Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 102

Supplemento n° 102 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – Domenica 17 novembre 2013

Carissimi fedeli,

abbiamo onorato tutti i Santi e pregato in suffragio dei Defunti, prolungando la celebrazione delle Messe al Cimitero per tutto l’Ottavario dei morti. C’è stata una buona partecipazione, anche dei ragazzi che si preparano a ricevere domenica prossima la Cresima e la Prima Comunione. Nei prossimi giorni li aspetterò tutti i pomeriggi, come già concordato, alle ore 16, mezzoretta, per vedere insieme la celebrazione, imparare i canti e per le prove. Venerdì sera saranno attesi gli adulti per la Confessione: i genitori, padrini e madrine e parenti in genere; il pomeriggio precedente i ragazzi. È il modo più significativo per concludere l’Anno Liturgico, solennizzare Cristo Re e per terminare l’Anno della Fede.

 

CHIUSURA

dell’ANNO della FEDE

La FEDE: in questo anno particolare abbiamo riflettuto su di lei, assieme a tutta la Chiesa Cattolica. Come avviene al termine di ogni iniziativa, è giusto che ciascuno faccia ora la sua VERIFICA. Vi propongo qualche interrogativo.

 

1 Il Papa raccomandava di riprendere nell’anno della fede i documenti del Concilio, per leggerli, conoscerli meglio e applicarli; così pure per il testo del Catechismo della Chiesa Cattolica. L’hai fatto?

2 Una volta “conosciuti” i contenuti della fede, ti preoccupi di “professare” la fede, con le parole e di saper rispondere a chi ti domanda il senso di alcune preghiere che reciti o di pratiche che compi?

3 Sarebbe ancor poco dire la fede; ti impegni a “celebrare” la fede, partecipando almeno alla Messa di precetto (magari anche a quella feriale!), andando con frequenza regolare alla Confessione e nutrendo la fede con la dottrina e con la preghiera quotidiana, meglio se fatta insieme, tutta la famiglia unita?

4 La fede non può essere staccata dalla vita. Una volta celebrata la fede riesci a trasportarla nella tua vita, dove la fede diventa “testimonianza” e tu sei missionario?

 

Come vi sembra la fede della nostra comunità? E quella delle nostre famiglie? E la fede dei giovani? E la fede dei bambini e dei più piccoli? Com’è la fede degli ammalati e quella degli anziani? Nella sofferenza la fede può essere messa alla prova; riusciamo a superare e a vincere questa prova? Sentiamo vicino il Signore anche nei momenti difficili? Lo preghiamo, ci appelliamo a Lui? Oppure ci si sente smarriti, soli, perduti, brancolanti nel buio…

Don Gianluca


NOVEMBRE – Mese del Culto dei Morti

 

 

Il catechismo c’insegna due opere di misericordia specifiche:

la settima corporale: seppellire i morti e la settima spirituale: pregare Dio per i vivi e per i morti.

Sappiamo che le opere corporali sono quelle materiali e recano beneficio ai corpi; le altre sono quelle meno “visibili” e danno beneficio alle anime. Ci siamo già soffermati sull’importanza dei suffragi e specialmente di far celebrare Sante Messe per i defunti.

Mi soffermo con voi a chiarire alcuni concetti circa la sepoltura dei defunti. Infatti nel modo di “trattare” i corpi dei defunti si desume un modo specifico di vivere e di credere.

Da sempre i cristiani hanno dato grande importanza alla sepoltura dei morti, in quanto il corpo di un battezzato è il tempio della Santissima Trinità e merita perciò il massimo rispetto, anche dopo la sua morte. Inoltre la fede nella risurrezione dei morti alla fine dei tempi è un altro motivo per cui s’è sempre dato rilievo alla sepoltura dei defunti. Pensiamo alle antiche Catacombe di Roma, cimiteri sotterranei, dove i cristiani si recavano a pregare.

Già nell’Antico Testamento il vecchio Tobi si distingueva nel dare la sepoltura ai morti, anche contro la proibizione del re, rischiando lui stesso d’essere messo a morte (vedi il libro di Tobia i primi due capitoli).


 

Tecniche di sepoltura in Italia

 


INUMAZIONE

Per inumazione s’intende la sepoltura della bara nella terra. La cassa deve essere di solo legno. Il periodo di sosta sotto terra è di almeno 10 anni. Dal 01/04/2001 l’inumazione non è più gratuita, i comuni possono applicare un proprio tariffario. È il tipo di sepoltura più tradizionale ed è sempre eseguito dai cristiani in tutto il mondo: veniamo dalla terra e alla terra ritorniamo.

Esumazione è invece l’azione di estrarre resti umani dalla terra: questo avviene per consentire nuove sepolture in un cimitero oppure per cambiare destinazione ai resti di un singolo defunto.

 

TUMULAZIONE

Per tumulazione s’intende l’introduzione della bara, ermeticamente chiusa, in un loculo in concessione o in una tomba privata (costituita da più posti insieme); la cassa deve essere di legno esternamente e di zinco all’interno o viceversa. I loculi vengono concessi per un periodo più o meno lungo (da 20 a 30 anni) dalle amministrazioni comunali. Questo modo di seppellire s’è ampiamente diffuso da noi e specialmente nelle città, dove si dice che se non si facesse così si dovrebbero ingrandire troppo i cimiteri…

Estumulazione è l’azione di togliere i corpi dei defunti dai loculi. Ciò avviene alla scadenza della concessione, qualora non venga rinnovata.

 

CREMAZIONE

Per cremazione s’intende l’incenerimento della salma in bara dentro forni speciali. Le ceneri risultanti, raccolte in un’urna, possono essere inumate o tumulate in un loculo o sparse in ambiente (aria, mare, terra) o in appositi spazi nei cimiteri. Anche per questa prassi la cassa deve essere di solo legno. Dal 01/04/2001 la cremazione non è più gratuita. Fino a pochi anni fa era proibito il funerale cristiano a chi dava disposizioni per la propria cremazione, in quanto si riteneva incompatibile con la tradizione cristiana. Oggi la cremazione s’è diffusa nelle città; da noi poco (in quasi tre anni che sono a Castelletto c’è stata una sola cremazione, quest’estate). Non è più proibito il funerale, a condizione che chi decide per la propria cremazione non lo faccia per motivi contrari alla fede cattolica.

 

Fino al regno di Napoleone in Italia (a cavallo tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800) le sepolture dei morti avvenivano abitualmente attorno alle chiese, specialmente parrocchiali, in tutti i nostri paesi. Gli ecclesiastici e i nobili erano sepolti spesso all’interno delle chiese stesse. Ancora oggi vedete in molti paesi dell’Austria, della Svizzera e del Nord Italia (Trentino) che il cimitero è un tutt’uno attorno alla chiesa. Napoleone volle confinare i cimiteri fuori dai centri abitati per motivi igienici (si diceva) e per allontanare il più possibile il pensiero della morte (per chi non considerava nessun altro Dio all’infuori di se stesso).

Nel Medioevo invece non faceva paura più di tanto anche la cosiddetta “Danza Macabra”: una serie di scheletri dipinti con gli arnesi della morte in mano e accompagnata da scritte sapienziali o minacciose, di solito all’esterno di una chiesa cimiteriale. La più bella che io abbia mai visto è sicuramente quella di Clusone, in Val Seriana (Bergamo).

Assai originali sono alcuni cimiteri, dove in passato i corpi dei defunti erano anche esposti alla vista dei propri cari, che potevano continuare ad averne cura. Il più singolare in tal senso, credo, sono le Catacombe dei Cappuccini di Palermo, dove centinaia di defunti sono conservati visibili ancor oggi, dopo alcuni secoli, in modo del tutto inusuale, che a noi sembra a dir poco un po’ macabro. Più vicino a noi, in forma più modesta, si possono visitare le Catacombe all’Annunciata di Borno, dove sono visibili alcuni frati defunti e teschi.

Sepolture, resti di ossa umane ed arte raggiungono il culmine assoluto nella Chiesa di San Bernardino alle Ossa nel centro di Milano, una chiesetta originalissima, costruita in stile barocco, dopo l’avvenuto smantellamento di un vicino cimitero. Tutti gli ornamenti: capitelli, riccioli, lo stesso altare, i cornicioni, tutto è fatto utilizzando vere ossa umane. È una chiesa difficile da visitare, per motivi di sicurezza e per l’alto pericolo di profanazione (!).

Un modo “efficace” per tramandare la memoria dei morti a causa delle guerre è quello di aver costruito dei Cimiteri di guerra, d’impatto meno forte rispetto agli “ossari” come possiamo vedere ad esempio a Solferino e a San Martino della Battaglia (Verona). Fa una certa impressione notare ancora oggi alcuni crani bucati dai proiettili che ne erano stati la causa di morte…

In Italia da alcuni decenni non esistono più Cimiteri Privati; alcuni, già di proprietà ecclesiastica o delle Vicinie (ad esempio a Bessimo, in Valle Camonica) vennero ceduti alle relative amministrazioni comunali (dalle quali dipendono anche le manutenzioni).

 

Non mi dilungo troppo a parlare di altri accorgimenti o “mode” particolari, alcune stravaganti.

Tanatoprassi (parola che deriva dal greco tànatos che vuol dire “morte” e pràssi che vuol dire “pratica”): è un trattamento “post-mortem” che consiste nella cura igienica di conservazione del corpo che, nelle ore successive alla morte, subisce una veloce trasformazione. La tanatoprassi prevede un’iniezione nel sistema arterioso di un fluido conservante e una serie di cure estetiche che consentono di mantenere un’immagine integra del defunto, eliminando per alcune settimane il processo di decomposizione. Inoltre, viene garantito il naturale ritorno in polvere del corpo in un tempo massimo di 10 anni, mentre per un corpo che non ha subito nessun trattamento ci vogliono circa 40 anni, e in alcuni casi anche 80. Negli Stati Uniti è praticata sulla quasi totalità delle salme; è legalmente autorizzata in molti paesi europei; in Italia non è praticata.

Imbalsamazione: è l’estrazione dal cadavere di tutto ciò che va in decomposizione, con l’intento di conservare per sempre la figura della persona come si presentava al momento della morte. Quello che rimane del cadavere viene riempito con materiali a lunga conservazione. In passato si usava questa tecnica con personaggi molto importanti ed il cui corpo si voleva rendere visibile, ad esempio, esponendolo in un’urna di vetro.

Ibernazione: fantasia narrativa fino a qualche anno fa, sta diventando una realtà sempre più diffusa. I costi, ancora elevatissimi, pongono un freno naturale alla domanda, ma nei prossimi anni si prevede un ulteriore boom di richieste, specialmente negli Stati Uniti, in attesa che scienza e medicina compiano altri “miracolosi” progressi. L’ibernazione è meglio definita con il termine “crioconservazione”: una tecnica che viene già utilizzata in medicina durante interventi chirurgici particolarmente delicati (soprattutto durante operazioni di cardio e neurochirurgia), vengono trattati così anche gli organi espiantati a donatori e non da ultimo viene utilizzata per la conservazione di embrioni umani. Dagli anni ’60 del secolo scorso è impiegato l’azoto liquido a questo scopo. In Arizona c’è il più grande impianto al mondo in cui si pratica la crioconservazione, ovvero il congelamento dei cadaveri, scelto da defunti facoltosi in attesa che la scienza e la tecnologia riescano ad invertire il processo che li ha portati alla morte, facendoli tornare in vita. Il sangue viene sostituito da una soluzione che non ghiaccia ed il corpo viene portato alla temperatura di meno 196 gradi centigradi, ma tutto questo non basta. La ricerca punta sulle nanotecnologie, considerate la chiave per la restituzione della vita ma, allo stato attuale, si è piuttosto lontani dal realizzarla.

 

Noi, che siamo più pratici, preferiamo ricordare che “la nostra patria è nei cieli”, come scrive San Paolo ed iniziare a lavorare su questa terra in modo da arrivare un giorno efficacemente in essi…