Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 239

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia

Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda – Telefono: 030-907915

Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it

e-mail: gianluca2017loda@gmail.com


 

 

Supplemento Straordinario al BOLLETTINO PARROCCHIALE239

31 DICEMBRE 2017 – SACRA FAMIGLIA

 

BUON ANNO!

 

 Carissimi Parrocchiani,

abbiamo celebrato il NATALE. Il 25 dicembre è trascorso in fretta; 24 ore non riesci neanche ad assaporarle appieno; ecco perché la Liturgia prevede un tempo specifico chiamato il TEMPO DI NATALE.

A pagina 3 del Bollettino Parrocchiale di Natale, nella terza delle considerazioni sul Natale, osservavo con parole piuttosto forti:

“Allora celebrare Natale senza ipocrisia non può ridursi ad una serie di riti materialisti ed esteriori ai quali la società dei consumi, opulenta e atea, ci ha assuefatto.

Ho l’impressione che questa moda diffusa di celebrare il Natale sia più una profanazione che un onore, uno svilimento umiliante della sua grandezza”.

Il Santo Padre usava parole altrettanto forti nell’omelia della Notte Santa, dando voce, ancora una volta, a quelli che non hanno voce:

“Intere famiglie oggi si vedono obbligate a partire… in molti casi questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza; sopravvivere agli Erode di turno che per imporre il loro potere e accrescere le loro ricchezze non hanno alcun problema a versare sangue innocente! Maria e Giuseppe, per i quali non c’era posto, sono i primi ad abbracciare Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza; Colui che nella sua povertà e piccolezza denuncia e manifesta che il vero potere e l’autentica libertà sono quelli che onorano e soccorrono la fragilità del più debole…”

Prontamente ci sono stati giornalisti che si sono stracciate le vesti, gridando contro il “Papa che fa politica”. Mi pare che Francesco, in queste e nelle altre sue illuminate parole, non abbia detto proprio niente di sbagliato!

Se ha fatto politica ha voluto strigliare una politica sempre più autoreferenziale, una classe dirigente legata all’economia, succube della finanza e dei poteri forti ed occulti.

Magari la vera politica onorasse e soccorresse la fragilità del più debole!!!

Chi ha voluto interpretare le parole nobili del Papa “documento di cittadinanza” con un’esegesi che le ridurrebbe al teatrino della politica italiana dello “Jus soli” dimentica forse che il Papa ha una visione “politica” molto più alta rispetto allo “palude” della politica italiana… Come non pensare subito alle parole dell’Apostolo: “Siete concittadini dei Santi e familiari di Dio…” (Efesini 2, 19).

Altro che soccorso alla fragilità del più debole! Pensate che il Papa non sappia di quanti mandrilli delle lobby di potere dell’Italia sfruttano migranti e profughi, spalancando indistintamente le porte a tutti, ma senza operare alcuna politica di vera accoglienza, dove losche figure e sporche clientele entrano nei circuiti viziosi di un’apparente accoglienza, che in realtà – è stato ampiamente documentato – cavalca l’onda del peggiore e più vergognoso sfruttamento di esseri umani!

Che dire “dei tanti Erode di turno…” nel mondo odierno l’originario Erode, a confronto, è come un bambino della Prima Comunione! “Quelli che non hanno alcun problema a versare sangue innocente…”

E chi vede? Chi sa? Chi parla? Chi denuncia, ad esempio, il commercio di armi, sempre più attivo e proficuo? Sapete che tanti innocenti nel mondo vengono fatti fuggire o massacrati con armi di fabbricazione italiana e nello specifico, con armi di fabbricazione bresciana? Sì, armi “dop” a denominazione di origine protetta; perché nessuno ne parla. Non occorre andare lontano, capite? Possibile che da ipocriti, siamo tutti complici di un sistema che opprime e soffoca la vita (come gli ultimi provvedimenti del Parlamento italiano hanno partorito l’abominio della famigerata legge che autorizza l’eutanasia passiva, chiamata bio-testamento, per distogliere l’attenzione del “popolo sovrano” dai veri problemi, come l’assistenza ai disabili e ai malati gravi, che meriterebbero ben altro che piccole “mance” di Stato).

Celebriamo la SANTA FAMIGLIA: quale scontro con una società sempre più ipocrita e falsa, ma “politicamente corretta”, che fa di tutto per distruggere la famiglia, anziché sostenerla con leggi e supporti economici che non siano ridicoli, che non fa proprio nulla per correre ai ripari (anche se è già troppo tardi!) per invertire il pauroso declino demografico del Paese, se non continuare a favorire, per dritto e per rovescio, una sostituzione etnico-culturale-religiosa della popolazione… Chi parlava alcuni anni fa di “tendenze suicide” della politica italiana e di quella dell’Unione Europea veniva commiserato come “pazzo” ed incapace di leggere i segni dei tempi. Oggi siamo costretti, a denti stretti, a dire che aveva ragione!

Celebreremo la GIORNATA MONDIALE DELLA PACE. Non dimentichiamo i quattro principi che stanno a fondamento della pace. Sì quei principi che spiegava molto bene San Giovanni XXIII nell’Enciclica “Pacem in terris” dell’11 aprile 1963:

VERITA’, GIUSTIZIA, AMORE, LIBERTA’ (ai numeri 18-19)…

Capite perché nel mondo si tanto lontani dall’arrivare alla pace? Se in questi 55 anni l’umanità avesse ascoltato i magistrali insegnamenti del Papa del Concilio!

Invece… invece siamo ancora qui ad arrabattarci tra le ipocrisie e le menzogne, davanti ad ingiustizie sempre più prepotenti, dove l’amore resiste al massimo nel narcisismo delle canzonette di moda e la libertà è sempre più apparente che reale!

All’Epifania celebreremo coi Magi la GIORNATA DELLA SANTA INFANZIA.

Grazie, Papa Francesco, per aver alzato la voce, ancora una volta, nel discorso di Natale, a favore dei bambini, che spesso sono proprio tra i più fragili, deboli e oppressi!

Mentre alcuni benpensanti, teologi da strapazzo, giornalisti al soldo di non-si-sacchì e politicanti dalle idee poco chiare sbrodolano verso il Santo Padre pensieri scomposti e sconclusionati noi lo ringraziamo, perché continua a guidare la Chiesa, aiutandoci ad orientarci in quel mare-magnum di confusione e di falsità che c’è sempre stato, ma non era mai arrivato agli attuali vertici di squallore!

È il momento degli AUGURI: di buona fine e miglior principio! O come dicevano gli antichi greci: “ARISTOTELE e ARISTARCO”!

Ringraziamo il Buon Dio per l’anno che si conclude: “Te Deum laudámus!” e perché, nonostante tutto, non sono mancate la sua misericordia né la sua Provvidenza. Affidiamo i primi passi del nuovo anno allo Spirito Santo, sicuri che se tutta l’umanità ascolterà con maggior attenzione le sue ispirazioni, l’anno 2018 sarà assai meglio del 2017 che terminiamo!                

Don Gianluca

 

Breve intervista al chierico Ngcebo Gift Mzobe

Seminarista ospite a Castelletto durante il periodo natalizio 2017

 

È la prima volta che vieni a Castelletto?

Sì. L’anno scorso ho prestato servizio in altre due parrocchie: Massa Finalese (Modena) e Rivignano Teor (Udine).

Da dove vieni?

Mi chiamo Gift (in italiano potrebbe essere tradotto: Donato) e sono nato il 26 gennaio 1993 in Sudafrica nella città di Durban (nella Provincia di Kwa-Zulu Natal). La mia famiglia è composta dalla nonna paterna Teresa, da zia Elisabeth e sette figli di mio papà Richard, che è morto nel 2009. Io sono il primo di sette fratelli; mia mamma si chiama Nobuhle (nome che significa “bella”); gli altri fratelli sono Ayanda, Samkelo, Sphamandla, Mbali, Anele e Zama; i prime tre sono maschi e le rimanenti tre sono ragazze. La mia famiglia appartiene alla tribù Zulu, che delle 15 tribù sudafricane è quella più numerosa e “potente”; pensate che esiste anche un re Zulu!

Come? Ma il Sudafrica è una Repubblica o una monarchia?

È una repubblica; me c’è il re, anche se mantiene un titolo solo onorifico e percepisce dallo Stato un onorario. Aveva un potere effettivo fino all’epoca della Guerra tra Zulu e Dutch (Regno Unito) che fu combattuta nel 1879.

Da quanto tempo sei in Italia?

Sono arrivato a Roma per l’anno accademico 2015-16; quindi ho iniziato a ottobre il terzo anno in preparazione al Sacerdozio. Frequento le lezioni alla Pontificia Università della Santa Croce e risiedo al Collegio Ecclesiastico “Sedes Sapientiæ”, assieme a Vitus e ad altri seminaristi (più di 80), provenienti da oltre trenta nazioni.

Come ti è venuta l’idea di farti prete?

Ho fatto il chierichetto nella mia Parrocchia della Sacra Famiglia in Durban per nove anni da bambino. C’era un Parroco molto bravo, Padre Benedict Mthanti, O.M.I. (religioso degli Oblati di Maria Immacolata), che amava la gente ed era un bravo predicatore. Era anziano e la Parrocchia gli comportava molti impegni che lo affaticavano. Allora io pensavo tra me e me che sarei potuto diventare sacerdote per aiutarlo e così poterlo alleggerire di tanta fatica. Avevo circa 16 anni quando il Parroco chiese a me e ad alcuni amici di poterlo aiutare a distribuire la Comunione in chiesa durante le celebrazioni domenicali. Tutti abbiamo risposto positivamente all’invito.

Tuttavia dopo la scuola primaria (5 anni) e quella secondaria (7 anni) ho fatto due anni di chimica all’Università di Durban. Nel frattempo, avendo trovato lavoro, ho interrotto gli studi. Ero addetto con altri in una ditta dove si producono additivi per la depurazione delle acque e prodotti per il riciclaggio della carta. Nel frattempo ero rimasto legato alla Parrocchia, il parroco anziano era morto ed io ho ripreso a coltivare in me l’idea del sacerdozio.

Quando ne ho parlato in casa i miei familiari non erano contenti, essendo il primogenito; per cui mi sarei dovuto costruire una mia famiglia, per continuare la generazione ed il nome della nostra dinastia. Nella tribù Zulu questa è un’idea comunemente diffusa tra tutti. Ma dopo un anno e mezzo ho lasciato il lavoro per entrare in Seminario. In tutto il Sudafrica esiste un solo Seminario propedeutico a Cape Town (dove ho frequentato il primo anno) ed un unico Seminario Maggiore a Pretoria, la Capitale, dove avrei dovuto iniziare la teologia, se il mio Vescovo Mons. Xolelo Kumalo (titolare della Diocesi di Eshowe) non mi avesse inviato a Roma a continuare gli studi.

Insisto: ma nella vita pensi di realizzarti e di essere felice diventando sacerdote? Per di più dicevi che nella tua cultura Zulu il primogenito è quello che deve sposarsi ed avere figli. Non è contradditorio?

Desidero tanto diventare sacerdote. Sono convinto che in Sudafrica abbiamo un grande bisogno di preti ed io porterò il mio contributo a questa causa. Non sarà facile, soprattutto nei confronti di mia mamma e della sua parentela, che finora non hanno ancora accettato e capito questa mia vocazione.

Cosa diresti ai giovani di Castelletto?

Dirò con le parole di Papa Francesco: non abbiate paura di sognare! Cercate sempre la volontà di Dio, perché con la sua presenza possiamo arrivare alla vera felicità e realizzare in pienezza la nostra vita.