Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 255

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia  Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda

– Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it

– e-mail: gianluca2017loda@gmail.com

 

Supplemento Straordinario al


BOLLETTINO PARROCCHIALE n° 255

10 giugno 2018

 

Carissimi parrocchiani di Castelletto,

riporto di seguito la LETTERA APERTA che mi sono sentito di dover scrivere a don Federico Pellegrini, ad un anno dalla tromba d’aria che il 6 giugno 2017 colpì gravemente la nostra Chiesa Parrocchiale.

Mentre sono esterrefatto a causa di uno stallo che continua inspiegabile da un anno, plaudo invece a voi, per le BELLE E NUMEROSE FESTE che abbiamo potuto celebrare, di domenica in domenica, dalle cresime ad oggi.

Ammiro anche l’ottima organizzazione del TORNEO DI CALCIO, iniziato la sera del 2 giugno scorso, e che continua raccogliendo intere folle di amici, appassionati, giocatori, nuovi volontari sbucati da ogni angolo e partecipanti dell’Oratorio. Se volete, l’unico autogoal, è stato quello delle magliette. Ma tant’è: resta sempre vero che l’ottimo è nemico del bene. Ricordate, comunque che “Senza di me non potete dare nulla” l’ha detto Gesù, che è sempre il mio e vostro Maestro, l’unico maestro, perché noi siamo (o dovremmo essere) tutti fratelli. Allora, avanti tutta e, con le parole del Papa, diffuse attraverso il comunicato dei nostri vescovi lombardi su Amoris Lætitia (supplemento n° 254): “CAMMINIAMO, FAMIGLIE!”

Buona estate a tutti, fisica e spirituale

Il Parroco – Don Gianluca

 

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Lettera aperta a don Federico Pellegrini

Direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Brescia

Presso il settimanale diocesano “La Voce del Popolo”

A margine e dopo la lettura del trafiletto di voce

del 7 giugno 2018, pag. 6

“prevenire è meglio che curare”

 

 

Carissimo don Federico,

premetto a scanso di interpretazioni errate od estensive di quanto esprimerò di seguito la nostra lunga conoscenza reciproca, iniziata per me da piccolo chierichetto quando tu, chierico festivo, venivi per il servizio nella nostra Parrocchia di Rovato, in supporto a don Giampaolo (prima del 1977, oltre quarant’anni fa)… Noi, ragazzi, guardavamo a te, come a Tonino e ai seminaristi più grandi di noi come a modelli, da cui prendevamo esempi, oltre a quelli dei nostri sacerdoti.

Il giorno prima della pubblicazione di Voce del 7 giugno, quindi il 6 giugno 2018, a Castelletto abbiamo ricordato un anno esatto dall’evento inaspettato che, il 6 giugno 2017, aveva colpito numerose case ed attività artigianali della nostra Parrocchia ed in particolare la Chiesa: la famigerata TROMBA D’ARIA. Nessuno, a memoria d’uomo, ricordava un fenomeno simile mai accaduto prima nella nostra terra.

I danni furono ingenti. Nel frattempo, io mi trovavo assente dalla Parrocchia. Nelle settimane precedenti, dopo molta fatica, ero riuscito a fissare cinque giorni di vacanza assieme ai miei anziani genitori, dal 5 al 9 giugno: un’impresa non facile, vista la loro ritrosia a lasciare casa e gli impegni intrecciati con la mia responsabilità di Parroco che mi competono…

Sennonoché ricordo le incalzanti telefonate di quei giorni (7 e 8 giugno) e le pressioni “psicologiche” che almeno da due parti mi vennero opposte… volendomi suscitare impossibili conflitti di coscienza, perché tornassi immediatamente a Castelletto! Mi viene da ridere, oggi, pensando ad un anno intero, ormai trascorso invano!

Guardo la chiesa di San Giacinto, che viene raffigurata in fotografia sopra il testo del tuo articolo, senza spiegarne in alcun modo il collegamento: nessuno dice su Vdp che sabato scorso 2 giugno, durante la Messa vespertina, è collassata una porzione di soffitto. La chiesa è stata immediatamente evacuata e dichiarata inagibile, con grande spavento e disagio dei parrocchiani e grane anche pratiche per il Parroco (tutta la mia solidarietà al caro Ermi!).

Anche a Castelletto il Sindaco emanò immediatamente la sera stessa del 6 giugno un’ordinanza d’inagibilità della Chiesa e del campanile! Infatti, la sera del 6 giugno, qualche profeta ispirato non si sa da quale spirito, guardando il campanile l’aveva visto inclinato e tutti in un attimo dissero che la tromba d’aria aveva fatto inclinare il campanile sul lato verso la strada e che era a rischio di crollo! Un po’ com’era avvenuto a Milano quando era scoppiata la peste di manzoniana memoria e un vecchio era stato visto sfregare una panca con un fazzoletto per pulirne la polvere in una chiesa e si diffuse la voce che misteriosi untori avevano contagiato a avvelenato la città…

Da allora siamo riusciti: a mettere in sicurezza gli immobili, a togliere le nove vetrate depositandole in un laboratorio di restauro e a compiere lavori minori, come una veloce ripassata del tetto, facendo tappare il buco più evidente che si era aperto. Iniziava una pratica infinita e una serie stucchevole di sopralluoghi di architetti, tecnici, periti, misure, relazioni, disegni, fotografie… a pacchi! Sì, veri PACCHI, perché in realtà non portavano a niente (fino ad ora). In luglio tu stesso ispezionasti il sottotetto della chiesa assieme all’architetto della Soprintendenza; voi vedeste e constataste di persona la necessità di rifare il tetto, sconquassato dalla tromba d’aria.

Caspita! Con i vostri occhi avete visto le numerose fessure nel tetto, da cui entravano spiragli di luce…

Tutti ricordano che l’estate 2017 fu particolarmente arida: non pioveva mai! Fu un danno per la nostra agricoltura, ma per la chiesa di Castelletto fu un toccasana! Se non pioveva è ovvio che non entravano infiltrazioni. Quello che la Provvidenza ci ha risparmiato come ulteriori danni conseguenti la tromba d’aria, nei primi mesi, l’ha invece aggravato notevolmente la BUROCRAZIA, anche ecclesiastica, che ne è seguita.

L’architetto incaricato di redigere un intero e dettagliato progetto di restauro della Chiesa di Castelletto segnalò fin dai primi mesi il pericolo d’infiltrazioni d’acqua nel tetto della chiesa e della canonica ad ogni temporale che sarebbe arrivato.

Per pudore non sto a ripercorrere tutti gli stucchevoli passaggi “da Erode a Pilato” di questa vicenda, che mi riservo di divulgare in un secondo momento, se sarà necessario…

Dopo il 4 marzo il direttore di Voce del popolo si domandava smarrito come leggere ed interpretare il voto degli italiani alle elezioni politiche nazionali e regionali. Aggiungo, guardando dentro casa nostra: ne ha voglia anche  il Papa di voler snellire una enorme macchina burocratica ecclesiastica, che, di fatto, si oppone ad ogni immaginabile e necessaria riforma. A Francesco va tutta la mia solidarietà! Non dimentichiamo che molte persone, laiche ed ecclesiastiche, vivono di burocrazia, una vera cancrena dello Stato e per la Chiesa.

Come si fa a non capire perché il 4 marzo noi, maggioranza assoluta degli italiani, abbiamo votato lega o cinque stelle? E tutti ora addosso al nuovo governo, compresi gli insulti arrivati immediatamente da tutti gli arcobaleni e compagnia bella al ministro della famiglia, Lorenzo Fontana, a cui va tutta la mia stima e personale solidarietà!

Plaudo al Rettore del Seminario, Don Filippini, pensando ai tre novelli sacerdoti: Lorenzo, Alex e Luca e auguro loro di essere dei bravi e santi sacerdoti secondo il Cuore di Cristo (non necessariamente secondo la linea catto-comunista dell’establishment alla moda, anche negli uffici della curia di Brescia).

Ci auguriamo tutti, e presto, che i novelli sacerdoti e noi sacerdoti non più novelli ed un po’ navigati (io compio 28 anni di onorato servizio il 9 giugno prossimo) di avere un ruolo più “purificato”, ma ben preciso, insostituibile e necessario. È urgente, ma nel frattempo, OLTRE AL DANNO ARRIVANO LE BEFFE!

La tromba d’aria è arrivata, imprevedibile. L’assicurazione, anche se con una buona parte di ritardo, ha messo a disposizione della Curia (che ha prontamente avocato a sé la gestione di tutto l’affare) una parte della liquidazione necessaria.

Perché dopo un anno non si è ancora sistemato un coppo?

Giovedì sera (7 giugno), mentre ero in Oratorio al torneo di calcio, intrattenendomi coi numerosi presenti, scoppiava un ennesimo temporale… Verso le ore 22 rientravo in casa. Il solaio della canonica era un allagamento, che ho cercato di limitare con alcuni secchi per raccogliere acqua… Ho immaginato il sottotetto della chiesa, che non ho avuto il coraggio di andare a guardare; mi avrebbe ferito troppo profondamente!

Sai, dopo sette anni da parroco ti affezioni ad un luogo, anche alla chiesa, alla tua chiesa e ti dispiace che tutti quelli che sono esperti, ma lontani, ti sorridano, sentenzino, burocratizzino… e ti lascino nei pasticci. Venerdì mattina (8 giugno) già guardando la volta si vedevano nuove macchie di umido, conseguenza del forte temporale e delle nuove infiltrazioni abbondanti della sera precedente. Le macchie di sali si allargano vistosamente…

Cosa aspettiamo? Un secondo san Giacinto?

Mi dispiacerebbe che i soloni di turno arrivino e dopo un ulteriore sopralluogo, riescano a “partorire” una nuova chiusura ed inagibilità della chiesa, anziché far muovere l’immobile elefante pietrificato della burocrazia.

Intanto noi, parroci, soffriamo e tacciamo, impotenti, raccogliendo OLTRE AL DANNO (di dover provvedere, anche economicamente alle spese straordinarie e a tutti i disagi prevenienti e conseguenti) ANCHE LE BEFFE (di passare come insensibili e distratti nella cura, manutenzione e miglioramento dei beni culturali che si sono affidàti) dal nostro settimanale diocesano, non nuovo a queste sparate, assieme alla propaganda negativa che vien fatta di alcuni sacerdoti dal suo direttore, perfino nelle congreghe zonali dei preti.

Talvolta si ha l’impressione di essere lasciati completamente soli sulle barricate, al posto di combattimento, nonostante i sorrisi, le strette di mano, le belle parole, gli uffici che ti rimandano inutilmente da una scrivania all’altra, i supporti, adesso anche il RUP (nessuno capisce dal cilindro di quale prestigiatore è uscita questa nuova figura “diocesana” e cosa dovrebbe fare… e magari a quale costo e… sostenuto da chi…).

Di questa desolante solitudine ho avuto la certezza soprattutto dopo il 19 aprile scorso, quando ho capito che perfino il nostro nuovo vescovo Tremolada è circondato almeno da alcuni perfetti cortigiani ed ottimi ruffiani della peggior specie! Il Vescovo ha bisogno di bravi collaboratori, non di ruffiani! Auguro ai nuovi Vicari Episcopali, da poco nominati, di spendersi tutti in un compito così, di collaborazione sincera, che non è facile, ma da cui dipende una sostanziale differenza, anche nel governo diretto e indiretto di una Diocesi non piccola e non facile.

Caro don Federico, Tito Livio diceva: “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”.

Permettimi, al momento, di non aggiungere altro.

Grazie per la lettura (se sei riuscito ad arrivare fino in fondo). Cordialmente – Buon lavoro a te e ai cari colleghi.                                   

Don Gianluca Loda