Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 220

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia – Codice Fiscale 97004190175

Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda – Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it – e-mail: don.gianluca.loda@virgilio.it

 

Supplemento Straordinario al

BOLLETTINO PARROCCHIALE n° 220– 2 LUGLIO 2017

 

TROMBA D’ARIA

Come ormai tutti sanno, martedì 6 giugno scorso, quasi un mese fa, verso le ore 17 pomeridiane, una tromba d’aria arrecava ingenti danni alle strutture di numerosi privati e aziende a Castelletto e a Milzanello di Leno. Colpiva anche la nostra Parrocchia: chiesa, campanile, canonica e, in parte minore perfino l’oratorio!

I nostri interventi febbrili dei primi giorni sono stati quelli di mettere in sicurezza la copertura del campanile, le vetrate della Chiesa (che eccetto quella del Battistero risultano tutte e dieci più o meno lesionate) e ricollocare la Bussola presso il portale centrale della Chiesa nella sua sede giusta per rendere agibili la chiesa, il campanile e permettendo così di riaprire anche la parte di Via Forni e di Piazza ch’erano state transennate e chiuse al pubblico transito. Tutto per festeggiare in modo adeguato la Solennità del Corpus Domini, domenica 18 giugno e per il 50° anniversario di Sacerdozio del nostro concittadino Don Pierino Ongaretti.

Finché non si riparerà anche la meccanica delle campane, come avete notato, queste rimangono completamente silenziose, per qualsiasi motivo; la prudenza esige di non compromettere ulteriormente ingranaggi e sicurezza.

È ancora difficile elaborare una stima verosimile dei danni che, essendo compositi e verificatisi su più fronti, esigono sopralluoghi appropriati, intervento di maestranze tecniche specializzate e di mezzi del tutto straordinari (ad esempio gru e cestelli che portano in sicurezza fino ad altezze non indifferenti). Le Assicurazioni della Parrocchia, che da alcuni anni sono state completamente rifatte con criteri aggiornati e corretti e col pagamento di premi assai ragionevoli, dovrebbero concorrere in buona parte nella riparazione dei danni. Un perito di parte ci aiuta a raccogliere la documentazione necessaria (che non è poca, né semplice) e a dialogare con l’Architetto della Parrocchia e gli enti preposti (Ufficio dei Beni Culturali della Diocesi di Brescia, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, ATS, Comune di Leno ed eventuali altri). Si prospettano tempi lunghi e costi, comunque vada, assai elevati.

Ho incontrato subito il Consiglio per gli Affari Economici, già la sera del 13 giugno ed il 14 nel pomeriggio ottenevo un incontro anche con Mons. Vescovo. Il parere comune dominante emerso è quello di procedere a compiere le opere per una spesa non superiore a quelli che saranno i rimborsi assicurativi previsti. Viene pertanto mantenuta la linea dell’anno scorso di non incrementare le spese né il debito attuale della Parrocchia che, a fine anno 2016, ammontava a circa 250.000 euro. Ne deriva che alcune opere di riparazione potrebbero anche non essere eseguite, qualora mancassero le relative coperture finanziarie. Per la verità il Vescovo, condividendo la linea del CPAE di non aumentare né spese né debito, ha aggiunto che si potrebbe comunque prevedere di aumentare le entrate (a buon intenditore…)!

Come già detto e scritto fin da domenica 11 giugno scorso sarà mia premura informare puntualmente la comunità cristiana di Castelletto aggiornandola di eventuali passi o decisioni che verranno prese.

IL PARROCO – DON GIANLUCA LODA


ANGELO MAINETTI

Seminarista – di anni 20

 Angelo era nato a Castelletto di Leno il 3 agosto 1922, figlio di Pietro Mainetti e di Frosio Rosa (Rosina).

L’ostetrica era (come per quasi tutti i bambini nati in quegli anni) Ernesta Merli. Era stato battezzato il 13 agosto successivo dal Curato don Giuseppe Miglioli. I genitori si erano sposati a Castelletto poco prima, l’8 febbraio 1922 e le loro nozze erano state celebrate dallo zio della sposa, don Giovanni Frosio, di Castelletto, Curato del Duomo di Brescia. La mamma di Angelo, Rosa, era figlia di Gottardo Antonio, fratello di don Giovanni ed entrambi figli di Carlo Frosio, capostipite patriarcale della storica famiglia della Cascina Pasino. La casa di Angelo, conosciuta in paese come “Casa Mainetti” situata in “Località Fenili” comprendeva tutti gli stabili in Via Manzoni che da via Trieste confinano col Bar Centrale. Lì, per un certo periodo, avevano abitato anche gli Arcipreti di Castelletto Don Angelo Gabrieli e don Giovanni Barbi, quando la vecchia canonica annessa alla chiesa parrocchiale del Castello si era resa inagibile e fino alla costruzione della nuova canonica (quella attuale) a fine ’800. Angelo aveva ricevuto la Cresima a Castelletto il 26 novembre 1930, assieme ad altri 190 ragazzi e ragazze del paese, da Sua Ecc. Mons. Mario Toccabelli, nativo di Vestone, Vescovo di Alatri (Frosinone), divenuto in seguito Arcivescovo di Siena.

Verso la fine del 1942 – si era in tempo di guerra – in Seminario si mangiava poco, il freddo era pungente, il ragazzo esile, troppo magro… Venne mandato a casa dai superiori, perché ammalato. L’idea poteva essere: sta al caldo qualche giorno, viene rifocillato, si riprende e torna… Il medico di famiglia, dottor Iacovini, prescrisse impacchi di acqua calda (se il dolore era dovuto a cattiva digestione sarebbe passato). Invece, probabilmente, un’appendicite trascurata o non riconosciuta si trasformò in peritonite diffusa. Quando Angelo venne ricoverato alla Clinica San Camillo di Brescia, la diagnosi apparve chiara; ma ormai era troppo tardi! Tant’è che non restava ormai altro da fare che dimettere il ragazzo dall’ospedale e permettergli così di tornare a morire a Castelletto, presso la propria abitazione.

“E se Gesù ti chiedesse il sacrificio della vita e dell’ideale, cosa gli risponderesti?” “Che sono pronto e mi offro interamente alla sua volontà!”(8 febbraio). La morte sopraggiunse dopo quattro giorni, il 12 febbraio 1943.

“L’intera classe con il Rettore Mons. Angelo Zammarchi fu presente ai funerali di prima classe, imponentissimi”

annotò l’arciprete don Bettinazzi nel registro dei Morti e scrisse un toccante ricordo sul bollettino parrocchiale di aprile 1943.

 

Ecco un estratto dal DISCORSO tenuto al Cimitero dai compagni di Seconda Liceo

“… Rammenti ancora, Angelo il nostro primo incontro… Tua mamma ti aveva accompagnato là sulla soglia del Santuario [il Seminario]… Ti aveva lasciato solo, piccolo, timido dagli occhi che dicevano tante cose… e fummo amici… Passarono gli anni, veloci, nello studio, nella trepidazione, nei piccoli dolori che la nostra fanciullezza ingigantiva. Rammenti le ansie, i desideri, i sogni, la gioia nella vestizione… Quanti pensieri… Nella nostra generosità ci sembrava di andare alla conquista del mondo. Poi il grande Seminario… [il Seminario Maggiore – per i chierici del Liceo e della Teologia] La meta che s’avvicinava… e tu che eri diventato più serio… Ti preparavi… Ti ricordiamo là, nel tuo banco di scuola, con la testa fra le mani… Un professore ci diceva che eri uno degli alunni più attenti… Soffrivi forti mali di testa, ma non ti lamentavi… Ti ricordiamo là nella cappella nei colloqui con Gesù, in mezzo a noi… sempre allegro… Portavi con te il sano umorismo.

Ricordi, Angelo, avevamo iniziato assieme questo nuovo anno di studio, di preghiera. Tua era la giovinezza, tue eran le vette assolate della santità, della bontà… Salivi radioso verso l’altare… Ti preparavi il tuo calice d’oro… Poi ti perdemmo di vista, nella bruma della sofferenza sopportata da te con santa rassegnazione… ed ora che non ci sei più, i tuoi compagni, Angelo, t’hanno ritrovato…

Ora che stai per scomparire nella terra nera, pensano a te come a un seme che nel duro inverno muore sotterra, per poi rinascere in primavera… Tu sei germogliato in cielo quasi giglio dinanzi al trono dell’Agnello… Con la tua sofferenza hai formato la tua ostia che hai offerto ed offri lassù, nell’offertorio della tua messa… Assisti i fanciulli, i giovani del tuo paese sotto le armi. Fa sentire loro men duro il dovere, fa spuntare sulla trincea assetata di sangue il fiore della speranza…”

 

Rosa, la mamma di Angelo, piangeva sempre, si ritirava dai familiari alla Cascina Pasino e piangeva; si recava costantemente al cimitero e piangeva; poi tornava non dalla strada ma dal Vàs, attraverso i campi, per non incontrare nessuno. Il giorno del funerale era talmente agitata che sembrava completamente fuori di sé!

Maria Opici, la mamma di don Gino Regosini, si recava sulla tomba del defunto chierico Angelo a pregarlo, perché il figlio diventasse sacerdote (cosa che avvenne nel 1952).

Ora i resti mortali di Angelo riposano ricomposti vicino a quelli di mamma e papà, dei suoi fratelli Carlo e Vincenzo e degli altri parenti nella tomba di famiglia, nel nostro cimitero di Castelletto in attesa della Risurrezione dei Giusti.

 

DON EUGENIO CATTINA

di anni 65 – Curato dal 1911 al 1919

Nacque a Cigole il 19 luglio 1886, fu ordinato sacerdote a Brescia nel 1911.

Fu subito destinato Curato a Castelletto, dove rimase in servizio per otto anni. Aiutò dapprima l’anziano Arciprete don Giovanni Barbi († 24 agosto 1917), quindi il vicario economo don Francesco Bosio, Canonico Curato di Gambara. Nel frattempo concorreva assieme ad altri tre sacerdoti per la Parrocchia di Castelletto. Ma dalla graduatoria stilata dopo il concorso dagli Esaminatori Sinodali e dalla convocazione dei comizi (la riunione dei capi-famiglia che valutavano o respingevano il Parroco proposto dal Vescovo) risultò eletto Arciprete don Giovanni Barchi, già curato di Verolanuova, che faceva il suo ingresso solenne a Castelletto il 21 settembre 1919.

Dopo quasi un mese, il 17 ottobre 1919, don Eugenio veniva destinato Curato della frazione di Costorio presso Concesio, dov’era Arciprete della Pieve don Celestino Bonomini († 5 settembre 1945) e lì vi rimase oltre trent’anni. Fu anche assistente della gioventù cattolica della Val Trompia e con Mons. Giovanni Battista Bosio nativo di Concesio, allora Curato di Carcina (poi eletto Arcivescovo di Chieti nel 1948 – † 25 maggio 1967) fu tra i più instancabili promotori del movimento cattolico, organizzatore e assistente nato per i corsi di esercizi spirituali soprattutto dei giovani.

Prete di profonda vita interiore e di esemplare dedizione al servizio della Chiesa, affascinava con l’esempio e la parola. Nel 1946 accoglieva il nuovo Arciprete di Concesio Pieve Don Luigi Bosio (fratello del precedente, nominato nel suo paese nativo).

Don Eugenio morì il 16 marzo 1952 e fu sepolto a Cigole, suo paese natale, nella Cappella dei Sacerdoti.

La sua memoria è in benedizione.

L’anno seguente, 1953, la frazione di Costorio veniva eretta in Parrocchia autonoma, smembrandola da Concesio.

 


DON GIUSEPPE ZANDONINI

di anni 70 – Curato dal 1886 al 1889

Nacque a Chiari il 28 giugno 1856. Fu ordinato Sacerdote il 2 aprile 1881 a Brescia.

Fu destinato Curato a Castelletto di Leno dal 1886 al 1889, in aiuto all’Arciprete Don Giovanni Barbi; fu il secondo della nuova Chiesa Parrocchiale (aperta al culto il 4 dicembre 1882) dopo don Agostino Paracchini, ch’era stato trasferito Parroco a Cazzago San Martino.

Don Giuseppe celebrò battesimi dal 7 giugno 1886 all’8 gennaio 1889 (per circa 2 anni e mezzo).

Passò quindi Coadiutore beneficiario a Fenili Belasi dal 27 gennaio 1904, frazione allora dipendente dalla Parrocchia di Capriano del Colle, dov’era Arciprete Don Giuseppe Ronchi († 21 agosto 1935). Suo successore fu don Antonio Tobia († 15 maggio 1959) che sarà il primo Parroco di Fenili Belasi. Verso la fine della vita don Giuseppe fu trasferito come Confessore presso l’Ex convento di San Francesco d’Assisi a Brescia, dov’era Rettore Mons. Angelo Nazzari, Canonico della Cattedrale († 4 dicembre 1933).

Nel 1926 risulta infatti che era cappellano confessore, assieme a Don Pietro Piccinelli di Alone (Casto – Val Sabbia – † 19 febbraio 1936).

Don Giuseppe moriva a Brescia il 7 aprile 1927 a 70 anni d’età, sacerdote da 45 anni.            

Il 4 ottobre 1927 nella Chiesa di San Francesco e all’Ex Convento tornavano gloriosamente, dopo oltre un secolo di assenza, i Frati Minori Conventuali Francescani.