Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 265

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia

Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda – Telefono: 030-907915

– Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it

– e-mail: gianluca2017loda@gmail.com

 

Supplemento Straordinario al BOLLETTINO PARROCCHIALE n°265

del 20 ottobre 2018

 

ROMA – QUATTRO GIORNI MEMORABILI

 Carissimi Parrocchiani di Castelletto,

vi apro il mio cuore per raccontarvi (vi assicuro: sintetizzando molto!) i giorni meravigliosi appena trascorsi a Roma, a motivo della Canonizzazione di Papa Paolo VI e di altri sei beati.

 

PREMESSA

– Quando cinque anni fa ricorreva il 50° anniversario dell’elezione di Papa Paolo (avvenuta il 21 giugno 1963) la Diocesi di Brescia si recava a Roma per rendere omaggio al Papa bresciano, dichiarato “venerabile” poco prima. Ebbe un incontro in Basilica di San Pietro col nuovo Papa, Francesco, molto riservato e confidenziale. Durante l’estate, si stava celebrando l’Anno della fede (ricordate?) assieme alle numerose figure di santi e beati giovani proposte ai ragazzi del Grest facevamo un pellegrinaggio al Santuario della Madonna della Stella di Gussago e alla casa natale di Paolo VI, accolti dalle Suore di Maria Ausiliatrice che sono le custodi della casa stessa di Concesio. Con evidente sorpresa, già nell’anno successivo Paolo VI veniva dichiarato Beato il 19 ottobre 2014, mentre si stava celebrando in Vaticano il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia (quello “straordinario”, il primo dei due). Alcuni ricordarono allora la controversa, discussa e criticata Enciclica Humanæ Vitæ di Papa Paolo, pubblicata il 25 luglio 1968: chi per ribadirne i principi profetici ed incancellabili; altri per dire che era arrivato il momento di passare oltre. Nel 2015 si ricordava il 50° anniversario di conclusione del Concilio Vaticano II che, dopo la morte di Papa Giovanni, era stato continuato e terminato proprio da Paolo VI l’8 dicembre 1965. A fine dell’anno scorso si diceva in modo del tutto informale che c’era un altro miracolo di Paolo VI in via di approvazione… ma nulla di sicuro. Appena è stata annunciata in modo ufficiale la data della Canonizzazione (il 19 maggio scorso – fissata per il 14 ottobre) ho sentito che dovevo partecipare anch’io. La data non era incompatibile con gli impegni pastorali della Parrocchia, per cui, nelle mie intenzioni dovevo iscrivermi il prima possibile. Dove? Con chi? L’opportunità mi è stata offerta all’inizio di giugno da Mons. Fabio Peli, Arciprete Plebano di Concesio, mio compagno di Messa e Parroco della Parrocchia dove Giovanni Battista Montini fu battezzato. Sicuramente, pochi o tanti, vanno a Roma! Però non sarebbe la prima volta che fai un’iscrizione e alla fine ti trovi a piedi, perché l’organizzatore non ha raggiunto il numero o perché per altri motivi il viaggio programmato viene annullato. Così, passando parola, si sono aggiunte a me anche Rosa e Martina al nostro gruppo. Con sorpresa ho trovato sul nostro pullman anche Mons. Dino Osio, Arciprete emerito di Concesio, che in Seminario era stato mio insegnante di Letteratura Italiana in liceo e di Arte in ginnasio e che venne a Castelletto per le Quarantore (il 9-11 aprile 2017).

 

VENERDI’ 12

– La giornata è stata occupata dal viaggio di andata a Roma. Alle ore 17 avevamo in programma la celebrazione della Santa Messa, presieduta dal Cardinale Giovanni Battista Re, di origine bresciana, essendo nato a Borno il 30 gennaio 1934, che ha trascorso quasi tutta la sua vita in Vaticano e dove tuttora risiede. Ho visto per la prima volta la Chiesa di Santo Stefano degli Abissini, dov’eravamo presenti circa 200 pellegrini, quelli dei quattro gruppi di Concesio. Il rito è stato molto semplice, ma ravvivato dalla presenza di numerosi ragazzi e giovani. Subito dopo il cardinale ci ha fatto strada, facendosi entrare nella Basilica di San Pietro, passando da un ingresso secondario, non utilizzato dai turisti. La mia emozione è stata grande perché il nostro ingresso è stato preceduto da suoni e canti provenienti dalla basilica. Ci era stato detto infatti che si stava svolgendo un’adorazione eucaristica all’altare della Cattedra. La sorpresa è stata maggiore entrando, vedendo che nella penombra, alla mia sinistra, distante solo qualche decina di metri, il Santo Padre stava confessando. Avrei potuto scattare numerose foto nel breve istante di passaggio, ma non mi è sembrato opportuno, al di là degli incaricati della sicurezza che non lo avrebbero permesso. Alcuni di noi non l’hanno neanche visto… io ero talmente sorpreso che non riesco a ricordare se il Papa stava confessando un ragazzo o una ragazza! È la stessa emozione che avevo provato nel 1984, quando per la prima volta nella mia vita avevo visto il Papa di persona, passare a pochi metri di distanza, San Giovanni Paolo II, quando allora ero studente di terza liceo e col Seminario per la prima volta mi ero recato a Roma, per il Giubileo straordinario della Redenzione ed eravamo stati ricevuti in udienza dal Santo Padre nella Sala Clementina in Vaticano. Mentre visitavamo privatamente la Basilica continuavano le preghiere e i canti dei giovani in adorazione. Una preghiera particolare per voi, Castellettani, miei parrocchiani, ho fatto passando dinanzi all’altare della Trasfigurazione (dove campeggia l’enorme mosaico di Raffaello) e dove sotto l’altare c’è l’urna del Beato Innocenzo XI, Papa (il papa della celebre battaglia di Vienna del 1683, organizzata, combattuta e vinta per fermare l’invasione inarrestabile degli Ottomani in Europa). Sull’altro lato, dove campeggia l’altare di San Girolamo, ho venerato l’urna di San Giovanni XXIII, Papa, che avevo visitato a Sotto il Monte con papà e mamma il mattino del 6 giugno scorso. Ora papà non è più tra noi, perché chiamato in cielo il 17 luglio scorso; forse è proprio più vicino adesso a Papa Giovanni che a noi. La basilica Vaticana è sempre una scoperta di ricchezze spirituali e di arte, ogni volta che la visito: un particolare nuovo, un mosaico, l’ovale di un Papa oppure i colori smaglianti di uno stemma incastonato nei pavimenti di marmo. Verso sera abbiamo fatto tappa, insieme, a Casa Tra Noi, il luogo dove siamo stati ospitati: dignitoso, confortevole e ben tenuto. Ho scoperto che questo albergo di accoglienza, situato in Colle del Gallo, vicino alla stazione ferroviaria di San Pietro, venne fondato da un sacerdote orionino, don Sebastiano Plutino, che mi era completamente sconosciuto fino a quel momento.

 

SABATO 13

– La mattinata aveva in programma la visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore, alla Basilica del Laterano e alla Scala Santa. Alle 9 in punto, nella piazza di Santa Maria Maggiore, al centro della quale svetta un’altissima colonna sovrastata da una statua della Beata Vergine Maria, una guida turistica ci ha accompagnato e descritto le principali meraviglie, all’esterno e all’interno dell’edificio. Ho gustato di nuovo la Cappella Paolina e la Cappella Sistina (sono le due cappelle principali interne alla Basilica, da non confondere con luoghi del Vaticano, che portano lo stesso nome) e le reliquie della culla di Gesù Bambino, collocate sotto la Confessione (che è l’altare principale, quello sovrastato dal grande baldacchino). La guida ci ha fatto vedere nel pavimento, vicino all’altare maggiore, il luogo in cui venne sepolto Gian Lorenzo Bernini, uno degli architetti e scultori più grandi del mondo di tutti i tempi, che lavorò per tutta la vita all’abbellimento di numerosi edifici sacri di Roma; celebre, fra tutte le sue opere, l’attuale Piazza San Pietro ed il colonnato che la circonda, che da lui ha preso il nome. Mi sono soffermato un momento di più davanti alla Salus Populi Romani, l’antichissima tavola su cui è dipinta l’immagine della Madonna col Bambino, realizzata secondo la tradizione da San Luca Evangelista. Vero o non vero, possiamo essere tutti d’accordo nell’attestare che le pagine più belle dei Vangeli che parlano di Maria sono proprio quelle scritte e tramandateci da San Luca: l’Annunciazione, la visita, la nascita, i pastori, la presentazione al tempio ed il ritrovamento di Gesù al tempio… come splendide pennellate di un meraviglioso dipinto, tanto da definire san Luca “il pittore della Madonna”. Ho detto una preghiera per Francesco, il Santo Padre che, dicono, ogni volta che fa un viaggio fuori Roma, si reca proprio qui, a Santa Maria Maggiore, il più antico santuario mariano costruito in Occidente, proprio dinanzi a questa immagine della Salus Populi Romani, portandole sempre in omaggio un’offerta floreale. Non sto a descrivere tutto quello che emerge alla mente e nel cuore ritornando in questa Basilica (dalla neve del 5 agosto, alla festa liturgica, da una delle prime Messe che celebrai qui, alla Cappella del Crocifisso, alla Porta Santa… a tutto il resto), perché non sarebbe più finita. Usciti dalla Basilica ho visto dove si trova l’ingresso del Pontificio Seminario Lombardo, sul lato orientale della piazza, dove alcuni amici sacerdoti bresciani hanno studiato. Abbiamo visitato quindi la Basilica di San Giovanni in Laterano, la Cattedrale di Roma, chiesa per la quale il Papa è il Vescovo della città eterna. È dedicata sia a San Giovanni Battista, il Precursore, che a San Giovanni Apostolo ed Evangelista. Non avevo mai notato prima quanto è grande la piazza che si estende davanti all’attuale facciata principale, che abbiamo percorso interamente a piedi, la piazza dei concerti del primo maggio, tanto per capirci. Interessante, proprio in un punto significativo di questa piazza, il grandioso monumento a San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, che non avevo mai visto così da vicino. All’interno, dopo aver fatto i soliti controlli ai metal-detector, ormai necessari in tutti i luoghi più importanti della città dopo gli attentati in diversi luoghi ed i pericoli provocati dagli estremisti islamici, la guida ci ha subito intrattenuto vicino al dipinto a fresco di Giotto, nel quale il primo grande maestro della pittura italiana ha raffigurato Papa Bonifacio VIII che indice il primo Giubileo della Storia (quello del 1300). Anche qui non dico niente di tutto quello che emerge nella mente e nel cuore alla visita di questo meraviglioso luogo sacro, che mi risveglia numerosi ricordi e momenti, privati e pubblici, se non alcuni particolari che la guida stessa ci ha fatto notare: i giochi ed i fasci di luce, a dir poco “perfetti” che illuminano la basilica e le statue degli apostoli sul lato destro della navata principale ed i mosaici cosmateschi che impreziosiscono il pavimento.

Alcuni pellegrini volevano percorrere la Scala Santa e qualcuno era anche convinto di averla salita… ma l’abbiamo trovata chiusa per restauri, almeno fino a fine anno 2018. In effetti non avremmo nemmeno avuto il tempo sufficiente per poterla fare in ginocchio, com’è usanza, con la necessaria calma. Siamo entrati, tutti, sì, anche per breve tempo, almeno per recitare una preghiera. Volendo si percorrono le altre quattro scale per salire e per scendere, ma la scala centrale, quella che racchiude la vera scala santa, non era percorribile. Lì sono i luoghi del Passionista Padre Candido Amantini (che prestò servizio per ben 36 anni, morto il 22 settembre 1992 e da alcuni anni qui sepolto, al Santuario Pontificio della Scala Santa) e del suo principale discepolo, l’esorcista più celebre di tutti i tempi, Padre Gabriele Amorth (morto il 16 settembre 2016, anzianissimo, carico di anni e di meriti). Nel pomeriggio avevamo un unico appuntamento in programma: la Messa al Santuario della Madonna del Divino Amore, alla periferia sud di Roma, appena fuori dal Grande Raccordo anulare, per tutti i pellegrini bresciani, celebrazione presieduta dal Vescovo di Brescia Mons. Pierantonio Tremolada, concelebrata coi vescovi Mons. Luciano Monari, Mons. Pietro Verzeletti e Mons. Vincenzo Zani e dai sacerdoti bresciani. La pur grande sacrestia sembrava diventata una scatola di sardine! Per fortuna siamo arrivati con un largo margine di anticipo, perché non saprei dire quante persone mi hanno salutato tra i numerosi pellegrini delle diverse parrocchie, anche alcuni parrocchiani conosciuti nelle esperienze pastorali precedenti Castelletto. Ho incontrato le mie due cugine Ornella e Giuliana, che non sapevo esser venute a Roma negli stessi giorni e per lo stesso evento. Quanti sacerdoti amici, alcuni anche di parrocchie vicine alle nostre: Gottolengo, Leno… Ottima l’esecuzione dei canti da parte della corale di Chiesuola di Pontevico: sembrava la corale degna di una Collegiata! E non certo di una piccola parrocchia periferica.

 

DOMENICA 14

– Sveglia in programma molto presto. Alle 6.30 del mattino eravamo già nei pressi del Vaticano, sul lato del palazzo del Sant’Uffizio, dove sapevamo che i varchi d’ingresso sarebbero stati aperti alle 7. Non è troppo presto? All’apparenza. Infatti, ci credete? Siamo riusciti a passare dai metal-detector solo verso le 8.15. Poi arrivare alla postazione indicata sul biglietto per la concelebrazione col Papa è stato un attimo! Durante la lunga attesa ho potuto vedere molti ragazzi e giovani, provenienti da luoghi diversi. Sono rimasto colpito in particolare da un gruppo di giovani ragazze di Calvenzano, in Provincia di Bergamo e in Diocesi di Cremona, venute per la Canonizzazione del Beato Francesco Spinelli. Ci hanno raccontato che conoscono molto bene le Suore Adoratrici di Rivolta d’Adda, fondate dal Santo nel 1882, una volta accolto dal Vescovo di Cremona, il bresciano Mons. Geremia Bonomelli, dopo le traversie e le difficoltà economiche incontrate a Bergamo con Santa Geltrude Comensoli. Queste ragazze prestano servizio a favore di ragazzi disabili proprio a Rivolta, vicino al loro paese. Io ho detto che il loro servizio di volontariato è molto bello e prezioso, e che noi, della Parrocchia di Castelletto, abbiamo dato i natali ad uno dei loro parroci passati, proprio di Calvenzano: don Adriano Sperlari, che nato a Castelletto il 13 dicembre 1919, si era trasferito con la famiglia ancor da ragazzo nel cremonese, ad Olmeneta, che era tornato a celebrare a Castelletto la sua Prima Messa l’11 aprile 1943. Dopo essere stato Curato proprio a Rivolta d’Adda dal 1943 al 1958 era stato trasferito a Calvenzano, dove operò come Parroco nei successivi 20 anni di vita, fino alla morte sopraggiunta inaspettata ed improvvisa il 5 dicembre 1978, a 58 anni di età, a causa di un intervento cardiaco cui erano subentrate complicazioni. Il secondo gruppo di ragazzini quindicenni coi quali ho potuto conversare proveniva da Pescosansonesco, in provincia di Pescara, il paese natale del nuovo Santo Nunzio Sulprizio. Anche adesso sono andato a rivedere il nome del paese, che non ricordo proprio a memoria (troppo difficile!). Da un po’ di conversazione c’è da dire che del nuovo santo, morto a soli 19 anni (una vita meravigliosa ed esemplare, tutta da scoprire!) sapevano davvero ogni particolare, con grande preparazione, come mi aveva detto poco prima una loro catechista. Sì, il giovane Nunzio, è stato un ragazzo che aveva sofferto tanto, patrono dei giovani lavoratori ed era stato sfruttato con poca carità dallo zio, che lo aveva cresciuto dopo la morte prematura di entrambi i genitori… Per me è stata una grande soddisfazione poter condividere alcuni momenti così, informali, in fila, in coda con adolescenti e giovani così carichi ed entusiasti per i loro Santi e per le opere di misericordia! Sì per i loro santi, che sono anche i nostri santi: perché gli amici del Signore vengono offerti a tutta la Chiesa per essere conosciuti, amati e pregati come esempi e modelli di vita. Grazie, grazie, grazie…

Per la prima volta nella vita ho potuto concelebrare ad una cerimonia presieduta dal Santo Padre (dopo ventotto anni e mezzo di sacerdozio) con tutto ciò che precede, comporta e segue. Troppo lungo descrivere anche solo parzialmente le numerosissime emozioni! Per pura casualità i cerimonieri che ci hanno fatto procedere in fila, ordinati, una volta preparati e salutati confratelli e vescovi, numerosi anche bresciani, mi sono ritrovato, mio malgrado, in prima fila alla destra del trono del Papa, in un punto d’osservazione unico. Vi lascio immaginare quante foto, anche ai dignitari, ambasciatori diplomatici che passavano dinanzi a noi, uno dopo l’altro, accompagnati dai gentiluomini di Sua Santità, per occupare i posti loro assegnati prima dell’inizio della celebrazione. Intanto le corali presenti, fra le quali quella del maestro Andreoli di Gambara, cantavano gli inni ufficiali in onore dei nuovi santi. A pochi passi davanti a me ecco passare l’anziano Cardinal Ruini (che ha 87 anni, già Vicario del Papa a Roma e Presidente della CEI), il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (che non avevo mai visto di persona, dal vivo); di fronte a noi, cioè a sinistra della sede del Papa avevamo i Canonici di San Pietro ed altri della famiglia pontificia, con i loro variopinti ed originalissimi costumi… sono riuscito a riconoscere, mi pare, tra loro, il Cardinale Gianfranco Ravasi. Per fortuna si è recitato il Rosario, guidato ai microfoni, che ha favorito per tutti la preghiera ed il raccoglimento, cosa per niente facile, né scontata! È stato detto in latino, come si addice ad un’adunanza mondiale di tal fatta. All’inizio della Messa, dinanzi al Papa, era una serie assai lunga di Vescovi e cardinali concelebranti, la maggior parte dei quali sono i Padri sinodali. Non sono riuscito a gustare a pieno la celebrazione nella sua ricchezza, in quanto, col nutrito gruppo di sacerdoti e diaconi vicino a me, avevo l’incarico di distribuire la Comunione: bellissimo, emozionante sì, ma con una serie di movimenti e spostamenti che uno non immaginerebbe… e che distraggono un po’ dal necessario raccoglimento. Abbiamo fatto la comunione nei pressi dell’altare del Santissimo Sacramento all’interno della Basilica Vaticana (altra emozione molto forte) e subito dopo, quasi senza neanche rendersi conto, la preghiera dell’Angelus e la fine della Messa. Altre emozioni e momenti bellissimi sono stati quelli dopo la celebrazione: riuscire a vedere da vicino, per puro caso, l’angolo delle reliquie dei nuovi santi, mentre i cerimonieri iniziavano a smantellare i palchi e gli apparati, alcune foto in una giornata indimenticabile e bella, caratterizzata da una sole quasi estivo, il Papa in lontananza sulla papa-mobile che salutava i fedeli, la foto ad un giovane vescovo della Malaysia: “Sa, eccellenza, che sembra proprio un Vescovo vero?” e una foto di gruppo con la miracolata del nuovo santo Oscar Romero, assieme al marito e ai suoi tre figli… quante emozioni! Grazie, Signore!

Nel pomeriggio avevamo tempo libero; quindi ognuno poteva gestire il proprio tempo con la massima libertà. Assieme a Martina e Rosa ho deciso di far visita alla tomba di San Paolo VI nelle Grotte Vaticane. Se riusciremo, dipende dalle code e dai tempi, mi piacerebbe tornare per una seconda volta, sopra la Cupola della Basilica. Detto, fatto! Passaggio ancora attraverso i metal-detector della sicurezza, coda lunga, ma scorrevole per l’ingresso in Basilica, accesso alle Grotte dal braccio di Sant’Andrea. Senza grande fatica né attese estenuanti ci siamo trovati pressoché subito davanti all’enorme pietra bianca sul pavimento che riporta in maniera semplicissima, in latino, la scritta “Sanctus Paulus VI”. Niente di meno, niente di più. Se volete, davanti a noi, un mosaico di pregevole fattura, di un primo piano del Papa bresciano. Sì un mosaico, lo si vedeva bene, perché tra i pellegrini di Concesio c’era chi parlava di mosaico, chi di un dipinto. Inoltre, sulla destra della cappella della tomba del Papa, il quadretto con le copie dell’atto di nascita e dell’atto di battesimo del Papa (nato a Concesio il 26 settembre 1897 e battezzato nella chiesa di Pieve il 30 settembre seguente, giorno di morte di Santa Teresa di Gesù Bambino, la santa dei bambini battezzati). Mons. Osio ci diceva che aveva portato lui alcuni anni prima quel quadretto da Concesio, ma nessuno sapeva dire se era stato lasciato o se era stato rimosso dopo la sistemazione della tomba. Invece, eccolo; un altro dubbio chiarito. Se c’è un dispiacere è che i percorsi per i pellegrini sono a senso obbligato e permettono di visitare solo una parte dei luoghi più belli, santi e preziosi. Ad esempio, era chiusa la parte delle Grotte di fronte a noi, dove ci sono le sepolture di numerosi altri pontefici e, ricordo bene, per averlo visitato in altra circostanza, il sarcofago del Cardinale Raffaele Merry del Val, il Segretario di Stato di San Pio X. Usciti dalle Grotte, il tempo era davvero favorevole in tutti i sensi, siamo saliti sulla Cupola, che a Roma, chiamano popolarmente il Cupolone: in effetti è la Cupola più grande del mondo, progettata e realizzata da Michelangelo. Nell’anello interno, dove guardi dall’alto all’interno della Basilica e vedi molto bene il Baldacchino della Confessione del Bernini, abbiamo incontrato altri pellegrini di Leno e di Castelletto: ma guarda, proprio qui, all’interno della Cupola di San Pietro! Arrivati fin sopra, alla lanterna, ho potuto gustare dall’alto tutto quanto si vede della città e dei monumenti sottostanti: non si finirebbe mai di contemplare tanta meraviglia! Uno dopo l’altro, tutti i pellegrini e turisti se n’erano andati. Noi tre eravamo gli ultimi, sollecitati a scendere dai guardiani, a motivo dell’orario di chiusura. Abbiamo sceso le ultime scale a piedi, quelle attorno all’ascensore, lungo le quali sono state affisse numerose iscrizioni di personaggi famosi che visitarono la cupola, la lanterna e la palla nei secoli… Dal basso invece ecco le enormi insegne di marmo che ricordano le precedenti aperture della porta santa dei vari giubilei… ad ogni angolo si trovano aperte pagine di storia, di cultura e di arte.

Ho notato che rispetto alla mia salita precedente sulla lanterna della cupola, vi erano inferriate massicce anche sopra il capo dei pellegrini: i custodi mi hanno confermato che sono state posizionate soltanto quattro anni fa, dopo che s’erano verificati alcuni atti dimostrativi eclatanti da parte di disperati o pazzi di sorta. Ancora, ho notato che non si possono più raggiungere le enormi statue che s’innalzano sopra la facciata della basilica, quelle che raffigurano Gesù Risorto e gli Apostoli, ma che si possono solo ammirare, da dietro, ad alcuni metri di distanza. Mentre rivedevamo alcuni particolari all’interno della Basilica ed infine uscivamo anche per la chiusura della stessa, prima del rientro in albergo a cena, ci soffermavamo all’interno della piazza, alla ricerca del segno, nel pavimento, che indica il centro dell’ellisse, dal quale si vede il colonnato, ripartito su quattro file di enormi colonne, come se fosse un’unica serie di colonne…

Ma per far questo ho dovuto scavalcare una delle grandi transenne di legno, ancora collocate per la divisione degli spazi interni alla piazza, riservati ai pellegrini durante le udienze e le celebrazioni. Appena uscito dagli spazi cintati, venivo imitato prontamente da due ragazzine romane, una delle quali, quando abbiamo detto di essere di Brescia, scesi per la canonizzazione di Paolo VI, ci ha detto di essere anche stata a Leno (com’è piccolo il mondo!) a trovare delle amiche conosciute al mare.

 

LUNEDI’ 15

– L’ultima tappa del pellegrinaggio a Roma prevedeva la celebrazione della Messa presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura, assieme ai pellegrini rimasti, delle Diocesi di Brescia e di Milano. Il celebrante doveva essere il Cardinale Angelo Scola ma, a causa del suo ricovero in ospedale e non potendo essere sostituito dall’Arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini, impegnato al Sinodo dei Vescovi, è stato il Cardinale Francesco Coccopalmerio, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio per i testi legislativi (avendo compiuto 80 anni il 6 marzo scorso). Lui stesso, di origine milanese, ha ricordato all’inizio della lunga e bellissima omelia, di essere stato ordinato sacerdote a Milano dal Cardinale Giovanni Battista Montini nel lontano 1962, l’ultima classe sfornata dal Seminario Ambrosiano, prima che Montini venisse eletto Papa. Dicevo, ha tenuto una bellissima omelia, centrata su Montini, il Papa del dialogo. Ha ripreso alcuni tratti dell’Enciclica Ecclesiam Suam, la prima del pontificato, quella che è solitamente programmatica, pubblicata nel 1964, mentre si stavano ancora svolgendo i lavori del Concilio. Il cardinale ha utilizzato degli esempi molto belli per attualizzare le parole del Papa bresciano, adatte per noi, sacerdoti, e per i fedeli, in quel tema assai caro al nostro Vescovo, Mons. Tremolada, quello della sinodalità. Tra l’altro è stato proprio Papa Paolo ad “inventare” il Sinodo dei Vescovi, un istituto che prima non esisteva nella Chiesa, quasi una sorta di Concilio più ristretto, più agile, più frequente, da ripetersi negli anni. Al termine della Messa la consegna ricevuta era quella di tornare subito al pullman per il pranzo in albergo ed il ritorno a Concesio. Verso mezzanotte, al silenzio più completo, facevamo rientro al nostro caro, amato, indimenticato Castelletto.

Per chi vuole: internet permette di ascoltare le omelie del Papa, del Cardinale Coccopalmerio e di leggere anche altri contributi interessanti, anche per chi non ha potuto essere presente di persona a questo che, mi pare, per noi cattolici bresciani, è stato un evento di quelli che sicuramente passerà alla storia.