Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 303

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore
Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia
Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda
Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it
e-mail: gianluca2017loda@gmail.com

Supplemento Straordinario
al Bollettino Parrocchiale N° 303

Edizione di domenica 22 marzo 2020

Carissimi fedeli di Castelletto,
abbiamo oltrepassato metà Quaresima; la quarta domenica “Lætáre” è quella della gioia, perché la Pasqua si avvicina.
Riprendiamo un momento, seppur rapido, il cammino fin qui percorso, aiutati dalla Liturgia e dalla Parola di Dio.
“CONVERTITEVI E CREDETE AL VANGELO”
è stata l’esortazione del Mercoledì delle Ceneri, senza dimenticare, povero uomo, che sei polvere e che in polvere ritornerai; cioè resta coi piedi per terra, mantieniti umile, davanti a Dio e davanti ai tuoi fratelli. Gesù ci aveva insegnato il digiuno, la preghiera e l’elemosina.
Non solo cose da fare, ma come farle, con quale stile. Ricordi?
Ed ecco Gesù che vince le tentazioni del demonio al termine di quaranta giorni trascorsi nel deserto:
“NON DI SOLO PANE
VIVRÀ L’UOMO,
MA DI OGNI PAROLA CHE ESCE DALLA BOCCA DI DIO”
e ci siamo ricordati che l’Evangelo dev’essere l’unica unità di misura per la nostra vita quotidiana.
Se pensi al pane quotidiano dovresti pensare almeno con lo stesso interesse al nutrimento della tua anima!
La seconda domenica Gesù ci ha portato sul monte Tabor, insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni per la Trasfigurazione.
È un flash della vita eterna, della bellezza intramontabile del Paradiso.
Signore, è bello per noi stare qui, abbiamo detto, assieme a San Pietro. Ma abbiamo udito la voce del Padre, come i tre Apostoli, che richiamava la nostra attenzione:
“QUESTI È IL FIGLIO MIO, L’AMATO: IN LUI HO POSTO
IL MIO COMPIACIMENTO. ASCOLTATELO”
E ci domandiamo se tra le tante voci che ascoltiamo ogni momento, tra tanti suoni e rumori sentiamo la sua voce e quanto le diamo ascolto!
Domenica scorsa Gesù offriva alla Samaritana un’acqua viva, che zampilla per la vita eterna:
L’ACQUA DELLA GRAZIA
che ci viene soprattutto dai sacramenti, celebrati con spirito di fede.
E oggi, nella quarta domenica di Quaresima ascoltiamo il miracolo del cieco nato, guarito da Gesù: la vista degli occhi è importante; ma la luce dell’anima lo è ancor di più, perché dà la forza di credere a Gesù, il Messia:
“TU CREDI
NEL FIGLIO DELL’UOMO?”
“CREDO, SIGNORE!”
Che bello! Che semplicità! che umiltà! che fede!
Colui che è stato scomunicato dai farisei, dai Giudei, dagli amministratori della religione di Mosè è accolto da Gesù.
Ripetiamo anche noi:
“Signore, fa che io veda!”
Che cosa? Innanzitutto i miei peccati, perché tu li possa perdonare; poi che io veda la tua grazia, per usufruirne ogni giorno; infine la tua Parola, perché sia l’orientamento di ogni mia azione.

Prima di concludere però vorrei tornare su un particolare del racconto di Giovanni.
Al tempo di Gesù era diffusa l’idea che Dio fosse pronto a castigare il male che gli uomini compiono; si collegava direttamente il soffrire come la conseguenza di un castigo di Dio.
I discepoli di Gesù allora, in questa mentalità comunemente diffusa, fanno una domanda ch’è molto saggia: se la malattia è il castigo conseguente un peccato, com’è possibile che quest’uomo sia nato cieco? Se è stato punito per un peccato, ha fatto forse un peccato ancor prima di nascere? Oppure hanno peccato i suoi genitori e sono stati castigati da Dio nel figlio che hanno avuto, cieco fin dalla nascita?
Gesù risponde che questa malattia NON è conseguenza del peccato né di quell’uomo, né dei suoi genitori, ma è funzionale alla manifestazione delle opere di Dio (= la guarigione che Gesù, il Messia, sta per compiere) in lui (= il cieco che, guarito, diventa fruitore delle opere di grazia e del dono prezioso della fede).
Nei giorni scorsi ho sentito dire tante cose. In particolare in televisione una signora, non italiana, usciva da una chiesa e diceva con candore al giornalista: “Credo che Gesù fermerà il virus e chi crede non sarà infettato”. Ma no, signora, ma cosa dice? Mai sentito delle cose così strampalate! Scusi, signora, allora, se lei che è appena uscita dalla chiesa è sicura di questo e si ammalasse sì, si ammalasse di corona virus, la sua fede crollerebbe subito, come un castello di carte sul quale tu soffi anche solo leggermente! Eppure sono molti a pensare così: dico una preghiera, così non mi ammalo; se il mio vicino è morto vuol dire che è stato castigato da Dio…
Sono passati duemila anni da quella domanda dei discepoli a Gesù e dalla sua risposta, eppure tanti sono fermi ancora lì!
Capite, come la nostra fede è ancora acerba? Come “l’è amò n’dré! Ma n’dré féss… féss!”
Gesù aveva insegnato che il Signore fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti… Vi ricordate?
Gesù ancora aveva raccontato la parabola delle due case: quella costruita sulla roccia e l’altra sulla sabbia: “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti…” su una casa e anche sull’altra! L’esito è diverso, ma le situazioni sono uguali.
Guai a ritenere: siccome io, io, io… allora Dio…Sarebbe una fede troppo elementare e, se ragionata, anche molto squallida: prego, così Dio mi dà; faccio, così Dio esegue… la fede del commerciante; della gettoniera: metti la moneta, così ottieni il prodotto selezionato!
Quanti hanno perso la fede davanti a situazioni particolari della vita, proprio perché ragionavano così! Perché Dio mi ha castigato? Che peccato avevo fatto per meritare questo? Ma ci si può domandare: “Sì, ma che fede avevano queste persone?” Se hanno perso la fede squallida da commercianti o da gettoniera appena descritta… non hanno perso molto, anzi, una fede così è proprio meglio non averla!
Gesù non ha mai promesso una vita comoda, facile, una vita di piaceri ai suoi discepoli.
Mi risulta invece che abbia insegnato:
“CHI VUOL VENIRE DIETRO A ME RINNEGHI SE STESSO, PRENDA LA SUA CROCE OGNI GIORNO E MI SEGUA”

Questo significa:
1 – ABNEGAZIONE:
rinnegare se stessi è calpestare il proprio io e le sue voglie; è l’esatto contrario dell’egoismo, che nessuno riesce mai a sconfiggere una volta per sempre, è un’opera attenta, profonda, vigile di colui che torna di nuovo sui passi precedenti, perché sa che il proprio io è come la peggiore delle erbacce infestanti dell’orto, alla quale nessun diserbante riesce a tener testa!
Gesù vuole che si sposti la propria attenzione dall’io a Dio e dall’io ai fratelli.

2 – IMITAZIONE di CRISTO:
prendere la propria croce ogni giorno significa seguire Cristo; perché Cristo è sulla Croce.
Come si fa a dirsi discepoli di Gesù se non lo si prende come esempio, come modello, se la sua vita non diventa stile per la mia vita? Capite?

3 – SIA FATTA
LA TUA VOLONTÀ:
seguire Gesù è volere quello che vuole lui. Non quello che voglio io, ma quello che vuoi tu, Signore, sia fatto!
Scusa, altrimenti che tipo di discepolo sei?
Ecco perché in questi giorni vi ho detto che prego per Voi, cari fedeli di Castelletto, ma NON PREGO perché scompaia il virus, tutti stiano bene, nessuno si ammali, nessuno muoia… no, no, no!
Questo l’ha già fatto il Papa domenica scorsa, il 15 marzo, andando a pregare davanti al Crocifisso di San Marcello al Corso! Non c’è bisogno delle mie preghiere per questo!
Vi ho detto che prego invece perché dai fatti di questi giorni possiamo trarre tutti un insegnamento per la vita, per la propria vita! Anch’io possa trarre insegnamenti per la mia vita e tutti gli altri assieme a me.

Allora anche la “Quarantena” non sarà stata un tempo perso, ma forse la “Quaresima” migliore e più efficace.
                                                                                                                                                                Il Don