Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 251

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia   Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda – Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it

– e-mail: gianluca2017loda@gmail.com

 

Supplemento Straordinario al


BOLLETTINO PARROCCHIALE n° 251

28 APRILE 2018

Carissimi parrocchiani di Castelletto,

continua la nostra riflessione e celebrazione della santità, guardando ad alcune particolari figure in occasione di anniversari particolari.                                   Dgl

 

Sant’Agnese da Montepulciano

Festa il 20 aprile

750° Anniversario della nascita – avvenuta nel 1268 Agnese

A 9 anni indossò l’abito delle sante vergini e solo quindicenne fu eletta alla guida delle monache di Proceno in Toscana, dando mirabile esempio di umiltà nel monastero da lei fondato, sotto la disciplina di S. Domenico. Fu sua devota ed ammiratrice S. Caterina da Siena, Patrona d’Italia e d’Europa, nata 30 anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1317.

 

San Corrado da Parzham

Festa il 21 aprile

200° Anniversario della nascita, avvenuta il 22 dicembre 1818

a Parzham, (Passau) in Baviera (Germania). Corrado

Viene battezzato col nome di Giovanni Evangelista (cognome: Birndorfer), ed è il penultimo di 12 figli.

1832 – a 14 anni perde la mamma e due anni dopo il padre.

1837 – tenta di studiare dai benedettini di Metten a Deggendorf, ma fa poco profitto

1841 – entra dai Cappuccini il 19 maggio e professa nel Terz’Ordine Francescano

1849 – va come postulante nel convento di Altötting

1851 – veste l’abito cappuccino il 17 sett. come fratello laico nel convento di Laufen. Il suo impegno resta ben documentato negli undici propositi “fatti con riflessione” nel noviziato, prima della professione, ispirati dal grande buon senso di un uomo sodo e concreto e vivo ritratto dello spirito cappuccino voluto e assimilato da fra Corrado. Riguardano: la presenza di Dio, il silenzio, il senso delle croci, la ritiratezza, l’amore fraterno, la mortificazione della gola e degli occhi, la prestezza al coro, delicatezza e discrezione con le donne, l’obbedienza e interna devozione alla Vergine. È un martellante “voglio”, ritornello della santità, che richiama la volontà di fede, di obbedienza e di servizio. Sono propositi scarni, che permettono una lettura corretta di molti fatti della vita di fra Corrado da Parzham.

1852 – emette la professione religiosa il 4 ottobre, festa di San Francesco e da allora è portinaio nel convento di Sant’Anna di Altötting (che ora si chiama convento di San Corrado). Svolge per tutta la vita quest’umile servizio per 41 anni, accanto al celebre santuario della Madonna, meta di numerosi pellegrinaggi, tanto da essere chiamato giustamente “il portinaio della Provvidenza”.Diventa il punto di riferimento di ogni categoria di persone, soprattutto dei poveri, diseredati, tribolati e dei bambini. Al suono della campanella egli accorre, apre, sorride, si china sulle miserie. Da senza misurare, senza giudicare. Non conosce le leggi economiche. Egli da perché la gente è povera. Egli aspetta le richieste dei poveri come un mendicante aspetta l’elemosina. Nessuno l’ha mai visto triste o nervoso. È sempre pronto ad ogni ora, ad ogni stagione. La sua santità è fatta di eroica fedeltà e di forte devozione eucaristica e mariana, nella semplicità della vita quotidiana, avvolta di silenzio orante e di costante carità. Di carattere timido e riservato, parla poco, ma con brevi frasi e piene di spirito, che spesso compungono e convertono i cuori.

1894 – muore ad Altötting il 21 aprile, all’età di 75 anni. Papa Pio XI lo proclama “beato” il 15 giugno 1930 ed il 20 maggio 1934 lo inserisce nel catalogo dei santi.

“Sono sempre felice e contento in Dio. Prendo tutto con gratitudine dal caro Padre celeste, siano pene o gioie. Egli sa bene ciò che è il meglio per noi, e così sono sempre felice in Dio. Mi sforzo di amarlo assai. Ah! Questo è tanto spesso il mio unico affanno, che lo ami così poco. Sì, vorrei proprio essere un serafino d’amore, vorrei invitare tutte le creature ad aiutarmi ad amare il mio Dio” (San Corrado).

 

Santa Franca di Piacenza

festa il 25 aprile (noi l’abbiamo ricordata il 26)

800° Anniversario della morte – avvenuta il 25 aprile 1218 Franca

Nacque nel 1175 da genitori appartenenti alla nobile famiglia dei conti di Vitalta, nel territorio piacentino. Giovanissima entrò nel monastero benedettino di S. Siro, uno dei più fiorenti dell’epoca, dove a quattordici anni pronunciò i voti solenni. Nel 1198, alla morte della badessa Brizia, fu eletta in suo luogo; la sua decisione di introdurre nel monastero la vita regolare le suscitò contro forti opposizioni, sia da parte di alcune nobili famiglie piacentine che avrebbero visto volentieri un’altra a capo delle religiose, sia da parte di un gruppo di monache, capeggiate dalla sorella del vescovo Grimerio (1199-1210), il quale, però, illuminato da San Folco Scotti, allora prevosto di S. Eufemia, fece cessare ogni opposizione.

Per desiderio di maggior perfezione, nel 1214 accolse l’invito e l’esempio di Carenzia Visconti, che aveva fondato sul Montelana un monastero femminile cistercense. Ne ebbe la nomina a badessa pur conservando, per qualche tempo, l’amministrazione di S. Siro. La comunità si trasferì presto per ragioni di sicurezza e di comodità a Pittolo, facendovi sorgere un monastero che Franca resse fino alla sua morte, avvenuta il 25 aprile 1218. Ivi fu sepolto il suo corpo, oggetto di venerazione e mezzo per cui Iddio operò molti prodigi. Dopo varie traslazioni si trova ora nella chiesa delle Benedettine di S. Raimondo in Piacenza. Il suo culto, approvato da Gregorio X è diffuso nella diocesi di Piacenza e in quelle limitrofe di Pavia e Bobbio. La santa è invocata contro il mal d’occhi. Si suole raffigurarla o nell’abito cistercense o in quello benedettino.

 

Santa Zita di Lucca– Festa il 27 aprile

800° Anniversario della nascita – avvenuta nel 1218 a Monsagrati (Lucca) Zita

Nel linguaggio medievale, « zita » equivaleva a quella che, nei dialetti toscani, è ancora detta « cita » o « cìtta » cioè « ragazza », e il diminutivo esiste ancora nel vocabolario: « zitella », cioè non maritata.

Zita era nata in una famiglia contadina. Non ebbe nessuna particolare istruzione, ma fin da bambina si era data una regola di condotta religiosa chiedendosi semplicemente:

« Questo piace al Signore? Questo dispiace a Gesù? ».

Con questa linea di condotta crebbe devota e utile, aiutando i genitori a vendere in città i prodotti dei loro campi.

A 18 anni entrò a servizio, a Lucca, nella casa dei Fatinelli, una delle famiglie più ricche della città. Le tentazioni del mondo dei ricchi avrebbero potuto aver facile presa nella sua anima, ma la linea di condotta che Zita si era imposta non consentiva né errori né distrazioni.

Ogni mattina, con il permesso della padrona, Zita si recava in chiesa, mentre tutti gli altri ancora dormivano. E poi accudiva puntualmente, prima di tutti e meglio di tutti, alle pesanti incombenze casalinghe, alle quali si dedicavano le donne di quei tempi.

Ma fu soprattutto la straordinaria generosità verso i poveri che costituì il più delicato profumo della santità della servetta. Ogni venerdì, ella, la più fidata tra le domestiche, aveva il compito di distribuire le elemosine ai poveri. E trovava sempre il modo di aggiungervi qualcosa di suo, risparmiato dal magro cibo, dallo scarso salario e dal modestissimo vestiario. Presto il padrone sospettò che Zita donasse ai poveri più di quanto lui aveva disposto. Era vero, ma quel di più era il superfluo della sua serva incredibilmente sobria.

Un giorno, incontrando Zita con il grembiule pieno di alimenti, le chiese severamente che cosa portasse. « Fiori e fronde », rispose la ragazza. Disciolto il grembiule. ne caddero davvero fiori e fronde. Sempre più amata, rispettata e venerata, visse nella casa dei Fatinelli fin verso i sessant’anni, considerandosi nient’altro che un’umile, obbediente e devota serva. Dopo la sua morte i cittadini di Lucca le tributarono onori come a una grande Santa, e i magistrati della città non disdegnarono di essere indicati come « gli anziani di Santa Zita », senza che facesse ombra al loro orgoglio l’umile condizione della Santa, delicato fiore della città.

Santa Zita è la patrona delle cameriere, delle inservienti, delle collaboratrici domestiche, delle serve e delle badanti.

 

Beato Pio Campidelli

Festeggiato il 29 aprile

150° Anniversario della nascita, avvenuta il 29 aprile 1868 Pio

 Pio di San Luigi, al secolo Luigi Campidelli, nato a Trebbio (nel Comune di Poggio Berni in Provincia di Rimini) il 29 aprile1868 – Morto a San Vito (nel Comune di Santarcangelo di Romagna in Provincia di Rimini) il 2 novembre1889, è stato un religioso Passionista (= della congregazione della Passione di Gesù Cristo).

Da bambino, docile e intelligente, crebbe secondo l’indirizzo cristiano impartitogli dalla famiglia. Nel 1874 morì il padre di febbre tifoidea e, l’anno successivo, Luigi s’iscrisse al primo anno della scuola privata inaugurata a Trebbio dal cappellano locale. Tre anni dopo era pronto per la prima comunione. Sempre nel 1878 i passionisti si impegnarono nella cura del vicino cinquecentesco santuario della Madonna di Casale (noto localmente per un affresco raffigurante la Vergine con il Bambino) a San Vito. A 14 anni poté entrare nel convento passionista edificato accanto alla chiesa di Casale. Il 27 maggio incominciò l’anno di noviziato e scelse il nome di Pio. Iniziò gli studi per diventare sacerdote. A 16 anni pronunciò i voti come passionista. Nei due anni seguenti Pio concluse il biennio del liceo classico, dedicandosi poi allo studio della filosofia e della teologia. Il 17 dicembre 1887, nel duomo di Rimini, ricevette la tonsura (il primo passo verso il sacerdozio).

Nel biennio 18881889 si mostrarono nel giovane le prime avvisaglie – cui non si diede importanza – della malattia infettivache incominciava a colpirlo. Pio accettò tutte le sue pene senza mai lamentarsi: non poteva più leggere, ma pregava in continuazione e canticchiava: ridotto a uno scheletro accoglieva chiunque con un sorriso e cercava di consolare la madre e i familiari che lo visitavano spesso. Alle 22,30 del 2 novembre 1889, all’età di 21 anni, Pio morì tra la costernazione della comunità.

Fu dichiarato beato il 17 novembre 1985 da Papa Giovanni Paolo II, nell’Anno Internazionale della Gioventù. Il Santuario principale della devozione al beato è la Madonna di Casale, dove si trova l’urna con le sue reliquie. La sua festa è il 3 novembre (nel calendario dei Passionisti).