Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 159

Supplemento n° 159 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – 1 gennaio 2016

Carissimi parrocchiani:

BUON ANNO!

Il mio semplice augurio possa arrivare in ognuna delle vostre case… anche dove ci sono ammalati, anziani, persone sole o sofferenti…

Che bello vedere i vostri bambini vicino al presepio! poi le giornate di mini-grest in oratorio (dopo il “buco” di agosto-settembre) – grazie al gruppo animazione… a Vincenza (nonostante il piede), alle mamme. Come non riportare le parole del Papa nell’ultima udienza generale del 2015, proprio dedicata al presepio, al Bambinello e ai vostri bambini?

Ed eccoci a dir GRAZIE al Signore con l’antico e sempre attuale inno di Sant’Ambrogio, il TE DEUM.

A questo inno, alle solite condizioni, è annessa l’Indulgenza Plenaria.

Col VENI CREATOR vogliamo affidare ai suggerimenti dello Spirito Santo i primi passi del nuovo anno (anch’esso ha connessa l’Indulgenza Plenaria).

Ed eccoci alla Giornata della PACE: avete letto il messaggio del Papa? Per comodità ne riporto di seguito alcuni stralci…

Buona Festa e… Buon lavoro a tutti!

Don Gianluca

 

DAL MESSAGGIO del PAPA

per la Giornata della Pace

 

Vinci l’indifferenza e conquista la pace

 

Dal n° 1 – Dio non è indifferente! A Dio importa dell’umanità, Dio non l’abbandona!

All’inizio del nuovo anno, vorrei accompagnare con questo mio profondo convincimento gli auguri di abbondanti benedizioni e di pace, nel segno della speranza, per il futuro di ogni uomo e ogni donna, di ogni famiglia, popolo e nazione del mondo,

come pure dei Capi di Stato e di Governo e dei Responsabili delle religioni. Non perdiamo, infatti, la speranza che il 2016 ci veda tutti fermamente e fiduciosamente impegnati, a diversi livelli, a realizzare la giustizia e operare per la pace. Sì, quest’ultima è dono di Dio e opera degli uomini. La pace è dono di Dio, ma affidato a tutti gli uomini e a tutte le donne, che sono chiamati a realizzarlo…

 voglio invitare la Chiesa a pregare e lavorare perché ogni cristiano possa maturare un cuore umile e compassionevole, capace di annunciare e testimoniare la misericordia, di perdonare e di donare,di aprirsi a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica, senza cadere nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge…

 

4. L’indifferenza verso Dio supera la sfera intima e spirituale della singola persona ed investe la sfera pubblica e sociale. Come affermava Benedetto XVI, «esiste un’intima connessione tra la glorificazione di Dio e la pace degli uomini sulla terra».

Infatti, «senza un’apertura trascendente, l’uomo cade facile preda del relativismo e gli riesce poi difficile agire secondo giustizia e impegnarsi per la pace».

L’oblio e la negazione di Dio, che inducono l’uomo a non riconoscere più alcuna norma al di sopra di sé e a prendere come norma soltanto sé stesso, hanno prodotto crudeltà e violenza senza misura

 

Dal n° 5 – Gesù ci insegna ad essere misericordiosi come il Padre (cfr Lc 6,36).

 

NELLA PARABOLA

DEL BUON SAMARITANO

(cfr Luca 10,29-37)

 

denuncia l’omissione di aiuto dinanzi all’urgente necessità dei propri simili: «lo vide e passò oltre» (cfr Lc 10,31.32). Nello stesso tempo, mediante questo esempio, Egli invita i suoi uditori, e in particolare i suoi discepoli, ad imparare a fermarsi davanti alle sofferenze di questo mondo per alleviarle, alle ferite degli altri per curarle, con i mezzi di cui si dispone, a partire dal proprio tempo, malgrado le tante occupazioni.

L’indifferenza, infatti, cerca spesso pretesti: nell’osservanza dei precetti rituali, nella quantità di cose che bisogna fare, negli antagonismi che ci tengono lontani gli uni dagli altri, nei pregiudizi di ogni genere che ci impediscono di farci prossimo.

 

APPELLO ALLE PARROCCHIE

Dal n° 5 – dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre. Nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia.

 

APPELLO ALLE FAMIGLIE

Dal n° 6 – Il mio primo pensiero va alle famiglie, chiamate ad una missione educativa primaria ed imprescindibile.

Esse costituiscono il primo luogo in cui si vivono e si trasmettono i valori dell’amore e della fraternità, della convivenza e della condivisione, dell’attenzione e della cura dell’altro. Esse sono anche l’ambito privilegiato per la trasmissione della fede, cominciando da quei primi semplici gesti di devozione che le madri insegnano ai figli.

 

APPELLO AGLI EDUCATORI

(anche in ORATORIO)

Per quanto riguarda gli educatori e i formatori che, nella scuola o nei diversi centri di aggregazione infantile e giovanile, hanno l’impegnativo compito di educare i bambini e i giovani, sono chiamati ad essere consapevoli che la loro responsabilità riguarda le dimensioni morale, spirituale e sociale della persona.

I valori della libertà, del rispetto reciproco e della solidarietà possono essere trasmessi fin dalla più tenera età.

Rivolgendosi ai responsabili delle istituzioni che hanno compiti educativi, Benedetto XVI affermava: «Ogni ambiente educativo possa essere luogo di apertura al trascendente e agli altri; luogo di dialogo, di coesione e di ascolto, in cui il giovane si senta valorizzato nelle proprie potenzialità e ricchezze interiori, e impari ad apprezzare i fratelli. Possa insegnare a gustare la gioia che scaturisce dal vivere giorno per giorno la carità e la compassione verso il prossimo e dal partecipare attivamente alla costruzione di una società più umana e fraterna».

 

Dal n° 7 – Quante famiglie aprono i loro cuori e le loro case a chi è nel bisogno, come ai rifugiati e ai migranti!

Voglio ringraziare in modo particolare tutte le persone, le famiglie, le parrocchie, le comunità religiose, i monasteri e i santuari, che hanno risposto prontamente al mio appello ad accogliere una famiglia di rifugiati.

[Castelletto ha dato la sua disponibilità fin da martedì 8 settembre scorso – segnalata alla Caritas Diocesana di Brescia – Ad oggi sembra che non ci sia nessuna famiglia che risponde a queste caratteristiche… la disponibilità continua - nota del Parroco].

 

TRIPLICE APPELLO ALLE NAZIONI

Dal n° 8 – desidero rivolgere un triplice appello ad astenersi dal trascinare gli altri popoli in conflitti o guerre che ne distruggono non solo le ricchezze materiali, culturali e sociali, ma anche – e per lungo tempo – l’integrità morale e spirituale; alla cancellazione o alla gestione sostenibile del debito internazionale degli Stati più poveri; all’adozione di politiche di cooperazione che, anziché piegarsi alla dittatura di alcune ideologie, siano rispettose dei valori delle popolazioni locali e che, in ogni caso, non siano lesive del diritto fondamentale ed inalienabile dei nascituri alla vita.

“Possiamo imparare molto da Gesù, se guardiamo i bambini!”

Nell’ultima Udienza Generale dell’anno, mercoledì 30 dicembre 2015, papa Francesco invita i fedeli a baciare il Bambinello nel presepe e dirgli: “Voglio essere umile come Te”

La solennità del Natale, appena trascorsa, ha indotto papa Francesco a dedicare l’ultima Udienza Generale dell’anno al tema dell’infanzia. In questi giorni molte famiglie nel mondo espongono Gesù Bambino nel presepe, “portando avanti questa bella tradizione che risale a san Francesco d’Assisi e che mantiene vivo nei nostri cuori il mistero di Dio che si fa uomo”, ha sottolineato il Pontefice.

Tra i santi che hanno coltivato la devozione a Gesù Bambino, il Papa ha citato Teresa di Lisieux che, non a caso, diventando monaca carmelitana, scelse di chiamarsi “Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo”.

La santa di Lisieux, diventata poi Dottore della Chiesa, “ha saputo vivere e testimoniare quell’infanzia spirituale che si assimila proprio meditando, alla scuola della Vergine Maria, l’umiltà di Dio che per noi si è fatto piccolo”. Per noi che siamo sovente “orgogliosi” e “pieni di vanità”, scoprire un Dio che è “umile e si fa bambino”, è un “mistero grande” ma “bello”, ha aggiunto il Papa.

“C’è stato un tempo in cui – ha proseguito Francesco – nella Persona divino-umana di Cristo, Dio è stato un bambino, e questo deve avere un suo significato peculiare per la nostra fede”, non meno della sua morte in croce e resurrezione, che pure sono “la massima espressione del suo amore redentore”.

L’infanzia di Gesù è un periodo di cui storicamente “non conosciamo nulla”, ad eccezione di indicazioni come “l’imposizione del nome dopo otto giorni dalla sua nascita”, “la presentazione al Tempio (cfr Lc 2,21-28)”, la “visita dei Magi con la conseguente fuga in Egitto (cfr Mt 2,1-23)”, fino ad arrivare al pellegrinaggio della Sacra Famiglia al Tempio di Gerusalemme. Ciononostante, ha osservato il Papa, “per crescere nella fede avremmo bisogno di contemplare più spesso Gesù Bambino”.

Sebbene i Vangeli narrino poco dell’infanzia di Gesù, “possiamo imparare molto da Lui se guardiamo alla vita dei bambini”, ha detto il Santo Padre.

Un dato facilmente intuibile è che tutti i bambini “vogliono la nostra attenzione” ed “hanno bisogno di sentirsi protetti” e Gesù Bambino, in questo, non fa eccezione: lui che è Dio, ci richiama alla nostra “responsabilità di proteggerlo”.

Gesù desidera “stare tra le nostre braccia, desidera essere accudito e poter fissare il suo sguardo nel nostro”, ha commentato il Pontefice. Come tutti i bambini, poi, anche il piccolo Gesù va fatto “sorridere”, per “dimostrargli il nostro amore e la nostra gioia perché Lui è in mezzo a noi”.

C’è poi la dimensione ludica: giocare con un bambino “significa abbandonare la nostra logica per entrare nella sua”; per farlo divertire “è necessario capire cosa piace a lui”, evitando di “essere egoisti e far fare loro le cose che piacciono a noi”, ha sottolineato il Papa.

“Davanti a Gesù – ha spiegato – siamo chiamati ad abbandonare la nostra pretesa di autonomia, per accogliere invece la vera forma di libertà, che consiste nel conoscere chi abbiamo dinanzi e servirlo”.

Stringendo tra le nostre braccia il Bambino Gesù, ci mettiamo dunque “al suo servizio”, scoprendo in Lui una “fonte di amore e di serenità”.

In conclusione, Francesco ha proposto a tutti i fedeli di recarsi al proprio presepe, baciare Gesù Bambino e dirgli: “Gesù, io voglio essere umile come te, umile come Dio”.