Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 304

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore
Piazza Giovanni Paolo II, 2
25024 – Castelletto di Leno – Brescia

Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda
Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it 
e-mail: gianluca2017loda@gmail.com

Supplemento Straordinario
al Bollettino Parrocchiale N° 304
Edizione di sabato 4 aprile 2020

 

Carissimi Parrocchiani di Castelletto,
in questi giorni stiamo vivendo tutti in una forzata clausura. Non ci si vede, non ci si incontra; mancano la vicinanza e il rapporto umano, che in una Parrocchia, assieme alla Messa, sono tutto. La quarantena dura ormai da più di un mese. Era il 23 febbraio quando con le scuole s’è iniziato a chiudere tutto un po’ alla volta. Era la domenica di carnevale, ma sembrava quasi uno scherzo di carnevale! Se è vero che le notizie dalla Cina ci arrivavano ormai da un mese, tutto ci sembrava così lontano! Improvvisamente ci siamo resi conto che Wuhan era già qui, fuori dall’uscio di casa nostra!
Tutti abbiamo capito di essere fragili, impreparati.
Se tutti siamo stati sorpresi, alcuni di noi si sono anche spaventati.
Alcune famiglie della nostra Parrocchia sono state direttamente colpite dal corona virus che ha portato alla morte sei uomini della nostra comunità di Castelletto, in età compresa tra i 70 e gli 80 anni:

1) 12 marzo Giuseppe Andrico di anni 75
2) 13 marzo Antonio Scolari di anni 71
3) 23 marzo Francesco Lamonti di anni 71
4) 23 marzo Pietro Angelo Scaratti di anni 73
5) 28 marzo Francesco Battista Udeschini a. 77
6) 31 marzo Renato Bignetti di anni 74

Caspita!
Questo elenco parla da solo! I defunti sono stati portati a sepoltura senza la celebrazione delle Esequie. Ho recitato qualche rapida preghiera con le poche persone presenti. Nemmeno una predica, un ricordo, niente! Assenti anche molti dei parenti più stretti, perché malati o chiusi in quarantena.
Ho detto che quando la pandemia sarà conclusa, d’accordo coi parenti celebreremo le esequie per i loro cari, anche se non sarà più presente il feretro; non si tratta di un “funerale finto”, ma vero, a tutti gli effetti, anche se, per necessità, dovrà avvenire dopo la sepoltura, quando di solito avviene invece prima della sepoltura.
Quest’anno sia la Quaresima che la Settimana Santa sono davvero un po’ strane, uniche.
Continuerò a celebrare la S. Messa, seppur privatamente, ogni giorno, finché mi è possibile.
Ho già recuperato alcune intenzioni di SS. Messe che mi avevate prenotato; rimanderò le altre a dopo il lunedì dell’Angelo.
Il 13 aprile rimane per tutti la data di riferimento pubblica in cui ogni attività anche pastorale resta sospesa.
Le televisioni stanno facendo un servizio prezioso per coloro che vogliono partecipare, almeno spiritualmente, ad alcuni appuntamenti importanti.
So che molti di voi seguono diverse funzioni che TV e Radio trasmettono, in diversi orari e su diverse emittenti. Fate bene. La preghiera “insieme” anche aiutati da un mezzo di comunicazione può risultare più facile e vantaggiosa. Ognuno fa come meglio si trova.
Nei giorni scorsi abbiamo potuto seguire la preghiera del Vescovo di Bergamo a Sotto il Monte a San Giovanni XXIII (il pomeriggio del 17 marzo), il Rosario promosso dalla Chiesa Italiana e trasmesso dalla Basilica di San Giuseppe al Trionfale a Roma (la sera del 19 marzo), il Rosario dal Santuario della Madonna delle Grazie di Brescia col Vescovo Tremolada con la preghiera a San Paolo VI (la sera del 25 marzo) e l’invocazione di Papa Francesco al Crocifisso, con l’Adorazione e la Benedizione Eucaristica “Urbi et Orbi” il 27 marzo scorso.
Tra le tante parole, sui social e degli opinionisti in TV, a proposito (e alcune anche fuori luogo) lascio spazio, nelle due pagine seguenti, alla riflessione compiuta dal Papa lo scorso 27 marzo; mi sembrano le più belle che ho sentito in questo mese. Io facevo cenno in due righe, anche se in modo un po’ provocatorio… (cfr. supplemento 301 del 22 febbraio, pagina 2, seconda colonna a proposito del “superuomo” del Terzo Millennio). Il Papa ne ha trattato in modo più ampio e profondo, ma non meno realistico.
Cari fedeli, sono vicino a tutti voi, alle vostre famiglie, agli ammalati e ai bambini: con la preghiera, celebrando la Messa ogni giorno e affidandovi al Signore della vita che, Risorto dai morti più non muore e ci assicura che è sempre con noi, fino alla fine del mondo.
AUGURI di BUONA e Santa PASQUA!
                                                                                                                                                            Il don

 

MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE PAPA FRANCESCO
E BENEDIZIONE URBI ET ORBI

Sagrato della Basilica di San Pietro
Venerdì, 27 marzo 2020 – ore 18

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.
È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).
Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.
La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.
Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite.
Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.
Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.
Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).