Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 155

Supplemento n° 155 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – Domenica 15 novembre 2015

Carissimi parrocchiani di Castelletto,

dopo aver celebrato con frutto ogni pomeriggio al Cimitero l’OTTAVARIO dei MORTI eccoci arrivati alla 33sima domenica “per Annum”, nella quale celebriamo la GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO. È la festa dei contadini, agricoltori e allevatori… anche se, quest’anno, per la terra gli “affari” e le finanze non si mettono troppo bene… Tuttavia è giusto vedere il bicchiere mezzo pieno: andiamo avanti con fiducia, senza perdere la speranza! Guai se diventassimo disperati! Non ce n’è tempo, né motivo sufficiente.

Tutti abbiamo tante ragioni per dire GRAZIE al Signore: il dono della vita, le numerose ricchezze materiali e spirituali che ci offre ogni giorno…

La festa allora non sarà soltanto una sfilata di trattori, ma il giorno della riconoscenza di tutti.

Si interseca qui la RACCOLTA di SAN MARTINO, promossa dalla nostra Caritas parrocchiale, con l’aiuto dei ragazzi del gruppo Gerusalemme (quarta elementare) e di alcuni giovani del gruppo dei “Girasoli” di Brescia. Gli alimenti a lunga conservazione raccolti ai gazebo e nelle case saranno dispensati durante l’anno ai poveri che ne avranno fatto richiesta e che ne hanno i requisiti.

Per la prima volta in 25 anni di sacerdozio, venerdì 13 novembre ho celebrato la S. Messa in onore di SANTO STANISLAO KOSTKA, il “sanLuigi polacco”, anch’egli religioso gesuita, morto prematuramente a Roma a soli 17 anni prima di poter raggiungere la vetta del Sacerdozio. Guardando a lui, giovane ricco della Polonia, che ha lasciato tutto per seguire il Signore nella Castità, Povertà e Obbedienza, possiamo vedere in filigrana altri due giovani Santi, anch’essi gesuiti, anch’essi desiderosi di raggiungere il Sacerdozio, anch’essi morti in tenera età: San Luigi Gonzaga (l’Angelo di Castiglione) a 23 anni e San Giovanni Berchmans, detto anche il “giglio delle Fiandre” (in Belgio) volato in cielo a 22 anni. Ai nostri giorni sentiamo numerosi giovani che lasciano la vita a causa delle droghe, dopo una notte brava, spiaccicati contro un albero o precipitati da una scarpata… che differenza!

Eppure, come Stanislao, come Luigi e come Giovanni, ci sono ragazzi e giovani, anche oggi, che non hanno paura a compiere gesti di bontà e di generosità. Non è vero che tutti sono bacati o malati…

Il CONVEGNO DELLA CHIESA ITALIANA A FIRENZE, la settimana scorsa, ha ricordato come il tempo dell’emergenza educativa non è finito, rispetto a cinque anni fa; anzi s’è aggravato!

Talvolta si ha l’impressione che i convegni siano una serie di parole, parole, parole… e intanto “vólvitur orbis” (= il mondo va per la sua strada). Ce lo ricordava il nostro Vescovo a settembre, nell’omelia in Cattedrale, nel giorno in cui celebrava il suo 25° anniversario di Episcopato: com’è difficile parlare di Vangelo a gente che ha in testa solo finanza, spread, azioni, investimenti, borsa, che vive nell’ateismo pratico e nel materialismo più orizzontale… E allora sì, ci esortava già il CONCILIO Ecumenico Vaticano II, a trovare un modo nuovo per dire all’umanità odierna il Vangelo di sempre. La CEI (= Conferenza Episcopale Italiana) nel 2001 ci consegnava gli Orientamenti Pastorali per il primo decennio del 2000: “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” e nel 2010, sulla scia del precedente Convegno Ecclesiale, quello di Verona (2006) gli Orientamenti per il secondo decennio: “Educare alla vita buona del Vangelo”. Dopo cinque anni dobbiamo rincarare: non solo le giovani generazioni vanno educate così, ma anche i giovani adulti, che non conoscono più il Vangelo e ancor meno lo vivono.

S’inserisce qui la LETTERA PASTORALE di Mons. Luciano Monari, il nostro Vescovo, dal titolo “RICCHI DI MISERICORDIA” in vista dell’ANNO SANTO straordinario indetto dal Papa, che aprirà ufficialmente a Roma l’8 dicembre 2015, giorno a 50 anni esatti di conclusione del Concilio e che terminerà il prossimo 20 novembre 2016, Solennità di Cristo Re.

Abbiamo bisogno di MISERICORDIA: sì! Tutti, nessuno escluso… Ancor più dopo i terribili attentati a Parigi… ci ritorniamo presto!

Don Gianluca Loda

 


 

ATTENTATI A CATENA A PARIGI

Parigi a ferro e fuoco. Venerdì 13 novembre 2015. Tarda sera. Sette attentati quasi in contemporanea. Sparatorie, decine di morti e attacchi allo stadio durante la partita di calcio, presente pure il Presidente francese Hollande! e in una sala concerti. “Ci stanno uccidendo uno ad uno, a sangue freddo; salvateci!” il messaggio di alcuni malcapitati “spettatori”.

È come un 11 Settembre per la Francia. L’Europa trema, come pure l’Italia. Il terrore si rinnova; la vigliaccheria più bieca colpisce ancora, disprezzando qualsiasi stima per la vita umana… da parte di coloro che di umano hanno conservato ben poco. Francesi, calma; state tranquilli! Adesso chiudiamo le frontiere; sono i primi comunicati della notte… è comprensibile.

Ma: si aspetta adesso? Quando sono già entrati tutti?

Da noi chi poteva pensare che a Merano funzionasse una cellula di propaganda e reclutamento dell’Isis? E chi immaginava che uno degli “affiliati” di questa cellula viveva come mandriano in una cascina di Gottolengo sulla strada per Castelletto?

Non potevamo sospettarlo, perché non sappiamo neanche cos’è l’Isis. Eravamo convinti che l’Isis fosse più facile scovarlo e combatterlo, perché ha creato uno Stato ed è legato a quello Stato, quindi è aggredibile con le bombe, i droni, le truppe di terra, gli elicotteri. Deve avere una capitale e un esercito. Come li crea, noi glieli distruggiamo. Questo pensavamo.

Meglio avere per nemico l’Isis che non Al Qaeda? Non si sa, tra i due, qual è la gramigna peggiore!

Ma pare che adesso siano anche alleati, contro l’Occidente!

Per questi signori è facile entrare, se ti cacciano è facile rientrare, se ti cercano è difficile identificarti. Puoi addirittura entrare da «nemico», cioè con l’intenzione di fare del male, e mentre ti stabilisci e impari la lingua puoi anche riuscire a farti mantenere, come rifugiato o profugo, scampato da zone di pericolo. Devi solo mantenere un profilo basso, non farti notare né per qualcosa di buono né di cattivo.

Già erano entrati nella rete “due polli” a luglio, di stanza a Manerbio (ricordate?). E l’imam di Cremona? Uhhh, come sono già lontane e dimenticate queste storie!

Appena prima della notte di Parigi l’ultima città alla ribalta della cronaca era Merano, ma poteva essere Brescia, Verona, Monza, Padova… Il pericolo crescerà man mano che aggredirci diventerà più facile e più remunerativo.

Mesi fa era stato trovato un biglietto in una cellula jihadista, dove si raccomandava di colpire San Pietro a Roma, e tra le motivazioni c’era anche questa: la certezza di colpire solo infedeli cristiani e di evitare i fedeli islamici. Ricordate il fotomontaggio con la bandiera nera sulla lanterna della cupola di San Pietro? Fra poco questa certezza si estenderà a tutta Roma, a tutte le città e le stazioni interessate al flusso di pellegrini che si muoveranno per il Giubileo. L’allarme sicurezza era già sul tavolo, ma dopo la violenza dell’attacco che ha colpito Parigi, con centinaia di vittime tra teatro, ristoranti e stadio, il Giubileo torna a preoccupare. Dal Vaticano, però, viene esclusa l’ipotesi di un rinvio dell’apertura delle porte sante.

L’appuntamento con Papa Francesco nella basilica di San Pietro è previsto per l’8 dicembre. Da quel giorno e fino al 20 novembre 2016 a Roma sono attesi milioni di pellegrini.

E l’hashtag ‘Giubileo’ è entrato subito tra le tendenze più discusse sui social network: c’è chi esprime preoccupazione, chi chiede di valutare i rischi e prendere in considerazione la possibilità di cancellare o spostare l’evento.

Ora c’è ancora più bisogno del Giubileo della Misericordia,  c’è bisogno di viverlo con il cuore, replica padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, citando San Giovanni Paolo II, che indicava la misericordia come unica via d’uscita dagli orrori della seconda guerra mondiale, e Papa Francesco che ha indetto l’Anno Santo anche come risposta alla “terza guerra mondiale a pezzi” che più volte ha nominato.


 

DIOCESI– LETTERA PASTORALE

“Ricchi di misericordia, capaci di amare”è la lettera pastorale scritta da Mons. Luciano Monari per l’Anno Giubilare che si apre in Cattedrale domenica 13 dicembre alle 18.30.

Partendo da una riscoperta dell’importanza dell’Eucaristia come perdono e dono di Dio, nella lettera pastorale 2015-2016 il Vescovo ci offre alcune indicazioni per essere cristiani oggi. Dovrebbe uscire nei prossimi giorni di novembre.

Parte dall’esperienza positiva di incontro e di conoscenza vissuta durante la costituzione ufficiale delle prime unità pastorali (Toscolano, Vobarno, Erbusco, Idro…). Il filo rosso che accompagna la riflessione è la misericordia di Dio nella celebrazione eucaristica, nella comunità e in famiglia. Il Vescovo esorta le comunità cristiane ad aprirsi alla Chiesa e al mondo, perché solo così possono diventare veramente autentiche. Ci sono alcuni passaggi imprescindibili.

L’Anno giubilare è “un’occasione che non dobbiamo perdere. I nostri peccati creano, poco alla volta, delle concrezioni dure, difficili da sgretolare; le confessioni banali creano, poco alla volta, un’abitudine alla superficialità che può rendere più difficile la consapevolezza del proprio peccato. Come in tutte le cose, anche nella confessione bisogna mettersi in gioco”.