Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 136

Supplemento n° 136 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – Domenica 1 marzo 2015

Cari fratelli e sorelle,

 

LA QUARESIMA

è un tempo di rinnovamento per la Chiesa, per le comunità e per i singoli fedeli. È un tempo di grazia, ci ricorda il Papa. Il rinnovamento è vicino alla conversione, di cui abbiamo già parlato più volte (= il contrario del divertimento); la grazia è vicina ai Sacramenti, in particolare alla Confessione e alla Comunione.
È una cosa meravigliosa pensare che ognuno di noi – nessuno escluso – sta a cuore al Signore: Egli ci conosce per nome, si cura di noi e ci viene incontro quando glielo permettiamo.
Al contrario: una delle realtà più terribili per un individuo, immagino, è proprio quella di sentirsi solo, perché tu ormai non interessi più a nessuno, perché quelli che ti volevano bene ti hanno abbandonato, perché pensavi che ti apprezzassero e invece hai capito d’esserti sbagliato… perché vedi che quelli che credevi amici continuano senza di te, ignorandoti.
In questi giorni raccolgo alcune testimonianze dure, molto dure, in questa direzione:
uno sposo che è terrorizzato al pensiero che la moglie lo abbandoni,
un sacerdote ammalato che ti dice: guarda che quando avrai bisogno nessuno correrà per te!
un collaboratore convinto che lo si voglia escludere dal gruppo a cui appartiene, dove sempre ha dato tutto se stesso senza far niente di male a nessuno…
Domenica pomeriggio scorso invece, per fortuna, ho raccolto anche una testimonianza bella, assieme ad una ventina di voi, quando abbiamo incontrato alcune monache della Visitazione presso il Monastero a Villa di Salò.
Siamo rimasti colpiti da una gioia profonda e stabile che queste religiose ci hanno comunicato. Ma, come? Ci domandiamo.
Una vita di solitudine non può essere gioiosa. Infatti! Se una monaca fosse sola non potrebbe essere gioiosa, di una gioia interiore, spirituale, di quelle che danno sapore alla vita, ben diversa dalle emozioni improvvise ed instabili che vengono dalle battute facili, da una trasgressione o dal riso fragoroso, che abbonda sulle labbra degli stolti.
Uno di voi, la sera a tavola, commentava di essere rimasto colpito proprio da questa “vita realizzata pienamente” che le suore gli hanno fatto percepire, una vita completamente regolata sulla volontà di Dio, facile o difficile, e ritmata dalla preghiera, dalla vita comunitaria e dalla contemplazione, dove anche la frasetta più semplice del Vangelo può dare significato a un’intera giornata.
Purtroppo noi tutti viviamo inseriti in una vita vorticosa, frenetica, fatta di corse e di urgenze, di appuntamenti da rispettare, orari, compiti, lavori da consegnare, turni, scadenze da ricordare, urgenze improvvise… che non lasciano più neanche respirare.
Un papà venuto a prendere suo figlio all’Oratorio mi diceva: “devono fare una cosa dietro l’altra, poveri bambini, una corsa dopo l’altra” e io osservavo: “ma siete voi genitori che organizzate una vita così satura ai vostri figli!”.
E noi adulti? Per noi è peggio ancora.
La terribile centrifuga che ci allontana da ciò che conta davvero è rafforzata da un altro ingrediente terribile: l’individualismo, cioè il pensare solo per sé. E gli altri? Beh, gli altri si arrangino! Questo non solo è pericoloso, ma diventa micidiale!
Perché ti fa pensare: se non riesco neanche a badare a me stesso, figuriamoci se posso pensare agli altri e magari a farmi carico dei loro problemi!
Papa Francesco esprimeva poco tempo fa un desiderio vivo:
“quanto desidero che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!
Se il mare fa paura, quando dovessi trovarti in mezzo ad esso circondato da acqua e da onde dappertutto, magari proprio in mare aperto e solo a nuoto o su una piccola imbarcazione che può essere spinta ovunque, anche sott’acqua da una semplice onda… (provare per credere!) se finalmente da lontano intravedi uno scoglio, un appoggio sicuro, una vera imbarcazione grande che ti s’avvicina, non può che darti sicurezza e conforto, che toglie lo smarrimento e il turbamento che ti avevano preso. È la fine di un incubo.
Pensiamo adesso alla nostra Parrocchia e al nostro Oratorio.
Secondo te e per quello che dipende da te:
sono visti dagli altri come isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza? Cosa puoi fare per un miglioramento in questa direzione?
E la tua famiglia, è un’isola felice di misericordia? Sì, hai capito, è un luogo dove ci si capisce, dove ci si perdona, dove non ci sono ritorsioni o vendette, non esistono sgambetti o imbrogli di sorta, dove non vince sempre il più forte o il più furbo? È il luogo dove ci si vuole bene davvero, come ha insegnato Gesù?

LA CHIESA È MISSIONARIA

per sua natura, non può essere ripiegata su se stessa, ma viene mandata dal Signore a tutti gli uomini.
E noi, castellettani, che tipo di cristiani e che tipo di missionari siamo?
Martedì 24 marzo prossimo si celebrerà la Giornata di preghiera e di digiuno per i missionari martiri.
Quanti fratelli hanno visto in faccia una morte crudele, anche in questi ultimi giorni, provocata da terroristi col cervello completamente fuso, impazziti a tal punto e assatanati da non avere più nessun sentimento, neanche umano!
Quante vittime cristiane! Dai cristiani copti egiziani massacrati in Libia ai fratelli assiro-caldei rapiti in Siria.
Mi ha colpito sentire l’intervista telefonica a Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vescovo del Vicariato di Tripoli, in Libia, nato in Libia 73 anni fa, da una famiglia veronese, tornato per qualche tempo in Italia ed ora da più di quarant’anni residente in quel paese. Non ha la minima intenzione di lasciare il suo “posto di combattimento”; è l’ultimo italiano ormai rimasto nella terra minacciata dai tagliagole dell’ISIS.
È “pronto al martirio”, a farsi “tagliare la testa”, pur di non lasciare soli i suoi fedeli – che pure sono rimasti solo in trecento, quasi tutti filippini, dai 150 mila che erano negli anni Settanta.
“La mia comunità è qui. Come faccio a lasciarla? Sarebbe un tradimento…”.
È consapevole dei rischi che corre restando a Tripoli.
“In chiesa sono venuti a dirmi che devo morire. Ma io voglio che si sappia che padre Martinelli sta bene e che la sua missione potrebbe arrivare al termine”.
“Ho visto delle teste tagliate – racconta – e ho pensato che anch’io potrei fare quella fine. E se Dio vorrà che quel termine sia la mia testa tagliata, così sarà. Ringrazio il Signore che mi permette di dare testimonianza, anche con il martirio. Non so fino a dove mi porterà questo cammino. Se mi porterà alla morte, vorrà dire che per me Dio ha scelto così…Io da qui non mi muovo. E non ho paura”.
Vedete, la fede vera, genuina dove sta? Capite cos’è la libertà, quella vera?
San Paolo ci ricorda: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?”(Romani 8, 31).
Gesù ha detto:
“Il buon pastore dà la propria vita per le pecore”(Giovanni 10,11).
Capite anche voi che queste parole di Mons. Martinelli sono facili da leggere, ma viverle in prima persona è tutt’altra cosa! Non possiamo sentirci estranei ad una situazione così difficile per un pastore, un santo…

SETTIMANA VOCAZIONALE

Si tiene dal 2 all’8 marzo 2015, nella nostra zona pastorale di Leno. Ogni giorno mettiamo un’attenzione e una preghiera per qualche vocazione particolare:
lunedì 2          – Vocazione alla santità
martedì 3       – Vocazione sacerdotale
mercoledì 4   – Vocazione religiosa
giovedì 5         – Vocazione missionaria
venerdì 6        – Vocazione alla sofferenza
sabato 7           – Vocazione alla famiglia
domenica 8    – Riepilogo

 

PRIMA MESSA IN ITALIANO

Fu celebrata dal Beato Paolo VI 50 anni fa, il 7 marzo 1965, nella Chiesa di Ognissanti a Roma. Per ricordare questo evento il Santo Padre si recherà sabato 7 marzo 2015 nella stessa comunità parrocchiale, esattamente 50 anni dopo.


CONSIGLIO PASTORALE

Ci siamo già incontrati due volte, il 16 e il 24 febbraio, in vista delle prossime elezioni del CPP previste in tutta la Diocesi domenica 19 aprile 2015 (leggi con attenzione pag. 7 del Bollettino 1/2015). Il Parroco ha chiesto a tutti gli attuali consiglieri la disponibilità ad entrare nella prossima lista elettorale. In base alle risposte vedrete alcuni di loro, affiancati da altri parrocchiani a cui loro stessi, stanno domandando la disponibilità. Qualcuno ha detto: “per me dovrebbe essere il Parroco a chiedere le disponibilità, non altri”. Io invece ho risposto: “Proprio il contrario! Il Parroco deve già provvedere a scegliere alcuni fedeli con criterio proprio; quelli da mettere in lista è giusto che siano scelti tra i fedeli stessi. Ora, chi li rappresenta, ufficialmente, nella Parrocchia? Gli attuali consiglieri”. Così in lista potrete trovare alcuni nomi uguali agli attuali ed altri nuovi; potrebbe esserci anche qualche nome adatto, ma non del tutto gradito personalmente al Parroco. Altrimenti che rappresentatività sarebbe? A senso unico? Prossimo appuntamento sarà lunedì 2 marzo; vediamo se si riesce a completare una lista congrua, di persone che hanno dato la propria disponibilità. È ovvio che poi sarete voi fedeli a votare in coscienza i candidati che riterrete più adatti. Secondo il regolamento diocesano, i consiglieri del CPP di Castelletto saranno 15, compreso il Parroco, che svolge il ruolo di presidente; almeno 8 di loro (quindi la maggioranza assoluta) devono essere eletti. I rimanenti sono nominati dal Parroco.

DISCORSO del PAPA alla CURIA ROMANA – in occasione degli auguri natalizi – avvenuto lunedì 22 dicembre 2014. Ne ho fatto cenno in alcuni nostri incontri; l’intenzione era di riprenderlo proprio in Quaresima… Vedrò di fare il possibile, perché ci sarà molto utile per una profonda riflessione comunitaria.          

Dgl