Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 208

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia – Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda – Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it – e-mail: don.gianluca.loda@virgilio.it

 

Supplemento Straordinario n° 208 al BOLLETTINO PARROCCHIALE

2 APRILE 2017 – DOMENICA di PASSIONE – QUINTA di QUARESIMA

 

Carissimi Parrocchiani,

 

avrei voluto esporre per iscritto altre figure di sacerdoti che stiamo ricordando quest’anno nel giorno anniversario di morte (oppure nel giorno più vicino possibile) e tenere una cronaca puntuale dei fatti della nostra comunità. Purtroppo altre questioni intasano ancor più il mio lavoro, già abbastanza intenso, e al momento me lo impediscono               Dgl

 

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► Riporto di seguito alcune parole scritte sul Bollettino n° 1 del 2016 a pagina 21 – PEDAGOGIA DELLA QUARESIMA, perché possono servire a noi adulti, in vista dell’educazione dei piccoli. Sono del Dottor Luigi Domenighini di Breno, pedagogista e già Direttore Scolastico.

 

La Quaresima può insegnarci qualcosa dal punto di vista dell’educazione?

Molto, molto: la sobrietà, l’accoglienza, la condivisione. Ed ancora, la scelta di una vita più semplice, la volontà di accontentarci del necessario senza cercare il lusso, l’esibizione di ricchezza e l’apparire.

Gli impegni che devono accompagnare “ogni” Quaresima sono la preghiera, il digiuno e l’elemosina; ma in particolare l’elemosina, esercizio necessario per liberarci dall’attaccamento ai beni terreni (San Giovanni Paolo II). La “tentazione” della ricchezza non ci abbandona mai:

l’elemosina ci aiuta a vincere questa costante tentazione educandoci a venire incontro alle necessità del prossimo e a condividere con gli altri quanto per bontà divina possediamo”.

È un cammino che possiamo intraprendere…

Possiamo iniziarlo chiedendoci che esempio diamo noi; subito dopo istaurando concrete azioni di carità; poi possiamo stimolare i nostri figli a fare altrettanto con generosità e si può progredire ancora facendo nostra l’idea positiva (bisogna cambiare le idee per cambiare i comportamenti) che non siamo proprietari, bensì amministratori dei beni che possediamo ed in tal senso possiamo offrire modelli di vita ai nostri educandi. Il tutto deve essere compiuto senza esibizionismi, evitando che un gesto di carità si trasformi in un mezzo per porre in evidenza noi stessi.

Riservatezza anche nel dare, dunque?

Se nel compiere una buona azione miriamo ad un ritorno di interesse personale o semplicemente di plauso, ci poniamo fuori dall’ottica evangelica. Quindi la nostra azione educativa rivolta prima a noi stessi passa automaticamente ai figli con la scelta della povertà (che non significa indigenza), con la scelta dell’elemosina fatta con discrezione e riguardo. Cerchiamo infine di capire e di far capire che la migliore penitenza dopo una bella confessione è la condivisione con i poveri di ciò che possediamo.

Così l’elemosina diventa mezzo di educazione.

Siamo alla conclusione e mi sia concessa una domanda un po’ cattivella.  Stai forse sostenendo che bisogna dare qualche spicciolo a tutti quelli che chiedono sui gradini della chiesa?

Non è questa la vera elemosina, perché il nostro obolo dato nelle circostanze che hai citato serve purtroppo solo a mantenere quelle persone sulla strada nelle condizioni in cui si trovano o anche a lasciarle vittime di prepotenti che li costringono all’accattonaggio…

 

CIRCA IL “SERVIZIO” DI MANERBIO WEEK

DI VENERDÌ 31 MARZO 2017 – OSSERVAZIONI IN MERITO

 

Ha proprio ragione Padre Livio Fanzaga, quando dai microfoni di Radio Maria dice che “non c’è niente di più divertente che commentare i giornali”! Caspita! Non pensavo che i miei pensieri, condivisi da molti confratelli e dalla maggioranza della nostra gente e ripetere fatti che sono noti a tutti meritassero un titolone da prima pagina e cubitale così forte, tanto da alterare fin dall’inizio le mie parole e soprattutto le mie intenzioni!

Il risultato è duplice: attirare contro di me l’Islam (e sappiamo cosa può significare in questi tempi!) e l’attenzione dell’autorità ecclesiastica. Ma bravi!

Si vede che per aumentare quattro lettori il settimanale locale Manerbio Week non ha proprio nessun’altra notizia più importante da offrire ai suoi lettori…

Eh sì, sono proprio tempi di crisi nera per la carta stampata…

 

OTTO OSSERVAZIONI

vengono nominati i bollettini e i supplementi straordinari, che sono tutti pubblicati; chiunque li può leggere e verificarne i contenuti esatti, di prima mano;

una voce fuori dal coro: sicuramente è una voce diversa rispetto a quella del coro dei buonisti e dei relativisti, da qualunque cloaca provengano;

crociata contro l’Islam: niente affatto! Il mio ministero di Parroco non è quello di fare politica, né di indire crociate, né di creare odio verso nessuno, visto che, mi pare, ce n’è già anche troppo!

le invettive contro i seguaci di Maometto: finora non mi sono mai rivolto ai musulmani in generale, tanto meno a quelli che vivono a Castelletto, che si comportano, mi pare, tutti correttamente. Mi rivolgo casomai ai fedeli e ai parrocchiani di Castelletto, dei quali ho la cura pastorale. Se constato dei fatti, storici o attuali, non ho per questo la pretesa d’insegnare niente a nessuno; ognuno può valutare da sé la verità o meno di quello che dico;

il titolo del settimanale mi presenta come un prete d’avanguardia, smaccatamente leghista, pieno di sé e prepotente, che desidera e vuole provocare uno scontro di civiltà. Ma questo non corrisponde al vero.

Inoltre la parola “islamofobo” mi puzza di ghetto; di contro potrei constatare che l’articolista è almeno “cristianofoba”.

La mia unica preoccupazione è quella di essere un annunciatore dell’Evangelii Gaudium, cioè del Vangelo della gioia, che vuole costruire, unire, amare, tendere la mano, costruire ponti verso tutti, e come tale vorrebbe che anche gli altri usassero gli stessi criteri. Non costruisco nemici; sono altri che li fabbricano!

la goccia che ha fatto traboccare il vaso cioè l’articolo di Manerbio Week, è il supplemento 207 del 19 marzo 2017, pagina 3 della Parrocchia di Castelletto, visto che se ne citano alcune frasi qua e là. Tuttavia la mia pagina era una lettura dell’Unione Europea nella storia e nell’attualità a sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma e il mio titolo “populisti – buonisti” considerava due attuali posizioni contrapposte che si esprimono circa l’Unione europea stessa. Il tema dell’Islam è solo conseguente.

avrei dichiarato che “prima vengono i cristiani poi i musulmani”. Non è vero! Questa frase va corretta come segue: “a Castelletto ci sono molti residenti non italiani e nessuno di loro è cristiano cattolico; se avessimo dato ospitalità ad una famiglia cattolica, di quelle che scappavano dalla fame, dalla guerra e dalla morte, ed erano tante, sarebbe stato un segnale bello e di anti-discriminazione religiosa di fatto”.

La frase “Ma alla fine non è stata mandata nessuna famiglia perché aiutare i cristiani non fa parte del piano di coloro che sono conniventi nel favorire l’immigrazione clandestina” va corretta come segue: “Ma alla fine non è stata mandata nessuna famiglia, perché di fatto nessuna di esse arrivava sulla rotta di Brescia. Inoltre, con la scusa di ospitare profughi, sappiamo tutti che in Italia molti furbi hanno fatto i propri affari sfruttando persone migranti, guadagnando denaro che proviene dai contribuenti italiani e favorendo l’immigrazione clandestina”.

si va a scomodare perfino il Papa: “… le sue dichiarazioni (del don)… stridono un po’ con le dichiarazioni del Papa”. Nella mia pagina pubblicata il 19 marzo 2017, prima che il Papa ricevesse le delegazioni ufficiali giunte a Roma per il 60° dei Trattati, io ho sostenuto che prendo le distanze da un’Europa che si vuole costruire sul PIL, sulla finanza, sulle banche e dove le leggi sono scritte da burocrati ogni giorno più lontani dalla vita dei loro popoli, ai quali popoli si vuol arrivare a negare quello che ancora rimane delle proprie radici e dei propri valori cristiani, che l’hanno costruita e resa grande nei secoli.

 

LE PAROLE DEL PAPA

Guarda caso, solo sei giorni dopo il Papa ha incontrato le delegazioni ufficiali arrivate a Roma [Discorso ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea in occasione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma – Vaticano – Sala Regia – Venerdì 24 marzo 2017]. Il testo era già disponibile su internet, fin dal 24 marzo stesso, quindi sei giorni prima dell’uscita di Manerbio Week. È un discorso molto bello, che sottoscrivo in pieno. Riporto qui solo alcune parole estratte:

 

“I Padri fondatori ci ricordano che l’Europa non è un insieme di regole da osservare, non un prontuario di protocolli e procedure da seguire. Essa è una vita, un modo di concepire l’uomo a partire dalla sua dignità trascendente e inalienabile e non solo come un insieme di diritti da difendere, o di pretese da rivendicare. All’origine dell’idea d’Europa vi è «la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica, […] con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria». Roma, con la sua vocazione all’universalità, è il simbolo di questa esperienza e per questo fu scelta come luogo della firma dei Trattati, poiché qui – ricordò il Ministro degli Affari Esteri olandese Luns – furono gettate le basi politiche, giuridiche e sociali della nostra civiltà.

… Tale spirito è quanto mai necessario oggi, davanti alle spinte centrifughe come pure alla tentazione di ridurre gli ideali fondativi dell’Unione alle necessità produttive, economiche e finanziarie

… Ai Padri dell’Europa ho dedicato questa prima parte del mio intervento, perché ci lasciassimo provocare dalle loro parole, dall’attualità del loro pensiero, dall’appassionato impegno per il bene comune che li ha caratterizzati, dalla certezza di essere parte di un’opera più grande delle loro persone e dall’ampiezza dell’ideale che li animava. Il loro denominatore comune era lo spirito di servizio, unito alla passione politica, e alla consapevolezza che all’origine della civiltà europea si trova il cristianesimo, senza il quale i valori occidentali di dignità, libertà e giustizia risultano per lo più incomprensibili. «E ancor oggi, affermava san Giovanni Paolo II, l’anima dell’Europa rimane unita, perché, oltre alle sue origini comuni, vive gli identici valori cristiani e umani, come quelli della dignità della persona umana, del profondo sentimento della giustizia e della libertà, della laboriosità, dello spirito di iniziativa, dell’amore alla famiglia, del rispetto della vita, della tolleranza, del desiderio di cooperazione e di pace, che sono note che la caratterizzano».

Nel nostro mondo multiculturale tali valori continueranno a trovare piena cittadinanza se sapranno mantenere il loro nesso vitale con la radice che li ha generati. Nella fecondità di tale nesso sta la possibilità di edificare società autenticamente laiche, scevre da contrapposizioni ideologiche, nelle quali trovano ugualmente posto l’oriundo e l’autoctono, il credente e il non credente…

Ogni corpo che perde il senso del suo cammino, cui viene a mancare questo sguardo in avanti, patisce prima un’involuzione e a lungo andare rischia di morire

L’Europa ritrova speranza quando l’uomo è il centro e il cuore delle sue istituzioni. Ritengo che ciò implichi l’ascolto attento e fiducioso delle istanze che provengono tanto dai singoli, quanto dalla società e dai popoli che compongono l’Unione. Purtroppo, si ha spesso la sensazione che sia in atto uno “scollamento affettivo” fra i cittadini e le Istituzioni europee, sovente percepite lontane e non attente alle diverse sensibilità che costituiscono l’Unione

Non ci si può limitare a gestire la grave crisi migratoria di questi anni come fosse solo un problema numerico, economico o di sicurezza. La questione migratoria pone una domanda più profonda, che è anzitutto culturale. Quale cultura propone l’Europa oggi? La paura che spesso si avverte trova, infatti, nella perdita d’ideali la sua causa più radicale. Senza una vera prospettiva ideale si finisce per essere dominati dal timore che l’altro ci strappi dalle abitudini consolidate, ci privi dei confort acquisiti, metta in qualche modo in discussione uno stile di vita fatto troppo spesso solo di benessere materiale. Al contrario, la ricchezza dell’Europa è sempre stata la sua apertura spirituale e la capacità di porsi domande fondamentali sul senso dell’esistenza. All’apertura verso il senso dell’eterno è corrisposta anche un’apertura positiva, anche se non priva di tensioni e di errori, verso il mondo. Il benessere acquisito sembra invece averle tarpato le ali, e fatto abbassare lo sguardo. L’Europa ha un patrimonio ideale e spirituale unico al mondo che merita di essere riproposto con passione e rinnovata freschezza e che è il miglior rimedio contro il vuoto di valori del nostro tempo, fertile terreno per ogni forma di estremismo. Sono questi gli ideali che hanno reso Europa quella “penisola dell’Asia” che dagli Urali giunge all’Atlantico…

L’Europa ritrova speranza quando si apre al futuro. Quando si apre ai giovani, offrendo loro prospettive serie di educazione, reali possibilità di inserimento nel mondo del lavoro. Quando investe nella famiglia, che è la prima e fondamentale cellula della società. Quando rispetta la coscienza e gli ideali dei suoi cittadini. Quando garantisce la possibilità di fare figli, senza la paura di non poterli mantenere. Quando difende la vita in tutta la sua sacralità…”

 

CONCLUDO

Potrei continuare riportando NON una sola pagina, ma un intero enchiridion di parole dette dal Santo Padre, ma questo mi sembrerebbe un torto all’intelligenza di chi legge!

Non se ne abbia la cara Daniela Marini!

Se giornalisti in erba prima di scrivere si documentassero eviterebbero di prendere clamorose cantonate!

In alternativa potrebbero essere urgenti lezioni di logica!

I fatti? Basta ricordare quello che tutti i TG nazionali hanno detto venerdì 31 marzo, proprio mentre in edicola usciva Manerbio Week:

1. circa la cellula Jihadista smantellata a Venezia e

2. la quattordicenne allontanata dai genitori a Bologna, perché si rifiutava d’indossare il velo islamico.

Il mio invito ad ogni persona intellettualmente onesta e corretta è quello di leggere le parole del Papa e non di fermarsi mai alle riduzioni giornalistiche che ne vengono fatte, specialmente nei titoloni, com’è stato fatto da Manerbio Week nel mio caso!

Altrimenti si arriva a ridicolizzare il Parroco di Castelletto e a metterne in pericolo l’incolumità (visto che teste calde e teste scariche non mancano, senza andare troppo lontano) creandone una mosca bianca che non esiste o una caricatura medievale da terzo millennio.

È molto più grave che si arrivi a relativizzare proprio le parole del Papa, che meritano invece tutto il nostro ascolto: Francesco non ha mai sostenuto l’estremismo islamico, né la prepotenza di alcuno! O mi sbaglio?

La dittatura del relativismo pensa di distruggere il cristianesimo favorendo in Europa l’Islam (fomentando così una guerra di religione tra cristiani e islamici che né io, né il Papa vogliamo) e relegando ogni espressione religiosa alla vita privata delle persone.

Né il Papa, né l’Islam desiderano questo!

Dopo quello che ho scritto in queste quattro colonne mi pare che il caso delle esternazioni a scoop di Manerbio Week da parte mia può considerarsi definitivamente chiuso.

Non abbiamo bisogno di un’Europa buonista né di pamphlettisti proni al relativismo; ne abbiamo già fin sopra i capelli! Grazie.

   Il Parroco di Castelletto

Don Gianluca Loda