Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 162

Supplemento n° 162 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – Domenica 31 gennaio 2016

Carissimi parrocchiani,
nel cuore dell’anno pastorale – tra Natale e Pasqua – eccoci a far festa in onore di SAN GIOVANNI BOSCO, Padre e Maestro della gioventù, Patrono del nostro Oratorio di Castelletto.
Il 21 gennaio scorso abbiamo venerato SANT’AGNESE, Vergine e Martire di Roma, con una bella Messa, semplice ed intima, in Cappella, voluta per le bambine, fanciulle, ragazze e giovani. Linda e Sara – le più giovani presenti alla celebrazione – hanno fatto da “madrine” all’immagine della Santa, benedetta al termine della Messa, che sarà collocata presto vicino alla Madonna di Lourdes nel cortile dell’Oratorio, che da molti anni non è più soltanto “maschile” ma è anche “femminile”. I canti melodici accompagnati dalla musica dell’harmonium e delle flautiste possono aver mosso un po’ Santa Cecilia a gelosia, abbiamo detto… patrona della musica e del canto sacro. La pizza al bar dell’Oratorio ha chiuso in gloria la bella serata, con la presenza di un buon numero di mamme e di alcune nonne, ospiti sempre ben gradite tra le piccole e le giovani!
Ed eccoci: ad onorare adesso il Santo che ha dato tutta la sua vita per i POVERI, per i ragazzi e i giovani di Torino, soprattutto IMMIGRATI in città dai paesi della campagna e facilmente sfruttati da padroni senza scrupoli, impediti ad assicurarsi un’adeguata formazione scolastica, umana e cristiana!
Ecco una grave mancanza dei Governi Sabaudi, dove i primi ministri che si alternavano erano preoccupati più di limitare i conventi e i frati piuttosto che interessarsi alla propria gioventù, nel nuovo pianeta delle migrazioni e della rapida industrializzazione dell’antica capitale del Regno; fenomeni che li trovavano completamente impreparati, spiazzati e inadeguati!
Don Bosco: fu un vero UOMO e un vero SACERDOTE! Fu un uomo di CARITÀ e di MISERICORDIA, corporale e spirituale… Potremmo vederlo come uno dei santi più significativi del Giubileo straordinario che stiamo vivendo!
Nella nostra Chiesa risuoneranno le parole dell’inno SALVE, DON BOSCO SANTO:
Quanti giovani smarriti, che non sanno dove andar; quanti giovani perduti! Né fede, né pace, né luce, né amor… Don Bosco vieni incontro a noi!
Sì, perché le emergenze del 2016 sono ben diverse da quelle del 1850, ma nella gioventù di allora e di oggi molti tratti si ripetono e si assomigliano sfacciatamente!
Oggi si è più istruiti, ma non più intelligenti;
si è più liberi, ma non più felici;
si è più viziati, ma non più amati;
si è più disinibiti, più sfrontati… ma si continua ad essere sfruttati da “padroni” spietati, più scaltri e più falsi di quelli di un tempo!
E il Buon Dio s’affaccia anche oggi, come allora, dalle nubi del cielo, desiderando che tutti i giovani trovino la loro strada, sì quella giusta, l’unica importante, per diventare buoni cristiani e onesti cittadini e per prepararsi, in tempo e con frutto, a guadagnare un giorno la vita eterna…
Don Bosco è stato un prete unico!
Migliaia di religiosi però lo hanno seguito nei Salesiani e tantissimi sacerdoti lo hanno imitato negli oratori, anche bresciani; nel passato.
Ed oggi? E domani?
Non dimentichiamo il comando di Gesù Cristo:
“La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe”.
Mentre aspettiamo materializzarsi presto ciò che chiediamo nell’orazione, è importante collaborare in modo attivo e responsabile, anzi direi in modo “corresponsabile” (= che significa “responsabile insieme a”…) con i pochi operai che ci sono ancora nella messe e che non sono ancora ceduti, inesorabilmente falciati dall’età, dalle malattie, dal demonio, dalle numerose fragilità e da un onere che diventa ogni giorno più complesso, difficile e incalzante, talvolta soffocante, direi…
Il Parroco – Don Gianluca Loda

Il Card. Angelo Bagnasco – Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
“I bambini non sono un diritto o una cosa da produrre”
In prolusione al Consiglio Permanente della CEI (Roma – lunedì 25 gennaio 2016), il cardinale ribadisce la posizione della Chiesa su famiglia e figli…

Lo spirito è quello del post-Firenze; lo sguardo è verso le sfide dell’attualità: dall’accoglienza ai migranti, alla gente in crisi per la disoccupazione, fino al dibattito su unioni civili, stepchild adoption e utero in affitto, ricordando, anzi tuonando, che i figli “non sono mai un diritto”, tantomeno “cose da produrre”, ma necessitano “rispetto, sicurezza e stabilità”. Nella sua prolusione per il Consiglio Permanente della CEI, al via oggi fino al 27 gennaio, il cardinale presidente Angelo Bagnasco inquadra il momento storico che la società italiana sta attraversando e, a nome della Chiesa, dà voce alle “preoccupazioni” della gente comune, specie quella debole e sotto attacco.

Bambini, deboli e esposti:
“Il loro bene prevalga su ogni altro”
Come la famiglia, o ancora peggio i “figli”: bambini innocenti che “in questo scrigno di relazioni, di generazioni e di generi, di umanesimo e di grazia” rappresentano “una punta di diamante”, ma che tuttavia vengono trattati come beni di consumo o “problemi di biologia riproduttiva”.
L’arcivescovo di Genova ammonisce infatti senza troppi giri di parole: “Il loro vero bene deve prevalere su ogni altro, poiché sono i più deboli ed esposti: i figli non sono mai un diritto, poiché non sono cose da produrre; hanno diritto ad ogni precedenza e rispetto, sicurezza e stabilità. Hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali, dove respirare un preciso respiro”.
“I bambini – aggiunge – hanno diritto di crescere con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico”.
E pertanto – rimarca il cardinale citando le recenti parole del Papa alla Rota Romana – “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”.

Famiglia sia tutelata
e sostenuta da politiche incisive
La famiglia – prosegue – è “tesoro inesauribile e patrimonio universale”, “il fondamento e il centro del tessuto sociale”, per cui deve necessariamente essere “tutelata, promossa e sostenuta da politiche veramente incisive e consistenti”. Ogni Stato “assume doveri e oneri verso la famiglia fondata sul matrimonio”, perché “riconosce in lei non solo il proprio futuro, ma anche la propria stabilità e prosperità”.
E nella coscienza collettiva – è l’auspicio del cardinale – non venga mai meno “l’identità propria e unica di questo istituto, che, in quanto soggetto titolare di diritti inviolabili, trova la sua legittimazione nella natura umana e non nel riconoscimento dello Stato”. La famiglia, infatti, “non è per la società e per lo Stato, bensì la società e lo Stato sono per la famiglia”.

Denatalità:
“Una società senza figli è depressa”
Bagnasco punta poi l’occhio sul problema della denatalità, e, sulla scia del Santo Padre, ribadisce che “una società avara di generazione, che non ama circondarsi di figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio, è una società depressa”.

Vescovi “uniti”
di fronte alle sfide della famiglia
Davanti a queste sfide della famiglia, i vescovi italiani – afferma il presidente – “sono uniti e compatti” nel condividerne prove e difficoltà e nel riaffermarne “la bellezza, la centralità e l’unicità”. “Insinuare contrapposizioni e divisioni significa non amare né la Chiesa né la famiglia”. “Costituiti messaggeri e araldi del Vangelo della famiglia e del matrimonio – evidenzia Bagnasco – non solo crediamo che la famiglia è ‘la Carta costituzionale della Chiesa’, ma anche sogniamo un ‘Paese a dimensione familiare’, dove il rispetto per tutti sia stile di vita, e i diritti di ciascuno vengano garantiti su piani diversi secondo giustizia”.
Giustizia che significa “vivere nella verità, riconoscendo le differenti situazioni per quello che sono, e sapendo che quanti vivono in uno stato oggettivo di errore, continuano ad essere oggetto dell’amore misericordioso di Cristo e perciò della Chiesa stessa”.

Laici assumano le proprie responsabilità
e partecipino al bene comune
Nessun invito esplicito, nella prolusione, a partecipare al Family Day in programma a Roma il 30 gennaio al Circo Massimo, ma la chiara precisazione:
“i credenti hanno il dovere e il diritto di partecipare al bene comune con serenità di cuore e spirito costruttivo, come ha ribadito solennemente il Concilio Vaticano II: spetta ai laici di iscrivere la legge divina nella vita della città terrena. Assumano la propria responsabilità alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del magistero”.

IL GRIDO DI AIUTO DEGLI ADOLESCENTI
Editoriale – La Voce del Popolo – 21 gennaio 2016
Mentre gli oratori sperimentano le settimane educative, la cronaca
ci invita a riflettere sulla necessità di un maggiore dialogo
fra adulti e adolescenti, soprattutto
per quanto concerne temi quali la sessualità.
Domenico Simeone
Fatti di cronaca nera con adolescenti protagonisti ci interpellano come adulti (genitori, educatori, insegnanti, sacerdoti) e ci interrogano sulle nostre responsabilità educative.
Il fenomeno di adolescenti che per pochi soldi offrono prestazioni sessuali è in crescita e probabilmente è più diffuso di quanto si pensi. Trova terreno fertile in una cultura consumistica che alimenta bisogni artificiosi e propone facili guadagni; esalta il corpo, ma poi lo banalizza e lo riduce a merce di scambio; propone una sessualità “liberata” dai condizionamenti del passato e poi la rende schiava di relazioni inautentiche e strumentali. La dissociazione dell’erotismo dall’affettività porta alla ricerca del piacere fine a se stesso e allontana dalla tenerezza e dall’intimità.
La sessualità precipita così nell’insignificanza perché spogliata di ogni mistero. Chiediamoci che cosa sappiamo di questi ragazzi che crescono accanto a noi. Parliamo spesso dell’adolescenza, ma abbiamo smesso di parlare con gli adolescenti e soprattutto abbiamo smesso di ascoltarli. Sono ragazzi per certi aspetti determinati e autonomi, ma tale determinazione e autonomia cede il passo all’insicurezza e al disorientamento quando sono chiamati a compiere delle scelte e ad investire in relazioni autentiche. Per far fronte alle esigenze di una prospettiva progettuale hanno bisogno di adulti che insegnino loro a mediare il desiderio. Hanno bisogno di testimoni credibili con cui confrontarsi per trovare la propria strada nel mondo, di adulti che sappiano “compromettersi” nella relazione educativa, di educatori che aprano loro le porte del futuro perché sogni, desideri e progetti possano trovare dimora, di adulti che sappiano educarli a un rapporto diverso con il proprio corpo e con la sessualità. Quando la sessualità è privata di un punto di vista che la situi nella relazione, oltre al rischio dell’incomprensione vi è il pericolo che si trasformi in uno strumento di uso e controllo dell’altro. L’educazione può aiutare gli adolescenti a comprendere la sessualità nella prospettiva del rapporto con sé stessi e con l’altro; questo include il rapporto con il proprio corpo, lo sviluppo della propria identità, la cura di sé, il rispetto e il riconoscimento dell’altro. Non si tratta di reprimere l’istinto, la pulsione, il desiderio, bensì di educare la persona dotata di istinti, di pulsioni, di desideri, ma anche di intelligenza e di volontà.
Questo progetto educativo può percorrere fondamentalmente tre vie: la via della affettività, la via della conoscenza e la via dell’etica, individuando di volta in volta la dignità dell’uomo o nella sua capacità di provare affetto, o nella sua capacità di conoscere, o nella sua capacità di agire in modo libero e responsabile. Queste dimensioni che possiamo anche chiamare pathos, logos e ethos, mostrano che i valori fondamentali per una educazione integrale della persona si basano su tre fondamentali esperienze: l’esperienza affettiva basata sul valore dell’amore, l’esperienza conoscitiva basata sul valore della verità, l’esperienza comportamentale basata sul valore della legge morale come legge che guida la libertà umana verso il volere il bene.
Tale sfida educativa può essere affrontata solo ricostituendo il patto di fiducia tra gli adulti che condividono responsabilità educative senza il quale non è pensabile né la società né tanto meno il suo compito educativo.