Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 166

Supplemento n° 166 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – Domenica 28 febbraio 2016

IGNORANTI o COLPEVOLI?

Carissimi Castellettani,

l’evangelo della 3a domenica ci fa riflettere sulla TORRE di SILOE e sull’ECCIDIO al TEMPIO.

Gesù, commentando i fatti del giorno, insegna anche a noi, oggi, che è urgente la CONVERSIONE, che non ammette ignoranza, né ritardi. È un istituto che riguarda tutti e non esclude nessuno. Chi – stoltamente – pensa di esserne esente, ne pagherà le conseguenze.

“SE NON VI CONVERTITE, PERIRETE TUTTI”.

Le parole di Gesù si possono guardare da un’angolatura (più addolcita) o da un’altra (più accomodante), ma non si possono cambiare.

Questa settimana siamo stati protagonisti nella preghiera contro il decreto Cirinnà, discusso e approvato al Senato a favore delle cosiddette unioni civili.

Continua la nostra preghiera – senza compromessi né mezze misure – perché non passi una legge CONTRO la famiglia e CONTRO i bambini e i loro diritti.

Cosa avverrà?

Dio lascia agli uomini la libertà: di scegliere bene o di fare male… Dipende da loro, non da Lui… Se intervenisse e raddrizzasse tutto quello che gli uomini stortano…

Don Gianluca Loda

 

LE UNIONI CIVILI

di un GOVERNO CONTRO NATURA

Finalmente! Al Senato, dopo tanto polverone, l’elefante è riuscito a partorire un topolino! Il Governo è sceso a compromesso (contro ogni aspettativa e contro ogni sua volontà) per questione di numeri; sì, se si vuol dare i numeri bisogna stare ai numeri! che sono arrivati da una maggioranza “incrociata” con Verdini (uno degli ulitmi camaleonti che ha dismesso la casacca di Forza Italia per i propri comodi). Non c’è che dire: il premier Renzi è scivolato sulla buccia di banana (la Cirinnà), ma al proprio interno (nel Partito Democratico) rischia di vedere “i sorci verdini”.

Ricordate il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede del 3 giugno 2003?

CONSIDERAZIONI CIRCA I PROGETTI DI RICONOSCIMENTO LEGALE

DELLE UNIONI TRA PERSONE OMOSESSUALI”

Senza tentennamenti parla della coscienza morale che “esige di essere, in ogni occasione, testimoni della verità morale integrale, alla quale si oppongono sia l’approvazione delle relazioni omosessuali sia l’ingiusta discriminazione nei confronti delle persone omosessuali”.

Il documento risale dapprima alle origini bibliche della complementarietà tra i sessi, i quali si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite. Si fa riferimento poi agli aspetti “di ordine biologico e antropologico” che suggeriscono di non introdurre i bambini in ambienti nei quali verrebbero privati della esperienza della maternità e della paternità. Viene poi spiegato il significato sociale del matrimonio, sottolineando il compito procreativo ed educativo che due persone si assumono nel momento in cui scelgono di sposarsi.

“Le unioni omosessuali – si legge, al contrario – non svolgono neppure in senso analogico remoto i compiti per i quali il matrimonio e la famiglia meritano un riconoscimento specifico e qualificato”.

Il testo della Congregazione smentisce poi la tesi secondo cui una legge sulle unioni civili si rende necessaria per garantire dei diritti comuni che i conviventi invece non possiedono. Si legge infatti:

“In realtà, essi possono sempre ricorrere – come tutti i cittadini e a partire dalla loro autonomia privata – al diritto comune per tutelare situazioni giuridiche di reciproco interesse”.

Di qui l’appello ai parlamentari cattolici:

“Nel caso in cui si proponga per la prima volta all’Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale”.

Del resto, “riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità.

La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società”.

SAN DAMIANO DE VEUSTER:

La misericordia nella vicinanza ai malati

L’esempio del Santo di Molokai insegna a noi uomini di oggi, intrappolati nella comodità e nell’indifferenza, a servire l’escluso a costo di rimanere contagiati dalla ‘malattia’ che lo ha colpito

di Osvaldo Rinaldi – Ripreso nel QUARESIMALE di mercoledì 25 febbraio scorso

Tra i santi proclamati negli ultimi anni vi è un uomo che ha vissuto una totale dedizione a Dio e al prossimo che merita di essere ricordato: Damiano di Molokai.

Ripercorriamo insieme la vita di questo grande santo della carità.

Giuseppe – questo il suo nome di Battesimo – penultimo di otto figli dei coniugi fiamminghi De Veuster, ebbe due sorelle maggiori suore e due fratelli maggiori presbiteri entrati nell’ordine del Sacri Cuori di Gesù e Maria. La sua missione sembrava quella di rimanere ad assistere suo padre, ma Dio lo chiamò alla vocazione sacerdotale, facendolo entrare nella compagnia dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, dove prese il nome di Damiano.

Un secondo accadimento orientò la sua missione: il fratello era destinato a partire alle isole Hawaii per partecipare ad una missione, ma le sue deboli condizioni di salute suggerirono a Damiano di sostituire il fratello nell’opera di apostolato, malgrado egli non avesse ancora ricevuto l’ordinazione sacerdotale.

Dopo un lungo viaggio da Brema a Honolulu, Damiano giunse nel luogo della sua missione, dove completò la sua formazione presbiterale e diventò sacerdote nel 1864. Da quel momento iniziò a compiere un continuo e instancabile lavoro di apostolato nella trasmissione della fede cristiana e nell’umile opera di insegnare alla gente povera un mestiere in modo da potergli restituire una vita dignitosa. Le sue opere di misericordia corporali furono quelle di insegnare a coltivare la terra e ad allevare i maiali ed i montoni.

Un altro avvenimento provvidenziale della sua vita accadde nel 1873, quando  il vescovo propose a vari preti della sua diocesi di partecipare alla missione nell’isola lazzaretto di Molokai, luogo scelto dal governo locale per relegare tutti i malati di lebbra.

Damiano De Veuster fu il primo a partire per Molokai, dove vi resterà per tutto il periodo della sua vita (fatta eccezione un breve tempo nel quale ha soggiornato a Honolulu) anche perché il governo, per timore di una diffusione del contagio della lebbra, impediva ai residenti dell’isola (tranne rarissime eccezioni) di abbandonare quel luogo di emarginazione. Tante furono le persone che morirono a causa della peste ed altrettante furono quelle che arrivavano continuamente nell’isola lazzaretto.

Damiano De Veuster, davanti alla situazione di sofferenza e di necessità della popolazione locale, pieno di zelo pastorale e di ardore apostolico, si impegnò a curare le anime, a dare conforto ai sofferenti, a svolgere il servizio di medico nel distribuire le medicine e lavare le piaghe della lebbra.

Il suo rimanere accanto ai lebbrosi lo condusse, nel 1885, ad ammalarsi lui stesso di lebbra. Questa fase della sua vita fu caratterizzata da diversi momenti di solitudine. Ad esempio, egli dovette aspettare molto tempo l’arrivo del prete belga Conrardy prima di potersi confessare. Durante questo tempo nel quale convisse con la sua malattia, si rese disponibile a sperimentare nuovi farmaci per la cura della lebbra. Accettò con cristiana rassegnazione la sua malattia, fino ad arrivare a pronunziare le parole: “Sono tranquillo e rassegnato, e anche più felice in questo mio mondo”.

Dopo un mese trascorso a letto, Damiano De Veuster passò alla casa del Padre il 15 Aprile 1889. Fu seppellito sotto un albero. Solo nel 1926 il suo corpo fu traslato in Belgio, presso la località di Lovanio.

Giovanni Paolo II lo ha beatificato a Bruxelles nel 1995, dando compimento al processo iniziato sotto il pontificato del Beato Papa Paolo VI, il quale accolse la richiesta di 33mila lebbrosi di avviare la causa di beatificazione del Servo di Dio. Benedetto XVI, infine, lo ha canonizzato in Piazza San Pietro l’11 Ottobre 2009.

Quale insegnamento lascia la vita di questo grande santo della misericordia di Dio?

Colpisce l’aver rinunciato ad una vita comoda nel suo paese, il suo desiderio di servire gratuitamente i lebbrosi e il suo coraggio di vivere accanto a malati contagiosi. La motivazione interiore che ha spinto San Damiano è stata l’amore appassionato per Dio, che si è manifestato attraverso la vicinanza, la cura ed il sostegno verso gli esseri umani più fragili ed indifesi.

Lasciare la propria terra scegliendo di abbandonare i propri affetti per servire i poveri e gli emarginati in un paese straniero, richiede una fede autentica. Essa testimonia che l’uomo credente non si sente mai solo quando vive una relazione filiale con Dio Padre, continuamente alimentata dallo Spirito Santo e condivisa con il malato, l’escluso e il sofferente che rendono presente la carne viva di Gesù Cristo.

Anche nei nostri tempi sono tante le situazioni di emarginazione che caratterizzano la società: la mancanza di una razione giusta e nutriente del cibo quotidiano, l’impossibilità di ricevere una adeguata istruzione scolastica, il diritto negato di accedere gratuitamente alle cure mediche, il diritto dimenticato di avere un lavoro per la formazione e il mantenimento della propria famiglia.

Il mondo di oggi sembra preoccupato di difendere ed accrescere i propri privilegi piuttosto che spendersi per restituire e re-distribuire i beni di questo mondo per ricostruire una equa distribuzione delle ricchezze della terra.

L’esempio di Damiano De Veuster insegna a noi uomini di oggi, spesso intrappolati nelle comodità, imprigionati nell’indifferenza e ingannati dall’affermazione personale, a uscire dalla mondanità spirituale, per servire l’escluso anche a costo di rimanere noi stessi contagiati dalla ‘malattia’ che ha colpito l’emarginato.

L’arma della solidarietà, ispirata da una preghiera altruista e accompagnata da un sostegno concreto, è la vera medicina che impedisce il contagio dai virus mondani del disinteresse, dell’egoismo e dell’autosufficienza; virus spirituali che generano come diretta conseguenza un senso profondo di solitudine interiore.

Il tempo di Quaresima serve per aiutare a comprendere che il bisognoso che si affaccia alla porte della nostra vita chiede da noi una mano tesa, e non un braccio che respinge o un sguardo che vede dall’altra parte o una voce che dice di non avere tempo.