Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 111

Supplemento n° 111 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – Domenica 6 aprile 2014

Carissimi fedeli,

continua il cammino della Quaresima in preparazione alla Pasqua. Dopo le tentazioni di Gesù, brillantemente superate, nell’anticipo del Paradiso, uno spiraglio sul Monte Tabor il giorno della Trasfigurazione ecco Gesù che promette l’acqua viva della grazia alla Samaritana al pozzo di Giacobbe.

La posta in gioco continua in un crescendo sempre più intenso: domenica scorsa Gesù dice: “Io sono la luce del mondo” (Gv 9,5) e dona la vista al cieco nato… ma i farisei sono a rischio, a grave rischio: “Siccome dite: noi vediamo, il vostro peccato rimane” (Gv 9,41), perché ritengono di sapere tutto e di conoscere tutto, ma non sanno vedere Gesù che sta davanti a loro e non vogliono riconoscere il momento favorevole per la propria salvezza.

In questa quinta domenica di Quaresima Gesù si spinge oltre e dice: “Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25). Dimostra la verità di queste parole risuscitando Lazzaro, un suo amico, fratello di Marta e di Maria, che da quattro giorni era stato sepolto; nessuno poteva dubitare che quell’uomo, avvolto in bende, fosse morto davvero!

O noi cristiani riteniamo vere delle grandi sciocchezze (come può essere vera la risurrezione di un morto?), oppure il Signore Gesù è un uomo completamente diverso da tutti gli altri e merita la fede che ci domanda.

Poco prima di compiere il miracolo, mettendosi in preghiera, Gesù dice al Padre: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato” (Gv 11,41-42). Gesù ringrazia il Padre ancor prima che il miracolo avvenga. Gesù compie il grande miracolo per un motivo solo: “perché credano”.

Sono passati duemila anni… e noi? Noi siamo qui ancora, su questa terra, in una lotta continua tra bene e male, tra credere e non credere, tra momenti belli (= pochi) e momenti duri (= tanti)…

e vogliamo credere, e vorremmo credere, un po’ più sicuri, un po’ più convinti. Siamo circondati da molte sofferenze; vediamo molti ammalati. La morte continua a “falciare” persone che si sono care e copre col buio la vita. In un attimo tutto può rivolgersi e sconvolgere!

Nonostante tutto mi pare che il Signore, anche ai nostri giorni, continua a mandare segnali di luce, continua a farci capire, in molti modi, che il mondo dipende da lui e non solo da noi (non dipende dai tecnocrati, dagli economisti, dagli scienziati, dai politici…).

Eppure, guarda come gli errori si ripetono!

I farisei che rifiutavano di credere a Gesù luce del mondo, continuano in tanti loro “figli” e “nipotini” che pretenderebbero di mettere se stessi al posto di Dio, che vorrebbero togliere Dio una volta per tutte dalla scena dell’umanità… Che grande stoltezza!

E noi, spettatori, stiamo a vedere “chi la vince” in questo continuo braccio di ferro…

O forse, come la folla curiosa che vede Gesù piangere davanti al sepolcro di Lazzaro, quasi sfidando Dio, anche noi osiamo dire: “Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?” (Gv 11,37). Senza volerlo, senza cattiveria, si rischia di diventare dei bestemmiatori; ci si mette dalla parte di chi vuole insegnare a Dio il suo mestiere!

Capite? Come se Dio sbagliasse! Come se Dio non sapesse guidare le sorti della creazione e dell’umanità!

Davanti alle contrarietà, anche davanti alla morte, tutti ci sentiamo piccoli e deboli, fragili, impotenti. Talvolta può sembrare di trovarsi come sull’orlo di un precipizio…

Ma Gesù insiste, continua a ripeterci le sue parole di speranza, scritte nel Vangelo, che non passa mai di moda e che non ingiallisce mai le sue pagine, perché sono le uniche che non passano mai:

“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mc 13,31).

Noi continuiamo a lamentarci del mondo, delle persone, della vita… ma in realtà il problema è che a questo mondo siamo troppo attaccati, perché siamo troppo materialisti!

Se fossimo più credenti? Se ci fidassimo davvero, un po’ di più delle parole di Gesù? Non riusciremmo ad essere forse un po’ più “illuminati” dalla sua luce e ad essere più luminosi noi stessi?

Gesù ha chiesto una cosa inosabile, assurda: “Togliete la pietra!” (Gv 11,39). Chi andrebbe a far visita a un morto chiedendo di far aprire la tomba? E ancor di più: chi eseguirebbe un ordine del genere? Lì invece, al cimitero di Betania, a pochi passi da Gerusalemme, questo avviene. Sì, c’è chi si fida fino in fondo delle parole di Gesù! Si fida di parole che non si capiscono…

La stessa sorella di Lazzaro, Marta, che ha appena fatto una bella professione di fede nella risurrezione dei morti si trova spiazzata, tanto da sentirsi dire da Gesù: “non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?” (Gv 11,40).

Il Signore ripete anche a noi, oggi, le stesse parole, come a dirci: guarda che per vedere la gloria di Dio devi continuare a credere, ma devi crederci davvero, non per sport! Ma sta attento, perché quando ti sembra di vedere bene, è proprio lì che rischi di tornare davvero cieco!

Vogliamo essere vicini alle famiglie che in questi giorni nella nostra parrocchia sono particolarmente provate. Ecco la comunità: che prega, che si fa vicina e solidale, che non lascia solo nessuno! Perché il primo che non lascia soli è lui, il Signore, e questo non ci stancheremo di ripeterlo.

Anche ai nostri giorni il Signore continua ad operare prodigi meravigliosi! Nei giorni scorsi, ad esempio, ricorrendo 9 anni della morte del Beato Giovanni Paolo II (avvenuta il 2 aprile 2005) abbiamo ascoltato la testimonianza di una signora del Costa Rica (America Centrale), che i medici avevano dato per inguaribile… avevano diagnosticato una morte certa ed imminente. Proprio tre anni fa, il 1° maggio 2011, giorno della beatificazione di Giovanni Paolo II, è stata completamente guarita, in modo inspiegabile… è il miracolo approvato per la canonizzazione, celebrazione che avverrà tra meno di un mese, la domenica della Divina Misericordia, il 27 aprile prossimo. Potete leggere qui, di seguito, questa eccezionale testimonianza.

 

Guardiamo avanti!

E puntiamo ora sulla Settimana di Passione e sulla Settimana Santa, che inizieremo con la Benedizione degli ulivi, in piazza del mercato.

Le Quarantore ci aiuteranno a stare vicino a Gesù Eucaristico e ad anticipare, in qualche modo, una riflessione sui dono più preziosi che Gesù ci ha lasciato: l’Eucaristia e il Sacerdozio, che celebreremo soprattutto il Giovedì Santo, entrando così nel Solenne Triduo Pasquale.

I momenti di preghiera e quelli liturgici, se appena possibile, siano partecipati e vissuti.

Sappiamo infine che il culmine di tutto l’anno liturgico è la Veglia Pasquale, che inizieremo sul sagrato della Chiesa con la benedizione del fuoco e del cero. Il battesimo di una piccola sarà motivo per ringraziare del nostro Battesimo e per rinnovare, gioiosi e convinti, la professione della nostra fede. A questo momento molti di noi si stanno preparando continuando a partecipare all’itinerario catecumenale.

Accoglieremo un nuovo sacerdote forestiero, don Daniele, dell’Etiopia, studente a Roma, che aiuterà nelle Confessioni nei prossimi giorni. So che non lo terrete disoccupato! Vedremo ancora i chierici Albino e Lawrence, che già conosciamo, che si fermeranno con noi anche nei primi giorni dopo Pasqua, condividendo altri momenti di vita parrocchiale e oratoriana…

Don Gianluca


 

“Stavo morendo, per l’intercessione di Wojtyla sono guarita”

Florybeth Mora Díaz racconta della sua guarigione miracolosa

Roma, 26 Marzo 2014

 

 

Il miracolo che ha dato il via alla canonizzazione di Giovanni Paolo II riguarda Florybeth Mora Díaz, una donna del Costa Rica.

L’ho trovata e intervistata. La sua storia è pubblicata nel libro Accanto a Giovanni Paolo II. Gli amici e i collaboratori raccontano (Edizioni Ares).

Florybeth Mora Díaz, moglie di Edwin Antonio Arce Abarca e madre di quattro figli (un quinto è morto), vive in una piccola località che si chiama Dulce Nombre de Jesús.

Era una donna sana, quando un giorno avvertì improvvisamente un fortissimo dolore alla testa. Trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Cartago, venne ricoverata d’urgenza nell’ospedale della capitale San José.

Ha raccontato Florybeth: “Avevo 47 anni quando mi sono ammalata. Tutto è capitato come un fulmine a ciel sereno: dal giorno alla notte mi sono trovata in una situazione di pericolo di morte. Sul momento non riuscivo a capire, perché sono sempre stata una donna in salute; avevo frequentato gli ospedali solamente per partorire i miei cinque figli.

Così, quando mi fu diagnosticato il danno al cervello (Rottura di aneurisma dell’arteria cerebrale destra con emorragia) non riuscivo a crederci, neppure in seguito, quando i medici mi davano poche ore di vita…

La paura, tuttavia, si fece strada nella mia mente nel leggere la tristezza sul volto dei miei figli e del mio sposo; e aumentava man mano che si evidenziava il deterioramento fisico. In ogni caso mi appoggiavo fortemente a Dio e pregavo per l’intercessione di Giovanni Paolo II”.

Mentre la riportava a casa perchè non c’era più niente da fare, suo marito Edwin Antonio disperato si rivolse a Giovanni Paolo II: “Santo Padre, ti prego aiutami e intercedi presso Dio per la guarigione di mia moglie”.

Il 1° maggio 2011, alle 2 di notte ora locale, in Costa Rica iniziò la diretta Tv della Messa di beatificazione di Papa Wojtyła.

Nonostante le condizioni in cui si trovava Florybeth decise di provare a guardare la Tv dal suo letto, dove si trovava piena di dolori e totalmente immobilizzata.

Alla domanda sul perché si è raccomandata a papa Wojtyła, Florybeth ha riposto: “perché ho sempre creduto, anche quando era vivo, che fosse un santo. Non ho alcun dubbio che lui stia vicino a Dio e che interceda per noi davanti al nostro Signore Gesù”.

Alla domanda quando e come si è accorta che le sue preghiere erano state esaudite, Florybeth ha spiegato:

“Mentre mi trovavo sola nella mia stanza, ho sentito una voce interiore che mi invitava ad alzarmi dal letto. Sentii nel profondo che dovevo obbedire ed ebbi la forza per farlo. Ho provato allora una grande pace e la cosa più importante fu che non avevo più paura. La guarigione fisica penso sia avvenuta in un secondo momento: il Signore mi stava convincendo nello spirito, donandomi molta pace e la certezza della mia guarigione”.

Florybeth si alzò dal letto ed andò in cucina. Il marito la vide e spaventato la riportò a letto. Lei disse ai fìgli di sentirsi bene e che qualcosa era accaduto nel suo fisico.

La mattina dopo Florybeth fu riportata in ospedale. “I medici – ha raccontato Florybeth – in un primo momento pensavano di avermi attribuito per errore i risultati diagnostici di un altro paziente, ma non appena si accertarono che non era così, furono colti da una meraviglia completa e palese, perché loro più di tutti si rendevano conto di stare davanti a un miracolo”.

Gli amici, i conoscenti, tutte le persone che la conoscevano e che l’avevano vista malata, ora si stupivano di come aveva recuperato la salute. Stupore e gioia furono i sentimenti che riempirono i cuori delle persone che avevano assistito alla rinascita di Florybeth.

Ma come ci sente ad essere una miracolata?

Florybeth ha risposto: “Stiamo attraversando momenti veramente difficili, in quanto manca la fede. Secondo me questo miracolo è avvenuto affinchè possiamo elevare i nostri sguardi al Cielo e possiamo constatare che Dio esiste, che è la Vita e che senza Dio non è vita vera.

Senza la fede, senza la speranza non accadrebbe nessuna di queste meraviglie. Bisogna sempre avere fede in Chi per ora non vediamo, ma nel nostro cuore e nella nostra mente sappiamo che esiste”.

Questa ed altre testimonianze sulla santità di Giovanni Paolo II, verranno raccontate nel corso di un incontro all’Università Europea di Roma, venerdì 4 aprile con il titolo “Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Due papi, due Santi”.