Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 127

Supplemento n° 127 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – Domenica 30 novembre 2014

Giornata del Pane

Da alcuni anni segna l’inizio dell’Avvento, che è tempo forte di preparazione al Natale e tempo di “vigilanza” preparandosi, con le buone opere, ad accogliere il Signore che viene e che verrà a giudicare tutti: “Avevo fame, mi hai dato da mangiare?” Gesù c’insegna a pregare: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” e chiede anche a noi di servirlo nei poveri, quest’anno quelli che ogni giorno vengono sfamati a Brescia alla Mensa Menni, che dovrà assorbire ora anche i poveri che fino a poco tempo fa trovavano un piatto caldo dai frati minori di San Gaetano, che hanno chiuso la comunità. Ringraziamo il Buon Dio che sulla nostra tavola il pane non manca mai e ringraziamolo anche per il “pane spirituale”: la sua Parola, i Sacramenti e la Grazia.

Un Anno per la Vita Consacrata

Sabato 29 novembre, con una grande veglia di preghiera nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma s’è aperto l’anno dei consacrati (religiosi – monaci – suore – società di Vita Apostolica – Istituti Secolari…); domenica 30, si continua con una Messa Solenne in San Pietro. Si vuol fare anche memoria del 50° anniversario della Costituzione dogmatica Lumen Gentium e del Decreto Perféctæ caritátis. Castelletto è sempre stata una Parrocchia florida di vocazioni alla vita consacrata, di uomini e donne… Quelli viventi sono ormai quasi tutti anziani… Nessuno è più subentrato in un logico ricambio generazionale. Perché? I motivi sono tanti, e non riguardano – purtroppo – solo la nostra Parrocchia, ma tutto un modo di vedere le cose e di affrontare la vita ben diverso da come si faceva in passato.Il nostro Vescovo, nella Lettera Pastorale di settembre ci ricordava:

“Anzitutto in questo anno pastorale 2014-2015 vogliamo essere attenti alle sollecitazioni che ci vengono dalla Chiesa universale. Come sapete, sarà un anno dedicato alla vita consacrata e Dio sa quanto sia importante, in questo momento della nostra storia, cercare di capire e di vivere nel modo migliore questo straordinario

dono di Dio al mondo. La diminuzione delle vocazioni di speciale consacrazione è chiaramente un segno della fatica che la nostra fede fa ad affermarsi nella società contemporanea. La vita consacrata, infatti, manifesta nel modo più chiaro la trascendenza della fede rispetto al mondo e agli interessi del mondo: se la vita consacrata arranca, vuol dire che stiamo diventando troppo ‘mondani’, che la nostra speranza ha il fiato corto, che la nostra testimonianza rischia di sciogliersi in un conformismo banale. Abbiamo bisogno di riscoprire la ‘diversità’ della fede rispetto al successo mondano; di tenere viva la tensione gioiosa verso il Regno di Dio. Vorremmo perciò, in questo anno, farci ascoltatori attenti di ciò che i nostri fratelli e le nostre sorelle consacrate hanno da insegnarci e da chiederci. Abbiamo chiaramente bisogno di loro, così come essi hanno bisogno del tessuto ecclesiale per poter dare senso alla loro esperienza di fede e di comunità…”

Il nuovo Progetto Educativo dell’Oratorio

Sabato 22 novembre il Vescovo ha consegnato il nuovo progetto educativo “Dal cortile idee e scelte per l’Oratorio bresciano” all’Istituto Paolo VI di Concesio. Mentre molti rimpiangono i tempi passati, tutti constatano che oggi gli oratori non sono più visti come un punto di ritrovo, come uno spazio vivo dei giovani.

Molti puntano il dito sui sacerdoti (che in questi anni sono assai diminuiti di numero – qualora qualcuno non si fosse ancora accorto!) e anche contro di loro.

Mi pare invece molto lucida, anche se tagliente, l’analisi descritta su “La Voce del Popolo” del 27 novembre da Luciano Zanardini:

“E i laici che ruolo recitano? Lamentano solo l’assenza fisica del curato, mentre potrebbero benissimo curare la pastorale relazionale con l’esempio e con il sorriso senza perdersi in inutili beghe di condominio. Vogliono essere protagonisti, ma guai ad esercitare la correzione fraterna. Se si parla di formazione, preferiscono restarsene in seconda fila… Un Oratorio, se fa l’Oratorio, deve scommettere sulla preghiera, altrimenti è un’associazione come un’altra; deve incentivare il servizio finalizzato a un’apertura all’esterno e non solo a un mero esercizio di ricavi… L’Oratorio dev’essere una palestra di vita per le sfide future e deve anche essere una casa dove poter maturare la propria scelta vocazionale…”

Prossimamente vedremo di avere a disposizione il testo e di lavorarci sopra, realizzando qualche idea concreta e attuabile nella nostra realtà pratica.

Visite del Papa al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa

La bandiera bianca e gialla sventola accanto a quella dell’Europa. Sullo sfondo il cielo grigio di Strasburgo. Ma per le istituzioni europee la giornata è luminosa. Francesco ha portato una ventata di coraggio e forse nemmeno le più sonnacchiose coscienze euro-burocratiche hanno potuto restare indifferenti. Martedì 25 novembre il Santo Padre ha compiuto un nuovo record: un viaggio-lampo (il più breve mai avvenuto!) a due importantissime istituzioni, visitate l’ultima volta da San Giovanni Paolo II nel 1988 (26 anni fa!).

Nel suo lungo discorso al Parlamento Europeo, il Papa risveglia la coscienza di un Continente divenuto ormai “una nonna” stanca e smarrita, lontana dal suo progetto originario.

Parlando al Consiglio d’Europa, Papa Francesco esorta il Vecchio Continente a non perdere le sue radici e a continuare a tutelare i diritti umani contro la “cultura dello scarto” e la “globalizzazione dell’indifferenza”:

I grandi ideali che hanno ispirato i fondatori «sembrano aver perso forza attrattiva, in favore di tecnicismi burocratici». I parlamentari europei ricordino che hanno una vocazione: sono chiamati alla «missione grande» di «prendersi cura della fragilità dei popoli e delle persone», dicendo no al modello «funzionalista e privatista» che conduce alla cultura dello scarto.

Innumerevoli le sfide. Spesso oggi gli esseri umani sono trattati come oggetti, da buttare via quando non servono più, «perché diventati deboli, malati o vecchi».

La dignità della persona è il punto di partenza. «L’essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare, così che, lo notiamo purtroppo spesso, quando la vita non è funzionale a tale meccanismo viene scartata senza troppe remore, come nel caso dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere».

L’Europa risponda ponendo rimedio alle sue malattie, prima fra tutte la solitudine, che colpisce anziani e giovani, poveri e migranti. Risponda anche combattendo il senso di sfiducia che si è diffuso di pari passo con l’allargamento dell’Unione. Le istituzioni sono percepite come lontane se non dannose. L’impressione generale è di stanchezza, come se l’Europa fosse ormai una «nonna non più fertile e vivace».

La malattia dell’Europa è profonda e riguarda l’anima. «Un’Europa che non è più capace di aprirsi alla dimensione trascendente della vita è un’Europa che lentamente rischia di perdere la propria anima».

Il patrimonio del cristianesimo è fondamentale: «Non costituisce un pericolo per la laicità degli stati e per l’indipendenza dell’Unione, bensì un arricchimento». L’Europa risponda alle sfide riscoprendo «la sua anima buona».

Le radici cristiane dell’Europa sono un antidoto agli estremismi che dilagano anche per il vuoto ideale che caratterizza l’Occidente. «È proprio l’oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza».

«Vergognoso e complice» è il silenzio sulle discriminazioni e le «barbare violenze» contro i cristiani nel mondo e le altre minoranze che subiscono atrocità di ogni tipo.

Per ripartire bisogna puntare sulla famiglia «unita, fertile e indissolubile», che «porta con sé gli elementi fondamentali per dare speranza al futuro», altrimenti si costruisce «sulla sabbia».

L’Europa ascolti il contributo della Chiesa sulla difesa della vita. E ugualmente prioritaria è la difesa dell’ambiente.

Sullo sfondo la grande questione della pace «troppo spesso ferita anche in Europa». Una sola la via: «Riconoscere nell’altro non un nemico da combattere, ma un fratello da accogliere».Forte il monito contro il terrorismo religioso, foraggiato dal traffico d’armi «il fondamentalismo religioso è nemico di Dio»…

Il Papa in Turchia – per Sant’Andrea, Patrono del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli

Mercoledì 26 novembre, al termine dell’udienza generale, Il Papa ha chiesto di pregare per il suo viaggio in Turchia nei giorni 28-30 novembre:

“Invito tutti a pregare perché questa visita di Pietro al fratello Andrea porti frutti di pace, sincero dialogo tra le religioni e concordia nella nazione turca”.

E ai pellegrini di lingua araba, si era rivolto “in particolare a quelli provenienti dall’Iraq e dal Medio Oriente”, dicendo:

“La violenza, la sofferenza

e la gravità del peccato

ci devono indurre a riporre

il tutto nella giustizia di Dio

che giudicherà ciascuno

secondo le proprie opere!”.