Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 277

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia

– Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda

– Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it

– e-mail: gianluca2017loda@gmail.com

 

Supplemento Straordinario al BOLLETTINO PARROCCHIALE n°277

del 31 marzo 2019 – pomeriggio


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 Carissimi Parrocchiani,

Da Loreto, in visita il 25 marzo scorso, solennità dell’Annunciazione del Signore, IL PAPA ha detto:

“famiglia e giovani non possono essere due settori paralleli della pastorale, ma devono camminare uniti”.

Il cardinale BASSETTI, Presidente della CEI, ha detto:

“quando si perde il senso delle istituzioni e invece di provare a trovare soluzioni comuni, a rammendare un Paese che sembra sempre più sfilacciato, ci si accapiglia e ci si divide accecati da ideologie.

Questo è il tempo della sintesi, del trovare soluzioni comuni…

La Chiesa deve essere un pungolo affinché la famiglia sia considerata una risorsa e non un problema”.

Eccomi pienamente d’accordo con sua Eminenza! Sì, tutti per la famiglia; tutti per le famiglie. Sempre! A Castelletto stia tranquillo che la Parrocchia non si metterà MAI contro la famiglia, ma sarà sempre dalla parte di chiunque la sostiene.

Quale famiglia?

Quella che ha ribadito IL PAPA a Loreto:

“fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna”.

Sono cose talmente ovvie e tanto naturali che lo pensavano anche i nostri padri, quando molti anni fa scrissero la Costituzione Italiana, prima che arrivassero le aquile dell’attuale civiltà, elementi tipo Di Maio, Cirinnà… e compagnia bella!

È proprio vero che anch’io, come il papa, sì, proprio quasi come il Papa, ogni mattina che mi alzo dal letto devo pensare alle parole più convincenti da usare per convincere gli interlocutori che “due più due fa quattro”! A Castelletto, per la verità, non ce ne sono molti del genere, ma in giro se ne trovano molti di più!

Da parte mia è piena la condivisione d’ideali agli organizzatori del 13°CONGRESSO MONDIALE DELLE FAMIGLIE A VERONA (= WCF), nei giorni scorsi (dal 29 al 31 marzo 2019).

► Là si è ribadita l’importanza e la bellezza della famiglia, che è una sola, cioè una “società naturale fondata sul matrimonio” (art. 29 della Costituzione Italiana) non omologabile neppure lontanamente ad unioni civili fra persone di pari sesso (Amoris Lætitia, 251); che è costituita dall’unione di un uomo e una donna (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, articolo 16); che i bambini hanno diritto ad avere mamma e papà e che i genitori sono i titolari del dovere/diritto di educare i propri figli (articolo 30).

Nelle intenzioni degli organizzatori il Congresso non è stato uno SCONTRO, ma un INCONTRO: a favore della bellezza della famiglia, della genitorialità e della vita, per la dignità della donna e per i diritti dei bambini.

Gli oppositori? La maggior parte si son dimostrati gente che ha un’idea un po’ strana di democrazia: “chi non la pensa come me non ha diritto di parlare…” Questi soggetti, più che democratici, sono gli attuali colonizzatori ideologici, che inquinano le menti e rovinano le anime, dai quali è meglio prendere le distanze ed è proficuo girare alla larga!       Don Gianluca
OSSERVAZIONI di attualità

 “La prudenza non è mai troppa!”

Il noto proverbio vale sempre. A me pare che coi tempi e coi fatti che corrono valga ancor più, anche a Brescia, anche per la nostra cattolicissima diocesi!

 

► L’editoriale della Voce del Popolo del 28 marzo 2019 dal chiarissimo titolo “Ius soli, Rami e la legge che non c’è” (naturalmente non firmato dal direttore, ma da altro personaggio!) mi pare l’esatto contrario di quanto sostenevo nel supplemento 276 di quindici giorni fa. Ripeto: a me sembra che non ci sia necessità né urgenza di promulgare altre leggi sull’argomento. Infatti: i bambini non italiani che vivono da noi, a Castelletto, ad esempio, vanno a scuola, non sono discriminati da nessuno, vengono all’oratorio a giocare, vanno vestiti come vogliono, loro e le loro famiglie… Cosa manca loro? La cittadinanza, si dice. Perché? Cosa aggiungerebbe a quello che hanno già? Perché gli si vuole mettere addosso ad ogni costo un’etichetta che non hanno? Anche se sono nati in Italia non sono italiani, caspita! Ma chi non arriva a capire queste cose?

Non capiscono queste cose i signori che da anni stanno operando per favorire una sostituzione etnico-culturale e generazionale nel nostro popolo. Questo avveniva in modo velato fino a qualche anno fa; ora invece in maniera più evidente.

Si è arrivati anche a strumentalizzare dei ragazzini come le vittime del balordo senegalese (con la cittadinanza italiana!!!) che ha incendiato il pullman con cinquanta minori a bordo.

Il fatto che l’Italia e l’Europa siano culturalmente alla deriva e verso la fine della propria civiltà è evidenza talmente nota che non serve ulteriormente dimostrare con altre argomentazioni.

Siccome la fine di questa civiltà è relativamente vicina, qualcuno pensa opportuno colpirla in anticipo con la mazzata finale!

 

► C’è chi dice: “bisogna aprirsi, abbattere i muri in Italia e in Europa!”.

Rispondo: come si fa ad essere così sguerci da non capire che l’Italia e l’Europa sono solo una “piccola” parte di un mondo che è assai più vasto? Se vale l’affermazione di abbattere i muri – ed io sono d’accordo – non deve valere solo in Italia, non deve valere solo in Europa, ma deve valere per tutti gli Stati, in tutto il mondo e senza eccezioni, sempre!

Caspita, ma come si fa ad essere così ottusi da non capire questo? Come si fa, con le informazioni alle quali si può attingere in abbondanza e senza più “filtri di regime” come avveniva qualche decennio fa a non sapere?

 ► Va bene visitare la moschea di Brescia cantando lo slogan: “Che bello, siamo tutti fratelli!” col vescovo in testa e cortigiani al seguito…

Bisognerebbe provare a far la stessa cosa a Lahore (cioè in Pakistan), a Khartum (in Sudan) o alla Mecca (in Arabia Saudita)!

 ► Qualcuno ripeterà la litania ormai trita e ri-trita: “don, non puoi dire queste cose! Sei razzista, islamofobo, omofobo…”.

Sì guarda, fai prima a dire che sono tuttofobo!!!

Mi pare di non essere niente delle parolacce appena squinternate…

Ma: con quel che succede… un pizzico di prudenza in più non sarebbe fuori luogo!

 ► C’è anche un’altra cosa che non ho capito, a pagina 17 della stessa VdP: per l’attentato in Nuova Zelanda (contro una moschea) le “autorità” religiose cattoliche di Brescia sono corse a salti al centro culturale (islamico) di via Corsica, a trovare gli amici musulmani della città.

Francamente non riesco a capire il nesso tra le due cose! È come se l’attentatore della Nuova Zelanda fosse un operatore della Curia di Brescia mandato come missionario colà e si fosse reso colpevole di strage colpendo parenti o amici degli islamici che vivono in Via Corsica a Brescia…

Non è forse una cosa sproporzionata?

Cosa c’entrano e gli uni e gli altri?

Se si dovesse immaginare una “reciprocità”, che finora non è mai esistita, i musulmani di Castelletto dovrebbero venire tutti i giorni in visita alla nostra chiesa a chiedere scusa per tutti gli attentati che ogni giorno si compiono da parte dei loro “fratelli” nel nome di Allah contro i cristiani in ogni parte del mondo! Ma vi immaginate? Vi assicuro che questo fatto non è mai avvenuto, neanche una volta per la paura (e non l’avrebbe mai preteso nessuno, né io, né altri della nostra Parrocchia). E per fortuna! 

► Avete sentito delle elezioni regionali in Basilicata, la penultima regione italiana a livello di gestione politico-amministrativa, appena sopra il Molise.

Chiedetevi: chi l’ha governata e con quali politiche, negli ultimi vent’anni?

Là si è dimostrato negli anni e coi fatti cosa produce il buonismo superficiale o sciocco.

Là avevano deciso di governare con le politiche del “meticciato culturale ed etnico”: siccome la nostra Regione si spopola, avanti tutti, belli e brutti, che c’è posto! Oves et boves, da ogni parte del mondo! Così ripopoliamo i nostri paesi e la Regione prospera! Si sono visti i risultati! Una regione potenzialmente ricca, ma allo sbando…

Anche da noi si guarda alla scuola del paesino di montagna o di campagna che, se arrivano cinque bambini stranieri in più resta aperta e può continuare, altrimenti chiude perché manca il numero minimo… e allora tutti acclamano: Venite, venite!

Dieci anni fa tutti i benpensanti si erano scandalizzati perché alla scuola elementare di Boario (Città di Darfo Boario Terme, dove io ero parroco nella frazione di Bessimo) una famiglia italiana aveva ritirato il proprio bambino dalla prima elementare iscrivendolo ad altra scuola pubblica, perché tutti gli altri bambini di quella classe erano stranieri. Forse quei due erano davvero dei cattivi razzisti! Brutta gente, negativa, che non sa accettare “il diverso”.

Ma, voi, cosa avreste fatto?

E vi sentite anche in diritto di puntare il dito contro quei due poveri genitori italiani accusandoli di essere cattivi genitori, pessimi educatori e cristiani negativi?

 ► A pagina 10 dello stesso settimanale già citato (VdP), che ritenevamo “diocesano cattolico” una certa Anna Casella (che viene dichiarato essere: docente universitario di Antropologia Culturale) a Montichiari avrebbe detto di aver:

“analizzato i flussi migratori dichiarando come il meticciato sia ormai il nostro futuro ed ha invitato a smettere di parlare di nostra cultura, nostra religione, nostri costumi brandendoli come un’arma contro il diverso”.

Mi dispiace ma non sono assolutamente d’accordo con questa visione catto-comunista o almeno sinistroide delle cose. Mi pare che sia una lettura molto superficiale della realtà, che al massimo la circoscrive al recinto di Brescia, della Lombardia o dell’Italia… Signora Casella (non la cascina Seccamani!) apra gli occhi, perché il mondo è un pochino più grande dei nostri recinti e gli altri popoli e le altre culture hanno un’identità, talvolta anche forte, che non sono disposti a svendere né a sacrificare al primo che passa.

La cultura italiana e quella europea non avranno ancora vita lunga; questo è vero. È nel DNA delle civiltà, per le quali la nostra probabilmente non fa eccezione.

Ma che siamo proprio noi ad accelerarne l’ultimo respiro, signora Casella, NO, io proprio non sono d’accordo!

Se “difendere la nostra identità” equivale a “brandire tutto questo come un’arma contro il diverso” probabilmente io e la signora Casella leggiamo in modo diametralmente opposto gli stessi fatti.

VdP è “padrona” di dare grancassa a tutto quello che vuole; tuttavia mi sia lecito obiettare che no, io non sono proprio d’accordo con questa visione unidirezionale delle cose! E che quella non è necessariamente l’unica visione cristiana possibile. Ci mancherebbe! 

► Tant’è che adesso arriverà il solito sveglio ad accusarmi di essere un intollerante, un… biri, biri… eccetera, sfoderando dalla sua spada del dialogo nuovi dogmi inesistenti, come il politicamente corretto ed altre sfanfarate.

Costui dovrebbe sapere che a Castelletto NON si promuove nessuna discriminazione di persone, nessuna intolleranza, tanto più da parte della nostra Parrocchia.

Casomai io penso che la religione cristiana diventa educativa quando insegna alle persone anche la legalità (italiane o straniere che siano), a fare il proprio dovere e a rispettare le leggi (fatte di diritti, ma anche di doveri) e le consuetudini del luogo che le ospita.

Non credete che questo da noi è cosa ovvia?

Venite a vedere. Porto un solo esempio.

Il Giovedì Grasso (era il 28 marzo scorso) i catechisti ed i bambini hanno preparato un piccolo fuoco nel cortile dell’Oratorio per “bruciare la vecchia”, disegnata su fogli di carta di formato A3: un pomeriggio bellissimo, di corse, di sole e di colori. Bambini avanti e indietro, mamme, nonni… All’esterno, quasi con timore, si avvicinavano verso il cancello dell’oratorio due giovani donne non italiane, con tuniche e veli di stile orientale… Ho detto loro, invitandole ad entrare: avanti, avanti, è una festa dei bambini. “Si brucia la vecchia”, ma è un modo di dire, non c’è nessun pericolo! C’è anche la merenda, ecco lì qualche fetta di torta, patatine, avanti! Accomodatevi.

Se queste giovani donne abitano qui, da noi, e stanno passando davanti all’oratorio, e i loro figli giocano coi nostri, cosa avrei dovuto dire diversamente? Non devono sentirsi benvenute?

Per la verità avrei voluto aggiungere (ma non l’ho fatto): “non abbiate paura, che qui siamo in Italia, non in Pakistan o in India, dove si arriva a bruciare anche delle giovani donne vive in carne ed ossa!”

Da noi questi “spettacoli”, per fortuna, non ci sono ancora… Forse quando si cambierà civiltà, e io spero di non esserci più, ne riparlerete!        

                                                                                                                                                Dgl