Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 199

Supplemento Straordinario n°199 al BOLLETTINO PARROCCHIALE

25 DICEMBRE 2016 – SANTO NATALE

AUGURI

per un Felice e Santo Natale a tutti!!!

Dgl, don Tito, don Nelson, Jomish e Francis

 

APPELLO-INIZIATIVA della nostra Parrocchia per il giorno di NATALE

Vuoi aderire anche tu?

 

Mille nuovi “soldati della fede”

ecco una risposta all’estremismo ISLAMICO

 

bollett

Campagna di Aiuto alla Chiesa che Soffre

in ricordo di padre Jacques Hamel,

lanciata già dal 1° agosto 2016

Mille sacerdoti in ricordo di padre Jacques Hamel. Per onorare la memoria del parroco francese brutalmente ucciso il 26 luglio scorso, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha lanciato una campagna straordinaria che sosterrà negli studi mille seminaristi in tutto il mondo.

Dalla Colombia alla Bosnia-Erzegovina, da Cuba alla Nigeria, dall’India alla Romania, dall’Angola al Madagascar, sono in totale 21 le diocesi che beneficeranno di questo aiuto.

In molte delle aree più povere e delle terre di persecuzione, nonostante le gravi difficoltà, vi è un alto numero di giovani che desidera diventare sacerdote. Spesso però in questi stessi paesi, i seminari non possono accogliere tutti gli studenti perché non hanno strutture adeguate.

“Abbiamo scelto i seminari che avevano maggiormente bisogno di aiuto – sottolinea il direttore di ACS-Italia, Alessandro Monteduro – per permettere loro di accogliere molti più studenti e di formare quelli che noi riteniamo essere i nuovi ‘soldati della fede’”. Ancora una volta una reazione concreta della fondazione pontificia agli attacchi che purtroppo si sono susseguiti in estate.

ACS costruirà anche una chiesa in Bangladesh, con il sostegno della famiglia di Simona Monti, una delle vittime italiane della strage di Dacca.

“Anche il supporto alla formazione dei nuovi sacerdoti – aggiunge Monteduro – è una risposta concreta al fondamentalismo perché, soprattutto nei paesi in cui la minaccia estremista è maggiormente presente, i ministri di Dio devono possedere gli strumenti adeguati per promuovere il dialogo e contribuire ad una coesistenza pacifica fra tutti i gruppi religiosi, ponendo un freno a conflitti e pregiudizi che possono favorire il diffondersi di gruppi oltranzisti”.

In tutto il modo la Chiesa è in prima linea nella promozione del dialogo religioso, e al tempo stesso offre ai giovani valori alternativi a quelli della violenza.


BREVE INTERVISTA AL CONFESSORE

DON TITO EDUARDO MURALLES ACHE

 È la prima volta che vieni a Castelletto?

Sì, anche perché sono espatriato dal mio Paese da poco tempo e non ero mai stato prima all’estero.

Hai già visitato qualche luogo d’arte o città italiana?

Ho visitato alcuni dei luoghi più celebri di Roma: Castelgandolfo e il Santuario della Mentorella, dove Papa Giovanni Paolo II andò in incognito a fare la prima sciata da Sommo Pontefice. Sono stato anche ad Assisi, dove ho visto il Convento di Santa Chiara e mi è rimasta impressa soprattutto la cripta dov’è sepolto San Francesco, sotto le Basiliche Superiore ed Inferiore, un luogo di grande raccoglimento e di arte preziosissima.

Qual è il tuo Paese d’origine?

È il Guatemala, il paese dell’eterna primavera, perché il clima favorisce una natura sempre viva: verde, fiori, boschi, frutta, verdure, una produzione agricola sempre attiva. Si coltivano in quantità canna da zucchero e caffè; è il luogo ideale per riposare su una sdraio in riva all’Oceano, che a scelta, può essere il Pacifico o l’Atlantico. Per chi non ne avesse abbastanza, abbiamo anche il Lago Atitlan, che riteniamo essere il più bello del mondo.

Mi vien subito voglia di organizzare una spedizione…

Sono tutti benvenuti!

Riprendiamo a parlare di te…

Il mio Paese confina a nord col Messico (ma qui non c’è pericolo di un’invasione di messicani, che tendono invece a salire a nord, negli Stati Uniti, perché noi siamo più poveri di loro…) e a sud con El Salvador. La Capitale è Città di Guatemala, dove sono nato il 1° settembre 1977, nono di dieci fratelli. Sono arrivato dopo Aura, Alfredo, Carlos, Antonio, Eugenia, Luis, Oscar, Alfonso e prima di Vilma. Mio papà si chiama Catalino, ha 86 anni ed è pensionato. Da giovane era contadino; dopo il matrimonio ha lavorato nell’edilizia. Mia mamma si chiama Albertina e da quando si è sposata ha pensato solo alla famiglia e a noi, numerosi figli.

Come ti è venuta l’idea di farti prete?

Ho frequentato la scuola elementare e media presso i Fratelli Maristi (religiosi spagnoli missionari). Mi sarebbe piaciuto diventare anch’io fratello marista; poi però ho fatto la scuola superiore professionale per elettricisti e come succede a tanti ragazzi normali ho conosciuto una ragazza e per alcuni anni ci siamo voluti bene. La storia è finita quando ho iniziato l’Università di ingegneria elettrica. Nel frattempo mi sono avvicinato alla vita parrocchiale e sono rimasto affascinato dalla figura del mio Parroco Don Luis Alonzo: un uomo di grande preghiera, di coerenza e chiaro nell’esporre con semplicità la Parola di Dio. I miei genitori hanno favorito la mia vocazione e l’hanno sostenuta con la loro preghiera. Avevo cominciato a lavorare come elettricista e nel frattempo continuavo gli studi. Col guadagno ho potuto realizzare alcuni sogni giovanili: un’auto, la casa… Mi domandavo però, nella preghiera:

“Signore, cosa vuoi da me e dalla mia vita?”

Nel tragitto casa-lavoro spesso incontravo ad un semaforo una bambina povera, che chiedeva l’elemosina. Di solito abbassavo il finestrino e le allungavo una monetina. Un giorno c’era un acquazzone particolarmente forte e la bambina era al solito posto senza riparo. Io le ho dato la monetina, ma dentro di me qualcosa mi inquietava e mi domandavo se non potessi o dovessi fare qualcosa di più… Subito è arrivata anche la risposta: diventare Sacerdote! Ho parlato di questo al mio parroco; due anni dopo, all’età di 26, sono entrato nel Seminario Maggiore di Sololà (a 144 Km dalla Capitale). Ho fatto due anni di Filosofia e quattro di Teologia. La Diocesi di Sololà, dove c’erano molti poveri, verso i quali mi sentivo portato, si trova ad un’altitudine elevata (circa mt 2.500 sul livello del mare), aveva causato al mio fisico alcune difficoltà di salute. Per questo mi vidi costretto a scegliere un’altra Diocesi di riferimento, più “a livello del mare”: Escuintla. Lì sono stato ordinato Diacono e poi Sacerdote l’11 novembre 2011. Ho lavorato alla Cattedrale, quindi in altre due parrocchie da curato e poi da parroco.

Da quanto tempo sei a Roma?

Sono arrivato a Roma in settembre di quest’anno, perché il mio Vescovo mi ha incaricato di compiere gli studi per la Licenza in Storia della Chiesa. Abito al Collegio Altomonte e frequento la Facoltà di Teologia dell’Università della Santa Croce.

Come sarà il tuo futuro?

Penso che tornerò in Guatemala nella mia Diocesi di Escuintla e sarò insegnante di Storia della Chiesa presso il Seminario Nazionale di Guatemala. Lavorerò anche come Parroco, perché la mia Diocesi non ha un clero numeroso e le parrocchie sono molto estese.

Che prima impressione ti ha fatto l’Italia, rispetto al Guatemala?

In Italia ho visto la straordinaria ricchezza della storia e dell’arte; a livello politico ho notato la stessa corruzione e l’identico malaffare che c’è in Guatemala… Lo siento!

BREVE INTERVISTA AL DIACONO

DON NELSON FABRICIO VIZHÑAY SIGUENCIA

 È la prima volta che vieni a Castelletto?

Sì; è la prima volta. Qui mi sento come nella mia casa; perché a casa mia non manca tranquillità, silenzio… il freddo! Sì, perché io abito in una località a 3.800 metri di altitudine…

Le prime persone che ho incontrato si sono dimostrate subito gentili e cordiali con me: Angiolino, Benedetto, Donatella…

Hai già visitato qualche luogo d’arte o città italiana? Hai già fatto qualche servizio pastorale in altre situazioni?

Sono stato in pellegrinaggio coi sacerdoti del collegio Giovanni Paolo II, dove risiedevo l’anno scorso (e che ora è chiuso) a San Giovanni Rotondo e alla Celeste Basilica di San Michele a Monte Sant’Angelo e al Santuario del Miracolo Eucaristico di Lanciano. Ho visitato anche Assisi. Qui in Italia è la prima volta che esco per compiere un servizio pastorale e ringrazio la comunità di Castelletto che mi ha dato questa opportunità. Affido tutti alla Madonna delle Nubi, Patrona della mia Diocesi.

Da quanto tempo sei a Roma e come si svolge la tua giornata abituale?

Sono arrivato a settembre 2015 e subito ho preso alloggio al collegio appena detto. Nel mese di settembre ho frequentato un corso di italiano e mi sono iscritto presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce, per preparare la Licenza in dogmatica. La mia giornata abituale si svolge come segue: dopo il risveglio e la sistemazione personale, insieme recitiamo le Lodi e si celebra la Messa. Dopo la colazione si va in trasferta in Università per assistere alle lezioni fino a mezzogiorno. Si torna per il pranzo e in alcuni pomeriggi frequento un corso presso la Congregazione delle Cause dei Santi per diventare Postulatore. Questo ufficio, di postulatore, mi è stato richiesto dalla mia Diocesi e consiste nel seguire il processo che porterà alla canonizzazione di un santo. In altre parole: se nella mia Diocesi c’è una persona defunta che si è particolarmente distinta per santità, s’inizia un procedimento, che deve seguire passi precisi, che un giorno potrebbe portare il Papa a dichiarare che quel fedele è un Santo. Chi coordina tutto il lavoro di indagine e di verifica dei dati che si raccolgono è il Postulatore. In un altro pomeriggio frequento un corso per formatori di Seminario presso la Congregazione del Clero. Quando resta tempo lo dedico allo studio. A sera, dopo i Vespri e il Rosario si cena insieme e ciascuno poi si ritira per lo studio o la preghiera personale.

Ma, spiegaci: da dove vieni?

Vengo dall’Ecuador in Sud-America. Sono nato il 17 maggio 1992 a Cañar nella Provincia medesima a circa otto ore di autobus dalla Capitale Quito, nella Diocesi di Azoguez. Sono il primogenito di tre figli; dopo di me sono nati Marcelo e Karen. Mio papà Mariano è insegnante di linguistica in una scuola media superiore. In Ecuador la lingua ufficiale è lo spagnolo (castigliano), ma a seconda delle zone del Paese esistono oltre venti culture autoctone (cioè di origine pre-colombiana) ciascuna delle quali possiede una vera e propria lingua diversa dalle altre. Mio papà è insegnante di lingua Kiwchua (si pronuncia Chìciua) da non confondere con la lingua Quechua (si dice Chéciua) che si parla in Peru. Mia mamma, Bertha, ha un negozio di abbigliamento e un mini-market nella nostra casa di Cañar, ed è aiutata da mia sorella.

Come ti è venuta l’idea di farti prete?

Da piccolo mi piaceva molto andare a Messa e tornato a casa prendevo la mia piccola chitarra e la suonavo dietro casa giocando alla Messa, e dicendo Santo, Santo…

Ci sono due fatti che mi hanno portato verso la vocazione sacerdotale. Un giorno papà, recatosi in città ad Azoguez per delle commissioni mi portò a salutare il nostro Vescovo, che io non avevo mai incontrato prima e lui, nel vedermi mi disse subito: “Buongiorno, signor prete!” Io sono rimasto sorpreso e non sapevo cosa rispondere.

Il secondo fatto è avvenuto qualche mese dopo, quando stavo aiutando una suora a portare alimenti a due poveri sposi anziani e a ripulire la loro piccola casetta. La nonnina afferrò il Rosario che portavo al collo, dicendomi: “Grazie, Padre” come se fossi già un sacerdote.

Questi fatti mi fecero riflettere e compresi che il Signore probabilmente mi chiamava proprio al Sacerdozio. Ho frequentato il nostro Seminario Diocesano San Carlo Borromeo per sette anni e subito dopo il mio Vescovo mi ha inviato a Roma a perfezionare il curriculum di studi.

Come sarà il tuo futuro?

Il 26 giugno prossimo sarò ordinato Sacerdote nella mia Diocesi, nel cinquantenario della sua Fondazione.

Lì mi verrà affidato il Processo Diocesano per la Causa di Beatificazione del Servo di Dio Padre Armando Fajardo, Sacerdote secolare della mia Diocesi di Azoguez. Il resto è nelle mani della Provvidenza.