Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 292

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia 

Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda
Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it
e-mail: gianluca2017loda@gmail.com

Supplemento Straordinario al Bollettino Parrocchiale

N° 292
7 dicembre 2019

Carissimi Castellettani,
1 ► per comodità, magari anche di coloro che non fossero stati presenti domenica scorsa, riporto di seguito il testo della preghiera di affidamento per l’inizio della BENEDIZIONE delle FAMIGLIE presso le loro ABITAZIONI, recitata al termine della preghiera dei fedeli.
2 ► Mi pare semplice, chiaro e bellissimo quanto ha detto il Papa domenica scorsa a Greccio, richiamando l’attualità del presepio. Riporto una sintesi preparata da Vatican News.
3 ► Infine il calendario settimanale: leggetelo bene, magari con una buona lente d’ingrandimento. La carne al fuoco è davvero tanta! D’altronde se non facciamo così che Natale staremmo a preparare???
Il Don

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EDITTO-PREGHIERA
Proclamato Domenica 1° dicembre 2019
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Io, Gianluca Loda,
Arciprete Parroco di Castelletto di Leno
della Diocesi di Brescia,
in questo primo giorno del nuovo
Anno Liturgico del Signore 2019-2020
INDICO
con questo Atto Solenne
l’iniziativa apostolica della
BENEDIZIONE delle FAMIGLIE
nelle loro CASE
della comunità parrocchiale,
secondo le disponibilità di tempo
da concordarsi coi fedeli
e con gli abitanti residenti.

CHIEDO
a Nostro Signore Gesù Cristo Trasfigurato
di accompagnarmi,
allo Spirito Santo di guidarmi
e la materna intercessione
della Beata Vergine Maria Immacolata.
Santa Restituta, Vergine e Martire,
nostra Patrona, rafforzi dal cielo
questo mio nuovo desiderio
di diffusione del bene e di realizzazione
del Regno di Dio in terra.
“Fiat voluntas tua, Domine!”
“Sia fatta la tua volontà, o Signore!”
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.

Il Santo Padre a GRECCIO
in visita domenica 1° dicembre 2019
“Non venga mai meno la bella tradizione del presepe”
a cura di Sergio Centofanti – in vaticanews.vatican.it

“Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia”: inizia così la Lettera apostolica del Papa “ADMIRABILE SIGNUM” sul significato e il valore del presepe, che Papa Francesco ha firmato e pubblicato durante la sua visita a Greccio.

Il presepe, atto di evangelizzazione da riscoprire
“Rappresentare l’evento della nascita di Gesù – si legge nel testo – equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia”. “Mentre contempliamo la scena del Natale – scrive il Papa – siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui. Con questa Lettera vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata”.
San Francesco e il presepe vivente a Greccio
Il Papa, rievocando le origini della rappresentazione della nascita di Gesù, sottolinea l’etimologia latina della parola: “præsépium”, cioè mangiatoia, e cita Sant’Agostino che osserva come Gesù, “adagiato in una mangiatoia, divenne nostro cibo”. E ricorda il presepe vivente voluto da San Francesco a Greccio nel Natale del 1223, che riempì di gioia tutti i presenti: “San Francesco, con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità”.
Stupore e commozione per il Dio che si fa piccolo
Il presepe – scrive il Papa – “suscita tanto stupore e ci commuove” perché “manifesta la tenerezza di Dio” che “si abbassa alla nostra piccolezza”, si fa povero, invitandoci a seguirlo sulla via dell’umiltà per “incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi”.
I segni del presepe: il cielo stellato nel silenzio della notte
La Lettera passa in rassegna i vari segni del presepe. Innanzitutto il cielo stellato, nel buio e nel silenzio della notte: è la notte che a volte circonda la nostra vita. “Ebbene, anche in quei momenti – scrive il Papa – Dio non ci lascia soli, ma si fa presente” e “porta luce dove c’è il buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza”.

I paesaggi, gli angeli, la stella cometa, i poveri
Ci sono poi, spesso, i paesaggi fatti di rovine di case e palazzi antichi, “segno visibile dell’umanità decaduta” che Gesù è venuto “a guarire e ricostruire”. Ci sono le montagne, i ruscelli, le pecore, a rappresentare tutto il creato che partecipa alla festa della venuta del Messia. Gli angeli e la stella cometa sono il segno che “noi pure siamo chiamati a metterci in cammino per raggiungere la grotta e adorare il Signore”. I pastori ci dicono che sono “i più umili e i più poveri che sanno accogliere l’avvenimento dell’Incarnazione”, così come le statuine dei mendicanti. “I poveri, anzi, sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi” mentre il palazzo di Erode “è sullo sfondo, chiuso, sordo all’annuncio di gioia. Nascendo nel presepe – afferma Francesco – Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza”.
Dal fabbro al fornaio: la santità del quotidiano
Nel presepe vengono messe spesso statuine che sembrano non avere alcuna relazione con i racconti evangelici, a dirci – osserva il Papa – che “in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano”, a rappresentare “la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina”.
Maria e Giuseppe: l’abbandono a Dio
Nella grotta ci sono Maria e Giuseppe. Maria è “la testimonianza di come abbandonarsi nella fede alla volontà di Dio”, così come Giuseppe, “il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia”.
Gesù Bambino: l’amore che cambia la storia
Nella mangiatoia c’è il piccolo Gesù: Dio “è imprevedibile” – afferma il Papa – “fuori dai nostri schemi” e “si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma” con l’amore. “Il presepe ci fa vedere, ci fa toccare questo evento unico e straordinario che ha cambiato il corso della storia”.
I Magi: i lontani e la fede
Infine, l’ultimo segno. Quando si avvicina la festa dell’Epifania, si collocano nel presepe le tre statuine dei Re Magi che “insegnano che si può partire da molto lontano per raggiungere Cristo”.
Dio vuole la felicità dell’uomo
“Il presepe – conclude Papa Francesco – fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede”: non è importante come si allestisce, “ciò che conta, è che esso parli alla nostra vita”, raccontando l’amore di Dio per noi, “il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi”, e a dirci che “in questo sta la felicità”.