Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 247

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia

Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda – Telefono: 030-907915

Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it

e-mail: gianluca2017loda@gmail.com

 

Supplemento Straordinario al

BOLLETTINO PARROCCHIALE n° 24718 MARZO 2018

 

Sabato 17 marzo 2018 il Santo Padre, Papa Francesco, ha compiuto in mattinata una Visita Pastorale a PIETRELCINA, nella Diocesi di Benevento e a SAN GIOVANNI ROTONDO, nella Diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, nel Centenario dell’apparizione delle Stimmate permanenti di San Pio da Pietrelcina e nel 50.mo Anniversario della sua morte

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA – OMELIA DEL SANTO PADRE

Sagrato della Chiesa di San Pio da Pietrelcina (San Giovanni Rotondo) – ESTRATTO

 

 

Dalle Letture … vorrei cogliere tre parole: preghiera, piccolezza, sapienza.

 

PREGHIERAIl Vangelo odierno ci presenta Gesù che prega. Dal suo cuore sgorgano queste parole: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra…» (Mt 11,25). A Gesù la preghiera sorgeva spontanea, ma non era un optional: era solito ritirarsi in luoghi deserti a pregare (cfr Mc 1,35); il dialogo col Padre era al primo posto. E i discepoli scoprirono così con naturalezza quanto la preghiera fosse importante, finché un giorno gli domandarono: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Se vogliamo imitare Gesù, iniziamo anche noi da dove cominciava Lui, cioè dalla preghiera.

Possiamo chiederci: noi cristiani preghiamo abbastanza? Spesso, al momento di pregare, vengono in mente tante scuse, tante cose urgenti da fare…

A volte, poi, si mette da parte la preghiera perché presi da un attivismo che diventa inconcludente quando si dimentica «la parte migliore» (Lc 10,42), quando si scorda che senza di Lui non possiamo fare nulla (cfr Gv 15,5) – e così lasciamo la preghiera.

San Pio, a cinquant’anni dalla sua andata in Cielo, ci aiuta, perché in eredità ha voluto lasciarci la preghiera.

Raccomandava: «Pregate molto, figli miei, pregate sempre, senza mai stancarvi» (Parole al 2° Convegno internazionale dei gruppi di preghiera, 5 maggio 1966).

Gesù nel Vangelo ci mostra anche come si prega. Prima di tutto dice: «Ti rendo lode, Padre»; non incomincia dicendo “ho bisogno di questo e di quello”, ma dicendo «ti rendo lode». Non si conosce il Padre senza aprirsi alla lode, senza dedicare tempo a Lui solo, senza adorare. Quanto abbiamo dimenticato noi la preghiera di adorazione, la preghiera di lode!

Dobbiamo riprenderla. Ognuno può domandarsi: come adoro io? Quando adoro io? Quando lodo Dio? Riprendere la preghiera di adorazione e di lode. È il contatto personale, a tu per tu, lo stare in silenzio davanti al Signore il segreto per entrare sempre più in comunione con Lui. La preghiera può nascere come richiesta, anche di pronto intervento, ma matura nella lode e nell’adorazione. Preghiera matura. Allora diventa veramente personale, come per Gesù, che poi dialoga liberamente col Padre: «Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza» (Mt 11,26). E allora, nel dialogo libero e fiducioso, la preghiera si carica di tutta la vita e la porta davanti a Dio.

E allora ci domandiamo: le nostre preghiere assomigliano a quella di Gesù o si riducono a saltuarie chiamate di emergenza? “Ho bisogno di questo”, e allora vado subito a pregare. E quando non hai bisogno, cosa fai? Oppure le intendiamo come dei tranquillanti da assumere a dosi regolari, per avere un po’ di sollievo dallo stress?

No, la preghiera è un gesto di amore, è stare con Dio e portargli la vita del mondo: è un’indispensabile opera di misericordia spirituale. E se noi non affidiamo i fratelli, le situazioni al Signore, chi lo farà? Chi intercederà, chi si preoccuperà di bussare al cuore di Dio per aprire la porta della misericordia all’umanità bisognosa?

Per questo Padre Pio ci ha lasciato i gruppi di preghiera. A loro disse: «È la preghiera, questa forza unita di tutte le anime buone, che muove il mondo, che rinnova le coscienze, […] che guarisce gli ammalati, che santifica il lavoro, che eleva l’assistenza sanitaria, che dona la forza morale […], che spande il sorriso e la benedizione di Dio su ogni languore e debolezza» (ibid.). Custodiamo queste parole e chiediamoci ancora: io prego? E quando prego, so lodare, so adorare, so portare la vita mia e di tutta la gente a Dio?…

 

I gruppi di preghiera, gli ammalati della Casa Sollievo, il confessionale;

tre segni visibili, che ci ricordano tre eredità preziose:

la preghiera, la piccolezza e la sapienza di vita.

Chiediamo la grazia di coltivarle ogni giorno.

 

Padre Pio da Pietrelcina

e San Giuseppe 

San-Pio

(dall’omelia di mercoledì 7 marzo 2018 – alla Messa del don per il Gruppo di preghiera di Padre Pio e Santa Restituta)

 

Padre Pio da Pietrelcina fu grande devoto non solo di Maria Santissima (che onorava quotidianamente con la recita di molte corone del Santo Rosario), ma anche di San Giuseppe, casto sposo della Vergine e padre putativo di Gesù, Custode del Redentore.

 

Ecco come viene descritta, in un testo dedicato a Padre Pio, la grande devozione che il frate stigmatizzato nutriva verso San Giuseppe:

 

“Padre Pio ammirò sempre la grandezza spirituale di San Giuseppe.

 

Imitò le sue virtù e a lui ricorse nei momenti più difficili della sua vita ottenendo ogni volta grazie e favori celesti.

 

Egli, come San Giuseppe, pur senza esserlo nell’ordine naturale, si sentiva padre ed avvertiva il peso dei diritti e dei doveri della paternità spirituale.

Perciò si rivolgeva a questo santo, con fiducia, preghiere per i figli e le figlie del suo spirito”.

 

Scriveva il Santo Cappuccino:

 

“Prego San Giuseppe che, con quell’amore e con la generosità con cui custodì Gesù, custodisca l’anima tua e come lo difese da Erode, così difenda l’anima tua da un Erode più feroce: il demonio!

Il Patriarca San Giuseppe abbia per te tutta quella cura che ebbe per Gesù: ti assista sempre con il suo valevole patrocinio e ti liberi dalla persecuzione dell’empio e superbo Erode, e non permetta giammai che Gesù si allontani dal tuo cuore”.

 

E San Giuseppe gratificò Padre Pio con singolare assistenza e visioni straordinarie.

Il Servo di Dio, infatti, nel gennaio 1912 confidò al padre Agostino da San Marco in Lamis: 

 

Barbablù non si vuole dare per vinto. Ha preso quasi tutte le forme. Da vari giorni in qua mi viene a visitare assieme con altri suoi satelliti armati di bastoni e di ordigni di ferro e quello che è peggio sotto le proprie forme. Chi sa quante volte mi ha gettato dal letto trascinandomi per la stanza. Ma pazienza! Gesù, la Mammina, l’Angioletto, San Giuseppe ed il padre San Francesco sono quasi sempre con me (Epist. I, p.252).

Allo stesso padre Agostino, il 20 marzo 1912, Padre Pio scrisse:

 

Ieri, festività di San Giuseppe, Iddio solo sa quante dolcezze provai, massime dopo la messa, tanto che le sento ancora in me. La testa ed il cuore mi bruciavano; ma era un fuoco che mi faceva bene. (Epist. I, p. 265).

 

Padre Onorato Marcucci, che fu uno degli assistenti di Padre Pio, negli ultimi anni della sua terrena esistenza, raccontava che un pomeriggio del mese precedente a quello della morte del Padre, egli si trovava con lui nella veranda accanto alla cella n.1, in attesa di accompagnarlo in sacrestia per la funzione della sera.

 

Era un mercoledì, giorno consacrato a San Giuseppe, e Padre Pio non si decideva a muoversi.

Ritto davanti a un quadro del glorioso Patriarca, affisso alla parete, Padre Pio sembrava in estasi.

Trascorso un po’ di tempo, padre Onorato gli disse: Padre, devo ancora attendere? Vogliamo andare? Siamo oltre l’orario.

Ma le sue domande rimasero senza risposta. Padre Pio continuava a contemplare l’immagine di San Giuseppe. Finalmente, dopo un’ennesima domanda di padre Onorato, che lo scosse per un braccio, Padre Pio esclamò:

 

Vedi! Vedi! San-Giuseppeif

Com’è bello San Giuseppe!

 Che candore e che sincera e disarmante semplicità!

Sembra quella semplicità ed innocenza di cui parlava Gesù “Se non diventerete come i bambini…”

E si avviarono alla sacrestia.

 Nella sala San Francesco incontrarono il padre sacrista, il quale chiese loro: Come mai tanto ritardo? Padre Onorato rispose: Oggi Padre Pio non voleva staccarsi dal quadro di San Giuseppe.

 Padre Pio invitava sempre i suoi figli spirituali ad avere verso San Giuseppe una sincera e profonda devozione, così ricca di insegnamenti, di conforto e di grazie.

 Sembra di risentire ancora la sua voce:

 

Ite ad Joseph!
Andate a Giuseppe con fiducia estrema, perché anch’io, come santa Teresa d’Avila, non mi ricordo d’aver chiesto cosa alcuna a San Giuseppe,
senza averla prontamente ottenuta”.