Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 179

Parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore

Supplemento Straordinario n°179 al BOLLETTINO PARROCCHIALE

10 LUGLIO 2016


Carissimi Parrocchiani,

come sempre abbiamo “molta carne al fuoco” da ricordare, per i giorni appena trascorsi e per quelli che abbiamo immediatamente davanti. Andiamo con ordine:

► nei primi due giorni di luglio abbiamo celebrato nella liturgia, ben due quater-centenari:

1° – Beato Tommaso Maxfield – 400° ann. della morte – 1° luglio 1616

2° – San Bernardino Realino – 400° ann. della morte – 2 luglio 1616

In seguito vi presento un breve profilo, come ne abbiamo già tratteggiato durante le SS. Messe dei rispettivi giorni. Domenica scorsa, paragonando i due sacerdoti santi ai 72 discepoli inviati da Gesù ho ricordato come nei secoli sono stati migliaia gli araldi del Regno di Dio, molti dei quali nemmeno conosciamo, che hanno svolto missioni diverse, ma sempre con l’unico scopo: quello di portare Gesù, che è via, verità e vita alle anime. Questo compito è costato la vita al Beato Tommaso ed ha confermato con una lunga serie di miracoli quella di San Realino, gesuita. Nei prossimi giorni, se appena mi sarà possibile, avrei l’intenzione di recarmi a Lecce, capitale del Barocco Salentino, presso la Chiesa del Gesù, dove si trova l’urna con le sue reliquie e magari incontrare l’Arcivescovo, Sua Ecc. Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, che il 19 luglio prossimo ricorda 51 anni di sacerdozio… Non lo so, si vedrà. Mi piacerebbe anche poter compiere una vacanza di carattere culturale-artistico-religiosa… e nel Salento sarebbe la prima volta nella mia vita.

► Sabato sera 2 luglio s’è concluso il Torneo di Calcio, con la partita dell’Italia, che ai rigori ha perso contro la Germania ed ha così concluso la sfida degli Europei di Calcio. Per l’occasione è stato allestito in Oratorio un maxi-schermo sotto il tendone delle feste e… già più di una volta questo tendone (tendo-struttura) s’è dimostrato un po’ piccolo (anche se misura mt 10×20!). I ragazzi dell’USO, appena ripresi dalla grande fatica dell’organizzazione del torneo e del servizio ai tavoli mi hanno promesso che prepareranno una cronaca ben fatta dell’attività che, quest’estate, ha calamitato in esclusiva tutta l’attenzione dell’Oratorio.

► Con le SS. Messe al Cimitero di lunedì e di mercoledì sera scorsi sono nove i profili dei sacerdoti finora ricordati. Nella Cappella del Cimitero sono state esposte delle foto su carta plastificata con i loro nomi e per sei di loro è già stato diffuso un agile profilo biografico riassuntivo in una pagina. Giovedì mattina, 7 luglio, alle ore 8.30, abbiamo celebrato la S. Messa nel 3° anniversario della morte in suffragio di Padre Patrizio della Trinità, Carmelitano Scalzo, morto ad Augusta in Provincia di Siracusa e sepolto a Palermo. Per due settimane ora ci sarà una sospensione, anche nella celebrazione delle Messe, per riprendere poi lunedì 25 luglio prossimo… Nei prossimi giorni ricorrono gli anniversari di morte di altri due sacerdoti castellettani: don Davide Pinardi († 16 luglio 2002) e don Giovanni Colenghi († 17 luglio 2005)…

► Sabato 9 luglio si tiene la serata in musica latino-americana: come già detto può diventare un’iniziativa utile se giova all’incontro delle persone, alla familiarizzazione, all’ascolto reciproco, alla stima reciproca, alla costruzione di legami d’amicizia positivi e solidali, magari per avvicinarsi anche alle attività pastorali della Parrocchia e dell’Oratorio.

Ed eccoci proiettati in avanti nei prossimi giorni, assieme al Papa e alla Chiesa Universale per avvenimenti importanti:

► Dopo la Visita del Santo Padre in ARMENIA nei giorni dal 24 al 26 giugno: un’occasione importante per stilare una dichiarazione congiunta tra la Chiesa Cattolica (Papa Francesco) e la Chiesa Apostolica Armena (Karekin II) e per ribadire il ricordo del genocidio Armeno (un milione e mezzo di cristiani massacrati dai turchi su quattro milioni di abitanti nel 1915) con la spinta in avanti nella direzione del perdono

► e ricordando tre anni dalla visita a LAMPEDUSA (avvenuta l’8 luglio 2013) constatando che da allora ci sono state molte altre vittime innocenti nel Mare Mediterraneo, e pare che la “globalizzazione dell’indifferenza” (come il Papa chiamò allora questi fatti)non sia molto diminuita, ci si prepara a celebrare la:

Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia, che inizierà il 26 luglio e terminerà la domenica 31 successiva; il tema: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” (Mt 5,7) è il titolo del Messaggio di papa Francesco: “Con questo tema la GMG di Cracovia 2016 si inserisce nell’Anno Santo della Misericordia, diventando un vero e proprio Giubileo dei Giovani a livello mondiale… Sono sicuro che sarà uno dei momenti forti di questo Anno Santo!” Si attendono molti giovani in Polonia; vivranno la loro festa fatta di preghiera, di ascolto, di dialogo, di canti, e papa Francesco sarà con loro per rivolgere la sua parola di speranza e di proiezione verso il futuro. Un timbro speciale, che non sarà facile da cancellare sarà quello della fede condivisa gioiosamente con il Papa, i vescovi e con i giovani di tutto il mondo, che dovrà poi spingere tutta la vita, dalle cose più semplici fino al dono estremo del martirio. I personaggi che hanno dato l’esempio, i Santi, a Cracovia e nei dintorni, non mancano.

Perdon d’Assisi, che quest’anno cade il 2 agosto prossimo, durante l’Anno Giubilare della Misericordia e nell’800° anniversario dell’istituzione, avvenuta alla Porziuncola per desiderio ed opera di San Francesco. Forse ad Assisi sarà presente il Papa, come alcune fonti d’informazione hanno lanciato, ma la notizia, al momento, non è confermata.

 

Infine, a tutti, vorrei lasciare un duplice invito:

1 – a visitare una o più chiese giubilari nei prossimi giorni … accostandosi alla Confessione e alla Comunione… I frutti spirituali non potranno che essere abbondanti; fare esperienza del dono della misericordia di Dio disporrà gli animi a ricuperare l’armonia all’interno delle famiglie, in ogni forma di rapporto;

2 – a leggere qualche vita di Santi: a Cracovia i giovani percorreranno il ricordo dei Santi: Giovanni Paolo II, Faustina Kowalska, Massimiliano Kolbe (nella vicina Auschwitz); alcuni sono ricordati sul Bollettino; altri li abbiamo celebrati assieme, altri ancora li incontriamo prossimanmente nella liturgia…

E non dimentichiamo di mettere in valigia qualche buon libro, magari anche un Vangelo!

Don Gianluca

 

Beato Tommaso Maxfield – Sacerdote Martire

Nato a Gatehouse nel 1585 – morto martireil 1° luglio 1616

 Tommaso Maxfield nacque intorno al 1585 da Guglielmo e Orsola Ross (o Roos), entrambi ferventi cattolici, perseguitati per la fede, forse nelle prigioni di Gatehouse, dove sua madre si trovava rinchiusa, perché ricusante. Desi­deroso di abbracciare lo stato religioso, si recò nel 1603 in Francia per frequentare il collegio inglese di Douai, che dovette tuttavia lasciare per ragioni di salute, il 17 magg. 1610, ma dove ritornò in seguito, ricevendovi la sacra Ordinazione dalle mani di Ermanno, vescovo di Arras, il 29 marzo 1614.

Inviato alla missione inglese, il suo ministero in patria durò soltanto tre mesi, esercitato sotto il nome di John Cleaton, perché il 1° novembre 1615 venne catturato a Londra davanti all’altare su cui qualche minuto prima aveva terminato di celebrare la Messa. Dopo aver subito un primo interrogatorio da parte del vescovo anglicano, fu rinchiuso nelle prigioni di Gatehouse, a Westminster, dove passò circa otto mesi di sopportabile detenzione. In seguito ad uno sfortunato tentativo di fuga,effettuato calandosi con una fune dalla finestra della sua cella, il 14 giugno 1616 venne segregato avvinto in pesanti catene in un fetido, angusto ed oscuro locale sotterraneo, dove, oltre alla sofferenza di non poter stare né in piedi, né sdraiato, dovette subire nelle settanta ore che vi trascorse il continuo tormento delle punture di innumerevoli insetti, senza tuttavia che il suo spirito ne rimanesse fiac­cato. Trasferito il 17 giugno seguente nelle prigioni di Newgate, fu messo tra i delinquenti comuni, due dei quali furono da lui riconciliati con la fede.

Al processo il Maxfield si rifiutò di prestare il giura­mento di fedeltà al re Giacomo I nel modo in cui gli veniva imposto, protestando peraltro di essere assolutamente fedele al suo sovrano, che affermava di riconoscere come vero e legittimo. Ritenuto co­munque reo di alto tradimento nella sua qualità di prete cattolico, che rifiutava altresì di giurare, il 30 giugno successivo venne condannato ad essere impiccato e squartato. Inutilmente intercedette in suo favore l’ambasciatore spagnolo Diego Sarmiento de Acuna, che ottenne soltanto l’autorizzazione di poter far visita al prigioniero. Il giorno seguente un’inconsueta moltitudine di popolo fece ala lungo tutto il tragitto percorso dal Maxfield che veniva condotto all’estremo supplizio, confortato da un numeroso stuolo di cattolici oran­ti, tra cui molti spagnoli, i quali avevano inghirlan­dato il patibolo di fiori e di ramoscelli di alloro, per onorare il martire, mentre il terreno circostante appariva cosparso di erbe odorose. Dopo aver di­chiarato che unico scopo della sua attività missio­naria era stato quello di giovare alla salvezza delle anime dei suoi amati compatrioti, predicando quella stessa fede già predicata da Sant’Agostino di Canter­bury ai loro antenati, benedisse tutti i presenti e porse la testa al capestro.

Era il 1° luglio 1616 quando il nodo scorsoio troncò la vita al beato Tommaso Maxfield, i cui resti mortali, che il suddetto ambasciatore spagnolo riuscì a pre­levare ed a portare con sé rimpatriando nel 1618, sono tuttora conservati parte a Gondomar ed in altre località della Spagna e parte nell’abbazia be­nedettina di Downside, dove furono portati nel 1885 da Gilberto Dolan, che li aveva avuti dai di­scendenti dell’antico ambasciatore di Spagna in In­ghilterra, conte di Gondomar.

Pio XI lo beatificò il 15 dicembre 1929; viene commemorato il 1° luglio.

 

San Bernardino Realino

Sacerdote Gesuita – morto a Lecce il 2 luglio 1616

 

Diventa patrono di una città addirittura da vivo. Mai vista una cosa simile e con tanta solennità. Siamo a Lecce, nell’estate del 1616: il padre gesuita Bernardino Realino sta morendo, 42 anni dopo esservi arrivato. I reggitori del Municipio lo vanno allora a visitare “in corpo”, ossia tutti insieme, in forma ufficiale.

E gli fanno la sbalorditiva richiesta di voler essere il protettore della città di generazione in generazione, per sempre. Il moribondo acconsente, tranquillo e lieto. D’altra parte è già amico, consigliere, soccorritore dei cittadini – è già loro “patrono” – da più di quattro decenni. Anche se non è leccese, e nemmeno pugliese.

È emiliano, nato in una famiglia illustre di Carpi, che per i suoi primi studi gli faceva venire i maestri in casa, e poi l’ha mandato all’Accademia modenese, all’epoca uno dei più illustri centri culturali d’Italia. Negli studi lo attira tutto: la letteratura classica (ci è giunto un suo commento in latino a Catullo) e successivamente a Bologna la filosofia, poi ancora la medicina.

All’età di 26 anni, si laurea in diritto civile e canonico. Suo padre è un collaboratore del cardinale Cristoforo Madruzzo, che come vescovo di Trento è stato il “padrone di casa” del Concilio famoso, e uno dei protagonisti; e che dal 1556 è governatore di Milano per conto del re Filippo II di Spagna. Sotto la sua protezione, il dotto Bernardino si avvia per la strada dei “pubblici uffici”. Comincia facendo il podestà a Felizzano Monferrato, poi va ad Alessandria come “avvocato fiscale” (una sorta di procuratore della Repubblica). Dopo altri incarichi in Piemonte, passa al servizio del governo vicereale in Napoli, anch’essa città soggetta alla Spagna col suo regno.

Qui però la sua carriera s’interrompe. Bernardino Realino frequenta i Gesuiti da poco giunti in città e poi decide di essere uno di loro, abbandonando codici e carriera. Lo accoglie nel 1564 tra i Gesuiti Alonso Salmeron, uno degli iniziatori della Compagnia di Gesù con Ignazio di Loyola.

È ordinato Sacerdote nel 1567 e diventa subito il maestro dei novizi gesuiti. Sette anni dopo, a Lecce, crea un collegio al quale si dedicherà fino alla morte. Ma insieme si dedica alla gente di Lecce, ricchi e poveri, istruiti e ignoranti, tutti sbalorditi per la sua irriducibile pazienza nell’occuparsi di situazioni, necessità, miserie, a cui s’ingegna di provvedere con un dinamismo che ha del prodigioso: tant’è che gli si attribuiscono vari miracoli già da vivo. Quando poi il male lo colpisce, è naturale per la municipalità fare quel passo inaudito e bellissimo, chiedendo a un morente aiuto e protezione anche oltre questa vita. E per Bernardino è naturalissimo rispondere di sì, con le estreme forze. Fatta questa promessa, si spegne a 86 anni. Papa Pio XII lo proclamò santo nel 1947.