Parrocchia di Castelletto di Leno (Bs)

Intervista al seminarista Siyabonga Banele Ndlovu

Breve intervista al seminarista Siyabonga Banele Ndlovu

a cura di Beatrice Barbera

Raccontaci qualcosa di te, della tua infanzia… Mi chiamo Siyabonga Banele Ndlovu, sono nato il 20 febbraio 1994 nella città di Ladysmith in Sudafrica. Sono il quinto figlio, ultimo dei cinque (ho solo una sorella). Sono cresciuto nella mia città fin da bambino. Quando avevo due anni i miei genitori si sono separati e poi quando avevo cinque anni la mamma è morta. Sono quindi andato ad abitare a Durban, dove sono rimasto con una zia, ma dopo un po’ di tempo il marito della zia ci ha cacciati e siamo rimasti due anni per strada. Alla fine del 2001 sono tornato a Ladysmith da un’altra zia. Ho iniziato a fare catechismo e a fare il chierichetto: da quel momemto è iniziata la mia vita di fede.

Da quanto tempo sei in Italia? Sono arrivato a Roma il 1° agosto 2014. Sono rientrato in Sudafrica nel 2017, per poi tornare a Roma l’anno successivo. Prima di venire a Castelletto a prestare servizio, sono sempre andato nella parrocchia di Rivignano (Udine). Rimarrò a Roma ancora un anno e poi tornerò a casa.

Perché hai deciso di diventare sacerdote? Quando facevo il chierichetto mi sentivo a casa, stavo bene. Nel 2004 un mio cugino è stato ordinato sacerdote e da quel momento ho capito che il Signore da me voleva quello, ma inizialmente non l’ho detto a nessuno. Sono andato alla scuola superiore dei benedettini, abitavamo lì, dove sentivo che l’amore per il sacerdozio cresceva. Per due anni ho fatto il capo dei chierichetti. Un giorno studiando è arrivato il capo dei ragazzi, ha preso il mio cellulare, su cui c’erano preghiere fatte da me; lui ha trovato queste cose nel telefono e mi ha chiesto se volessi diventare sacerdote. Ho dato una risposta affermativa, ma ho detto di non dirlo ancora a nessuno. Ho fatto delle applicazioni per chiedere in seminario nella mia diocesi di prendermi, ma non hanno accetato. Ho quindi fatto richiesta per andare in università e studiare per diventare medico, ma poi sempre lo stesso ragazzo, che nel 2012 è venuto a Roma, ha parlato con il suo Vescovo (non quello della mia diocesi), che mi ha quindi chiamato e ha scritto per me l’applicazione, mi ha tenuto con sé per un anno e poi mi ha mandato a Roma.

Come pensi sarà il tuo futuro? Finisco teologia l’anno prossimo e poi tornerò in Sudafrica. Dopo circa un anno verrò di nuovo in Italia per fare la licenza e poi rientrerò nella mia diocesi, dove farò del mio meglio seguendo le indicazioni del Vescovo.