Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 197

Supplemento Straordinario n°197 al BOLLETTINO PARROCCHIALE

11 DICEMBRE 2016 – TERZA DOMENICA DI AVVENTO

 Ieri non c’è più… IL PERDONO… vero

 Mi racconta una mamma che il suo piccolo Luigino, di solito tanto pacifico e arrendevole, durante la pausa scolastica, fu trascinato in una rissa tra compagni di gioco. Nel trambusto, Luigino, mingherlino com’è, ebbe la peggio e ne uscì pestato, tanto che sanguinante fu accompagnato a casa da uno dei bidelli della scuola. A pestarlo era stato proprio Silvio, il vicino di casa, il compagno di giochi.

L’indomani, giorno di vacanza, Luigino, partendo da casa, avverte la mamma che sarebbe andato a giocare a pallone con Silvio. “Ma come?”, gli ricorda sorpresa la mamma, “ieri ti ha pestato e tu vai a giocare proprio con lui?”. “Mamma – replica Luigino – questo è stato ieri, ma ieri non c’è più.”

Un professore delle medie mi racconta che un alunno gliene aveva combinate di tutti i colori, tanto che egli, perdendo la pazienza, lo stava rincorrendo; ma il monello era sfuggito alle sue minacce e se ne era scappato a casa. Dentro di sé il professore si consolava pensando che avrebbe avuto la rivincita il giorno dopo. E già architettava un modo esemplare di castigarlo davanti a tutti.

Il mattino seguente, il piccolo torna a scuola, entra in classe e, appena vede il professore, gli va incontro per salutarlo come tutti i giorni, come sempre e con entusiasmo, proprio come chi non ricorda più niente. Il professore mi confida che da questo comportamento ha imparato che cosa significa perdonare: è semplicemente dimenticare. Anche per lui, ieri non c’è più.

Ciao da padre Andrea

Natale:
che idea mi faccio di Dio?  

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Piero Gheddo – 6 Dicembre 2016

 Siamo in Avvento, nell’attesa del Bambino Gesù, il Figlio di Dio, il Salvatore. Per prepararci al Natale, la domanda del titolo è fondamentale nella nostra vita cristiana, se vogliamo viverla secondo il Vangelo. Sono stato allevato dalla mamma di mio padre Anna e dalla sorella maggiore Adelaide, maestra elementare, tutte e due molto religiose.

Quand’ero un bambino, la nonna diceva spesso: “Non si muove foglia che Dio non voglia”. Ero curioso, mi mettevo davanti al piccolo alberello che avevamo in cortile e pensavo: “Ma Dio come fa ad essere in tutte queste foglie?”.

Pochi anni dopo, quando studiavo teologia, ho scoperto che Gesù ha detto:

“Non abbiate paura, Dio conosce anche il numero dei vostri capelli” (Mat. 19,30).

E poi ancora: “Voi sarete odiati da tutti per causa mia, ma neppure un capello cadrà dal vostro capo” (Luc, 21,18).

Dio è sempre infinitamente più grande di quanto noi possiamo comprendere o immaginare. Noi sappiamo solo che “Dio è Amore” (1Giov, 4,16). Possiamo entrare nel fantastico, affascinante e gioioso mistero di Dio, solo amandolo e amando il nostro prossimo come noi stessi, così come il Signore Gesù ha amato noi.

Nel Catechismo di San Pio X (1905), fatto a domanda e risposta, si leggono queste affermazioni che inquadrano bene la nostra fede:

“Dio è l’Essere perfettissimo,

Creatore e Signore del cielo e della terra.

“Dio è potenza, sapienza e bontà infinita.

“Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo:

“Dio conosce tutto, anche i nostri pensieri.

“Dio è in ogni luogo…

Dio conosce tutto, anche i nostri pensieri”.

Noi viviamo immersi in Dio. Qualsiasi cosa noi facciamo o pensiamo, Dio ci vede e penetra anche nelle intenzioni più profonde del nostro cuore. Egli è “bontà infinita” e, come ci ha insegnato Gesù, è “il Padre nostro che sta nei cieli”. Noi siamo sempre nelle braccia di Dio, come un bambino vive nelle braccia di sua madre. E Dio ci ama molto più di nostra madre, perché è “sapienza e bontà infinita”. Ecco il volto di Dio che Gesù ci ha presentato con la sua stessa vita.

 

Racconto un’altra parabola, capitata a me, che ricorda il volto di Dio.

Nel 1973 ero nel Vietnam del sud durante la guerra. Scendevo dai monti verso la pianura, da Pleiku a Qui Nhon, su un camion militare, assieme a numerosi vietnamiti. Una giornata intera di viaggio, su strade dissestate, in un paese in guerra: abbiamo attraversato zone dove si combatteva, villaggi bruciati e bombardati, mitragliamenti, profughi che scappavano a piedi e con ogni mezzo. Tutto questo è un’immagine del mondo in cui viviamo anche oggi!

Io e gli altri profughi eravamo seduti su delle panche nel cassone scoperto del camion. Di fronte a me una giovane mamma vietnamita teneva in braccio il suo bambino che aveva pochi mesi. Lo cullava, lo allattava, lo coccolava. Ad un certo punto, passando vicino ad un villaggio in fiamme dove molti gridavano, il bambino, sentendo quel trambusto, si è messo a piangere, avvertiva anche lui il pericolo. La mamma ha steso su di lui un asciugamano ed ha continuato a cullarlo. Dopo un po’ il bambino dormiva placidamente. Attorno a noi crollava il mondo e lui dormiva: non sentiva niente, non sapeva nulla, era l’unico che non aveva paura. Si fidava dell’amore e delle braccia di sua madre.

 

Ecco, quando penso a Dio mi vengono in mente quella dolce mammina vietnamita e il suo bambino. Se noi viviamo questa materna e paterna immagine di Dio, non possiamo più essere pessimisti, scontenti, scoraggiati, timorosi di chissà cosa. Qualunque cosa mi capiti, io sono sempre nelle braccia del Padre!

I miei genitori, che sono servi di Dio, avviati alla beatificazione, ripetevano spesso: mamma Rosetta diceva: “Dobbiamo sempre fare la volontà di Dio”; e papà Giovanni: “Siamo sempre nelle mani di Dio” (Giovanni Gheddo e Rosetta Franzi – confronta il Bollettino Parrocchiale di Castelletto – dicembre 2015 – n° 4 – pagina 5).

 

I popoli non cristiani, che non conoscono la Rivelazione di Cristo, immaginano Dio come un personaggio misterioso, inconoscibile, lontanissimo dalla nostra piccola Terra, che è dominata da spiriti buoni e cattivi. Questi vanno propiziati con offerte, sacrifici di animali, secondo i responsi di indovini, stregoni, interrogando i morti e gli oroscopi, ecc. Papa Francesco ha detto: “Chi consulta gli oroscopi non è più cristiano, non crede nella Divina Provvidenza”.

[ci sono anche buoni cattolici che NON credono alla Provvidenza e… forse, anche qualche prete].

In Italia, al mattino tutte le televisioni trasmettono e commentano non il Vangelo, ma gli oroscopi per una decina di minuti.

Ma il popolo italiano, battezzato nella Chiesa cattolica per circa il 90%, sta ridiventando pagano? Che idea mi faccio di Dio?

 

 

Referendum: richiamo all’unità, dopo la vittoria del “No”

Luca Marcolivio – 5 Dicembre 2016

Un commento stringato e sostanzialmente neutrale, quello del cardinale Angelo Bagnasco, in merito al risultato del referendum costituzionale di domenica 4 dicembre scorso:

Adesso è il momento di una grande responsabilità, come sempre a tutte le parti e a tutti i livelli”, ha dichiarato il presidente della Conferenza Episcopale, a margine della messa celebrata a Genova, nella chiesa di San Lorenzo, in occasione della festa di Santa Barbara, patrona dei Vigili del Fuoco e dei marinai.

Al cronista che gli domandava se il risultato referendario rischi di portare ad un paese spaccato, il cardinale Bagnasco ha risposto: “Cerchiamo di camminare insieme”.

Soddisfazione per la vittoria del NO è stata espressa dai movimenti laicali che in questi mesi hanno espresso la loro contrarietà alla revisione costituzionale.

Il presidente del MOVIMENTO CRISTIANO LAVORATORI, Carlo Costalli, ha sottolineato innanzitutto la “grande partecipazione popolare al voto”, a dimostrazione di come “quando si toccano temi importanti come la riforma della Costituzione, le persone partecipano e non accettano condizionamenti di alcun genere”.

Secondo Costalli, l’alta affluenza alle urne è il segno di una “richiesta dei cittadini di sentirsi parte maggiormente attiva e coinvolta nelle scelte politiche e strategiche del Paese”.

Ritenendo la Costituzione, “la disposizione fondamentale che esprime le basi della convivenza civile e politica, il manuale che detta le regole del gioco e che è frutto della volontà di condividere”, Costalli prende atto che il voto di ieri “ha diviso anziché unire” consegnandoci “un Paese che mostra le cicatrici della violenza di una parte sull’altra: già da questo punto di vista possiamo dire che questa riforma aveva fallito, ancor prima del verdetto degli elettori – ha osservato -. I cittadini lo hanno capito e sentito, e si sono mobilitati perché la Costituzione non è tema sul quale dividere un Paese, ma una casa comune in cui tutti debbono ritrovare l’unità”.

Richiamando ad un clima di “distensione”, in cui “prevalga in ognuno il senso di responsabilità”, il presidente del MCL ha auspicato che il mondo cattolico si impegni concretamente per ricostruire la coesione sociale ed indichi “una strada in questa direzione”, che possa “permettere a una classe politica ormai logorata di ricostruire il rapporto di fiducia con i cittadini”.

Altri obiettivi da perseguire, per i quali “il MCL farà la sua parte”, secondo Costalli, sono il ritorno alla “scelta dei propri rappresentanti” da parte degli elettori e il varo di “una nuova legge elettorale che non sia modulata sulle contingenti, presunte, convenienze dell’uno o dell’altro partito (come è avvenuto per l’Italicum), ma pensata per rafforzare proprio il legame fiduciario e la stretta relazione elettore-eletto che sono la base di una rappresentanza degna di questo nome”.

Il risultato del referendum è stato commentato anche da Massimo Gandolfini, presidente del COMITATO DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI, secondo il quale il presidente del Consiglio dimissionario, Matteo Renzi:

“è stato punito dalla sua arroganza, quella stessa arroganza che lo ha portato ad ignorare ogni confronto, anche informale, con il popolo del Family day – che ha portato milioni di persone in piazza a distanza di pochi mesi nel 2015 e 2016  – e ad imporre due voti di fiducia per far approvare la legge sulle unioni civili”.

Con riferimento allo striscione apparso durante l’ultimo Family day, Gandolfini ha aggiunto:

“Il 31 gennaio avevamo promesso che ce ne saremmo ricordati e ora Renzi si ricorderà per sempre del nostro popolo, che ha presentato il conto alle urne, dopo centinaia di incontri svolti in tutta Italia dal Comitato famiglie per il No”.

Il presidente del Comitato sottolinea quindi:

“l’esigenza di una politica che smetta di prendere ordini dalle élite ma torni a rappresentare le esigenze delle famiglie che sono il lavoro e la natalità. La ripresa economica – ha aggiunto – non può infatti essere agganciata senza una ripresa valoriale che metta al centro dell’azione culturale, politica e legislativa la vita, la famiglia e la stessa integrità dell’essere umano. Oggi, la nostra attività in favore della vita, della famiglia e della libertà educativa ne esce sicuramente rafforzata”, conclude il leader del Family Day.