Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 279

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia – Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda

– Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it

– e-mail: gianluca2017loda@gmail.com

 

Supplemento Straordinario al BOLLETTINO PARROCCHIALE n°279 

del 27 aprile 2019


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Carissimi parrocchiani di Castelletto,

abbiamo celebrato una Settimana Santa intensa, iniziata con le SANTE QUARANTORE, continuata con la VIA CRUCIS in Piazza della Chiesa, la Messa della Cena del Signore con la LAVANDA DEI PIEDI agli Apostolini, il Venerdì Santo col Bacio al Crocifisso, la PROCESSIONE e il Bacio alla Reliquia della Santa Croce, le confessioni, la visita dei sacerdoti agli ammalati, per arrivare alla VEGLIA PASQUALE e al mattino solenne di PASQUA, con la benedizione e dispensa delle uova. Grazie a Don Franklin che mi ha aiutato durante le celebrazioni e al seminarista Rogelio, sempre presente… ai sacristi ed aiutanti a preparare di volta in volta la Chiesa, alla Corale per il servizio prezioso.

Bello, bello, bellissimo, se volete.

Eppure mi tornano alla mente – martellanti ed incancellabili – le parole della preghiera del Santo Padre al termine della Via Crucis al Colosseo la sera del Venerdì Santo:

 

“Signore Gesù, aiutaci a vedere

nella Tua Croce tutte le croci del mondo:

… la croce della Chiesa, la Tua sposa,

che si sente assalita continuamente

dall’interno e dall’esterno…”

[Francesco – Venerdì Santo 2019 – al termine della Via Crucis al Colosseo]

 

Il pensiero corre spontaneo ai fatti del giorno, al terribile INCENDIO, spettacolare e mostruoso insieme, che ha distrutto la guglia e gran parte della Cattedrale di NOTRE-DAME a Parigi nel tardo pomeriggio di martedì 16 aprile scorso.

Vedere il filmato del pinnacolo che crolla avvolto nel fuoco è stato per me come una funesta figura di presagio: quella del continente europeo che sta distruggendo in pochi anni una cultura ed una storia gloriosa, costruita durante secoli di fatiche da parte dei nostri popoli e appoggiata sulle fondamenta solide della civiltà cristiana, che molti rinnegano e che altri combattono e vorrebbero ridurre al silenzio. Abbiamo sentito che la Basilica era scarsamente mantenuta, che la proprietà dell’edificio è statale e che non era neanche assicurata contro gli incendi (che desolazione)! Ha invece portato conforto vedere molti fedeli radunati nei pressi del sacro edificio che, mentre ancora bruciava, elevavano al cielo preghiere e canti al Signore e alla Madonna Santissima, spontaneamente, prima ancora che l’Arcivescovo Mons. Michel Aupetit lanciasse un pubblico appello alla preghiera (che consolazione)! In due giorni sono stati donati oltre un miliardo di euro per la ricostruzione e per il restauro di Notre-Dame: una vera gara di fede e di solidarietà, che fonde fede e cultura in un unicum meraviglioso. Intanto il mattino di Pasqua, mentre da noi era ancora notte, una diabolica organizzazione terroristica di matrice islamica insanguinava lo SRI LANKA, provocando ben otto stragi in contemporanea, colpendo chiese ed alberghi nella capitale Colombo ed in altri luoghi. I dati, ancora contrastanti, parlavano di 359 vittime ed oltre 500 feriti, anche molto gravi

Gesù Risorto vuole la vita e la pace e la offre ai suoi discepoli; il demonio porta distruzione, odio e morte. Vicino al nostro cuore e quotidianamente presenti nella nostra preghiera ci sono i popoli dello Sri Lanka e della Francia, assieme a tutti i poveri e i sofferenti del mondo.

Vorrei essere anche UNA VOCE PER TUTTI COLORO CHE NON HANNO VOCE e sono oppressi da ogni forma di dittatura, cioè da ogni forma di nazi-fascismo del 2019.

Queste attuali dittature si chiamano comunismo (sì, purtroppo c’è ancora in molti luoghi del mondo e non solo su qualche patetica bandiera con falce e martello o col ritratto di Che Guevara su sfondo rosso), sharìa (o estremismo islamico), buonismo (si riporta la cronaca della giornalista Manuela Antonacci), colonizzazione ideologica (dove si vogliono sovvertire gli assiomi più naturali circa l’antropologia – e riporto l’articolo del giornalista Luca Marcolivio), che Benedetto XVI nel lontano 2005 chiamava dittatura del relativismo.

Si stanno già diradando i polveroni sollevati per il 25 APRILE da antifascisti e fascisti, mai contrapposti duramente come quest’anno…

La prepotenza richiama altra prepotenza all’opposto e… senza volerlo gli opposti si toccano (i filosofi dicevano: coincidentia oppositorum).

Vedete: ci sono persone che parlano di LIBERTÀ, ma la intendono a senso unico: “solo per quello che penso io e solo per quelli che dico io, quando va bene a me” (è la stessa cosa che pensavano i dittatori di 80 anni fa e che pensano i prepotenti oggi).

Ha detto bene il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la celebrazione del 25 aprile a Vittorio Veneto: non si deve barattare mai l’ordine con la libertà.

Se l’ordine è importante (perché il contrario dell’ordine sono confusione e anarchia – ricordate il ’68 e i suoi frutti?) è molto più importante la libertà: a patto che sia quella VERA, di tutti e che valga sempre, anche per coloro che hanno opinioni diverse.

Allora viva il 25 aprile, che inneggia la LIBERAZIONE dalla dittatura del nazi-fascismo, ma che dev’essere una festa di tutti gli italiani, senza prestare il fianco né a strumentalizzazioni, né a prepotenti di turno (di destra o di sinistra).

Vivano coloro che operano per la pace e per la tranquillità dell’ordine, quello voluto da Dio, che ha fatto bene ogni cosa.

Vivano coloro che sanno restare umili, consapevoli che la libertà non ci viene da noi stessi, ma è soprattutto un dono prezioso voluto da Dio per ogni essere umano, nessuno escluso.            

                                                                                                                  Il don
 

Novella Esposito (già ostetrica)

A favore dell’utero in affitto a Domenica in

Articolo di MANUELA ANTONACCI

giornalista di La Nuova Bussola Quotidiana

 

È stata ospite in TV al programma Domenica in, lo scorso 15 aprile 2019, Novella Esposito, l’ex ostetrica che è stata una delle prime (precisamente il 4° caso al mondo) a ricorrere alla maternità surrogata. Siamo negli anni ’90 e Novella ha appena 23 anni quando rimane incinta di suo marito, ma perde la bambina e, per motivi di salute, le asportano l’utero.

Le viene in soccorso sua madre Regina Bianchi, all’epoca quarantacinquenne, che si offre per portare avanti la gravidanza al suo posto, tramite fecondazione artificiale. Siamo nella prima metà degli anni ’90 e, nonostante in poco meno di 20 anni sia diventato un argomento ultra affrontato e quasi sdoganato, in quel momento, invece si trattava di una novità assoluta. Dalle parole ai fatti: la fecondazione artificiale venne eseguita nella clinica di Salerno dove la stessa Novella lavorava come ostetrica. Ma dopo quattro tentativi non andati in porto, il progetto venne abbandonato: «Io e mio marito non avevamo problemi a concepire, così appena prodotti gli embrioni li hanno impiantati. Quattro volte abbiamo sperato, la gravidanza arrivava fino al terzo mese poi li perdeva sempre, nonostante la buona volontà, i bombardamenti ormonali… Così alla fine abbiamo lasciato perdere, la natura ha deciso per me, ma ho avuto la riprova di avere una famiglia forte, con legami veri, straordinari», queste le parole della donna.

Ma soprattutto questo il messaggio veicolato in un format così popolare come Domenica in, in cui l’utero in affitto viene presentato, per l’ennesima volta, come estremo gesto d’amore, indiscutibile anche quando il bambino si ritrova a essere portato in grembo e partorito dalla propria nonna, con la quale, nel frattempo, durante i 9 mesi della gravidanza, se fosse andata a buon fine, si sarebbe creato un dialogo intimo e unico. Eh sì, perché durante la gestazione esiste un rapporto materno-fetale, di tipo biochimico e psichico, di cui abbiamo più volte parlato. Come hanno affermato diversi neonatologi, tra il bambino annidato nell’utero e la madre, esiste un’interazione profonda e continua che arriva a modificare il ritmo e le abitudini di vita della gravida, poiché madre e figlio vivono in perfetta simbiosi, producendo continui cambiamenti e assestamenti l’uno nell’altra, così come il bambino, prima della nascita, è strettamente legato alle esperienze fisiche, mentali ed emotive della madre.

Pertanto, deprivare all’improvviso e deliberatamente, il piccolo, subito dopo la nascita, di questo sostrato esperienziale così importante per il suo primissimo vissuto, risulta veramente difficile intenderlo come “gesto d’amore”.

Tanto meno come un gesto di generosità in cui, nella realtà dei fatti, c’è un adulto che, come in questo caso, regala un bambino come se fosse un prodotto artigianale di cui disporre liberamente, per far felice qualcun altro.

E in tutta questa gara di finti “buoni sentimenti” che sta producendo una vera e propria “dittatura del buonismo” che arriva a giustificare e, anzi, di più, a esaltare le pratiche più abominevoli ricoprendole di uno strato melenso, chi ci rimette sono, come al solito, i più indifesi, i bambini che da “soggetti di diritti”, diventano, grazie a una società sempre più ipocrita e dedita al dio denaro, veri e propri “oggetti di diritti”, come nei peggiori regimi schiavisti.

 

Michela Murgia (scrittrice). Sul Gender,

quanti sofismi: la realtà è semplice…

Articolo di LUCA MARCOLIVIO – giornalista di Zenit

 La teoria del gender non esiste. Ma anche no.

Con una serie di capriole linguistiche degne dei sofisti più abili, Michela Murgia è arrivata sostanzialmente ad attribuire la paternità di questa ideologia ai suoi oppositori.

«Quello sul “gender” è un dibattito che non esiste ed è la prova del fatto che realtà virtuali sono reali», ha dichiarato la scrittrice in un’intervista a un quotidiano online.

Rispondendo a una domanda in qualche modo “capziosa” per come posta, in cui l’intervistatore alludeva al convegno a porte chiuse dove l’assessore provinciale trentino Mirco Bisesti dovette uscire scortato per evitare gli attivisti Lgbt [i movimenti a favore dei gay – ndr], la Murgia ha argomentato che,

«se la nomini abbastanza», la teoria del gender diventa «reale».

Poco dopo, però, la scrittrice contraddice la sua affermazione iniziale e dichiara:

«Fermare i progetti scolastici significa fermare i progetti di lotta alla discriminazione. Ci dobbiamo domandare ora chi discrimina le donne, gli omosessuali».

Con queste parole, implicitamente la Murgia ammette l’esistenza di programmi educativo-culturali che si battono contro le discriminazioni, omettendo, però di dire che questi programmi non si limitano a quell’obiettivo, ma offrono un’antropologia evidentemente alternativa al naturale dualismo maschile/femminile.

Di seguito, l’intervistata sembra scagliarsi contro la libertà educativa delle famiglie:

«Non capisco poi perché debba per forza essere la famiglia il luogo di educazione e formazione su questi temi. Io credo invece che debba essere la scuola a farlo: cosa accade se una famiglia è maschilista, omofoba o crede che la Terra sia piatta? Deve essere la scuola a portare a un’altra visione. Credo che sia la scuola laica la garanzia per le nuove generazioni».

Ecco, dunque un altro sofisma mistificante tipico delle “narrazioni” politicamente corrette:

la famiglia naturale è un costrutto senza alcun fondamento scientifico, quindi facilmente accostabile a una leggenda metropolitana dei nostri tempi come il “terrapiattismo”.

Il tutto sullo sfondo di un’intervista tropo a senso unico, in cui il giornalista, nella domanda in questione, rievocava le menzionate contestazioni all’assessore Bisesti, attribuendo in sostanza a lui e agli altri organizzatori del convegno Donne e uomini: solo stereotipi di genere o bellezza della differenza, la volontà di escludere chi fosse in disaccordo con i relatori.

Stravolgere i costrutti del pensiero dominante, dunque, sarà sempre molto difficile.