Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 278

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia

– Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda

– Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it

– e-mail: gianluca2017loda@gmail.com

 

Supplemento Straordinario al BOLLETTINO PARROCCHIALE n°278

del 13 aprile 2019


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Carissimi parrocchiani di Castelletto,

sapete tutti che da molti anni la DOMENICA DELLE PALME coincide con la GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ. L’ultimo ritrovo mondiale dei giovani col Papa è stato quello di PANAMA, dal 23 al 28 gennaio 2019. Nel giorno che inizia la Settimana Santa, quella più importante per i cristiani, culmine e vertice di tutto l’anno liturgico, non dimentichiamo che furono proprio i ragazzi e i giovani di Gerusalemme a far festa attorno a Gesù che entrava con solennità nella Città Santa.

Mi pare questo il giorno più adatto per presentare CHRISTUS VIVIT, l’Esortazione Apostolica post-sinodale di Francesco, firmata lunedì 25 marzo scorso, durante il suo viaggio alla Santa Casa di Loreto e indirizzata ai giovani e a tutto il popolo di Dio. È un documento bellissimo, scritto a cuore aperto e con l’abituale sincerità, nel quale il Papa sa alternare dolcezza e comprensione all’esposizione della verità più cruda e senza sconti per nessuno. L’Esortazione è composta da 9 capitoli divisi in 299 paragrafi, nella quale Francesco spiega di essersi lasciato ispirare dalla ricchezza delle riflessioni e dei dialoghi del Sinodo dei giovani, celebrato in Vaticano nell’ottobre 2018 e ripresi alla GMG di Panama. Il testo merita di essere letto e meditato con tranquillità e completezza. Proprio per invitarvi a questo vorrei anticipare qui di seguito alcuni dei concetti più belli, in una sintesi del documento stesso.

 “Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!”.

Alle parole del Santo Padre si aggiunge timidamente il mio augurio più bello di BUONA E SANTA PASQUA che è festa di gioia, di vita e di giovinezza che si rinnova! Auguri!

                                                                                                                      Il don


 

“Christus Vivit”- Esortazione Apostolica Post Sinodale

Papa Francesco – 25 marzo 2019 –

Estratto dalla Sintesi Ufficiale

 1 – Cosa dice la Parola di Dio sui giovani?

In un’epoca in cui i giovani contavano poco, Dio guarda con altri occhi (6) Ecco alcune figure di giovani dell’Antico Testamento: Giuseppe, Gedeone (7), Samuele (8), il re David (9), Salomone e Geremia (10), la giovanissima serva ebrea di Naaman e la giovane Rut (11). Nel Nuovo Testamento Gesù, l’eternamente giovane, vuole donarci un cuore sempre giovane (13). A Gesù non piaceva il fatto che gli adulti guardassero con disprezzo i più giovani o li tenessero al loro servizio in modo dispotico. Al contrario, chiedeva: “Chi tra voi è più grande diventi come il più giovane” (Lc 22,26).

 2 – Gesù Cristo sempre giovane

Gesù era un giovane che condivideva tutta la vita di una famiglia ben integrata nel villaggio. Gesù adolescente, grazie alla fiducia dei suoi genitori si muove con libertà e impara a camminare con tutti gli altri (29). Questi aspetti della vita di Gesù non dovrebbero essere ignorati nella pastorale giovanile, per non creare progetti che isolino i giovani dalla famiglia e dal mondo, o che li trasformino in una minoranza selezionata e preservata da ogni contagio. Servono invece progetti che li rafforzino, li accompagnino e li proiettino verso l’incontro con gli altri, il servizio generoso, la missione (30). Gesù non illumina voi, giovani, da lontano o dall’esterno, ma partendo dalla sua stessa giovinezza che condivide con voi (31). Il Signore ci chiama ad accendere stelle nella notte di altri giovani (33). Chiediamo al Signore che liberi la Chiesa da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile. Chiediamo anche che la liberi da un’altra tentazione: credere che è giovane perché cede a tutto ciò che il mondo le offre, credere che si rinnova perché nasconde il suo messaggio e si mimetizza con gli altri. No. La Chiesa è giovane quando è sé stessa, quando riceve la forza sempre nuova della Parola di Dio, dell’Eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno (35). La Chiesa può essere tentata di perdere l’entusiasmo e cercare false sicurezze mondane. Sono proprio i giovani che possono aiutarla a rimanere giovane (37).Ci sono giovani che sentono la presenza della Chiesa come fastidiosa ed irritante. È un atteggiamento che affonda le radici anche in ragioni serie e rispettabili (40). Ci sono giovani che chiedono una Chiesa che ascolti di più, che non stia continuamente a condannare il mondo (41). Maria è la ragazza di Nazaret e il suo sì è quello di chi vuole coinvolgersi e rischiare, che vuole scommettere tutto, senza altra garanzia che la certezza di sapere di essere portatrice di una promessa. E voi: vi sentite portatori di una promessa? (44). Mettendosi in gioco Maria è diventata “l’influencer di Dio”. Il cuore della Chiesa è anche pieno di giovani santi:san Sebastiano, san Francesco d’Assisi, santa Giovanna d’Arco, il beato martire Andrew Phû Yên, santa Kateri Tekakwitha, san Domenico Savio, santa Teresa di Gesù Bambino, il beato Ceferino Namuncurá, il beato Isidoro Bakanja, il beato Pier Giorgio Frassati, il beato Marcel Callo, la giovane beata Chiara Badano.

 3 – Voi siete l’adesso di Dio

I giovani sono il presente e lo stanno arricchendo con il loro contributo (64).Noi adulti corriamo il rischio di fare una lista di disastri, di difetti della gioventù del nostro tempo (66). Lo sguardo di Dio Padre è capace di valorizzare e alimentare i germi di bene seminati nel cuore dei giovani (67). Esiste una pluralità di mondi giovanili (68). Ci sono giovani che vivono in contesti di guerra, quelli sfruttati e vittime di rapimenti, criminalità organizzata, tratta di esseri umani, schiavitù e sfruttamento sessuale, stupri. Ci sono anche giovani che vivono perpetrando crimini e violenze (72). Molti giovani sono ideologizzati, strumentalizzati e usati come carne da macello o come forza d’urto per distruggere, intimidire o ridicolizzare gli altri (73). Ancora più numerosi sono quelli che patiscono forme di emarginazione ed esclusione sociale per ragioni religiose, etniche o economiche. Ecco giovani che restano incinte e vittime della piaga dell’aborto, così come della diffusione dell’HIV, delle diverse forme di dipendenza (droghe, azzardo, pornografia, ecc.) e non manca la situazione dei bambini e ragazzi di strada (74), situazioni che sono rese doppiamente dolorose e difficili per le donne. Non possiamo essere una Chiesa che non piange di fronte a questi drammi dei suoi figli giovani. La cosa peggiore è applicare la ricetta dello spirito mondano che consiste nell’anestetizzare i giovani con altre notizie, con distrazioni e banalità (75). In molti Paesi poveri, l’aiuto economico di alcuni Paesi più ricchi o di alcuni organismi internazionali è solitamente vincolato all’accettazione di proposte occidentali in materia di sessualità, matrimonio, vita o giustizia sociale: è una colonizzazione ideologica che danneggia in modo particolare i giovani (78). La cultura di oggi presenta il modello giovanile di bellezza e usa i corpi giovani nella pubblicità: non è certo un elogio rivolto ai giovani (79). In un mondo che enfatizza esclusivamente la sessualità, è difficile mantenere una buona relazione col proprio corpo e vivere serenamente le relazioni affettive. Le scienze e le tecnologie biomediche possono farci dimenticare che la vita è un dono, che siamo esseri creati e limitati, che possiamo facilmente essere strumentalizzati da chi detiene il potere (82). L’ambiente digitale ha creato un nuovo modo di comunicare e può facilitare la circolazione di informazione indipendente. In molti Paesi, il web e i social network sono ormai un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani (87). Ma è anche un territorio di solitudine, manipolazione, sfruttamento e violenza, fino al caso estremo del dark web. I media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà concreta. Nuove forme di violenza si diffondono attraverso i social media, ad esempio il cyberbullismo; il web è anche un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo (88).  Non si deve dimenticare che nel mondo digitale operano giganteschi interessi economici, capaci di creare meccanismi di manipolazione delle coscienze e del processo democratico (89). Sono tanti i giovani coinvolti nelle migrazioni. La preoccupazione della Chiesa riguarda in particolare coloro che fuggono dalla guerra, dalla violenza, dalla persecuzione politica o religiosa, dai disastri naturali dovuti anche ai cambiamenti climatici e dalla povertà estrema (91): sono alla ricerca di un’opportunità, sognano un futuro migliore. Altri migranti sono attirati dalla cultura occidentale, nutrendo talvolta aspettative irrealistiche che li espongono a pesanti delusioni. Trafficanti senza scrupolo, spesso legati ai cartelli della droga e delle armi, sfruttano la debolezza dei migranti (92). Saranno rigorose le misure di prevenzione contro gli abusi (99), ricordando che i sacerdoti che si sono macchiati di abusi sui minori non sono la maggioranza, che invece è costituita da chi porta avanti un ministero fedele e generoso (100). La Chiesa non ricorre ad alcuna chirurgia estetica, non ha paura di mostrare i peccati dei suoi membri. Ma non si abbandona la Madre quando è ferita (101). Ci sono giovani creativi e geniali nell’uso delle nuove tecniche di comunicazione: come il Venerabile Carlo Acutis, che ha saputo usarle per trasmettere il Vangelo (105); non è caduto nella trappola e diceva che tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie. Non lasciare che ti succeda questo (106). Cerca la grande meta della santità. Essere giovani non significa solo cercare piaceri passeggeri e successi superficiali (108). È molto difficile lottare contro le insidie e tentazioni del demonio e del mondo egoista se siamo isolati (110); serve invece una vita comunitaria.

 4 – Il grande annuncio per tutti i giovani

Ecco tre verità: la prima è che Dio ti ama, non dubitarne mai(112). La memoria del Padre non è un disco rigido, ma un cuore tenero di compassione. Cerca di rimanere un momento di silenzio lasciandoti amare da Lui (115). Il suo amore sa più di risalite che di cadute, più di riconciliazione che di proibizione, più di futuro che di passato (116). La seconda verità è che Cristo ti salva. Non dimenticare mai che Egli perdona settanta volte sette (119). L’amore del Signore è più grande di tutte le nostre contraddizioni, di tutte le nostre fragilità e di tutte le nostre meschinità (120). Ci perdona e ci libera gratuitamente (121). La terza verità è che Egli vive! Occorre ricordarlo, perché si corre il rischio di prendere Gesù Cristo solo come un buon esempio del passato (124). Con Lui si può sempre guardare avanti (127). Invoca ogni giorno lo Spirito Santo; non perdi nulla ed Egli può cambiare la tua vita, può illuminarla e darle una rotta migliore (131).

 5 – Percorsi di gioventù

L’amore di Dio e il nostro rapporto con Cristo vivo non ci impediscono di sognare, non ci chiedono di restringere i nostri orizzonti. Al contrario, questo amore ci sprona, ci stimola, ci proietta verso una vita migliore e più bella (138). La giovinezza è l’età delle scelte in ambito professionale, sociale, politico e anche nella scelta del partner o nell’avere i primi figli. I sogni più belli si conquistano con speranza, pazienza e impegno, rinunciando alla fretta (142). Non osservare la vita dal balcone, non passare la vita davanti a uno schermo (143). Vivere il presente non significa lanciarsi in una dissolutezza irresponsabile che lascia vuoti e insoddisfatti (147). L’amicizia con Gesù è indissolubile perché Lui non ci abbandona (154). Sant’Oscar Romero diceva: “Il cristianesimo non è un insieme di verità in cui occorre credere, di leggi da osservare, di divieti. Così risulta ripugnante. Il cristianesimo è una Persona che mi ha amato così tanto da reclamare il mio amore. Il cristianesimo è Cristo”. È importante mantenere la “connessione” con Gesù, perché non crescerai nella felicità e nella santità solo con le tue forze e la tua mente (158). Crescere vuol dire conservare e alimentare le cose più preziose che ti regala la giovinezza, ma nello stesso tempo significa essere aperti a purificare ciò che non è buono (161). Non sarai santo e realizzato copiando gli altri, perché tu devi scoprire chi sei e sviluppare il tuo modo personale di essere santo (162). Dio ama la gioia dei giovani e li invita soprattutto a quell’allegria che si vive nella comunione fraterna (167). I giovani impegnati possono correre il rischio di chiudersi in piccoli gruppi (168). Occorre andare oltre i gruppi di amici e costruire l’amicizia sociale, cercare il bene comune (169). Tanti giovani in tante parti del mondo sono usciti per le strade per esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna. Sono giovani che vogliono essere protagonisti del cambiamento (174). I giovani sono chiamati ad essere missionari coraggiosi, testimoniando ovunque il Vangelo con la propria vita (175). La parola non deve essere messa a tacere: siate capaci di andare controcorrente e sappiate condividere Gesù, comunicate la fede che Lui vi ha donato (176). Non ci sono confini, Gesù ci invia a tutti. Il Vangelo è per tutti (177). E non ci si può aspettare che la missione sia facile e comoda (178).

 6 – Giovani con radici

Le ideologie di diversi colori distruggono tutto ciò che è diverso e in questo modo possono dominare senza opposizioni (181). Cari giovani, non permettete che usino la vostra giovinezza per favorire una vita superficiale, che confonde la bellezza con l’apparenza (183). Oggi si promuove una spiritualità senza Dio, un’affettività senza comunità e senza impegno verso chi soffre, una paura dei poveri visti come soggetti pericolosi, e una serie di offerte che pretendono di farvi credere in un futuro paradisiaco che sarà sempre rimandato più in là (184). Sono autentiche forme di colonizzazione culturale (185) che sradicano i giovani dalle loro appartenenze culturali e religiose da cui provengono trasformandoli in soggetti manipolabili fatti in serie (186). Gli anziani aiutano i giovani a scoprire la ricchezza viva del passato, facendone memoria (188). La menzogna vuol farti credere che solo ciò che è nuovo è buono e bello (191).

 7 – La pastorale dei giovani

I giovani sono attori della pastorale giovanile, accompagnati e guidati, ma liberi di trovare strade sempre nuove con creatività e audacia (203). La pastorale giovanile non può che essere sinodale, cioè capace di dar forma a un «camminare insieme» (210). Va privilegiato il linguaggio della vicinanza che tocca il cuore, avvicinandosi con la grammatica dell’amore, non con il proselitismo (211). In guardia dal proporre ai giovani toccati da un’intensa esperienza di Dio incontri di “formazione” nei quali si affrontano solo questioni dottrinali e morali: molti si annoiano, perdono il fuoco dell’incontro con Cristo e la gioia di seguirlo (212). Nelle nostre istituzioni dobbiamo offrire ai giovani luoghi appropriati, che essi possano gestire a loro piacimento e dove possano entrare e uscire liberamente, (218). Una delle gioie più grandi di un educatore consiste nel vedere un allievo che si costituisce come una persona forte, integrata, protagonista e capace di dare (221). Serve una pastorale giovanile popolare, più ampia e flessibile, che stimoli, nei diversi luoghi in cui si muovono concretamente i giovani, quelle guide naturali e quei carismi che lo Spirito Santo ha già seminato tra loro (230). I giovani diventino missionari. Un giovane che va in pellegrinaggio per chiedere aiuto alla Madonna e invita un amico o un compagno ad accompagnarlo, con questo semplice gesto sta compiendo una preziosa azione missionaria (239). La pastorale giovanile deve essere sempre missionaria (240).
I giovani hanno bisogno di essere rispettati nella loro libertà e accompagnati da parte degli adulti, a cominciare dalla famiglia (242) e quindi dalla comunità; i giovani siano guardati con comprensione, stima e affetto, non li si giudich continuamente (243).

 8 – La vocazione

Gesù vuole da ogni giovane la sua amicizia (250). La nostra vita sulla terra raggiunge la sua pienezza quando si trasforma in offerta (254). Per realizzare la propria vocazione è necessario scoprirsi alla luce di Dio e far fiorire il proprio essere (257). I giovani sentono fortemente la chiamata all’amore e sognano di incontrare la persona giusta con cui formare una famiglia (259), e il sacramento del matrimonio avvolge questo amore con la grazia di Dio (260). La sessualità è dono che il Signore dà e ha due scopi: amarsi e generare vita; è una passione. Il vero amore è appassionato (261). L’aumento di separazioni, divorzi… può causare nei giovani grandi sofferenze e crisi d’identità (262). Nonostante tutte le difficoltà vale la pena scommettere sulla famiglia. Non lasciate che vi rubino la possibilità di amare sul serio (263). Credere che nulla può essere definitivo è un inganno e una menzogna (264). Invito i giovani a non aspettarsi di vivere senza lavorare, dipendendo dall’aiuto degli altri. Questo non va bene, perché il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale. Aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze (269). Non puoi vivere senza lavorare e a volte dovrai accettare quello che trovi, ma non rinunciare mai ai tuoi sogni, non darti mai per vinto (272). Non si deve escludere la possibilità di consacrarsi a Dio. Perché escluderlo? Se riconosci una chiamata di Dio e la segui, ciò sarà la cosa che darà pienezza alla tua vita (276).

 9 – Il discernimento

Senza la sapienza del discernimento possiamo trasformarci facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento(279). Espressione del discernimento è l’impegno per riconoscere la propria vocazione. È un compito che richiede spazi di solitudine e di silenzio; si tratta di una decisione molto personale che nessun altro può prendere al nostro posto (283). Il regalo della vocazione sarà senza dubbio un regalo esigente (289). A chi aiuta i giovani nel discernimento sono richieste tre sensibilità. La prima è l’attenzione alla persona:ascoltare l’altro che ci sta dando sé stesso nelle sue parole (292). La seconda consiste nel discernere, cioè cogliere il punto giusto in cui si discerne la grazia dalla tentazione (293). La terza consiste nell’ascoltare gli impulsi che l’altro sperimenta “in avanti”. È l’ascolto profondo di dove vuole andare veramente l’altro (294). Quando uno ascolta l’altro in questo modo, a un certo punto deve scomparire per lasciare che segua la strada che ha scoperto (296). Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci  (299).