Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 130

Supplemento n° 130 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – Domenica 11 gennaio 2015

Carissimi Parrocchiani,

“l’Epifania tutte le feste si porta via”
e le abbiamo celebrate, vissute, festeggiate e gustate con numerosissime iniziative!
Ringrazio chi ha organizzato i mercatini di Natale, le Novene dell’Immacolata e di Natale, la commedia “Diga che so mórt”, il concorso presepi, il cenone di Capodanno in teatro, il concerto d’organo, tromba e violino, l’arrivo dei Re Magi, la pesca in Oratorio, i canti natalizi in Teatro, la collaborazione del Confessore e dei due Chierici di Roma…
È proprio vero che siete una Parrocchia e un Oratorio vulcanici e che talvolta devo un po’ puntarvi il freno… siete proprio instancabili nel proporre, organizzare e fare. Mentre vi lamentate e dite: adesso basta! In realtà state già pensando alla prossima edizione o alla prossima iniziativa!
Al presente mi preoccupano un po’ il gruppo della cucina, che dal 1° gennaio non ha più un responsabile delle chiavi e il gruppo del bar, che negli ultimi mesi ha visto un’ulteriore diminuzione di baristi volontari… se riusciamo a mettere lì un po’ di forze…
Gennaio 2015, che quest’anno ho voluto chiamare MESE DELL’EDUCAZIONE, è assai intenso per tutti (coloro che si lasciano coinvolgere – ovvio) ed offre opportunità particolari, che non si ripeteranno facilmente.
Se è giusto muoversi, fare, organizzare, è vero che non dobbiamo cadere nella trappola insidiosa dell’ATTIVISMO, dove si rischia di buttarsi a capofitto nelle urgenze del momento, dimenticando da dove si è partiti e dove si vuole arrivare. È un rischio sempre presente, che t’aspetta dietro l’angolo. È un pericolo grave, perché fa perdere la bussola, fa perdere l’orientamento e da cui nessuno è immunizzato una volta per sempre.
Madre Teresa di Calcutta diceva: “sono le tre ore di preghiera del mattino presto che mi danno la forza per affrontare la giornata intensa che m’aspetta!”
E noi? Iniziamo il primo dei tre incontri SPECIALI convocando tutti i VOLONTARI DELL’ORATORIO (spero che ci possa essere anche qualche mamma o papà che partecipano ai gruppi ICFR, che vengono come “aspiranti volontari”): una serata assieme a don Marco Mori, Direttore degli Oratori bresciani, per ripensare insieme le migliori opportunità di un’istituzione gloriosa – l’Oratorio – che, se tenuta costantemente aggiornata, mantiene una preziosissima funzione educativa attuale e futura, specialmente verso i ragazzi e la gioventù.

Il Parroco – Don Gianluca


 

20 Nuovi Cardinali
Annunciati i nomi dal Papa all’Angelus del 4 gennaio 2015

Rileggendo l’elenco di nomi dei nuovi cardinali del Concistoro del 14 febbraio, annunciati da Papa Francesco, l’aspetto più visibile è l’universalità: infatti solo uno è di Curia, 2 italiani del tutto inattesi, 5 ultraottantenni, 14 pastori del mondo. In caso di Conclave i prossimi 15 nuovi cardinali elettori rappresentano 14 paesi diversi, abbracciando zone remote del pianeta come le Isole di Tonga, la Nuova Zelanda, l’Arcipelago di Cabo Verde, il Vietnam, la Thailandia e il Myanmar, solo per citarne alcuni, paesi, questi, che non avevano mai avuto un cardinale o che contano comunità ecclesiali sicuramente minoritarie. Paesi, spesso, travagliati da violenze e povertà.
Il Papa, da poco eletto, auspicava una ‘Chiesa in uscita’ che andasse verso le ‘periferie del mondo’, diceva sul serio. Così, rispetto a nomi “sicuri” ha preferito scegliere vescovi di città che non hanno mai avuto un cardinale. Sono nove, queste, per l’esattezza: David, Montevideo, Valladolid, Morelia, Tonga, Santiago de Cabo Verde, Yangon, Ancona e Agrigento.
Anche i due italiani, mons. Edoardo Menichelli (Ancona), e mons. Francesco Montenegro (Agrigento), sono gli unici elettori connazionali della lista. Tra i cinque vescovi emeriti, creati cardinali, ma che non entreranno in Conclave per aver superato la soglia degli 80 anni, è presente anche l’anziano Luigi De Magistris, sardo, già Pro-Penitenziere.
L’unico ‘curiale’ tra le 20 future berrette rosse è mons. Dominique Mamberti, ex Segretario per i Rapporti con gli Stati (ovvero il ‘ministro degli Esteri’ vaticano), nuovo Prefetto della Segnatura Apostolica al posto del cardinale Burke. Dopo il Concistoro di febbraio il Collegio Cardinalizio sarà composto da 228 porporati, salvo variazioni nelle prossime settimane. Di questi 125 sono porporati elettori (34 creati da Giovanni Paolo II, 60 da Benedetto XVI e 39 da Francesco) e 103 non elettori. Una curiosità: nel nuovo elenco sono presenti il cardinale più giovane e il più anziano del mondo. Il primo è l’arcivescovo di Tonga: mons. Patita Paini Mafi, nato nel 1961; il secondo l’emerito di Manizales: mons. Pimiento Rodríguez, nato nel 1919.
Se l’anno scorso ci si stupiva a vedere un porporato venire da Haiti, quest’anno sembra incredibile veder comparire nella lista del futuro Concistoro diocesi come Tonga, Hanoi, Cabo Verde, Morelia. A maggior ragione se sullo stesso foglio non si trovano sedi come Venezia, Torino, Madrid e Bruxelles in Europa, o Chicago e Philadelphia negli Stati Uniti, guidate ancora da ‘semplici’ vescovi.
Più che i “prìncipi della Chiesa” il Collegio Cardinalizio sembra spostarsi verso i “pastori con l’odore delle pecore”, vicini alle “periferie” dove, secondo il Pontefice, la Chiesa dovrebbe far fiorire la sua missione. Di questi pastori “lontani”, il Papa ne ha eletti cardinali 18 su 20.

 

Strage islamica a Parigi
12 morti nell’eccidio al Settimanale Satirico “Charlie Hebdo” ed epilogo

Al grido di “Allah Akbar” (= Allah è grande) i due attentatori sono usciti dal palazzo in centro a Parigi mercoledì 7 gennaio, a mezza mattina, dopo aver crivellato di colpi lo staff dei giornalisti satirici; hanno crudelmente finito un secondo poliziotto, lasciando sul campo 12 morti e 20 feriti. Quindi se ne sono andati, facendo perdere le loro tracce. Sono stati identificati… come tre cittadini francesi, con antenati algerini, che avrebbero vendicato l’Islam e Maometto dagli insulti e bestemmie della satira parigina.
Tutto il mondo civile ha risposto indignato commentando l’accaduto: nessuna persona ragionevole ha tenuto la parte ai pazzi attentatori, seppur “offesi” dalle satire del giornale francese.
In effetti i vignettisti di Charlie Hebdo non erano candidi bambini della Prima Comunione: nelle loro satire hanno disegnato e sbeffeggiato tutti e tutto, anche le altre religioni… anche Papa Benedetto e Papa Francesco. Fino a ieri nessuno aveva mai sentito questo giornale; quanto è avvenuto oggi gli ha dato una tale risonanza e notorietà che francamente non meritava. Strisce di satira… qualcuna è stata ri-pubblicata… alcune volgarità, molte idiozie, qualche barzelletta; sì forse anche qualche sorriso… ma una serie di sciocchezze… e come tali andavano prese. Aguzzi e tremendi i vignettisti; sproporzionati e fuori da ogni logica gli attentatori!
Ricordate cosa dicevano i nostri vecchi: “Gioca coi fanti e lascia stare i Santi”, come a dire: scherza con tutto, ma non con le cose sante. Abbiamo detto qualcosa anche domenica scorsa, nelle omelie contro la bestemmia. Ci avevano insegnato da ragazzi che “la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri”… vale per tutti; per i bestemmiatori e per i terroristi, per chi è figlio del laicismo più sfrenato e non rispetta nessuno e per chi ammazza gente come mosche.
Venerdì pomeriggio i due fratelli attentatori sono stati braccati ed uccisi dai reparti speciali della polizia francese; anche un terzo alleato che ha compiuto quasi in contemporanea altre due stragi, sempre a Parigi.
Chi ha vinto? Una storia di fango al quadrato, dove, mi pare, hanno perso tutti.
Si deve distinguere sempre l’Islam dal terrorismo, ma non si deve dimenticare che i terroristi si appellano ad una religione precisa per appoggiare la loro politica. Alcuni paesi islamici hanno leggi che si assomigliano molto a quelle del califfato islamico (=ISIS); si pensi alle leggi contro la blasfemia (vera o anche solo presunta) in Pakistan, dove Asia Bibi è reclusa da quattro anni con la pena di morte.
Se qualcuno pensa ancora che tutte le religioni sono uguali, forse non ne conosce bene proprio nessuna…
Il dialogo con tutti è la vera arma vincente; ma per dialogare bisogna essere in due. Questi princìpi sono ritenuti normali da noi, ma non lo sono affatto in molte altre parti del mondo.
Gli attentati in Francia dovrebbero averci fatto capire che col buonismo europeo diffuso ovunque siamo diventati tutti vulnerabili; l’Iraq, il Kurdistan, l’Afghanistan e lo Yemen sono arrivati a Madrid, a Londra, a Sidney e adesso a Parigi.
Qualcuno ricorda che i siti dell’Isis hanno trasmesso in rete dei fotomontaggi con la bandiera nera del califfato islamico issata sopra la cupola di San Pietro?
Capite che tipo di dialogo hanno in mente questi signori? Non era un dialogo conciliante quello delle strisce di Charlie Hebdo, ma quest’altro dialogo che dalle immagini passa presto alle granate, ai kalashnikov e ai coltelli che sgozzano le gole, quando non riesce a tagliare le lingue, è un dialogo davvero strano… e a senso unico.
Molti islamici hanno fatto dichiarazioni forti contro il terrorismo; finalmente! e tutti gli altri?
Non trascuriamo che molti loro amici gongolano… sotto sotto e tifano per i terroristi. Alla fine restano a terra circa una ventina di morti… chi ha guadagnato? E cosa ha guadagnato?
Arrivano intanto notizie dal Nord della Nigeria, dove i terroristi islamici di Boko Aram hanno distrutto ben 16 villaggi, uccidendo circa duemila persone.
Se gli esseri umani hanno tutti la stessa dignità davanti a Dio, dopo quello che abbiamo detto per i venti di Parigi, cosa dovremmo dire per questi duemila?
E per tutti gli altri? Capite? Sarà sufficiente a far aprire gli occhi di chi dorme pacifico sugli allori?
Speriamo di sì!

 

Viaggio del Papa in Sri Lanka e Filippine
dal 12 al 19 gennaio 2015 – lo accompagniamo con la nostra preghiera

È un anno “intenso” quello che si prospetta davanti a Papa Francesco, che verrà iniziato dalla visita apostolica in Sri Lanka e nelle Filippine, in  programma per i prossimi 12-19 gennaio. Un viaggio “complesso”, come lo ha definito padre Federico Lombardi, illustrandone il programma ai giornalisti in un briefing in Sala Stampa vaticana. Un viaggio che riporta il Pontefice argentino per la seconda volta in Asia, a pochi mesi dal pellegrinaggio in Corea del Sud di agosto, e per la settima volta in giro per il mondo. Nei due paesi rimane vivo, anche se dopo decenni, il ricordo dei viaggi di due Papi del passato: Paolo VI, che solcò queste terre nel “grandissimo” viaggio del 1970 in Asia e Australia (visitò lo Sri Lanka sulla via del ritorno), e soprattutto Giovanni Paolo II che si recò nei due paesi nel 1981 “durante uno dei suoi mega viaggi”. Wojtyla tornò poi 14 anni dopo nelle Filippine per la famosa Giornata Mondiale della Gioventù di Manila del 1995, che registrò un boom di cinque milioni di presenze.
Sri Lanka – L’evento clou della visita nello Sri Lanka, sarà la Messa a Colombo per la canonizzazione di padre Giuseppe Vaz, il religioso oratoriano vissuto tra il XVII e XVIII secolo, e la preghiera per la riconciliazione dello Sri Lanka, lacerato internamente da una guerra civile durata 30 anni tra etnie cingalese e tamil che terminò nel 2009 causando un numero indicibile di morti.
Qui i cattolici sono circa il 7%, della popolazione: una presenza minoritaria di fronte ai buddisti che rappresentano il 70% della popolazione, gli induisti il 12-13%, e i musulmani il 10%.
Filippine – Sono invece il paese ‘più cattolico’ dell’intera Asia. Francesco troverà qui un popolo in festa, che già si prepara al 500° anniversario dell’evangelizzazione del paese, nel 2021. Un popolo che tuttavia non dimentica le sue ferite politiche come la dittatura di Marcos e catastrofi naturali come il tifone dell’anno scorso. Due saranno gli appuntamenti più attesi nell’arcipelago: anzitutto l’incontro di venerdì 16 gennaio con le famiglie, e quello di domenica 18 gennaio con la vivace gioventù filippina, nel campo sportivo della Università Santo Tomas a Manila, il più antico e grande ateneo pontificio dell’Asia.
A concludere il settimo viaggio internazionale la “super Messa” di domenica 18 gennaio del Santo Niño, devozione molto radicata nel popolo filippino, nel Rizal Park di Manila, dove celebrò Giovanni Paolo nel 1995.