Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 315

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia
Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda
Telefono:
030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it
e-mail:
gianluca2017loda@gmail.com

Supplemento Straordinario
al Bollettino Parrocchiale
315

 Edizione del 26 settembre 2020

Carissimi Castellettani,

la 26sima domenica del tempo ordinario è dominata dalla breve parabola dei due figli, invitati entrambi ad andare a lavorare nella vigna dal padre. Il primo dice di non aver voglia, ma si pente e va. Il secondo rispose prontamente di sì, ma non andò, non eseguì la volontà del padre. Se volete è la parabola di noi cristiani. Parole o fatti? Siamo discepoli del Signore perché usiamo belle parole o perché facciamo (= eseguiamo nei fatti) quello che Lui ci domanda? È l’eterna distanza tra il dire e il fare: meglio poche parole, ma più fatti!

Il nostro tempo è dominato da una comunicazione pubblicitaria invadente, talvolta devastante: guarda quanti prodotti riescono a farti passare come necessari, indispensabili e tu, magari con fatica, li compri per non essere meno di, per non avere meno di… Tornando a Gesù e alla parabola: i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si consideravano i primi, ma sono quelli che poi girano l’angolo e non accogliendo Gesù non vanno a lavorare nella vigna… Invece i “peccatori” (= pubblicani e prostitute, dice Gesù) che si convertono sono come il primo figlio, che dice di non, ma poi, pentito, va a lavorare nella vigna del padre eseguendo la sua volontà. È la logica di domenica scorsa: “I primi saranno ultimi e gli ultimi primi”.

I racconti di Gesù tuttavia servono come metro di misura a ciascuno di noi. Sarebbe sbagliato pensare che Gesù li abbia raccontati solo agli altri e sarebbe altrettanto sbagliato collocarsi in una posizione comoda per giudicare gli altri: vedi? Io sì che faccio quello che vuole il Signore… non come questo o come quell’altro.

E allora? Buon lavoro “spirituale” per capire cosa ti domanda di fare il Signore nella vigna e per poter eseguire, senza troppi problemi, quello che hai capito essere il tuo dovere: personale, nella tua famiglia, nella Chiesa e nella società.

Dgl

Ecco, di seguito, l’invito a leggere almeno un numero della lettera del Vescovo, quello che riguarda tutte le Parrocchie della Diocesi e che concretizza una volontà precisa di Mons. Tremolada già espressa l’anno scorso.

La sera del 1° ottobre poi alcuni di noi andranno a Montichiari, al teatro Gloria, per sentire da lui la presentazione della lettera e del cammino che ci si aspetta per l’anno pastorale che inizia.

 

 Da: Non potremo dimenticare

Lettera Pastorale del Vescovo Mons. Tremolada – 2020/2021

Il giovedì mattina

N° 43

Sono caratteristiche che riguardano l’intero popolo di Dio, ma in particolare i suoi ministri. Proprio pensando a loro e al loro prezioso ministero, al fine di promuovere sempre di più questo stile di vita che deriva dal primato della grazia, ho chiesto che con l’inizio di questo prossimo anno pastorale ogni giovedì mattina venisse dedicato ad attività che contribuissero alla coltivazione della propria vita spirituale: raccoglimento e preghiera, meditazione della Parola di Dio, letture arricchenti, fraternità e amicizia, giusto riposo. Il giovedì mattina sarà totalmente dedicato a questa formazione spirituale: non si celebreranno i funerali – salvo eccezioni ben valutate – e si dovrà prevedere la celebrazione eucaristica sempre alla sera. Sono certo che i fedeli delle nostre parrocchie sapranno comprendere e apprezzare una simile decisione, che forse chiederà loro qualche sacrificio, ma che ritornerà a beneficio dei loro pastori.

 

Sulle “regole” derivanti dall’emergenza “Covid” ne abbiamo sentite e viste di tutti i colori nei mesi scorsi. La seguente lettera, che qui è solo presentata, della quale sarebbe interessante leggere tutto il testo, mi pare che viene a ridare un giusto equilibrio soprattutto dove questo era venuto a mancare. Non si snobbano i “doveri” per salvaguardare la salute, ma si devono anche ricordare i doveri riguardanti il rispetto verso la SS. Eucaristia e la vita delle comunità cristiane.

«Torniamo con gioia all’Eucaristia»

Lettera sulla liturgia al tempo del Covid-19

Avvenire – Enrico Lenzi – domenica 13 settembre 2020

 

Lettera del Culto divino firmata dal cardinale Robert Sarah: urgente recuperare la normalità della vita cristiana e dei suoi riti

 

Anche per la vita della comunità cattolica occorre superare la fase dell’emergenza da Covid-19. In particolare occorre recuperare «la dimensione liturgica della vita della comunità cristiana» che in questi ultimi mesi ha vissuto sospensioni e limitazioni. Dunque anche per i cattolici è tempo di «tornare con gioia all’Eucaristia», come invita una lettera firmata dal prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti, il cardinale Robert Sarah.

Un testo rivolto a tutti i vescovi del mondo, soprattutto a quelli nei cui Paesi la «pandemia ha prodotto stravolgimenti anche nella vita della comunità, compresa la dimensione liturgica». Il riferimento è alla celebrazione della Messa e all’amministrazione dei Sacramenti. «In ascolto e collaborazione con le autorità civili e con gli esperti, i vescovi e le loro Conferenze episcopali sono stati pronti ad assumere decisioni difficili e dolorose » come la «sospensione prolungata della partecipazione dei fedeli all’Eucaristia ». «Abbiamo accettato la lontananza dell’altare del Signore, come un tempo utile a farcene riscoprire l’importanza vitale, la bellezza e la preziosità incommensurabile.

Appena possibile, però, occorre tornare all’Eucaristia» e farlo con una partecipazione piena e in presenza dei fedeli, riservando la Messa in televisione «ai malati e alle persone impossibilitate a partecipare». Del resto lo stesso papa Francesco, che nel tempo della quarantena aveva deciso di far trasmettere la Messa da lui celebrata in Casa Santa Marta ogni mattina, con la ripresa delle Messe con i fedeli aveva da subito invitato i cristiani a ritrovare la dimensione comunitaria e la partecipazione in presenza alle Messe pur con le norme di sicurezza.

Il prefetto della Congregazione spiega che «non possiamo vivere senza la Parola del Signore, che nella celebrazione prende corpo e diventa parola viva»; «non possiamo vivere senza partecipare al Sacrificio della Croce e senza il banchetto dell’Eucaristia»; così come «non possiamo vivere senza la comunità cristiana o senza la casa del Signore in cui ritrovarsi»; infine «non possiamo vivere senza il giorno del Signore, senza la Domenica che dà luce e senso al succedersi dei giorni del lavoro e delle responsabilità familiari e sociali».

Proprio alla luce di queste considerazioni la lettera del cardinale Sarah invita gli episcopati a tornare alla celebrazione liturgica secondo le norme della Chiesa. E ribadisce anche «alcuni principi» e suggerisce «alcune linee d’azione». Tra i punti indicati dalla Congregazione vi è quello sui «gesti e i riti» che «non possono essere sterilizzati dalle dovute norme igieniche, che possono portare all’induzione di timore e di insicurezza nei fedeli». Norme liturgiche «sulle quali non possono legiferare certo le autorità civili».

Esplicito l’invito ai vescovi affinché vigilino perché la Messa «non sia derubricata dalle autorità pubbliche a un assembramento e non sia considerata come equiparabile o persino subordinabile a forme di aggregazione ricreative».

Superata la dolorosa fase dell’emergenza «non possiamo vivere senza la Messa», che «non può essere derubricata dalle autorità civili a una forma di assembramento a cui applicare divieti e limiti». «Le norme igieniche non sterilizzino gesti e celebrazioni, ingenerando timori nei fedeli»

Alle comunità cristiane, pur rispettando le attenzioni contro il contagio, la Congregazione chiede che «si rispettino le nome canoniche e liturgiche, a cominciare dal diritto di ricevere il Corpo di Cristo e di adorare il Signore presente nell’Eucaristia». Insomma, conclude la lettera del cardinale Sarah se nei mesi scorsi è stato doveroso, anche se doloroso, prendere certe decisioni straordinarie, oggi occorre riportare la situazione alla normalità anche sotto l’aspetto della vita liturgica della comunità cattolica.

 

                                                                                                                                                         © Riproduzione riservata