Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Supplemento Bollettino n. 100

Supplemento n° 100 al BOLLETTINO PARROCCHIALE – Domenica 13 ottobre 2013

Carissimi fedeli,

ho completato nei giorni scorsi la visita alle famiglie dove c’è un bambino in prima elementare; sono 19 quelle che hanno iniziato il gruppo Betlemme, partecipando agli incontri per loro. Sono stato accolto bene in tutte le case e vi ringrazio. Poche parole, presenti sia mamma che papà dei piccoli, qualche informazione circa la famiglia, una preghiera e la benedizione della casa, con un’immagine ricordo della Sacra Famiglia: “vedi? San Giuseppe è come papà; la Madonna è come la mamma e tu sei come Gesù Bambino!”… Che bello se in tutte le nostre case si riuscisse a copiare la Santa Famiglia! Questa mia “visita” sta continuando con le famiglie dove c’è un bambino in seconda elementare. Il tempo mi ha permesso di visitarne al momento solo cinque… le altre seguiranno. Perché questa visita? L’ho detto alla presentazione del nuovo anno pastorale (mercoledì 25 settembre scorso): per dedicare un’attenzione preminente ai “giovani”.

Sono giovani i piccoli e sono giovani le famiglie a cui appartengono. Anche all’incontro genitori di domenica scorsa (gruppo Nazareth) sono emersi alcuni risvolti che sarebbe interessante poter approfondire, perché riguardano la vita concreta delle vostre famiglie, dei piccoli e dell’amore tra voi sposi… A qualcuno ho chiesto: “Avete cominciato ad aprire la spina del vino, ma quello buono? – Sì, come il vino buono delle nozze a Cana, quello che prendi da Gesù e solo se Gesù è lì, nella tua casa”…

Ho ancora tra le emozioni più belle la Messa di venerdì 4 ottobre alle ore 16, durante la Settimana Mariana. Era la Messa per gli anziani e per gli ammalati. Ben 22 persone hanno ricevuto il Sacramento dell’Unzione degli Infermi. È stato bello pensare che per alcuni di loro è diventato quasi una replica annuale desiderata, attesa… un conforto nelle malattie e nel dolore che si riceve volentieri; che non fa più paura, a nessuno. Ho continuato in ospedale e nelle case venerdì 11 ottobre, tutto il giorno. Ai primi 22 si sono aggiunte altre 28 persone che hanno ricevuto l’Olio Santo… come scorre abbondante e fluente la grazia del Signore! Ne siamo riconoscenti! In alcune case sia il marito che la moglie si sono accostati ai Sacramenti… Il parroco è spettatore di scene bellissime di affetto e di grazie spirituali che si riversano su chi le riceve e certo su tutta la comunità.

Sabato scorso, 5 ottobre, a Modena, è stato beatificato un ragazzo martire, Rolando Rivi, seminarista, ucciso all’età di 14 anni il 13 aprile 1945. I suoi carnefici, partigiani comunisti, avevano sentenziato: “Domani un prete in meno!” Noi possiamo dire: “Da oggi abbiamo un beato in più!” Già quest’estate la sua figura era stata presentata ai ragazzi e la sua immagine, gigante, è esposta nel cortile dell’Oratorio assieme a quelle di altri ragazzi santi. Il Papa, all’Angelus del giorno seguente, ha detto:

“Il piccolo Rolando fu ucciso perché colpevole solo di indossare la veste talare in quel periodo di violenza scatenata contro il clero, che alzava la voce a condannare in nome di Dio gli eccidi dell’immediato dopoguerra. Ma la fede in Gesù vince lo spirito del mondo! Rendiamo grazie a Dio per questo giovane martire, eroico testimone del Vangelo. E quanti giovani di 14 anni, oggi, hanno davanti agli occhi questo esempio: un giovane coraggioso, che sapeva dove doveva andare, conosceva l’amore di Gesù nel suo cuore e ha dato la vita per Lui. Un bell’esempio per i giovani”.

Ed eccoci a domenica 13 ottobre. 96 anni fa a Fatima la Madonna appariva ai tre pastorelli per l’ultima volta e nel cielo una folla numerosissima vide il miracolo del sole. In Vaticano il Papa, dinanzi alla statua originale della Cappellina delle apparizioni, farà la Consacrazione di se stesso e del mondo al Cuore Immacolato di Maria (l’ultimo precedente storico era avvenuto nel 2000, durante il Giubileo). Anche noi, alle Messe di sabato e domenica ripeteremo la preghiera già anticipata alla chiusura della Settimana Mariana (vedi il testo sull’ultimo bollettino parrocchiale a pag. 6).

Dieci anni fa, il 10 ottobre, veniva canonizzato San Daniele Comboni, Vescovo Missionario bresciano, Fondatore dei Padri Comboniani. Sentiamo vicini i missionari e la loro opera per la diffusione del Vangelo. Preghiamo per le Vocazioni missionarie, invitati anche dal racconto (vero) di Marietta… e ci prepariamo alla giornata missionaria mondiale di domenica prossima 20 ottobre.

Don Gianluca



Marietta, così non va…

 
Malcesine del Garda, 1875.

Il pesante barcone da pesca attraccò lento al piolo del porto. Padron Giovanni e i suoi uomini erano contenti. Dalla banchina le donne e i bambini agitavano le mani in segno di saluto.

“Come è andata questa notte, papà?”.

“Bene, proprio bene, Marietta – rispose il capitano togliendosi la pipa dalla bocca – e ora vieni qui e aiutami a riempire le ceste”. Con un balzo la ragazza fu nella barca, e cominciò a riempire i canestri di vimini. Ormai aveva imparato il mestiere e le piaceva: sapeva come prendere il pesce perché non scivolasse dalle mani, si era abituata al suo caratteristico odore e aveva perfino imparato a valutare, a colpo d’occhio, quanto suo padre avrebbe realizzato in quella giornata. “Sei stato bravo, papà. Come sarei contenta di venire anch’io con te a pesca qualche volta!”. “Le donne a casa! O non pretenderai che debba mettermi io a fare la polenta!”. “Ma io non sono una donna!”. Tonino, il “ragazzo” di bordo, la guardò con un sorrisetto maligno come per dirle: “E cosa pretenderesti di essere?”.

Marietta, nonostante i suoi 15 anni, si credeva ancora una bambina capace di commuovere il cuore di papà. E quel giorno voleva proprio commuoverlo, perché doveva strappargli un permesso molto importante. Lavorò con entusiasmo, come non mai, e quando tutto fu terminato gli si sedette accanto, lì, sulla sponda della barca. Il babbo contemplava le ceste colme di pesce lucente e sorrideva. Marietta gli passò una mano sulla spalla, poi con la sua vocina gentile: “Me lo faresti un piacere, papà, un piacere grande grande?”. E allargò le braccia per dire che era proprio grande. “Vedremo di cosa si tratta: comunque le donne…”. “A casa, d’accordo; ma è un’altra cosa che vorrei”. Il babbo accese la pipa che aveva appena riempita di tabacco, guardò la figlia con occhio scrutatore e un po’ preoccupato. “Beh! Cosa vuoi?”. “Vorrei andare in Africa!”.

Se fosse scoppiato un uragano non avrebbe fatto tanto effetto. Il signor Giovanni scattò in piedi e strappandosi la pipa dai denti: “Ma cosa ti salta in mente? In Africa? Ma sai dov’è l’Africa? Non è mica come andare a Desenzano!”. Poi cominciò a camminare su e giù per la barca, agitatissimo; ogni tanto si fermava di scatto, in silenzio, fissava la figlia e giù un’altra sfuriata… “Guarda un po’: io le proibisco di andare alla pesca con suo padre e lei vuole andare in Africa… ma chi è quel matto che ti ha ficcato in testa queste idee?”.

Tutta la calma, la serenità di qualche istante prima erano sfumate. Il signor Giovanni era diventato l’uomo duro, dalla volontà inflessibile, propria dei pescatori del Garda. Dopo alcuni passi pesanti, da far ondeggiare il peschereccio, si fermò di botto: “Ora fila a casa con tua madre e non tirar più fuori queste storie… L’Africa! Te la do io, l’Africa!”.

Mai avrebbe creduto l’ingenua Marietta che suo padre, tanto cordiale e generoso, fosse così severo, anche se era convinta che la sua richiesta fosse un po’ ardita. Ma ormai se la teneva dentro da troppo tempo e presto o tardi avrebbe pur dovuto buttarla fuori. Il grande vescovo missionario, di cui tutti parlavano e che in quei giorni era proprio a Desenzano, aveva detto che solo un forte esercito di generosi avrebbe potuto salvare l’Africa. Quelli che lo avevano sentito discutere della sua missione dell’Africa Centrale erano rimasti terrorizzati o conquistati. “Se io riuscissi a parlargli anche solo per un momento, sono sicura che mi capirebbe e tutto sarebbe risolto” pensava Marietta mentre rincasava, rossa come un gambero cotto. “Ma come fare?”. La mamma si accorse che qualche cosa di grosso era capitato e gliene domandò la ragione. “Avevo chiesto un favore a papà, ma invece me ne ha dette, me ne ha dette…”. “Si trattava forse del vescovo missionario?”. “Esattamente, ma come lo sai?”. “Vedi, Marietta, da quando quell’uomo, un santo se si vuole, ha cominciato a percorrere le rive del lago in cerca di giovani da tirarsi dietro, è diventato il terrore dei genitori e noi sospettavamo che tu ci avresti combinato un tiro simile; da troppo tempo ci aveva impressionato la tua simpatia per l’Africa. Però se ora sarai obbediente, il papà ti perdonerà”. “E cosa deve perdonarmi? È forse peccato fare quello che dice un vescovo? Lasciare il proprio paese per seguire la chiamata di Dio: hanno fatto così anche gli apostoli per portare il Vangelo a noi!”. Marietta capì che la mamma non l’avrebbe aiutata affatto: doveva pensarci lei, alla sua vocazione.

Il pomeriggio era ormai avanzato. Il babbo non era ancora tornato dal mercato del pesce. Lei, la piccola ribelle, si era chiusa in un silenzio minaccioso: si sentiva in preda a una profonda inquietudine. Capiva con una lucidità quasi abbagliante che solo andando in Africa come suora missionaria sarebbe stata felice nella vita.

“E se andassi fino a Desenzano per incontrarmi con Monsignor Comboni? Forse è ancora lì!”. Questo le sembrava l’unico espediente, ma era una disobbedienza, una fuga. Cosa le avrebbero detto suo padre e sua madre? Il tratto di lago da attraversare era lungo e lei non se ne intendeva troppo di barche.

“Chi potrebbe accompagnarmi?… Un uomo di mio padre? No! Perderebbe il lavoro. Agnese che sa remare come un marinaio? È una donna e non sarebbe capace di star zitta fino a sera…”. E poi c’era il piccolo rimorso che faceva capolino dalla coscienza… “Andare a Desenzano – ripeteva fra sé la ragazza – è una disobbedienza”. Le venne in mente che suo padre aveva detto che andare in Africa “non è mica come andare a Desenzano”, quindi voleva dire che l’avrebbe lasciata andare, se glielo avesse chiesto… “E poi vado a parlare con un vescovo, con un santo: certamente mio papà sarà contento”.

Con un simile ragionamento, riuscì a mettere a posto la coscienza. Ora doveva pensare al modo di realizzare il progetto. Alla fine le venne in mente Tonino: erano amici dall’infanzia, sulla barca se la sbrigava come un grande e poi era un ragazzo e suo padre non avrebbe potuto fargli del male. “Sì, Tonino fa proprio al caso mio”, concluse soddisfatta.

Quando si recò a casa per spiegargli la faccenda, trovò il ragazzo intento a rassettare alcune reti. “È un’avventura magnifica la tua, non ne dubito – rispose Tonino – ma se ci pescano!”. “Quando è fatta, è fatta. Non aver paura: un poco so remare anch’io”. “Bene! Allora prenderemo la Serenella, è la più scorrevole di tutte…”.

Le ombre della sera avevano avvolto il lago. Marietta con una scusa qualsiasi si allontanò da casa; sgattaiolò silenziosa giù per i viottoli del paese e si portò sotto le torri del castello. Attese ancora un po’; finalmente suonò l’Ave Maria: era il segnale. Da un’insenatura del lago sbucò la barca, scivolando leggera come una piuma. “Presto, sali; dobbiamo portarci al largo prima che sorga la luna”. Il lago era come una macchia d’olio. Tonino con i denti stretti e la schiena piegata in due remava a più non posso. Nonostante tutto, si sentiva una persona importante. Marietta tratteneva il respiro quasi per essere più leggera. Passò qualche ora. La luna si alzò nel cielo e il lago divenne una massa d’argento. Finalmente i due fuggiaschi arrivarono a destinazione. “Tu aspettami sulla barca; io vado in canonica” disse la ragazza. “Accidenti, che coraggio – mormorò Tonino – quasi quasi spiace anche a me che vada in Africa!”.

Dieci minuti più tardi si udirono delle voci nel porto, poi apparve il vescovo con alcuni altri. Salirono su una barca e: “Avanti per Malcesine!” disse il missionario. Erano già lontani dalla costa quando videro avanzare alcuni pescherecci. “È ancora presto per uscire per la pesca” disse Tonino. “Forse è mio padre che mi cerca” pensò Marietta, ma ormai non aveva paura; quell’uomo che l’accompagnava, che aveva messo con le spalle al muro Pio IX, che costituiva il terrore degli schiavisti arabi e incuteva rispetto ai governanti, avrebbe convinto anche padron Giovanni. Poco dopo, sul lago d’argento, ci fu lo scontro, tremendo, fra l’amore paterno e l’ardore apostolico…

Due anni dopo Marietta partiva per l’Africa insieme al Comboni. Vi morirà dopo 75 anni di vita missionaria. La sua fu un’esistenza felice e ricca di soddisfazioni. Proprio come aveva previsto in quel lontano giorno del 1875.

 

(estratto da: Lorenzo Gaiga –

“20 ragazzi ribelli” – Editrice EMI)