Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 314

 

Parrocchia
della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia
Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda
Telefono:
030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it
e-mail:
gianluca2017loda@gmail.com

Supplemento Straordinario
al Bollettino Parrocchiale
314

 Edizione del 12 settembre 2020

 

Carissimi Castellettani,

la 24sima domenica del tempo ordinario ci mette di fronte Gesù e Pietro, nel dialogo sul perdono, cui segue la parabola del servo spietato (Matteo 18, 21-35).

Quante volte devo perdonare? domanda Pietro a Gesù. E ipotizza anche una risposta: fino a sette volte? Già il numero di “tre” era una buona misura. Pietro appare molto “generoso” nella propria disposizione al perdono. Sette per i semiti è un numero simbolico che indica pienezza, completezza. Come potresti perdonare di più? Gesù sorprende, nella sua risposta, perché come tutti sono pronti alla vendetta, anche senza limiti (vedi la vendetta di Lamech in Genesi 4, 24: sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette) così si deve essere pronti al perdono, senza limiti. Come a dire: perdonare sempre? È ancora poco! Gesù insegna la necessità di un perdono che sia assoluto e incondizionato.

Lo fa capire raccontando la parabola del servo spietato.

Come succede anche altre volte Gesù costruisce la parabola con elementi inverosimili: un debito di diecimila talenti tanto per cominciare. A quel servo sarebbero state necessarie migliaia di anni di lavoro per accumulare tanto denaro e sanare un debito così esorbitante. Il servo si trova davanti ad un debito talmente grande che è impossibile da restituire. Davanti alla “sentenza” del padrone il servitore avanza la sua supplica, che muove a compassione il re, la stessa commozione del Padre Buono verso il Figlio prodigo, che non solo non lo mette in vendita, ma che gli restituisce la libertà, condonando il debito.

Ed ecco, assurdo nell’assurdo, la seconda parte della parabola, che mostra il servo graziato insensibile e irremovibile nei confronti di un compagno che gli doveva una somma di cento denari (non cento milioni di denari come i diecimila talenti!), il valore di cento giornate lavorative, immaginando il salario quotidiano di un denaro. Anche il secondo servo domanda pietà, come aveva fatto il primo. Ma qui il risultato è tristemente diverso. Anziché un atteggiamento di comprensione, troviamo un glaciale “non volle”.

Ed eccoci alla terza parte della parabola: quando il re viene informato dell’accaduto recede dal condono che aveva dato. È una reazione che ci appare strana, poco logica, all’apparenza. In realtà Gesù ci fa capire lo sdegno verso chi ha ricevuto un perdono grande, che tiene gelosamente per sé, incapace di condividerlo col fratello bisognoso. Il servitore spietato ha ricevuto amore, ma ha interrotto questo circuito, impedendone la diffusione. Ha provocato un vero e proprio “infarto spirituale” (Orsatti): una situazione di necrosi che può portare alla morte.

L’ultima frase, alla fine della parabola, dà la spiegazione a tutto ciò che precede: dobbiamo perdonare, perché anche noi siamo perdonati.

Ecco la gratuità: Dio ci perdona senza condizioni e senza una controparte, perché da Lui impariamo un modo nuovo, rivoluzionario, di atteggiarci verso gli altri. Solo così si diventa costruttori di quella civiltà dell’Amore, che è la civiltà di Dio stesso.

Alla fine allora non conta il numero iniziale domandato da Pietro su quante volte perdonare, ma conta l’atteggiamento dell’uomo che imita il comportamento di Dio, come Gesù ha rivelato e fatto vedere nella sua vita terrena. Così si è veramente figli di Dio e membra vive della comunità ecclesiale.

Perdonando sembra di perdere qualcosa di noi stessi, come di qualcuno che anziché combattere spunta le armi! Nonostante tutte le difficoltà pratiche che s’incontrano nel perdonare, diventa importante e bello ribadire qui l’urgenza, la necessità e la bellezza del perdono.

Il vero perdono è rinascita, liberazione, salvezza.

                                                                                                                                                                                Dgl

 

VISITA IN CANTIERE

 Molti di voi mi chiedono giustamente “come vanno i lavori” di ristrutturazione della Chiesa. Non è facile per noi profani, cioè non addetti ai lavori, capire. Al massimo si può vedere qualcosa, poco. Qualcosa di più sarà possibile visitando il cantiere. Di solito questo non è possibile, ma con la presenza del direttore dei lavori si vuol venire incontro ad un’esigenza che alcuni hanno espresso già nei mesi scorsi e che per la prima volta può finalmente essere esaudita. Ci si può avvicinare agli affreschi e agli stucchi con una visuale ovviamente limitata dai ponteggi e parziale, da una prospettiva che una volta tolti i ponteggi non si ripeterà più.

Il restauratore Leonardo Gatti mi ha garantito che il cantiere interno dovrebbe finire a fine settembre; io spero che sia vero, perché dobbiamo rimettere in uso la Chiesa, adottando anche tutte le misure del distanziamento causate dal covid 19.

Più pericoloso e difficile è capire i cantieri esterni, riguardanti i tetti e le facciate. Lì sembra che i tempi saranno un po’ più lunghi (speriamo non troppo, visto che poi si va nell’inverno!). Qualcosa potete aver intuito leggendo il bollettino parrocchiale e osservando le fotografie pubblicate.

ORATORIO – PATTO di CORRESPONSABILITA’ con le FAMIGLIE

 Tra le difficoltà del ripartire del cammino parrocchiale ed oratoriano, quest’anno, come avete già visto a scuola, si sommano le attuali preoccupazioni per il covid 19, il virus invisibile e pericoloso, dal quale cerchiamo di difenderci ogni giorno senza attacchi di panico, ma pure con realismo e serietà. All’inizio di ottobre 2020 chiederemo ai genitori di iscrivere i figli al catechismo; nel frattempo si devono adeguare i locali e vedere le nuove disponibilità di spazio, secondo le normative anti-covid. Ai ragazzi saranno chiesti comportamenti responsabili anche a questo riguardo, che devono essere condivisi dalle famiglie e dall’Oratorio-Parrocchia.

Questo comporta una serie di attenzioni aggiuntive.

Da parte dell’organizzazione, la Parrocchia, si devono predisporre locali idonei rispettando le regole degli spazi e delle sanificazioni. I catechisti s’impegneranno a far mantenere le distanze prescritte fra i ragazzi ed i ragazzi s’impegneranno, da parte loro, a non prendere con superficialità le indicazioni che verranno date, ma ad ascoltare quello che verrà loro chiesto. Infatti ci sono anche responsabilità importanti: se ciascuno farà bene la sua parte sono sicuro che nessuno avrà problemi e non li andrà a creare agli altri!

Ad esempio: in oratorio, andando al catechismo si è invitati a lavare le mani con il gel a base alcolica, s’indosserà la mascherina, si manterranno le distanze tra le persone di almeno un metro. Si deve coprire naso e bocca agli starnuti o colpi di tosse.

Non si deve accedere ai locali del catechismo se: si è in quarantena o isolamento domiciliare; se si rileva una temperatura superiore a 37,5° o altri sintomi influenzali e se si è entrati in contatto con una persona affetta da Covid nei 14 giorni precedenti.

Qualcuno dirà: tutto qui? Sono cose che sapevamo già. Meglio! Forse altri invece sono tentati di prendere sotto gamba questi atteggiamenti e comportamenti.

Per evitare superficialità da parte di chiunque quest’anno chiameremo l’iscrizione al catechismo “patto di corresponsabilità” tra i genitori che iscrivono e l’Oratorio che accoglie: anche le famiglie (i genitori) sono tenuti a fare la loro parte.                                            Dgl