Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 260

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia – Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda – Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2

332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it

e-mail: gianluca2017loda@gmail.com

 

Supplemento Straordinario al BOLLETTINO PARROCCHIALE n°260

del 9 settembre 2018

 

ROCCA DI PAPA: IL CARDINALE KONRAD KRAJEWSKI

saluta i migranti sbarcati dalla nave Diciotti

6 settembre 2018 – Comunicato – Elemosineria Apostolica

 

Il Cardinale Konrad Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, si è recato al Centro “Mondo Migliore” di Rocca di Papa, alle porte di Roma, per portare il saluto del Santo Padre ai migranti sbarcati dalla nave Diciotti che nelle ore seguenti – gli ultimi il 7 settembre – partiranno per essere accolti nelle diverse diocesi italiane.

L’Elemosiniere ha pranzato con i circa 340 ospiti del Centro, i migranti ancora presenti, gli operatori e il Direttore della Caritas Italiana, Mons. Francesco Antonio Soddu. Al termine tutti insieme hanno mangiato una torta.

Quindi ha incontrato i circa 40 volontari che, in queste ultime due settimane, hanno lavorato per organizzare la partenza di questi ragazzi. Il cardinale ha portato a tutti il saluto e la benedizione del Santo Padre ed ha donato ai presenti un’immagine di Papa Francesco, che è stata accolta con grande entusiasmo e come segno di speranza.

Due bambini siriani hanno consegnato al Cardinale un ritratto fatto da loro e una donna musulmana ha regalato un’immagine della Madonna realizzata all’uncinetto da portare al Papa. Inoltre, nella giornata di oggi (6 settembre) sono stati distribuiti circa 20.000 gelati in case di accoglienza e mense di poveri di Roma, offerti da una fabbrica che voleva condividerli con i più bisognosi. 1.300 di questi gelati sono arrivati anche al Centro “Mondo Migliore”.

 

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► Nel frattempo circa la metà dei cento profughi richiedenti asilo e sbarcati in Italia dalla nave Diciotti per volontà diretta del Papa e per l’interessamento pratico della CEI, si sono resi irreperibili! Alla faccia della fuga dalla guerra, dalla fame e dalla morte!

Mi pare che questo fatto sia l’ennesima prova per constatare:

1 – che i popoli africani hanno una civiltà completamente diversa dalla nostra: più nomade che stanziale (ricordate Caino e Abele, fin dalle prime pagine della Bibbia?); per loro muoversi è la normalità; accasarsi non rientra nella loro cultura, come invece è idea normale per noi.

2 – Chi si è dato alla fuga non cercava rifugio, ma aveva altre intenzioni, ad esempio quella di andare in un paese diverso dall’Italia. Allora non siamo davanti ad accoglienza di rifugiati, ma ad altra cosa. Si devono chiamare le situazioni col nome corretto.

3 – Chi si è dato alla fuga “non era prigioniero” si è detto. Ma ha come dato una sberla in faccia all’Italia che l’ha accolto, al governo italiano che ha reso possibile lo sbarco, alla Chiesa italiana e al Papa che hanno fatto da mediatori nell’iniziativa senza nessun guadagno!

4 – Infine, non si può che rimanere basiti venendo a sapere che una Procura della Repubblica ha indagato il Ministro degli Interni dell’Italia per “sequestro di persona” e un’altra Procura ha disposto il sequestro di tutto il denaro disponibile al suo partito. Se da un lato questo accanimento giudiziario non fa che aumentare consensi futuri al nemico politico, mi pare che una casta tanto privilegiata quanto intoccabile com’è quella della magistratura finora non è mai stata chiamata a pagare di tasca propria i numerosi e clamorosi errori giudiziari del passato e del presente…

Mah!?! Voi cosa dite?                                                                             Dgl

 

QUEL GRIDO CHE SALE AL CIELO

L’orrore della pedofilia (Il Sole 24 Ore, Domenica 2 Settembre 2018, 1 e 8)

Mons. Bruno Forte – Arcivescovo di Chieti-Vasto

 

La lettera inviata da Papa Francesco al popolo di Dio il 20 agosto scorso e i suoi interventi in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie a Dublino, scanditi da ripetute richieste di perdono per le colpe di pedofilia commesse da alcuni membri del clero, mostrano la sua grandezza morale, il coraggio che ha nel cercare la verità e nell’obbedire ad essa a qualunque prezzo e la fiducia che ripone nell’opera del Signore nella Sua Chiesa, nonostante i limiti e i peccati dei battezzati. Aspetti che risultano tanto più luminosi e credibili se messi a confronto con le critiche avanzate da voci a lui avverse. Per rilevarlo basti citare alcuni passaggi di quanto il Papa ha scritto in riferimento alle vittime degli abusi sessuali, di potere e di coscienza, compiuti da sacerdoti o persone consacrate:

“Il dolore di queste vittime è un lamento che sale al cielo, che tocca l’anima e che per molto tempo è stato ignorato, nascosto o messo a tacere. Ma il suo grido è stato più forte di tutte le misure che hanno cercato di farlo tacere o, anche, hanno preteso di risolverlo con decisioni che ne hanno accresciuto la gravità cadendo nella complicità… Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli… È imprescindibile che come Chiesa riconosciamo e condanniamo con dolore e vergogna le atrocità commesse da persone consacrate, chierici, e anche da tutti coloro che avevano la missione di vigilare e proteggere i più vulnerabili. Chiediamo perdono per i peccati propri e altrui. La coscienza del peccato ci aiuta a riconoscere gli errori, i delitti e le ferite procurate nel passato e ci permette di aprirci e impegnarci maggiormente nel presente in un cammino di rinnovata conversione”.

Queste parole denunziano senza mezzi termini la gravità delle colpe commesse e sottolineano quella non minore di aver coperto tali atrocità da parte di responsabili della vita ecclesiale: proseguendo in particolare l’opera di Benedetto XVI nel fare pulizia all’interno della comunità dei fedeli, Francesco calca la mano sull’abisso inaccettabile del male compiuto e sull’esigenza assoluta di riparazione e di purificazione. Tutto questo non può che suscitare condivisione, ammirazione e fiducia.

Due osservazioni mi sembrano però necessarie perché l’azione del Papa sia di stimolo a tutti i livelli, tanto nel popolo di Dio, quanto nell’intera società:

1 ► la prima è che purtroppo il clero non è la sola categoria in cui una percentuale sia pur bassa di persone ha commesso nefandezze. Stando a statistiche di pubblico dominio il numero degli abusi commessi su minori in differenti ambiti è tragicamente elevato e al primo posto come luogo dove essi avvengono ci sono le mura domestiche, avendo come protagonisti genitori e familiari.

Solo dopo una dozzina di categorie di soggetti colpevoli vengono segnalati alcuni membri del clero. Quest’osservazione, che rattrista enormemente, lancia anche un doveroso allarme: chi nella società deve levare la voce e denunciare questo male lacerante, analogamente a come ha fatto il Papa nella Chiesa? Perché non si sentono denunce altrettanto forti e circoscritte? Chi copre l’orrore? Quali meccanismi inducono i media a insistere sulle colpe dei membri della Chiesa e a non evidenziare con altrettanta decisione quelle presenti nella società civile, perfino in ambiti insospettabili come quelli educativi e scolastici? Occorre promuovere un’alleanza in difesa dei più deboli, che coinvolga famiglie, educatori, operatori dei media, “influencer” e “opinion makers” (come oggi vengono chiamati coloro che possono influire sui comportamenti collettivi). Soprattutto, occorre che la nostra società risvegli in sé la vigilanza contro i fenomeni di deterioramento etico e l’impegno a favore del bene morale nei più diversi ambiti di vita. I mali denunciati e quelli che dovranno e potranno esserlo esigono una decisa reazione morale, da cui nessuno deve sentirsi estraneo o esonerato, specialmente se ha a che fare con ragazzi e giovani in ruoli formativi.

2 ► Un’ulteriore considerazione va poi tenuta presente: la denuncia del male non deve dimenticare o oscurare il tanto bene che è stato fatto e che continua ad essere quotidianamente operato. Per parlare della Chiesa si pensi all’impegno di ogni giorno di innumerevoli sacerdoti e consacrati, di catechisti ed educatori, di genitori credenti e di intere famiglie, al servizio della formazione e in compiti caritativi e di giustizia sociale ispirati al Vangelo. Il bene, però, si trova anche da tante altre parti: come dice Papa Francesco nell’esortazione “Gaudete et exsultate” sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo (19 Marzo 2018):

“anche fuori della Chiesa Cattolica e in ambiti molto differenti, lo Spirito suscita segni della sua presenza, che aiutano gli stessi discepoli di Cristo” (n. 9).

In campo sociale si pensi ai tanti che operano con dedizione e sacrificio nella scuola e nell’università, negli ospedali, nei centri di assistenza per chi ha bisogno, nelle case di accoglienza per anziani e disabili, ed anche a coloro (e vorremmo fossero tanti e sempre di più…) che vivono l’azione politica come servizio generoso e disinteressato al bene comune. A tutti è richiesto l’impegno per far crescere nelle menti e nei cuori la decisione di agire al servizio di chi ha bisogno e per diffondere la convinzione che fare il bene non solo è bene ma fa bene, a sé stessi e all’intera società. La radice di ogni male possibile sta nel sottrarsi a un simile appello. L’inizio di un nuovo domani per tutti sta nel rispondervi senza lentezze o esitazioni.

 † Bruno Forte

 

OSSERVAZIONE A MARGINE

 

Mi pare doveroso ricordare un amico coinvolto anni fa, suo malgrado, in un’inchiesta per pedofilia, che coinvolse bambini molto piccoli ed un numero elevato di persone, personale scolastico ed extra-scolastico. Lui aveva l’unica “colpa” di avere l’abitazione al primo piano dell’immobile frequentato dai bambini, che, conoscendolo, avevano fatto anche il suo nome. La seconda “colpa” fu quella che i giudici fecero interrogare i bambini a psicologhe di primo pelo, senza alcuna esperienza, del tutto impreparate e inadeguate ad affrontare un’inchiesta di così profonda delicatezza. Mai una prova, e tre assoluzioni nei tre gradi di giudizio… Eppure, c’era ancora chi urlava: “Dagli all’untore!” Il proverbio dice che il tempo è medico. Ora, passati tredici anni, le cose sono tornate al giusto equilibrio.

Ma, quale calvario! Per i bambini, anche se non esistevano fatti. Vi rendete conto di cosa significa sottoporre i piccoli ad interrogatori capziosi, insistendo con domande orientate, molto strane per i piccoli, per far dichiarare loro affermazioni utili all’impianto accusatorio? E la sofferenza delle famiglie e quella degli innocenti ingiustamente colpevolizzati?

L’accusa di abuso sessuale può essere usata per distruggere la vita di persone innocenti! Un po’ come avviene in Pakistan: se un cristiano ti sta antipatico, basta denunciarlo per blasfemia e gli rovini la vita! La severità delle misure adottate per estirpare questo male va unita alla serietà delle prove che vanno vagliate, non per coprire, ma per scoprire la verità.            Dgl