Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n.308

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore
Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia
Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda
Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it – e-mail: gianluca2017loda@gmail.com
Supplemento Straordinario
al Bollettino Parrocchiale N° 308

Edizione del 2 giugno 2020 – Festa della Repubblica Italiana

Carissimi Castellettani,
è proprio vero che la storia si ripete.
Quando entri in un fatto della tua vita del tutto nuovo, in realtà scopri che è già successo qualcosa di simile ad altri prima di te.
Moltissimi di voi sono stati in apprensione nei giorni scorsi per la mia salute. Mi avete telefonato, tempestato di messaggi.
Poi “il caso” del Parroco di Castelletto è uscito dai ristretti confini del pollaio in cui razzolano i giornalisti ruspanti di casa nostra, che mescolano fatti, con foto, gossip del momento e fake ed ecco l’articoletto marmellata-pattume è confezionato a puntino! Il fatto è andato oltre la pianura bresciana con le sue zanzare… ed ecco che sono stato subissato da persone da ogni parte d’Italia: in molti mi hanno promesso le loro preghiere, altri chiedevano spiegazioni, chi era a conoscenza dei fatti mi offriva tutto il proprio sostegno e la sua ammirazione.
Non è stato facile “smaltire” in pochi giorni centinaia tra telefonate e messaggi, soprattutto per uno come me, che utilizza il telefono il minimo necessario e quasi gli pesa il dover rispondere.
Che strano: tra tutte nessuna voce in contrario, nessun biasimo, nessuna perplessità! Un’ovazione di consensi. Vi assicuro che è stato un meraviglioso conforto!
                                                                                                                                                                                                                           Il Don

 

DON BOSCO IN MANICOMIO!
Non solo le autorità civili molestavano il povero don Bosco e tentavano d’impedire lo sviluppo della sua Opera, ma anche i suoi colleghi sacerdoti. Anzi, costoro si erano messi in testa che don Bosco stesse dando i numeri, e che tutto questo affaccendarsi appresso ai ragazzi fosse una vera follia. Alcuni, infatti, andarono a trovarlo e, con tutta carità, presero a dirgli:
– Caro don Bosco, tu, capiscilo, comprometti il carattere sacerdotale! Con le tue stravaganze, con l’abbassarti a prendere parte ai giochi di quei monelli, con l’accompagnarti con loro per le vie e per le piazze, perdi il tuo decoro, desti ammirazione, ti fai ridere appresso!
E siccome don Bosco, sicuro dell’Opera sua, dava segno di non essere persuaso della logica di quegli avvisi, essi andavano continuando:
– Ma tu hai perso la testa! Non ragioni più! Povero e caro don Bosco, non bisogna ostinarsi…Tu non puoi fare l’impossibile! Non vedi che anche la Provvidenza è contraria alla tua opera e che non trovi nessuno che ti voglia affittare un locale?
– Oh la Provvidenza! – esclamò a questo punto don Bosco alzando le mani al cielo – la Provvidenza mi aiuterà! Lei mi ha inviato questi ragazzi e io non ne respingerò neppure uno, ritenetelo bene! Voi siete in errore, la Provvidenza farà tutto ciò che è necessario. E poiché non mi si vuole affittare un locale, ne fabbricherò uno io con l’aiuto di Maria Santissima. Vi saranno vasti edifizi, con scuole, laboratori, officine, di ogni specie, spaziosi cortili, porticati… e una magnifica chiesa. E poi, anche chierici, catechisti, assistenti, professori, capi d’arte e numerosi sacerdoti. Vedrete, vedrete…
All’udire tali parole, quei suoi amici si sentirono profondamente commossi. Essi vi vedevano una prova certa della pazzia del loro amato collega, e se ne andarono crollando il capo e ripetendo fra loro:
– Poveretto! Davvero gli ha dato di volta il cervello! Occorre subito provvedere.
Don Bosco attendeva gli eventi, pronto a ogni più dura lotta.
Quei tali, presi gli accordi con la Curia Vescovile, andarono a parlare col direttore del manicomio. Ottenuto un posto al creduto pazzo, due di loro, i più svelti e coraggiosi, accettarono di eseguire il pietoso disegno.
Presero a nolo una vettura chiusa, si recarono all’abitazione di don Bosco e, fatti i primi convenevoli, lo invitarono a una passeggiata dicendogli:
– Un po’ d’aria ti farà bene, caro don Bosco; vieni, abbiamo qui una carrozza che ci aspetta.
Il Santo si avvide subito del gioco che gli volevano fare, ma accolse l’invito esclamando:
– Corbezzoli!… una carrozza!… Evviva la carrozza!… Veramente non ci sono assuefatto, ma via!…andiamo.
Giunti alla vettura, lo invitarono a entrare per primo; ma egli si scusò dicendo:
– No! Sarebbe una mancanza di rispetto per parte mia. Favoriscano loro per primi.
Quelli salirono senza alcun sospetto, persuasi che don Bosco li avrebbe seguiti; ma egli, appena li vide dentro, chiuse con fragore lo sportello, gridando al cocchiere:
– Presto!… al manicomio!!!
Il vetturino sferza il cavallo, e più veloce che non si dica, giunge alla méta ove, trovato il portone spalancato e gli infermieri pronti in attesa, entra di corsa.
Il custode chiude prontamente il portone; gli infermieri circondano la carrozza, aprono gli sportelli e invece di un pazzo ne vedono due!
Quantunque entrambi protestassero energicamente, furono condotti al piano superiore, ed essendo assenti medici e direttore, perché era l’ora del mezzogiorno, dovettero adattarsi a pranzare coi ricoverati. Solo verso sera, chiarito l’equivoco, poterono essere rimessi in libertà.
La cosa fece in un baleno il giro della città, e da quel giorno si corressero le idee nei riguardi del Santo, e l’ammirazione verso di lui s’accrebbe assai.

ALDO MARIA VALLI
Tra i tanti che hanno detto o scritto (una colluvie di encomi solo i coscritti 1965 di Rovato) l’intervento più circostanziato e riassuntivo, fatto da una grande giornalista è il seguente, che vorrei riportare per esteso.
Siete stati voi castellettani a farmi avere via social questo testo nella mia prigione dorata di Leno. Colgo l’occasione per ringraziare questo grande cronista che avevo conosciuto prima di andare in viaggio a Istanbul, leggendo il suo ottimo libro “La porta accanto”: una bellissima panoramica del piccolo gregge dei cristiani che vivono nella grande metropoli della sublime porta. Lo ringrazio perché pur non conoscendomi, ha colto nel segno la mia situazione e le cause che vi stanno sotto e che all’apparenza non emergono.

Così don Gianluca è stato prelevato e portato via.
Per il reato di “diverso pensiero”

A Castelletto di Leno (millecinquecento abitanti, provincia di Brescia) c’era una volta un parroco. Questo parroco si chiamava don Gianluca Loda e aveva una strana abitudine. Anzi, tre. La prima era quella di pensare con la sua testa, la seconda era quella di dire ciò che pensava, la terza quella di pensare cose piuttosto diverse da quelle imposte dal pensiero dominante.
Per esempio, nell’aprile del 2017 don Gianluca disse che in Europa è in atto un’invasione islamica pianificata, studiata e calcolata a livello mondiale, denunciò la profanazione di un presepio nella sua frazione, invitò a riflettere sulla crisi demografica, disse che i nostri governanti, a Roma come a Bruxelles, si allontanano sempre di più dalla vita concreta delle persone e si preoccupano solo della grande finanza, li invitò a riflettere sulla Brexit, denunciò l’arrendevolezza di fronte alla Turchia di Erdogan e, in polemica con il politicamente corretto che impone di fare l’elogio del dialogo, aggiunse: “Si dice che il confronto con altre culture e civiltà arricchisce; ed è vero. Però, mi permettete, non vorrei far cambio con la cultura e con la civiltà di nessun altro; mi sento contento della mia. Oggi lo posso dire ancora liberamente. Ma fino a quando?”.
Già. Fino a quando?
Le cronache ci dicono che don Gianluca di recente è stato prelevato dalle forze dell’ordine e portato in ospedale “per accertamenti”.
Ospedale? Accertamenti? E perché?
Perché giorni fa, in polemica contro le restrizioni imposte dalle autorità, il suddetto don Gianluca pranzò in piazza, all’aperto, insieme ad altre quattro persone (quattro operai arrivati da Treviso per realizzare alcuni lavori nella chiesa). Fu multato (quattrocento euro), ma mangiò all’aperto anche alla sera (questa volta da solo: una pizza) e tornò a rivendicare il diritto di pensare con la sua testa, senza cedere al clima di terrore.
Non solo. In precedenza, circa le restrizioni imposte alla Chiesa cattolica causa coronavirus, don Gianluca disse che le autorità ecclesiastiche sono “prone al potere”, che per il governo “noi cattolici contiamo meno del pallone, meno della Serie A… meno dei cani”. Poi, già che c’era, aggiunse riflessioni tipo che “i lombardi vanno bene al governo solo per spremerli con le tasse”, che “gli italiani vanno bene all’Europa solo per far funzionare il carrozzone dei marpioni della massoneria” e, dulcis in fundo, che “i cattolici vanno bene finché fanno opere sociali e tamponano i buchi dello Stato”.
Domanda finale di don Gianluca: “Secondo voi è un mondo che gira giusto?”.
Ora, specificando che non ho mai conosciuto don Gianluca e mai ho avuto occasione di parlare con lui, mi sembra di poter dire che le sue osservazioni, certamente espresse in modo alquanto diretto, non sono tanto strane.
Eppure…
Eppure, un bel giorno a casa di don Gianluca si presentarono la polizia locale, i carabinieri e i vigili del fuoco (mancavano solo i marines), i quali, dopo aver forzato una finestra, entrarono nella canonica (il che, se non ricordo male, si chiama violazione di domicilio), lo prelevarono e lo portarono in ospedale (il che assomiglia molto a un sequestro di persona).
Direte: ma la diocesi non ha protestato?
Volete scherzare? Certo che no. Anzi, la diocesi ha diffuso una nota nella quale si legge: “Alcuni comportamenti di don Gianluca Loda negli ultimi giorni sono frutto di un evidente disagio personale. In questo frangente, il vescovo e i suoi collaboratori, dopo un momento di ascolto e con la consulenza del medico curante, hanno concordato con don Gianluca di mettere in atto una serie di azioni per recuperare al più presto una condizione personale più serena. Nelle prossime settimane, pertanto, l’attuale parroco di Castelletto di Leno sarà assente dalla parrocchia e sarà accompagnato in un percorso di verifica e di sostegno che gli consenta un pieno ristabilimento”.
Ripeto ad abundantiam: non ho mai conosciuto don Gianluca e non so nulla del suo stato di salute fisica e mentale. Circa le dichiarazioni fatte nel 2017, sento di poter dire che mi trovo piuttosto d’accordo con lui. Idem per quanto riguarda le più recenti. E quanto al pranzo all’aperto, credo che non abbia infranto alcuna norma. Tuttavia, nei suoi confronti sono scattate queste che la curia diocesana molto carinamente chiama “azioni per recuperare al più presto una condizione personale più serena”.
Il caso di don Gianluca mi fa venire alla mente per analogia quello del signor Dario Musso, che a Ravanusa in provincia di Agrigento, lo scorso 2 maggio andò in giro per le strade della sua città con un megafono, invitando i concittadini a uscire, a riprendere le loro attività lavorative e a non cedere al clima di terrore.
Risultato? Il signor Musso fu intercettato dalle forze dell’ordine, gettato a terra, sedato, prelevato, portato all’ospedale di Canicattì e immobilizzato in un letto di contenzione. Un Trattamento sanitario obbligatorio, che dovrebbe essere autorizzato solo in casi di grave pericolo per la comunità e invece in questo caso è scattato per presunti sintomi di “scompenso psichico e agitazione psicomotoria”.
Molto bene. Ora lo sappiamo. In questo paese chi pensa con la propria testa, e dice quel che pensa, e pensa in modo diverso rispetto al pensiero dominante, da un momento all’altro, pur non avendo infranto la legge, può essere (usiamo le belle parole della curia bresciana) “accompagnato in un percorso di verifica e di sostegno che gli consenta un pieno ristabilimento”.
Non vi sentite più sicuri?
                                                                                                                                                                                     A.M.V.