace e ne fa un progetto di vita. Inoltre, in forza del suo carattere meditativo, con il tranquillo succedersi delle Ave Maria, il Rosario esercita sull’orante un’azione pacificante che lo dispone a ricevere e sperimentare nella profondità del suo essere e a diffondere intorno a sé quella pace vera che è dono speciale del Risorto (cfr Gv 14, 27; 20, 21).

È poi preghiera di pace anche per i frutti di carità che produce. Se ben recitato come vera preghiera meditativa, il Rosario, favorendo l’incontro con Cristo nei suoi misteri, non può non additare anche il volto di Cristo nei fratelli, specie in quelli più sofferenti…

Insomma, mentre ci fa fissare gli occhi su Cristo, il Rosario ci rende anche costruttori della pace nel mondo. Per la sua caratteristica di petizione insistente e corale, in sintonia con l’invito di Cristo a pregare « sempre, senza stancarsi » (Lc 18,1), esso ci consente di sperare che, anche oggi, una ‘battaglia’ tanto difficile come quella della pace possa essere vinta. Lungi dall’essere una fuga dai problemi del mondo, il Rosario ci spinge così a guardarli con occhio responsabile e generoso, e ci ottiene la forza di tornare ad essi con la certezza dell’aiuto di Dio e con il proposito fermo di testimoniare in ogni circostanza « la carità, che è il vincolo di perfezione » (Col 3, 14).


 

Ricordo di MADRE TERESA

Castelletto – Domenica 1° Settembre 2013

 
Abbiamo onorato domenica 1° settembre madre Teresa ed è stata benedetta la nuova statua posizionata ora all’altare della Madonna, in simmetria con la statua di Santa Maria Goretti, esposta all’altare di Santa Restituta. Ricorrono dieci anni dalla beatificazione della Missionaria di Calcutta; anche per questo motivo non abbiamo lasciato cadere il ricordo. Così si esprimeva il Beato Giovanni Paolo II:

“… Rendiamo lode a questa piccola donna innamorata di Dio, umile messaggera del Vangelo e infaticabile benefattrice dell’umanità. Onoriamo in lei una delle personalità più rilevanti della nostra epoca. Accogliamone il messaggio e seguiamone l’esempio.

Vergine Maria, Regina di tutti i Santi, aiutaci ad essere miti e umili di cuore come questa intrepida messaggera dell’Amore. Aiutaci a servire con la gioia e il sorriso ogni persona che incontriamo. Aiutaci ad essere missionari di Cristo, nostra pace e nostra speranza…”

(dall’omelia di Giovanni Paolo II

alla Beatificazione di Madre Teresa

domenica 15 ottobre 2003)