Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 129

Supplemento n° 129 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – Domenica 1 gennaio 2015

A tutti gli auguri più belli

di un Felice Anno Nuovo

Il vostro Parroco – Don Gianluca

Al desiderio di una vita piena

appartiene un anelito insopprimibile alla fraternità,

che sospinge verso la comunione con gli altri,

nei quali troviamo non nemici o concorrenti,

ma fratelli da accogliere ed abbracciare…

… Oggi come ieri, alla radice della schiavitù si trova una concezione della persona umana che ammette la possibilità di trattarla come un oggetto…
Altre cause concorrono a spiegare le forme contemporanee di schiavitù. Tra queste, penso anzitutto alla povertà, al sottosviluppo e all’esclusione, specialmente quando essi si combinano con il mancato accesso all’educazione o con una realtà caratterizzata da scarse, se non inesistenti, opportunità di lavoro
Anche la corruzione di coloro che sono disposti a tutto per arricchirsi va annoverata tra le cause della schiavitù…
Questo succede quando al centro di un sistema economico c’è il dio denaro e non l’uomo, la persona umana… Quando la persona viene spostata e arriva il dio denaro si produce questo sconvolgimento di valori.
Altre cause della schiavitù sono i conflitti armati, le violenze, la criminalità e il terrorismo.
Numerose persone vengono rapite per essere vendute, oppure arruolate come combattenti, oppure sfruttate sessualmente, mentre altre si trovano costrette a emigrare, lasciando tutto ciò che possiedono: terra, casa, proprietà, e anche i familiari. Queste ultime sono spinte a cercare un’alternativa a tali condizioni terribili anche a rischio della propria dignità e sopravvivenza, rischiando di entrare, in tal modo, in quel circolo vizioso che le rende preda della miseria, della corruzione e delle loro perniciose conseguenze…
Lancio un pressante appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, e a tutti coloro che, da vicino o da lontano, anche ai più alti livelli delle istituzioni, sono testimoni della piaga della schiavitù contemporanea, di non rendersi complici di questo male, di non voltare lo sguardo di fronte alle sofferenze dei loro fratelli e sorelle in umanità, privati della libertà e della dignità, ma di avere il coraggio di toccare la carne sofferente di Cristo, che si rende visibile attraverso i volti innumerevoli di coloro che Egli stesso chiama questi miei fratelli più piccoli (Mt 25,40.45).
Sappiamo che Dio chiederà a ciascuno di noi: “Che cosa hai fatto del tuo fratello?” (cfr Gen 4,9-10).
La globalizzazione dell’indifferenza, che oggi pesa sulle vite di tante sorelle e di tanti fratelli, chiede a tutti noi di farci artefici di una globalizzazione della solidarietà e della fraternità, che possa ridare loro la speranza e far loro riprendere con coraggio il cammino attraverso i problemi del nostro tempo e le prospettive nuove che esso porta con sé e che Dio pone nelle nostre mani.

(Dal Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace 2015 – Non più schiavi, ma fratelli)

 

Intervista a Don Jackson Johnson

Mi chiamo Jackson Johnson, ho 29 anni e vengo dalla città di Quilon nello Stato di Kerala, nell’India del Sud.
La mia famiglia è composta da quattro persone: mio padre, mia madre, io e mia sorella che si è sposata da poco.
Ho vissuto in una casa dove si è sempre pregato molto; il nonno era sacrestano e la mamma mi ha sempre accompagnato con le sue preghiere, tanto da volermi sacerdote. Il papà era contrario, visto che ero l’unico figlio maschio, ma poi si è lasciato convincere dalla mamma e dal mio desiderio.
Sin da bambino facevo il chierichetto nella mia parrocchia e a 14 anni, terminata la scuola dell’obbligo, sono entrato in seminario; era l’anno 2000.
Qui, nel seminario minore di Quilon, ho studiato i primi tre anni; i tre successivi li ho trascorsi nel seminario dell’Andhra Pradesh per imparare la filosofia.
Al termine di questi sei anni, ho dedicato un anno all’esperienza pastorale, necessario per capire se proseguire verso la via del sacerdozio o no.
Dopo quest’anno “sabbatico”, ho ricevuto la veste talare ed ho potuto dare inizio al mio percorso di teologia per un tempo relativamente lungo: tre anni e mezzo, cioè sette semestri.
Da novembre 2010 sono stato segretario del vescovo di Quilon. Nel frattempo, il 28 aprile 2011, sono stato ordinato sacerdote. Il mio lavoro a fianco del vescovo è continuato fino a settembre 2013, finché lui ha deciso di mandarmi a Roma per il conseguimento della Licenza in Teologia Biblica presso l’Università Pontificia della Santa Croce. Sarà un percorso di tre anni, al termine del quale se ne aprirà un altro, che mi porterà verso il Dottorato di Ricerca. La durata potrà variare dai tre ai cinque anni, poiché prevede lo studio dell’ebraico e del greco, lingue piuttosto complesse.
Nella nostra città di Quilon, che si affaccia sul mare, la gente vive abitualmente di pesca, anche se molte persone migrano in cerca di lavoro, soprattutto verso i paesi arabi più vicini.
La popolazione è fortemente religiosa e varie religioni convivono pacificamente: Cristianesimo, Induismo e Islamismo. La religione principale è l’Induismo; la convivenza pacifica in Kerala è possibile grazie all’azione dei padri missionari cattolici, che tanto si sono adoperati per costruire scuole in cui accogliere i bambini di ogni estrazione e credo, senza distinzione o discriminazione.
La stessa cosa non si può dire invece dell’India del Nord, dove le persecuzioni dei fanatici Indu verso i Cristiani sono ancora presenti in diversi Stati.
Sono sempre stato attratto dall’Italia e da Roma in particolare, poiché i missionari presenti nel nostro territorio vengono dall’Italia e ci hanno parlato moltissimo di numerosi Santi italiani.
La cosa bella che vedo in Italia e mi piacerebbe che fosse presente anche in India sono i Santuari, luoghi di pellegrinaggio e di grande devozione, soprattutto verso la Madonna.
Da noi i Seminari sono affollati, mentre in Italia, purtroppo, sento che non è più così; si sta perdendo nel popolo il senso dell’importanza della fede. Il pensiero di diventare sacerdote è stato dettato dal fatto che nella mia terra la gente cerca il sacerdote come una figura di riferimento per la vita. Al termine dei miei studi tornerò in India come professore nel seminario maggiore; mi piacerebbe poter lavorare anche nella Conferenza Episcopale Indiana.
Ai giovani della Parrocchia di Castelletto e a tutti i giovani in genere, mi sento di dire di non sprecare questo periodo importante della vita, ma di porsi degli obiettivi, di perseguire un sogno e soprattutto lavorare per la sua realizzazione. La cosa importante è alimentare sempre la fede, crescere in essa senza mai allontanarsi da Dio, che è luce per il cammino di ognuno.
Quella di Castelletto è stata la mia prima esperienza pastorale in una Parrocchia italiana e in quanto tale resterà sempre la più bella. Nonostante il freddo ho trovato persone cordiali, amorevoli, gentili, aperte e disponibili nell’accoglienza e nel servizio. Ho visto con ammirazione che il vostro Parroco don Gianluca vive in mezzo a voi, conosce tutti e parla con tutti e tutti gli rivolgono una parola ed un saluto. Il 29 dicembre parto per l’Austria, per un ritiro spirituale, fino al 5 gennaio. Quindi rientrerò a Roma per l’Epifania e dal 7 gennaio riprenderò ai miei studi. Auguro a tutti un Buon Anno Nuovo.

Don Jackson Johnson

 

Intervista a Centus Emenike Muoghalu

Mi chiamo Centus e sono originario della Nigeria, dove sono nato il 5 luglio 1985 nel villaggio di Umuobia nel comune di Umuoji (un “complesso” di 23 villaggi) vicino a Onitsha, una città dello Stato di Anambra in Nigeria, nella zona sud-est del Paese, sul fiume Niger.
La mia famiglia appartiene alla tribù Igbo ed è composta da sette persone: i miei genitori Nicholas e Anthonia; i fratelli: Sebastine, Felix, Bartholomeo, io e Jude (tutti maschi!). Il papà lavorava in una segheria artigianale della città e la mamma accudiva noi figli e teneva l’orto di casa. Se i prodotti erano superiori alle necessità si recava al mercato per venderli. Alcune volte anche noi l’aiutavamo e stavamo con lei. Gli ortaggi più coltivati nei campi sono la manioca e l’igname (una specie di tubero simile alle patate), che si utilizzano in cucina come contorni. Ora il papà è anziano e i miei fratelli con la mamma si curano di lui, non essendoci pensioni in Nigeria, se non per i dipendenti pubblici.
Quando ero bambino aiutavo i genitori, specialmente durante le vacanze scolastiche, per il lavoro dei campi, dove tutto si fa a mano. Andavo a Messa ogni domenica e talvolta anche in settimana, facendo il chierichetto. Mi piaceva giocare a calcio a scuola durante la ricreazione.
A 10 anni sono andato a vivere con nonna Veronica per cinque anni, dopo che era rimasta sola. Nel 1999 sono entrato al Seminario Minore St. Paul, nel villaggio di Ukpor.
Dopo tre anni sono passato al seminario minore di All Hallows (= di Tutti i Santi) per altri tre. Nel 2005-6 ho fatto un anno di lavoro pastorale in aiuto ai seminaristi più giovani, insegnando latino di base e lavorando come bibliotecario. Poi ho fatto un anno di formazione spirituale al Seminario San Pio X nella località di Akwu-ukwu, sempre all’interno dell’arcidiocesi di Onitsha. Qui ho fatto la vestizione con la veste talare, che da noi è di colore bianco. Ho studiato quattro anni di filosofia al seminario maggiore Giovanni Paolo II ad Awka, che è la città capitale del mio Stato (Anambra) arrivando ad ottenere il baccellierato.
Il nostro Stato è composto in maggioranza da cristiani, molti dei quali cattolici. Viviamo abbastanza tranquilli, nonostante il terrorismo di Boko Haram che imperversa a nord della Nigeria, dove sono state bruciate e distrutte diverse chiese e martirizzati molti nostri fratelli cattolici. Anche un mio fratello che abitava con la sua famiglia al nord nello Stato di Maiduguri (dove si trova la città di Borno) ha dovuto lasciare la casa par motivi di sicurezza, trasferendosi a Lagos, l’antica capitale della Nigeria, dove non c’è pericolo di terrorismo.
Nel 2011-12 ho fatto un anno pastorale nel Seminario All Hallows, dov’ero già stato in passato, come segretario del Rettore. Quindi ho frequentato un anno di teologia nel seminario Maggiore Beato Michele Cipriano Iwene Tansi, monaco trappista nigeriano.
Poi il mio arcivescovo Valerian Maduka Okeke mi ha inviato a Roma nel luglio 2013 per continuare la mia formazione teologica. Risiedo con Lawrence al Collegio “Sedes Sapientiæ” in Trastevere, vicino alla Basilica di Santa Cecilia e studio all’Università Pontificia della Santa Croce, presso la Basilica di Sant’Apollinare (vicino a Piazza Navona). A Roma mi trovo bene, anche se nei primi tempi ho faticato non poco per capire ed imparare la lingua italiana.
Il mio piano di studi prevede ancora un anno e mezzo. Seguirà l’Ordinazione Sacerdotale, se Dio vuole, col consenso del vescovo. Mi piacerebbe tornare in Africa (o andare in qualsiasi altro luogo) per aiutare la gente a conoscere e ad amare Dio.

Centus Emenike Muoghalu