Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 163

Supplemento n° 163 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – Domenica 7 febbraio 2016

Carissimi Castellettani,
ahi, ahi, ahi!!!
Corrono proprio tempi DURI e assai INFELICI!
Nonostante in Parrocchia non abbiamo motivo per lamentarci, la nostra povera Italia sembra sempre più un pollaio di anatre impazzite!
Alludo soprattutto ai recenti fatti di cronaca nera, che coinvolgono spesso le DONNE come protagoniste (quasi sempre come vittime) e alludo a POLITICA e in modo particolare Radio e TV.
A proposito del CANONE RAI: sappiate che il nostro Oratorio ha puntualmente pagato con RID bancario il Canone RAI speciale per l’anno 2016 di € 203, 70 – addebitato puntualmente il 31 gennaio scorso (lo scrivo soprattutto per quelli che ripetono, come un mantra, che la Chiesa non paga le tasse… spesso le paga più, meglio e prima degli altri!).
Dall’inizio di Gennaio sono stati contati in Italia almeno dieci FEMMINICIDI (= uccisione violenta di donne per il fatto di essere donne, cioè femmine!); ci sono stati ABORTI PROCURATI e donne MORTE in SALA PARTO… per infezioni o errori da parte degli operatori sanitari.
Noi abbiamo invece ricordato I BAMBINI VOLATI PRESTO IN CIELO nel pomeriggio della Madonna Candelora, portando alla Messa, vicino all’altare, numerosi piccoli ceri rossi simbolici…
Che strano: mentre ci sono donne che ammazzano volontariamente e impunemente i loro bambini non ancora partoriti (finanziate dalla Sanità Pubblica – anche con i nostri soldi!) ci sono mamme che piangono ancora, magari a distanza di anni, al pensiero di uno o più piccoli che hanno perso in modo spontaneo o del tutto naturale… Che differenza!
Continua a diventare sempre più prepotente LA LOBBY DEI GAY E DELLE LESBICHE, che si raggruppano sotto varie denominazioni e… che adesso hanno sciupato anche l’ARCOBALENO (segno di un ponte che collega Dio all’uomo, posto tra il cielo e la terra!) col loro sudiciume volgare e conclamato. Ci sarebbe solo da nascondersi! Sì, per piangere le proprie miserie nauseabonde!
Avete sentito la campagna delle SVEGLIE? E come il 23 gennaio hanno trattato le SENTINELLE in PIEDI? E la pantomima dei numeri sui quattro “indignados” dell’armata Brancaleone scesi a urlare in alcune piazze d’Italia, con tanto di grancassa di giornalisti al seguito (erano più i giornalisti che i manifestanti – l’abbiamo visto in tutti i Tiggì!), con dichiarazioni di numeri favolosi pappagallescamente ripetuti da tutti i cronisti di regime (sì il regime non dichiarato della dittatura del relativismo o – se volete – della dittatura del pensiero unico, tanto il senso non cambia). Leggete la pagina seguente…
Lunedì 1° febbraio, dopo l’evento del FAMILY DAY al CIRCO MASSIMO DI ROMA, tutti hanno fatto a gara a contestare i numeri forniti dagli organizzatori ed hanno messo al linciaggio mediatico in modo vergognoso alcune delle persone note e meno note che vi hanno partecipato!
Avete sentito parlare di CIRINNÀ…
Come il manzoniano Don Abbondio: “Carneade; chi era costui?”
È il ddl detto “delle UNIONI CIVILI”, cioè un modo eufemistico, o meglio, un plateale inganno terminologico per dire:
a favore della legalizzazione dei MATRIMONI OMOSESSUALI e della pratica dell’UTERO IN AFFITTO.
Monica Cirinnà è l’ultimo “coniglio” uscito dal cilindro di Renzi!
Da tre anni c’è un fuoco infernale che brucia sotto la cenere; da un mese tutte le TV ci fanno credere che l’Italia è retrograda, che serve una legge (come se non ne avessimo già anche troppe!), che i giudici sentenziano sul vuoto legislativo (eh, nnnoo! se avviene così i giudici sbagliano, in quanto non devono “fare” le leggi che vogliono, ma devono “applicare” quelle che esistono!)…
Che ci vuole, insomma, la Cirinnà!
Ma chi è questa Cirinnà, che tipo è, insomma, cos’ha fatto, da dove viene, dove va?
Si può sapere qualcosa di più nella prossima pagina…
Faccio sempre più fatica a capire questa “democrazia” di strabici. Se uno contesta le manifestazioni gay è un omofobo; se contesta la gente normale che sostiene le famiglie e i bambini è trendy (cioè di moda)! Se esistono gli OMOFOBI dovrebbero esserci (per par condicio) anche i FAMILIOFOBI e i NORMALOFOBI (= quelli che non tollerano la gente normale).

Celebriamo la GIORNATA PER LA VITA. Per fortuna abbiamo numerosi modelli di esemplarità familiare e di eroismo materno che ci fanno guardare avanti con fiducia…
Lasciamo gracchiare le cornacchie!
Guardiamo a chi opera e agisce seriamente, con amore. Gesù aveva detto: “Non c’è un amore più grande di chi dà la vita”.
Avete sentito gli esempi di ELISA LARDANI, di CHIARA CORBELLA? Certo, di loro non vi parla mamma TV (che da tempo s’è trasformata da baby sitter in una vecchia e rancida matrigna!).
Vista la bagarre che c’è al Senato, nonostante Renzi abbia regalato diverse poltrone proprio nei giorni scorsi al NCD (Nuovo Centro Destra – di Alfano) per “comprarne” i voti sulle riforme che gli stanno a cuore dal lato sinistro (il lupo perde il pelo ma non il vizio!) abbiamo ancora dei buoni margini di riuscita con la PREGHIERA, che rende possibili anche veri e propri miracoli, come ha ricordato il Papa in Piazza San Pietro, proprio sabato 6 febbraio, ai Gruppi di preghiera di Padre Pio ricevuti in udienza. Non smettiamo di pregare Maria, Regina della Famiglia e San Pio, Confessore della Misericordia, perché possano fallire tutte le diaboliche proposte di legge CONTRO LE FAMIGLIE e CONTRO I BAMBINI!
Venerdì scorso, Primo del Mese, cantando al Sacro Cuore, m’è venuto spontaneo sostituire le antiche parole del PIETÀ, SIGNOR con: “Deh, salva l’Italia nostra dal decreto Cirinnà!”
Il Parroco – Dgl

Le Sentinelle in piedi
e il grande bluff delle “Sveglie”
Mentre un gran numero di giornali ha fornito dati clamorosamente errati sulle manifestazioni a favore delle unioni civili, il Family Day si annuncia come sintomo della crescente consapevolezza delle famiglie tradizionali e dell’impossibilità di un compromesso
25 gennaio 2016 – Luca Marcolivio – Famiglia & Vita

A scaldare i motori del Family Day di sabato prossimo a Roma, ci hanno pensato le Sentinelle in Piedi. Le manifestazioni locali, svoltesi tra sabato e domenica, hanno coinvolto oltre quaranta città italiane tra cui Torino, Milano, Genova, Brescia, Trento, Padova, Trieste, Perugia, Salerno, Catania, Cagliari.
Tutti i riflettori dei grandi media erano però puntati sui raduni di piazza organizzati a favore del ddl Cirinnà, a pochi giorni dall’inizio della discussione in Senato del progetto di legge sulle unioni civili, in programma il 28 gennaio.
Un milione di sveglie era il tema delle manifestazioni pro-unioni civili ed un milione è stato anche il numero di partecipanti a livello nazionale stimato dalla maggior parte dei giornali italiani. Una cifra clamorosamente smentita dai dati aggregati delle singole città, che presentano un risultato non superiore ai 100mila complessivi, con le due metropoli più grandi (Milano e Torino), che non sarebbero andate oltre i 5-7mila ciascuna.
I numeri delle Sentinelle in Piedi sono stati inferiori a quelli “arcobaleno” ma non di molto. Anzi, secondo alcuni dati ufficiosi, in alcune piazze, come Cesena (520 Sentinelle), Brescia (400) o Catania (300) il tasso di partecipazione è stato piuttosto alto.
Al di là delle statistiche delle manifestazioni dell’ultimo weekend, rimane il clamoroso dato del boom di partecipazioni al Family Day, al punto che – caso piuttosto raro nella storia dei grandi raduni politici o culturali – l’evento è stato sposato dall’originaria piazza San Giovanni al ben più spazioso Circo Massimo.
Anche le aggressioni e gli insulti ricevuti dalle Sentinelle durante le loro veglie – comprese quelle dello scorso weekend [sabato 23 gennaio – n.d.r.] – sono il sintomo della pressoché totale impossibilità di un dialogo con gli esponenti lgbt [associazioni omosessuali e lesbiche – n.d.r.]. Ferma restando la necessità di gettare ponti verso il mondo dell’omosessualità non ideologizzata: un’opera possibile come testimonia l’annunciata presenza di molti omosessuali al Family Day.
L’egemonia della cultura gender non ha ancora intaccato in modo particolarmente significativo la mentalità degli italiani ma la sua marcia appare inarrestabile, in particolare a livello scolastico-educativo.
Più forte è la pressione mediatica da parte del mondo lgbt, più cresce la consapevolezza da parte delle famiglie della necessità di salvaguardare il bene più prezioso che è stato loro dato.
Finanche diventando minoranza, la cultura legata alla famiglia naturale rimarrà l’unico vero motore della società.
Oltre che il luogo più adatto a proteggere i più deboli, bambini e anziani e in primis. Ma anche la libertà di pensiero!

MONICA CIRINNA’ – Sfida la Chiesa sui gay,
ma la residenza di lusso l’ha avuta dal Vaticano
Prima verde e poi diessina, è la paladina delle unioni civili.
Ma per lei la difesa degli animali viene prima di quella degli uomini.
Stefano Filippi – Lunedì 1° febbraio 2016

Monica Cirinnà è la donna che divide l’Italia. Con la proposta di legge sulle unioni civili e le coppie gay è riuscita a frammentare il Pd, i cattolici, i laici, i vescovi, la maggioranza, le coscienze. Da anni ogni tentativo di legiferare è finito male.
Ci voleva lei, l’amazzone del Senato, l’ex inquilina di Propaganda Fide, la verde diventata rossa, per portare un testo in aula e sancire la spaccatura che permane su questo tema che ha ricreato un clima da guelfi e ghibellini…
Dall’alto del suo metro e 81, la senatrice Cirinnà ha ridato voce alle piazze disertate perfino dai sindacati. Più che coagulare consenso, la sua legge ha radicalizzato i contrasti.
Le lacerazioni nei partiti sono state camuffate con la «libertà di coscienza», i tanti drammi personali sono stati ridotti a duelli rusticani, le mille complicazioni di un provvedimento così spinoso sono finite nell’appiattimento di un «sì» contro un «no». Ma lei riuscirà a legare il suo nome a una legge che – comunque verrà approvata – segnerà una svolta per l’Italia.
I giornali la presentano come paladina delle minoranze: ambiente, animali, coppie dello stesso sesso. L’accostamento è ardito, ma tant’è.
L’attività al Senato, dove siede dal 2013, conferma il curriculum: il primo disegno di legge presentato tutela «le scelte alimentari vegetariana e vegana», il secondo gli spazi verdi nelle scuole, il terzo inasprisce le pene per i delitti contro gli animali.
Di nessun provvedimento è cominciato l’esame.
Quello sulle convivenze, invece, è stato presentato il 6 ottobre e in meno di quattro mesi è già in assemblea.
Con una laurea in legge (tesi in procedura penale con Franco Cordero), Monica Cirinnà è una sorta di difensore delle cause dimenticate.
Tuttavia alle aule di giustizia ha sempre preferito quelle del potere: è entrata a 30 anni, nel 1993, nel consiglio comunale di Roma e da allora vive di politica.
In Campidoglio mise piede con la Federazione dei verdi ma più che ambientalista era animalista. Dal sindaco Francesco Rutelli ebbe la delega ai diritti degli animali e in quella veste aprì canili, trasformò lo zoo di Villa Borghese e ottenne assistenza per i «gattari» di Roma: non i felini ma «i loro amici umani». Non si è occupata soltanto di esseri a quattro zampe: nel 2008, per esempio, propose a nome del Pd capitolino un «galateo per gli uomini che chiedono sesso a pagamento», cioè corsi di rieducazione per i clienti delle prostitute per «arginare il fenomeno alla base». Testarda e battagliera, con «quest’aria sempre un po’ spocchiosa, tutta piena di sé» (così la ricorda il futuro marito quando la conobbe) ma anche forte di buoni rapporti trasversali, con due ricorsi al Tar Monica Cirinnà costrinse Gianni Alemanno a triplicare il numero di donne in giunta: da una a tre. Ma l’interesse per i quadrupedi è sempre prevalso sui bipedi.
In un’interrogazione del 29 settembre scorso sui canili romani la senatrice si preoccupa prima del «drastico peggioramento del livello di benessere degli animali», e poi del posto di lavoro dei dipendenti. In Campidoglio conobbe l’uomo della sua vita, Esterino Montino, allora consigliere Pds sconosciuto come lei ma con una carriera pronta al decollo: assessore ai Lavori pubblici per il Giubileo, segretario romano dei Ds, consigliere regionale, assessore, governatore supplente quando Piero Marrazzo si dimise dopo lo scandalo-trans, senatore e ora sindaco di Fiumicino (ha appena ricevuto un avviso di garanzia).
Entrambi avevano un divorzio alle spalle; lui però ne aveva un secondo in corso, quattro figli e 15 anni in più. Lei alta, slanciata, passione per l’alta moda («alternavo studio e sfilate», ha raccontato) ma soprattutto animalista, vegana e verde; lui ex sindacalista Federbraccianti, cacciatore, carnivoro e capoccia Pds. I due hanno tre case. La prima è quella politica, dopo il passaggio di Monica dai verdi al Pd dove già era naturalmente affluito Montino. La seconda è il loro nido, una tenuta agricola a Capalbio, capitale vacanziera della sinistra chic, dove producono vino e olio e hanno anche «tanti figli non umani» (così scrive la senatrice sul sito www.monicacirinna.it): quattro cani, quattro gatti, due cavalle e una famigliola di asini amiatini.
A Roma invece, Monica ed Esterino sono andati a convivere nel 1998 in un appartamento posseduto da Propaganda Fide di 110 metri quadrati in via dell’Orso, tra piazza Navona e il lungotevere Marzio, affittato per sole 600mila lire mensili diventate col tempo 360 euro. Canone scontato perché la coppia ristrutturò l’immobile a proprie spese: 150 milioni di lire dell’epoca.
Lo ottennero grazie a un vescovo amico, monsignore Angelo Mottola, allora officiale di Propaganda Fide poi nunzio in Iran e Montenegro, scomparso nel 2014. Avendo studiato dalle suore prima di fare il liceo classico al Tacito, Monica Cirinnà non aveva problemi a fare affari con la Congregazione che evangelizza i popoli e fa regali agli amici. Perché di regalo si trattava. Il costo dei rifacimenti spalmato su 12 anni (durata del contratto di locazione) faceva 520 euro al mese. Significa che i due versavano l’equivalente di 880 euro mensili come per un bilocale a Primavalle.
Una somma ridicola per un quartierino di due piani nel cuore della capitale che ne valeva almeno il triplo.
Infatti alla scadenza del contratto la Congregazione propose un ritocchino: 3.000 euro.
La coppia, che nel frattempo non era più di fatto ma di diritto dopo il matrimonio celebrato da Massimo D’Alema venerdì 10 giugno 2011, cercò un accomodamento ma poi preferì trasferirsi a piazzale Clodio.
E per Monica Cirinnà il dolore maggiore fu dover abbandonare via dell’Orso: animalista perfino nella toponomastica!

Infine un commento “PERLA PREZIOSA” sulle parole di Papa Francesco (‘Non equiparare le unioni gay al matrimonio tradizionale’)
E cosa dice delle parole del PAPA [sulla famiglia – alla Sacra Rota il 22 gennaio 2016 – n.d.r.]?
“Bellissime parole. Il Papa fa il Papa e deve dire quello che ritiene. Il Pontefice parla ai suoi fedeli”.
Ma qualcuno ha scritto che è un altolà di Francesco al governo Renzi. E’ davvero così?
“Chi sono io per giudicare il Papa?”, afferma la Cirinnà.
Che aggiunge: “La prego, non ho altro da dire sul Papa”.
[n.d.r. – E noi aggiungiamo: dopo queste panzane? OK! – È proprio meglio così: non aggiungere ASSOLUTAMENTE altro!].