Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Papa Francesco in Corea del Sud

dal 13 al 18 agosto

Il Pontefice partirà per Seoul il 13 agosto per una visita di cinque giorni.

L’evento clou sarà la Messa a Daejon, il 15 agosto, solennità dell’Assunzione, con i giovani asiatici.

I giovani, i martiri e la pace: ruota attorno a queste direttrici il viaggio apostolico in Sud Corea di Papa Francesco.

“Bisogna andare in Asia”, aveva detto a luglio dell’anno scorso sull’aereo che lo riportava da Rio de Janeiro a Roma dopo la Giornata mondiale della gioventù.

“Corea, Alzati, rivestiti di luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” è il motto del viaggio che presenta un nutrito calendario di appuntamenti: dall’incontro con le autorità e con i vescovi coreani, fino alla messa a Daejon, nella solennità dell’Assunzione, e l’abbraccio con i giovani, ovvero l’evento clou.

Il motivo della sua visita è, infatti, la sesta Giornata della gioventù asiatica. Il Pontefice inoltre beatificherà 124 martiri coreani, incontrerà i leader religiosi e prima della partenza presiederà la Messa per la pace e la riconciliazione nella cattedrale di Myeong-dong a Seoul.

Tutta la Corea – non solo i cattolici – ha molte aspettative su questa visita. Le Edizioni Paoline hanno venduto moltissimi volumi dell’Evangelii Gaudium, perché la gente è curiosa di sapere cosa dice il Papa. Papa Francesco sta mostrando all’umanità intera un nuovo orientamento, dove l’autorità è vista come servizio e non come potere.

Gratitudine personale al Santo Padre, ma anche la speranza che la sua visita possa rilanciare il processo di riconciliazione tra Nord e Sud Corea.

In un colloquio con l’agenzia Ucan, mons. Peter U-ill Kang, vescovo di Cheju e presidente della Conferenza episcopale coreana, parla delle aspettative della Chiesa coreana dal viaggio (13-18 agosto), ma anche di temi spinosi come la situazione in Nord Corea e la riunificazione e dell’attuale situazione della Chiesa sudcoreana.

Quanto al tema della riunificazione, che continua ad essere una ferita aperta per il popolo coreano, il presule si dice relativamente fiducioso che la situazione evolverà in un futuro non troppo lontano. “Siamo divisi solo dal 1945, ma siamo lo stesso popolo, abbiamo la stessa lingua e cultura”, ha detto. “L’attuale situazione in Corea del Nord non può reggere ancora a lungo: è nella fisiologia delle cose”. Secondo mons. U-ill Kang, i cambiamenti a Pyongyang (Corea del Nord) partiranno dall’interno e ci sono già sporadici ma importanti segnali di ribellione contro il regime (comunista). Queste ribellioni – spiega – non hanno motivazioni politiche, ma sono dettate dalle difficili condizioni di vita nel Paese: “La fame è un motore di ribellione più forte degli ideali di democrazia e giustizia”.

Nell’intervista il vescovo di Cheju si sofferma anche sulla situazione interna alla Chiesa in Sud Corea, in particolare sulle divisioni nel clero coreano, di cui parlano i media, tra i sostenitori di posizioni considerate più “progressiste” e posizioni “conservatrici”. Non si tratta di divisioni dottrinali, ma di due diverse “visioni” del ruolo della Chiesa: una che la vorrebbe più presente sui temi sociali, sull’esempio del cardinale Kim durante gli anni della dittatura, l’altra che invece ritiene che questo non sia suo compito. La visita del Papa potrebbe anche essere un’occasione per rilanciare il tema delle disparità e ingiustizie sociali che penalizzano soprattutto i giovani in Sud Corea, alla luce della dottrina sociale della Chiesa che è poco conosciuta dai fedeli.