Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 202

 

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Piazza Giovanni Paolo II, 2 – 25024 – Castelletto di Leno – Brescia – Codice Fiscale 97004190175 – Partita IVA 03385840982

Il Parroco: Don Gianluca Loda – Telefono: 030-907915 – Cellulare: 333-2332854

Sito Internet: www.parrocchiacastelletto.it – e-mail: don.gianluca.loda@virgilio.it

 

Supplemento Straordinario n°202 al BOLLETTINO PARROCCHIALE

6 GENNAIO 2017 – EPIFANIA del SIGNORE – Solennità di Precetto

 Carissimi Parrocchiani,

ci siamo lasciati alle spalle il 2016 e ci siamo augurati che nel 2017 il Signore porti a tutti la sua benedizione e la sua pace!

Spero che tutti possiamo aver fatto personalmente qualche calcolo per aumentare il bene e le OPERE DI BENE

Il tempo natalizio di quest’anno ha avuto due feste in meno, motivate dal fatto che il giorno di Natale ed il primo dell’anno cadevano in domenica. Così è passata in tono minore la Festa della Sacra FAMIGLIA.

Il Santo Padre, poco più di un mese fa, scriveva:

 

“il dono del MATRIMONIO è una grande vocazione a cui, con la grazia di Cristo, corrispondere nell’amore generoso, fedele e paziente”.

“La bellezza della FAMIGLIA permane immutata nonostante tante oscurità e proposte alternative… Il sentiero della vita che porta un uomo e una donna a incontrarsi, amarsi, e davanti a Dio a promettersi fedeltà per sempre, è spesso interrotto da sofferenza, tradimento e solitudine”.

Da qui viene l’incoraggiamento di Francesco a non stancarsi d’accogliere e accompagnare, sviluppando “una cultura della misericordia, basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri”, in cui “nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli”.

“Le OPERE DI MISERICORDIA sono artigianali, spiega il Papa, esse “toccano tutta la vita di una persona” e “nessuna di esse è uguale all’altra; le nostre mani possono modellarle in mille modi, e anche se unico è Dio che le ispira e unica la ‘materia’ di cui sono fatte, cioè la misericordia stessa, ciascuna acquista una forma diversa” (da Misericordia et Misera).

 

L’EPIFANIA, che celebriamo, è la festa della MANIFESTAZIONE del Signore a tutti i popoli, rappresentati dai Santi Magi: Gesù Cristo è vero uomo (mirra) e vero Dio (incenso), Re dell’Universo (oro). In questo giorno viene annunciata la data della Pasqua e delle altre feste mobili; secondo consuetudine si danno anche i “bilanci” della Parrocchia dell’anno che è appena terminato. Ma, soprattutto, L’Epifania è la festa dei BAMBINI: i piccoli sono al centro di questa giornata, soprattutto i più poveri e quelli che soffrono per tanti motivi. Nello stesso documento citato il Papa scrive:

 

“Quanta preoccupazione suscitano le immagini di bambini che nulla hanno per cibarsi”, esclama Francesco, “masse di persone continuano a migrare da un Paese all’altro in cerca di cibo, lavoro, casa e pace”.  

“Non avere il lavoro e non ricevere il giusto salario; non poter avere una casa o una terra dove abitare; essere discriminati per la fede, la razza, lo stato sociale… queste e molte altre sono condizioni che attentano alla dignità della persona, di fronte alle quali l’azione misericordiosa dei cristiani risponde anzitutto con la vigilanza e la solidarietà”.

E prosegue:

“Quante sono oggi le situazioni in cui possiamo restituire dignità alle persone e consentire una vita umana! Pensiamo solo a tanti bambini e bambine che subiscono violenze di vario genere, che rubano loro la gioia della vita. I loro volti tristi e disorientati sono impressi nella mia mente; chiedono il nostro aiuto per essere liberati dalle schiavitù del mondo contemporaneo”. “Questi bambini sono i giovani di domani; come li stiamo preparando a vivere con dignità e responsabilità?”, domanda ancora il Santo Padre.

“Con quale speranza possono affrontare il loro presente e il loro futuro? Il carattere sociale della misericordia esige di non rimanere inerti e di scacciare l’indifferenza e l’ipocrisia, perché i piani e i progetti non rimangano lettera morta”(da Misericordia et Misera).

 

Per questi motivi acquista un significato particolare la GIORNATA DELLA SANTA INFANZIA, che dà la possibilità ai nostri bambini e a tutti di poter aiutare i piccoli più poveri delle Missioni. Sono sicuro che Castelletto, anche questa volta, non resterà indietro!

Riprenderemo poi il cammino ordinario “per annum”: nella ferialità di ogni giorno, nella costanza e coerenza; nelle famiglie e nella comunità cristiana della Parrocchia e dell’Oratorio.

Il mio augurio a tutti è di continuare con impegno e decisione, senza alcun dubbio.                 Don Gianluca


 

BREVE INTERVISTA AL CHIERICO

FRANCIS CHIKWADO ONWUCHULUM

 Chiunque, vedendoti, direbbe che vieni dall’Africa. È vero?

Sì; è vero. Vengo dalla Nigeria, dalla grande città di Onitsha (si dice: Onìcia), che si trova nello Stato di Anambra, nel Sud del Paese, dove sono nato 28 anni fa.

Oh, mio Dio! Che posto pericoloso! È dove ci sono i terribili terroristi islamici di Boko Haram!?

No; non è proprio così… La Nigeria è un Paese enorme, grandissimo, dove ci sono cristiani e musulmani; da noi, a Sud, per fortuna di musulmani ce ne sono pochi. Così viviamo bene e tranquilli! Il nostro è un Paese bellissimo, ricco di culture e di varietà linguistiche. Siamo 180 milioni di abitanti e abbiamo più di 200 lingue diverse (non dialetti!), tra le quali si distinguono Igbo, Hausa e Yoruba, che prendono il nome dalle rispettive tribù di riferimento. Io, ad esempio, appartengo alla grande tribù Igbo. Assieme alla mia lingua madre, che i bambini studiano, imparando a leggerla e a scriverla a scuola, parlo abitualmente inglese, che è la lingua ufficiale del Paese. I terroristi di cui voi sentite parlare spesso, si trovano soltanto in alcuni Stati del nord, in una parte ristretta del territorio.

È la prima volta che vieni a Castelletto?

Sì, ma sono già stato nel bresciano: in città presso il Duomo e nella Parrocchia di Mompiano per servizi pastorali precedenti. Sono stato anche a Urbania (Marche) e a Verona presso i Padri di Don Calabria a Negrar.

Hai visitato qualche luogo d’arte o città italiana?

Sono stato a Pompei a visitare il sito archeologico: un’esperienza indimenticabile! Ho visitato Ostia Antica, per studiare l’antica archeologia ecclesiastica. Ho visto Venezia e un luogo suggestivo sulle Dolomiti, facendo l’esperienza unica della funivia. Ho visto Cascia, la città di Santa Rita e Norcia, la città di San Benedetto, prima del terremoto che ha distrutto la Basilica del Santo.

Raccontaci qualcosa di te, della tua famiglia, della tua infanzia…

Sono nato il 6 settembre 1988 a Onitsha, ultimo di tre fratelli, dopo Edith, che è la primogenita e Livinus, nato due anni prima di me. Papà Anthony è morto quando io avevo soltanto tre anni a causa di una malattia degenerata del fegato. Non ho nessun ricordo di lui, ma l’ho visto soltanto in fotografia e grazie ai racconti che mi hanno fatto di lui. La mamma Veronica lavora al Municipio di Onitsha Sud come impiegata, fin da quando si è sposata. Ho fatto il chierichetto a partire dai dieci anni. Da allora ho pensato per la prima volta di entrare in Seminario, dopo aver visto alcuni altri miei amici chierichetti partiti per questa avventura. Il giorno del mio 12° compleanno sono entrato al Seminario Saint Paul nel villaggio di Ukpor, assieme ad altri 120 ragazzi, di età compresa tra i 10 e i 15 anni. All’inizio ho fatto un po’ di fatica ad abituarmi a vivere lontano da casa e dall’affetto della mamma, in un luogo di campagna e di lavoro manuale oltre la scuola. Però mi sono affezionato all’ambiente, ho fatto alcune amicizie e i chierici più grandi mi hanno accompagnato bene. Nell’anno davanti al mio c’era anche Centus, che è stato a Castelletto prima di me. Dopo tre anni mi sono trasferito coi compagni della mia classe al Seminario di All Hallows (che significa: di Tutti i Santi) in città, ad Onitsha. Ho completato così la High School (paragonabile alla Scuola Media Superiore italiana). In quei sei anni ho imparato a lavare la biancheria, come era richiesto a ciascuno di noi, a coltivare l’orto, tenere pulizia degli ambienti all’interno e all’esterno: strappare erbacce, a lavorare di machete, tappare le buche nella strada che porta al Seminario; un po’ di tutto: una vita dura! Questo però mi ha aiutato molto, preparandomi al futuro. Per un anno ho fatto discernimento vocazionale, che da noi viene detto “anno di spiritualità” e così ho deciso di continuare la strada verso il Sacerdozio. Sono passato al Seminario Maggiore Giovanni Paolo II di Awka (si dice: òca), dove c’è il Governo di Anambra. Lì ho fatto 4 anni di filosofia. Dopo un anno di pastorale, trascorso coi seminaristi più giovani, ho iniziato il primo anno di teologia al Blessed Tansi Seminary; quindi l’Arcivescovo Mons. Valerian Okeke mi ha inviato a Roma per continuare gli studi.

Da quanto tempo sei a Roma?

Sono a Roma dal 2014; completerò gli studi a giugno 2017; dovrei poi tornare in Nigeria per le due Ordinazioni: diaconale e sacerdotale.

Come prevedi il tuo futuro?

Farò qualche anno di pastorale in Patria; facilmente tornerò a Roma per una specializzazione, da sacerdote, che metterò poi a servizio della mia Diocesi.

Vuoi aggiungere qualcosa?

I giorni trascorsi a Castelletto sono stati belli. I parrocchiani ci hanno ospitato con molta gentilezza. Ho notato che la gente partecipa attivamente alla vita liturgica: si canta e si prega nelle celebrazioni; si risponde alle iniziative che vengono proposte. Qui i bambini frequentano molto l’Oratorio: da noi in Nigeria invece l’Oratorio non esiste.

Ho ammirato alcune mamme che coordinano il lavoro in Oratorio coi bambini: hanno un’esperienza positiva e ricca della loro famiglia, che riescono a condividere con facilità assieme agli altri bambini. Sono contento di avervi conosciuto e vi porterò a Roma nel mio cuore.

 

Don Antonio Bodini – Curato di Castelletto

 202 Bodini

 

Nacque a Gambara il 9 agosto 1879, figlio di Giuseppe e di Allegri Santa. Fu ordinato Sacerdote nel 1902. Fu destinato dapprima Curato a Castelletto di Leno dove rimase quasi tre anni, in aiuto all’Arciprete don Giovanni Barbi. Celebrò Battesimi dall’8 giugno 1902 fino al 24 aprile 1905. Passò quindi a Gambara, nominato Canonico Curato della Cappellania di Santa Lucia; per parecchi anni fu Direttore dell’Oratorio Maschile, quindi Cappellano delle Suore, Direttore dell’Oratorio Femminile e Prefetto di Sacrestia. Durante la Grande Guerra (1915-18) prestò servizio militare servendo la Patria con fedeltà ed onore, meritandosi il grado di Sergente e parecchie decorazioni. Caldeggiò l’erezione del Ricovero Vecchi “Dante Cusi”, ne fu benefattore e membro del consiglio di amministrazione. Di salute cagionevole subì alcuni interventi chirurgici. Infine un tumore maligno in pochi giorni lo portò alla tomba; munito di tutti i conforti dei Sacramenti e della Benedizione del Santo Padre morì a Gambara il 2 gennaio 1934, a 55 anni di età.

I suoi funerali furono celebrati il giorno 5 successivo con l’intervento di tutto il clero della Vicaria, delle autorità e del popolo gambarese, con esito imponentissimo. La sua salma fu la prima ad essere deposta nella cripta della Cappella del Cimitero di Gambara, edificata dall’Amministrazione Comunale e ceduta al Rev. Prevosto don Francesco Gallerini, per essere adibita a sepoltura del Clero.

 

 

Don Agostino Paracchini – Curato di Castelletto

 

202 Paracchini

Nacque a Bassano Bresciano il 12 maggio 1855. Fu Ordinato Sacerdote il 13 marzo 1880. Fu dapprima Curato a Castelletto di Leno (celebrando ancora nell’antica Chiesa Parrocchiale del Castello) in aiuto all’Arciprete don Giovanni Barbi. Fu il primo dei Curati a celebrare anche nella nuova Chiesa di Castelletto, inaugurata il 4 dicembre 1882, con la benedizione del Vescovo Coadiutore Giacomo Maria Corna Pellegrini. Nella Visita Pastorale del 1885 si ricordava che al Curato era affidata una serie di legati per il suo mantenimento, gravanti la celebrazione di 265 messe annue, comprese quelle derivanti dal “Legato Massacro” (= il Massago) concesso dal Municipio di Leno. Nel 1886 don Agostino fu promosso Parroco di Cazzago San Martino, dove dimostrò subito zelo e sensibilità sociale, schierandosi dalla parte dei poveri e dei contadini. Attaccato fin dal marzo 1887 dagli zanardelliani della zona e dal Giornale “La Provincia di Brescia” ebbe subito denunce che suscitarono vivaci reazioni fra i parrocchiani. Il 14 luglio 1887 subiva un processo in Corte di Assise, con l’accusa di aver eccitato fanciulli e genitori a disubbidire all’autorità scolastica, incitando i bambini a non frequentare la scuola nelle solennità religiose abolite e di avere il 7 marzo 1887 eccitato il popolo di Cazzago contro i maestri e la forza pubblica; accuse dalle quali venne assolto. Poco dopo fondò una sotto-sezione della Società Operaia Cattolica di Ospitaletto e portò i cattolici del luogo alla vittoria in campo amministrativo. Sacrificando tutte le sue sostanze, fondò l’Oratorio, il teatro e diede grande impulso ai Circoli Giovanili di Cazzago. Inoltre nel 1898 diede vita alla Cassa Rurale, e tra il 1900 e il 1902 ad una Cooperativa per l’acquisto di sementi e macchine agricole. Nel 1903 fu trasferito Arciprete di Isorella, dove succedeva al defunto don Giuseppe Cavalli. Lì fu promotore del nuovo Oratorio Maschile, inaugurato il 29 settembre 1907, con annessa casa per il Curato. Negli anni si alternarono don Tomaso Spinoni, don Giovanni Maria Bertoni, don Pietro Tiboni. Nel 1908 il paese veniva provvisto di illuminazione elettrica; nel 1910 veniva inaugurato il nuovo edificio scolastico. Nel 1911 furono 17 i combattenti d’Isorella nella Guerra di Libia. Ben 420 furono gli uomini mobilitati durante la Prima Guerra Mondiale; anni di grandi preoccupazioni e di estrema povertà.

Don Agostino morì il 3 gennaio 1918, all’età di 62 anni, a guerra non ancora terminata. A fianco si riporta l’epitaffio su pietra nera presso la Cappella del Cimitero d’Isorella, dove risaltano le parole di encomio:

“operò e sofferse per Iddio e per la Chiesa – La dottrina, lo zelo ardente, il sacrificio assiduo gli meritarono riconoscenza dei buoni – gli prepararono il premio del cielo”.